Marco Piunti - Biologo Nutrizionista

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01/08/2026

Meno mangi, meno dimagrisci!

Sembra assurdo, ma è quello che succede a chi imposta un deficit calorico troppo aggressivo senza considerare come il corpo reagisce aduna fase ipocalorica.

Il primo errore parte dal calcolo. Molti stimano il proprio fabbisogno di mantenimento con una formula generica e poi tagliano subito 800-1000 kcal, convinti che la sofferenza sia proporzionale al risultato.

Il modo corretto sarebbe tracciare peso e cibo per circa due settimane per stabilire il vero mantenimento individuale, e poi impostare un deficit calibrato su un tasso di perdita tra lo 0,5% e l'1% del peso corporeo a settimana.

Chi parte già magro, uomini sotto il 12% di grasso corporeo, donne sotto il 20%, dovrebbe restare sotto lo 0,5% settimanale, perché ha meno riserve di grasso che fungono da cuscinetto protettivo per la massa magra.

Chi ha più grasso corporeo può permettersi un taglio leggermente più aggressivo, fino all'1,5% a settimana, proprio perché quel margine lo protegge.

Il problema più sottovalutato però è il NEAT, l'energia che spendi camminando, stando in piedi, muovendoti mentre lavori, anche solo gesticolando.

È la componente più adattiva del tuo metabolismo, e cala drasticamente quando il deficit è troppo grande, perché il corpo riduce inconsciamente i movimenti per risparmiare energia di fronte alla scarsità percepita.

Questo calo può arrivare fino a 400 kcal al giorno. Significa che se il tuo taglio sulla carta è di 1000 kcal, ma il tuo NEAT scende di 400 kcal senza che tu te ne accorga, il tuo deficit reale non è più 1000, è 600.

C'è anche una soglia minima da considerare: deficit troppo piccoli, sotto le 100-200 kcal al giorno, rischiano di essere completamente assorbiti dalle normali fluttuazioni del NEAT, risultando in un dimagrimento pressoché nullo nonostante la restrizione.

Il deficit va quindi calibrato per superare questa soglia di adattamento, non solo per essere sostenibile.

Per arginare questo meccanismo, la strategia più efficace è il tracciamento dei passi. Darti un obiettivo giornaliero, ti permette di accorgerti subito se la tua attività quotidiana sta calando e di correggere prima che il deficit reale si azzeri.

Attenzione anche all'eccesso opposto: aggiungere troppo cardio per compensare, può paradossalmente ridurre il NEAT nel resto della giornata per l'accumulo di fatica, un fenomeno noto come compensazione energetica dell'esercizio.

Meglio aumentare i passi in modo naturale che tassare il corpo con sedute cardio eccessive, e comunque senza superare del 50% il tuo livello di passi basale, con un tetto indicativo intorno ai 15.000 al giorno.

Un'altra leva sottovalutata è l'apporto proteico. Mantenere tra 1,6 e 2,4 o più grammi di proteine per chilo di massa magra aiuta la sazietà e protegge il tessuto metabolicamente attivo durante il deficit.

Le fibre, tra 10 e 15 grammi ogni 1000 kcal assunte, contribuiscono altrettanto alla gestione della fame.

Infine, se il peso si ferma per settimane nonostante tutto questo sia rispettato, la correzione corretta non è un taglio drastico, ma un piccolo aggiustamento: riduzione del 5-10% di grassi e carboidrati, oppure 50-150 kcal al giorno in meno, insieme a un possibile aumento dell'attività.

Strategie come i refeed, giorni a calorie di mantenimento con più carboidrati, o i diet break, periodi di una o due settimane a mantenimento, possono anche alleggerire lo stress psicologico della dieta e mitigare temporaneamente il rallentamento del metabolismo a riposo.

Il deficit più aggressivo sulla carta è spesso quello che, nella pratica, ti fa dimagrire di meno.

31/07/2026

"Per dimagrire basta veder scendere i chili sulla bilancia"

Falso.

Il numero totale segnato dalla bilancia è da sempre l'indicatore più immediato, semplice e visibile che abbiamo a disposizione per monitorare i nostri progressi.

È facile affidarsi a un'unica cifra assoluta per giudicare l'andamento di un percorso, associando automaticamente una discesa del peso a un successo e una stagnazione o salita a un fallimento.

In realtà… Perdere peso e dimagrire sono due processi fisiologici profondamente diversi.

Perdere peso significa semplicemente ridurre la massa corporea totale, un valore che comprende ossa, organi, acqua, glicogeno, muscoli e grasso.

Dimagrire, invece, significa ridurre in modo specifico il tessuto adiposo, preservando o migliorando la massa magra e la composizione corporea complessiva.

Quando si intraprende un percorso di restrizione calorica non strutturato o basato unicamente sul "mangiare meno", la bilancia nei primi giorni mostra quasi sempre un calo rapido e incoraggiante.

Tuttavia, questa discesa iniziale non è grasso corporeo bruciato, ma deplezione di glicogeno e perdita di liquidi.

Ogni grammo di glicogeno muscolare ed epatico trattiene circa tre o quattro grammi d'acqua: svuotare queste scorte significa veder scendere i chili rapidamente, ma senza intaccare minimamente il tessuto adiposo.

Proseguendo con un deficit aggressivo e privo di una corretta strategia nutrizionale e di allenamento, il corpo attiva meccanismi di sopravvivenza e adattamento.

Poiché il tessuto muscolare è metabolicamente costoso da mantenere, in assenza di un adeguato apporto proteico e di uno stimolo anaerobico con i sovraccarichi, l'organismo preferisce intaccare la massa magra per ricavare energia, anziché attingere esclusivamente alle riserve di grasso.

Il risultato finale di questo processo è il famigerato fenomeno del skinny fat: un corpo che pesa meno sulla bilancia, ma che mantiene una percentuale di grasso corporeo elevata, un aspetto svuotato, una tonicità compromessa e un metabolismo fortemente rallentato a causa della perdita di muscolo.

Anche quando sulla carta il piano sembra perfetto, nella realtà quotidiana subentrano dinamiche comportamentali e psicologiche che possono azzerare completamente i progressi.

I fattori critici più comuni sono:

La sottostima del pasto libero: spesso si pensa che un singolo pasto "fuori schema" non incida sul bilancio settimanale. In realtà, tra condimenti abbondanti, alcol, antipasti e dolci, è facilissimo introdurre un surplus calorico tale da cancellare 4 o 5 giorni di sacrifici fatti con un deficit moderato.

Lo spiluccamento: assaggiare mentre si cucina, finire gli avanzi, prendere "solo un quadratino" di cioccolato o una manciata di frutta secca qua e là.

Piccoli gesti fuori traccia che, sommati alla fine della giornata, possono aggiungere centinaia di calorie nascoste invisibili ai tuoi calcoli.

Il deficit troppo aggressivo: partire con tagli calorici drastici e insostenibili attiva una risposta biologica e psicologica feroce. La fame nervosa e la restrizione estrema portano inevitabilmente a episodi di abbuffata, spingendo il corpo in un circolo vizioso di sensi di colpa e frustrazione.

Per ottenere un vero dimagrimento estetico e funzionale, l'obiettivo deve spostarsi dal semplice svuotamento della bilancia alla gestione attiva della composizione corporea:

Deficit calorico sostenibile: indispensabile per costringere il corpo a utilizzare gli acidi grassi depositati come substrato energetico, ma calibrato per evitare perdite eccessive di tessuto muscolare.

Allenamento contro resistenza: l'unico vero segnale biologico e meccanico in grado di comunicare al sistema muscoloscheletrico la necessità di preservare (o costruire) la massa magra durante la restrizione energetica.

Apporto proteico adeguato: fondamentale per fornire il substrato plastico necessario al recupero muscolare e alla protezione dei tessuti.

Monitoraggio multi-metrico: l'uso esclusivo della bilancia è fallace a causa delle fluttuazioni fisiologiche dell'acqua corporea, influenzate da sodio, stress, sonno, orari dei pasti e infiammazione muscolare post-allenamento.

Per valutare i progressi è necessario affiancare al peso le misurazioni delle circonferenze, le fotografie a parità di luce e postura, il riscontro visivo nello specchio e l'andamento della performance fisica.

Non è una questione di quanti chili perdi, ma di cosa stai perdendo.

Il vero problema dello stallo non è il peso bloccato. È quello che fai nel mentre.La maggior parte delle persone, davant...
31/07/2026

Il vero problema dello stallo non è il peso bloccato. È quello che fai nel mentre.

La maggior parte delle persone, davanti a 10 giorni di bilancia ferma, fa una di queste due cose: taglia altre calorie per “spingere di più”, oppure molla tutto pensando che il metodo non funzioni.

Entrambe sono reazioni emotive a un dato che, nella maggior parte dei casi, non significa quello che sembra.

Uno stallo vero, quello dove il tuo corpo si è davvero adattato al deficit, richiede settimane di “blocco”; peso, circonferenze, foto, non pochi giorni. Nel frattempo, tagliare ulteriormente le calorie prima che sia necessario ha un costo reale: aumenta il rischio di perdere massa muscolare invece che grasso, e ti toglie margine per quando lo stallo vero arriverà davvero.

C’è anche un altro errore comune che non abbiamo trattato nel carosello: cambiare troppe variabili insieme quando si è fermi. Tagliare le calorie, aggiungere cardio e cambiare la scheda tutto nella stessa settimana ti impedisce di capire cosa ha funzionato davvero, se qualcosa funziona.

Se decidi di intervenire, cambia una variabile alla volta, aspetta almeno una settimana prima di valutare l’effetto.

25/07/2026

La bilancia ti sta mentendo.

Oggi segna -200g, la giornata parte bene e il morale è alto.

Domani segna +300g ed ecco il nervosismo, la frustrazione e il pensiero di aver sbagliato tutto.

Se ci sei passato, sai di cosa parlo.

Ma la verità è che c'è una differenza abissale tra perdere peso e perdere grasso.

La bilancia ti dà un numero totale e non sa distinguere cosa è cambiato.

All'inizio di una dieta, ad esempio, puoi perdere un paio di chili in pochi giorni: festa grande, vero? Peccato che sia quasi tutta acqua e glicogeno muscolare.

Hai perso peso, ma il tuo grasso è lì dov'era.

Al contrario, puoi iniziare un percorso di ricomposizione in cui la bilancia rimane immobile per settimane. Ti spaventi, pensi di essere in stallo... ma nel frattempo il corpo sta cambiando sul serio: metti muscolo e perdi grasso allo stesso tempo.

Se guardi solo il display, vai in tilt.

Ecco perché la bilancia deve diventare un dato marginale. Per capire se stai davvero migliorando devi guardare altro: lo specchio, le circonferenze che scendono, le pliche che si riducono, il modo in cui i vestiti calzano.

Il tuo fisico non è un numero su uno schermo.

Smetti di farti condizionare da un'oscillazione di liquidi e inizia a concentrarti sulla tua composizione corporea.

Quante volte ti sei pesato la mattina e hai deciso l’umore della giornata in base a un numero?L’ho visto succedere decin...
25/07/2026

Quante volte ti sei pesato la mattina e hai deciso l’umore della giornata in base a un numero?

L’ho visto succedere decine di volte con i miei assistiti: -200g e sono felici, +300g e pensano di aver buttato via una settimana di lavoro.

Nella maggior parte dei casi non è cambiato niente sul serio. È solo acqua, glicogeno, digestione.

Nel carosello trovi la differenza tra perdere peso e perdere grasso, e cosa guardare davvero se vuoi capire se stai migliorando.

Ci sono giorni in cui ti alleni e non sai se stai facendo le cose giuste. Ti viene voglia di cambiare il programma, aggi...
21/07/2026

Ci sono giorni in cui ti alleni e non sai se stai facendo le cose giuste. Ti viene voglia di cambiare il programma, aggiungere serie, cambiare esercizi, aggiungere tecniche di intensità.

Ti guardi allo specchio, controlli la bilancia, e i dubbi si fanno più forti.

A volte basta solo che qualcuno ti dica che è normale, per liberarti da quel peso.

È normale. Nessuno ti ha mai spiegato cosa conta davvero e cosa invece è solo l'ennesima variabile a cui non devi dare importanza.

Fino a quando non sai il perché dietro ogni scelta del tuo allenamento, il dubbio rimane e la sensazione di sbagliare tutto ritorna.

20/05/2026

Se passi le domeniche a pesare i grammi di riso sul bilancino e a calcolare al milligrammo la quota di amminoacidi post-allenamento, ma poi la tua settimana è un ammasso caotico di pranzi saltati in piedi e cene improvvisate, stai sprecando tempo ed energie.

Costruire un corpo solido, perdere grasso e migliorare le performance in palestra non richiede un foglio excel o un'app per tracciare ogni singolo boccone: richiede un metodo logico che puoi applicare ovunque, senza impazzire.

Il mercato del fitness è pieno di guru che cercano di venderti la dieta della vita, protocolli rigidi da atleta olimpico e l'ossessione per il dettaglio insignificante, solo per farti credere che serva una formula magica per ottenere risultati.

La verità è un'altra: la maggior parte delle persone fallisce la dieta non perché non ha forza di volontà, ma perché si ritrova in mano piani insostenibili che non lasciano spazio alla vita reale e che vengono inevitabilmente mollati dopo tre settimane.

Il primo passo per smettere di girare a vuoto è iniziare ogni pasto dalle proteine, scegliendo una fonte di qualità tra carne, pesce, uova, legumi o latticini magri.

Le proteine non servono solo a costruire il muscolo che cerchi in palestra, ma sono i mattoni fondamentali del tuo sistema immunitario: senza un apporto costante e strutturato il corpo non ha le risorse per riparare i tessuti connettivi, il recupero si allunga a dismisura e quei piccoli acciacchi muscolari continui diventano la normalità.

Il secondo passo è reinserire i carboidrati complessi come pasta, riso, patate o cereali, senza la fobia ingiustificata che possano farti ingrassare da un giorno all'altro.

Chi elimina i carboidrati per disperazione o per cercare una scorciatoia rapida finisce sempre nello stesso modo: sperimenta un crollo verticale delle energie in allenamento e si condanna a una fame nervosa serale incontrollabile che distrugge ogni progresso.

Il terzo passo consiste nel colorare il piatto riempiendo almeno la metà dello spazio con verdure di stagione e aggiungendo fonti di grassi buoni come l'olio extravergine d'oliva, la frutta secca o l'avocado.

Questo non è un consiglio banale sulla salute: qui si trovano le vitamine, i minerali e gli acidi grassi essenziali che agiscono direttamente sulla regolazione dell'infiammazione cronica e tengono in piedi le tue difese, impedendo che un banale cambio di stagione ti metta al tappeto ogni mese.

La dieta più efficace che seguirai nella tua vita sarà anche la più semplice, ed è per questo che gli uomini che scelgono di lavorare con me rimangono sempre sorpresi da quanto sia fluido migliorare la composizione corporea senza fare la fame.

Se sei stanco di protocolli complicati che non riesci a mantenere per più di un mese e vuoi capire come applicare questo metodo sul tuo stile di vita, scrivi "INIZIA" qui sotto nei commenti e ti contatterò io in privato per valutare insieme il tuo percorso.

20/05/2026

Raffreddore ad ottobre, dolore al trapezio a novembre. Influenza a dicembre. Poi a gennaio ricomincia il loop.

Se questo schema ti suona familiare, c'è qualcosa che non funziona. E no, non è la tua genetica né la sfortuna. È nel tuo piatto.

Il problema, nella maggior parte dei casi, è uno solo: stai dando troppa importanza alla nutrizione sportiva rispetto a quello che mangi ogni giorno, come se fossero la stessa cosa.

Non lo sono.

Chi si allena con una certa continuità prima o poi cade in questa trappola.

Inizia a ragionare sulla finestra anabolica, proteine post-workout, carboidrati prima dell'allenamento, tutto giusto (o quasi), mentre il resto della giornata è un disastro.

Colazione saltata, pranzo mangiato in piedi davanti al pc, cena alle dieci con quello che c'è e idratazione inesistente.

Il risultato è un organismo che fa i conti ogni giorno con risorse insufficienti.

Il corpo non funziona a compartimenti stagni.

Non esiste una parte dedicata alla palestra e un'altra che pensa al sistema immunitario, perché usano tutti lo stesso carburante.

E quando il carburante scarseggia il corpo fa delle scelte, mette in ordine di priorità quello che ritiene più urgente e rimanda il resto.

Il recupero muscolare aspetta, la difesa da un virus aspetta, e intanto tu ti chiedi perché ti ammali sempre.

La nutrizione quotidiana, ovvero quello che mangi nelle 23 ore che non passi in palestra, non è il contorno.

È la base.

È quella che tiene in piedi il sistema immunitario, mantiene i tessuti in buono stato, regola l'infiammazione e fa sì che tu ti svegli la mattina con l'energia per affrontare la giornata invece di partire già a metà.

Nessun integratore, nessun timing proteico ottimizzato e nessun piano di periodizzazione risolve un'alimentazione quotidiana caotica.

Non si tratta di fare cose complicatissime, si tratta di smettere di mangiare pensando solo alla prossima sessione e iniziare a nutrire il tuo organismo nel complesso, che è poi quello che ti porta in palestra, ti fa recuperare e ti tiene in salute abbastanza a lungo da fare progressi reali.

Sembrerà banale, ma la banalità, in nutrizione, è spesso quello che funziona.

Se parti carico, le gambe girano, ma dopo 20 minuti senti che c’è qualcosa che non va... non è mancanza di allenamento, ...
12/05/2026

Se parti carico, le gambe girano, ma dopo 20 minuti senti che c’è qualcosa che non va... non è mancanza di allenamento, non è solo stanchezza: quasi sempre è quello che hai mangiato (o non mangiato) prima di uscire.

La nutrizione pre-corsa è il carburante del tuo allenamento. Sbagliare il timing o la scelta degli alimenti significa presentarsi al via con il freno a mano tirato.

Nella mia guida pratica alla Nutrizione pre-allenamento, ti spiego:

✅ Cosa mangiare: non tutti i carboidrati sono uguali.

✅ Quanto mangiare: come evitare il “mattone” sullo stomaco o la fame improvvisa.

✅ Quando mangiare: il timing perfetto tra pasto principale e spuntino.

✅ Idratazione: le regole per sapere cosa e quanto bere

All’interno troverai anche esempi pratici per:

🏃‍♂️ Allenamento all’alba (anche se non hai fame appena sveglio!)

🌆 Allenamento serale

🔄 Doppia seduta

Vuoi smettere di sentirti a pezzi dopo pochi chilometri?

Leggere la guida è il primo passo. Ma se vuoi smettere di ti**re a indovinare e desideri un piano cucito su di te per migliorare tempi, recupero e composizione corporea...

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continuiamola cambiando roba qui

La caffeina è uno degli integratori più studiati e utilizzati al mondo. È presente nel caffè, nel tè, nel cioccolato e i...
11/05/2026

La caffeina è uno degli integratori più studiati e utilizzati al mondo. È presente nel caffè, nel tè, nel cioccolato e in molte bevande. Vi è timore che il suo consumo possa compromettere lo stato di idratazione dell’atleta a causa del suo presunto effetto diuretico.

La caffeina stimola una maggiore produzione di urina da parte dei reni, ma la ricerca scientifica ha dimostrato che questo effetto è trascurabile se inserito nel contesto di una dieta equilibrata.

Studi clinici hanno evidenziato che il consumo moderato di caffeina non provoca perdite di fluidi superiori alla quantità di liquidi ingeriti con la bevanda stessa. In breve: il bilancio idrico rimane in equilibrio.

Per un atleta, l’uso strategico della caffeina può migliorare la concentrazione e la performance, a patto di rispettare i dosaggi consigliati:

Dosaggio ottimale: 3-6 mg per kg di peso corporeo. Entro questo range, non sono stati riscontrati effetti negativi sullo status d’idratazione.

Dosi eccessive sono associate a effetti collaterali che possono compromettere la prestazione, come tachicardia (battiti irregolari), nervosismo, disturbi gastrointestinali, irritabilità, ansia e insonnia.

La caffeina non deve essere considerata un fattore di rischio per la disidratazione, ma va gestita con consapevolezza. Se consumata regolarmente, il corpo sviluppa una tolleranza che riduce ulteriormente l’effetto diuretico acuto.

Il consiglio rimane quello di dare priorità all’acqua come fonte primaria di idratazione e utilizzare la caffeina come strumento tattico, conoscendo la propria sensibilità individuale e i dosaggi delle fonti utilizzate.

Se vuoi capire come inserire correttamente la caffeina e gli altri nutrienti nel tuo piano quotidiano senza compromettere la salute e il riposo:

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