Eliana Bruna Psicoterapeuta

Eliana Bruna Psicoterapeuta Psicoterapeuta di coppia, familiare e individuale. Prevenzione e cura in psicologia perinatale. Psicologa giuridica. Terapia in ambito di giustizia riparativa.

Consulente presso procura e forze dell’ordine in sede di SIT e audizioni protette di minori.

23/08/2026

Si chiama orientarsi. Psicologicamente ha un significato simbolico molto potente, ma anche risvolti concreti. Le domande da porsi riguardano proprio il “sapere dove sei stato”; tutto ciò che facciamo nel presente, la rotta che scegliamo nelle relazioni, nelle professioni, nelle passioni e nelle amicizie, è stata inscritta in noi molto tempo fa e noi la seguiamo mossi da un moto interiore. Spesso questo moto interiore non è così consapevole: modelli di riferimento, lealtà invisibili, condizionamenti da traumi del passato, ci guidano come bussole rotte che hanno perso la capacità di farci trovare il nostro nord. Così, tendiamo a rimanere in relazioni, posti di lavoro, gruppi di amici che non sono più i nostri, ci stanno stretti, ci soffocano e ci obbligano a indossare maschere, solo perché siamo guidati da quelle bussole interne mal funzionanti. Cercare un orientamento vero, che finalmente ci metta sulla nostra rotta, quella che ci può rendere davvero felici, soddisfatti, generativi e che ci fa evolvere, costa molta fatica, è vero, ma il porto in cui ci fa arrivare è decisamente più sicuro e più bello di quelli in cui ci ostiniamo a stare per paura di uscire a navigare in mare aperto…. Vaiana ci insegna che per migliorare la nostra condizione bisogna superare un tantino il Reef… l’oceano fa paura, è minaccioso, talvolta crudele, ma può essere anche salvifico… se solo seguiamo chi siamo…. oceania

18/08/2026
“Il grande carro”Come tutti, in questi giorni, il caldo mi sta mettendo molto alla prova. Tutto è più pesante. Difficile...
14/07/2026

“Il grande carro”

Come tutti, in questi giorni, il caldo mi sta mettendo molto alla prova.

Tutto è più pesante. Difficile. Manca il respiro e mantenere la direzione è molto molto complicato.

Questo può succedere anche in senso psico-emotivo.

Si perde la lucidità, lo stress aumenta e ci si sente persi, spaesati, bisognosi di una guida che ci tenga per mano e ci aiuti a mantenere saldamente la nostra direzione interiore.

Come psicoterapeuta mi sento molto vicina al grande carro: una costellazione da sempre fondamentale per la navigazione: congiungendo le ultime due stelle della coppa e prolungando la linea di circa 5 volte, si individua facilmente la Stella Polare.

È una costellazione che fa da ponte tra noi e la stella Polare: cioè tra gli esseri umani e un astro capace di indicarci la via… una costellazione minore, che non ha la presunzione di indicarci il nord ma di aiutarci a trovare la strada per individuare la stella che ci permette di trovare il nord. È una costellazione che accompagna per il pezzo di cielo necessario a ri-trovare la via.

Proprio come mi capita di fare con i miei pazienti nel vasto cielo dei loro moti interni: non indico il “nord”, la direzione, ma li accompagno a trovare la stella che nel loro universo li porta a trovare la loro direzione.

Con discrezione ma con una presenza costante, rassicurante e dedicata, cammino con loro per un pezzetto di vita senza dare soluzioni.

Li tengo per mano mentre sono alla ricerca dentro se stessi della propria stella polare senza avere la presunzione di fornire loro soluzioni e senza dare giudizio.

Esserci e so-stare nel dolore, nello smarrimento, nello sconforto e nella paura è l’unica cosa che posso fare mentre loro sono impegnati a ricercare la loro via.

Ecco gli effetti del caldo: sono seduta fuori, si sta meglio che in casa, alzo gli occhi al cielo e vedo lei. E in un attimo compongo questo post per ricordare a me stessa, e poi agli altri, che se si sente di aver perso la direzione e ci si sente smarriti e impauriti, basta alzare la testa e guardare il cielo per capire che non siamo soli in questo universo e che c’è sempre qualcosa, o qualcuno, pronto ad accompagnarci a riprendere le redini della nostra esistenza.

Eliana Bruna Psicoterapeuta

11/07/2026

È sabato, fa caldo, un po’ di ironia ci sta ma devo dire che la rappresentazione è piuttosto fedele…

10/07/2026

Le petizioni non sono sempre sensate. Questa lo è. Ha un senso profondamente umano ed è una potentissima verità! Nei nostri studi passiamo le giornate a “curare” o “cercare di curare” quei bambini feriti in adulti ormai troppo compromessi…. Se si curassero i bambini quando sono ancora bambini, avremmo adulti più sereni, psicologicamente sani e capaci di far crescere a loro volta dei bambini, in maniera sana.

Realtà utili e importanti a Torino.
02/07/2026

Realtà utili e importanti a Torino.

Il 2 novembre il prefetto di Torino Donato Cafagna ha prorogato fino a fine gennaio 2026 le «zone rosse» (a vigilanza rafforzata) istituite lo scorso febbraio dalla Prefettura nelle aree della città dove è maggiormente a rischio la sicurezza dei cittadini: i quartieri San Salvario, Aurora, Barri...

22/04/2026

“Il Rapporto del Ministero della Salute sulla salute mentale restituisce l’immagine di un sistema attraversato da una pressione crescente e da bisogni in profonda evoluzione. Un quadro che non può essere letto solo in termini sanitari, ma che riguarda la qualità del benessere psicologico delle persone e delle comunità. Gli oltre 840mila cittadini assistiti e l’aumento delle prestazioni indicano che il disagio psicologico è oggi una dimensione diffusa e strutturale. Allo stesso tempo, il sistema continua a intercettarlo quando si manifesta in forma già acuta, con un aumento della pressione sui servizi e sugli accessi in emergenza e nei pronto soccorso.È su questo scarto tra bisogno e capacità di risposta che si misura oggi la tenuta del Servizio sanitario nazionale”. Così Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi.

“Il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 ha già indicato una direzione precisa, ponendo al centro prevenzione, prossimità e integrazione dei servizi, e individuando nella psicologia di assistenza primaria una leva strategica per promuovere il benessere psicologico e intercettare precocemente il disagio. Questa impostazione va resa pienamente operativa, attraverso una cornice normativa stabile e un’attuazione omogenea su tutto il territorio nazionale, rafforzando la presenza degli psicologi nelle cure primarie e nei contesti educativi”, ha proseguito la presidente del CNOP.

Per approfondire👇
https://panoramadellasanita.it/site/salute-mentale-gulino-cnop-e-urgente-la-psicologia-di-base/

Pensieri mattutini di una terapeuta.Domenica 5 Aprile, per caso è anche Pasqua.Questa è una di quelle mattine in cui ci ...
05/04/2026

Pensieri mattutini di una terapeuta.

Domenica 5 Aprile, per caso è anche Pasqua.

Questa è una di quelle mattine in cui ci si sveglia con il cuore un po’ acciaccato per quelle vicende della vita che non vanno proprio come vuoi.

Forse, c’entra anche il fatto che nonostante la primavera, il sole caldo e il cielo terso, ho addosso un malanno tipico invernale: mal di gola, tosse, voce azzerata, o quasi.

Insomma… niente di così tremendo, un po’ di “lasmi ste” (lasciami stare),come si dice in Piemonte.

E dappertutto si leggono messaggi più o meno simili: oggi è il giorno della rinascita, simbolica, emotiva, psicologica, e nella propria vita.

Ma magari per alcuni/e non è proprio il momento di rinascere. Magari c’è un nutrito gruppo di persone che sono ancora nella crisalide e ci stanno ancora molto comodi. Perché la crisalide protegge, permette di maturare, di sviluppare la forza per uscirne e prendere il volo. Con i propri tempi.

Chiunque tu sia, se ti senti così, voglio che tu sappia che va bene, che questo è il tuo tempo per stare fermo/a, per sentirti acciaccato/a, per desiderare di sentirti protetto/a nella tua crisalide finché ti servirà.

E poi tienila lì perché al contrario delle vere farfalle, noi esseri umani possiamo tornarci ogni tanto in quella crisalide e ricaricare le nostre energie.
Arredala bene, fa che sia come la vuoi tu e nessun altro e dotata di ogni comfort che ti faccia sentire al caldo e al sicuro.

Come sto facendo io oggi che mi sento un po’ acciaccata nel fisico e nell’animo.

E poi parti da qualcosa che è cura: una buona colazione ad esempio, preparata senza fretta, mettendo tutta l’attenzione possibile per far esplodere la creatività e per tenerti radicata/o nel qui ed ora che è l’unico momento che abbiamo per vivere appieno.

Eliana Bruna Psicoterapeuta

Pensieri notturni di una terapeuta.Un qualunque Giovedì h 3.48.Oggi è stata una giornata strana … A volte anche per chi ...
02/04/2026

Pensieri notturni di una terapeuta.

Un qualunque Giovedì h 3.48.

Oggi è stata una giornata strana …

A volte anche per chi fa il mio lavoro è difficilissimo scindere la propria vita privata da quella professionale.

Ci sono storie che ci toccano così nel profondo da lasciarci commossi e senza fiato.

Ci sono vicende private che ci fanno talmente male che ci impediscono di respirare.

Ci troviamo così, ad aver bisogno di momenti in cui stare soli con noi stessi, piangere e respirare, che alle volte non è così scontato.

Già, talvolta il respiro si interrompe, diventa più pesante o difficile da gestire ma è l’unico elemento che ci tiene radicati al corpo e alla realtà.

Ci calma, ci agita, ci fa esplodere in pianto.

Serve fermarci, ascoltarlo, assecondarlo, lasciare che fluisca attraverso ogni fibra del nostro corpo, senza opporsi, senza controllarlo, senza forzarlo né indirizzarlo.

Semplicemente lasciamo che fluisca in una danza tra il dentro e il fuori.

Siamo psicoterapeuti, psicocosi, psiconauti, chiamateci come volete… ma siamo prima di tutto persone con le stesse fragilità, gli stessi dubbi, le stesse paure e gli stessi dolori delle persone che si siedono su quelle poltrone bianche.

Ci commuoviamo, ci arrabbiamo, gioiamo, ci emozioniamo. E tutto questo anche mentre siamo a lavoro.

Tra un paziente e l’altro ci concediamo di tornare quelle persone più o meno sofferenti, gioiose, stanche, tristi, annoiate, o doloranti.

Ci concediamo di riposare la mente e il cuore per essere pronti per la persona che arriverà di lì a poco e le emozioni che abbiamo provato prima saranno il nostro faro per “sentire” l’altro.

H. 4.02 di un qualunque giovedì del mese.

Meglio tornare a dormire.

Quando faccio lezione agli specializzandi mi ritrovo molto spesso a dire questa frase:“L’unico strumento del nostro lavo...
31/03/2026

Quando faccio lezione agli specializzandi mi ritrovo molto spesso a dire questa frase:

“L’unico strumento del nostro lavoro siamo noi. Dobbiamo aver cura della nostra anima e del nostro corpo ed imparare a sentire le emozioni così che possano risuonare con quelle dei pazienti.
Solo questo ci può far comprendere.”

Che comprendere non è capire.

Il capire è cosa del cervello.

Il comprendere è cosa del corpo, dei sensi, delle emozioni.

E così ci si ritrova a commuoversi davanti ad una persona che dopo anni riesce a scendere nel profondo di un dolore antico fatto di noncuranza, di negazione e di abuso.

E non come ci si commuove davanti ad un film che con le giuste musiche e le giuste parole stimola emozioni superficiali.

Ma come chi accetta la scommessa.

La persona con cui ho condiviso la commozione era davvero lì, in quel profondo buio e spaventoso e io avevo il dovere di accompagnarla, di non lasciarla sola come hanno fatto quando era troppo piccola per non averne il terrore.

Per farlo però, ho dovuto accedere al mio profondo buio e guardarlo e sentire che era allo stesso modo terrificante come quando anche io sono stata lasciata sola a vivere quelle esperienze terribili. E accettare di tornare bambina anche io, là dove mi hanno fatto male. Già perché quando il trauma si riattiva, si reagisce con l’età in cui è stato inferto, non quella che si ha adesso. Anche noi psiconauti.

Ecco cosa significa che lo strumento della psicoterapia siamo noi stessi. Nessun monitor a difenderci, nessuna tabella o strumento fisico.

Solo noi con il nostro corpo e la nostra anima feriti nel profondo.

Un profondo in cui abbiamo imparato a scendere quando serve, l’abbiamo esplorato con guide esperte, abbiamo collocato le esperienze al posto giusto.
Questo, però, non ci salva, ogni volta che accompagniamo qualcuno nel suo profondo dolore, dal sentire che il nostro è ancora vivo, bruciante, dolorante come quando ce lo hanno inferto la prima volta.

Quando eravamo troppo piccoli per difenderci e gli adulti troppo distratti per vederci.

Eliana Bruna Psicoterapeuta

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