07/02/2026
Mentre facevo colazione al bar questa mattina ho avuto la malsana idea di leggere La Stampa, dopo parecchio tempo che non lo facevo. Un motivo c’era, ma in quel momento non me lo ricordavo.
Sfoglio veloce e arrivo alla Cronaca di Torino. Solito articolo su Askatasuna e sull’occupazione di Palazzo Nuovo.
Non entrerò nel dibattito politico.
MA.
Un particolare del sottotitolo rapisce la mia attenzione e accende la mia rabbia:
“ALCUNI GENITORI HANNO SCRITTO PREOCCUPATI ALL’ATENEO…bla bla bla”
Ora.
La presenza DENTRO (non di fianco) al mondo scolastico del figlio, secondo me, è comprensibile alle elementari, poco tollerata dai ragazzi alle medie, imbarazzante alle superiori ma all’università è aberrante.
All’università i figli hanno minimo 20 anni, possono votare, guidano (quelli che hanno avuto il coraggio di superare l’ansia di prendere la patente) e sono responsabili giuridicamente di se stessi, cioè vanno in galera se fanno cazzate.
Mi chiedo…ma che cosa c’entrano i genitori preoccupati? Perché scrivono all’ateneo? Ma non sarebbe più sano continuare a preoccuparsi per il mutuo?
Quando andavo all’università mia madre non sapeva manco dove fosse e mio padre si è presentato alla laurea giusto per rito. Menomale.
Certi genitori ai colloqui al liceo hanno una lista delle cose da non dire o non chiedere. E un successivo interrogatorio di conferma dei fatti. Ad alcuni viene permesso a malapena di respirare. Con alcuni professori trattengono pure quello.
Giustamente.
Non che le cose quei ragazzini non le raccontino o non le condividano, ma i genitori devono starne fuori.
Giustamente.
Allora mi viene da dire:
Ragazzi, ma ribellatevi a queste intrusioni, recuperate i vostri confini, buttateci fuori dalle vostre cose e poi abbiatene la responsabilità.
Perché ho paura che qui la deriva non sia Askatasuna.