31/01/2022
Nei due post precedenti abbiamo ascoltato due storie che rappresentano gli estremi di quanto paradossale può sembrare il meccanismo di azione del dolore, percezione considerata a torto spesso scontata.
Che informazioni chiave possiamo trarre da questi due casi antitetici?
1 - È sbagliato pensare che il dolore in qualsiasi caso risieda tutto all'interno della nostra testa ma è tuttavia importante ricordare che il nostro cervello può influenzare di molto la percezione del suddetto, sia in negativo che in positivo.
2 - Il dolore funziona come un sistema di allarme per proteggere noi stessi ma bisogna considerare che questo meccanismo è tutt'altro che infallibile e preciso. "Sentire male" e "avere qualcosa di rotto" sono due cose diverse che molto spesso non coesistono.
3 - Come ci sentiamo, quello che ci aspettiamo e quello che crediamo in relazione al nostro dolore hanno un forte impatto sull'intensità e sulla qualità dello stesso (Butler & Moseley, 2013). D'altro canto ciò significa che possiamo avere più controllo della nostra percezione di quanto avessimo mai immaginato.
4 - Qualsiasi trattamento o approccio al paziente con dolore (soprattutto cronico) che non tiene conto della sua sfera psicosociale non può che avere un risultato parziale e spesso insufficiente (NIH, 2019) (USDHHS, 2019).