29/08/2026
A stomaco vuoto cambia il carburante, non il risultato in gara.
A digiuno l'insulina scende e il grasso diventa la fonte principale: negli atleti di endurance gli acidi grassi liberi nel sangue salgono del 133%. Sulla composizione corporea il ritorno è reale: a parità di calorie e di scheda, spostare i pasti in una finestra di 8 ore fa scendere la massa grassa senza intaccare la massa magra.
Sulla prestazione no. La distanza cala nella seconda metà dei lavori lunghi, i tempi sui 3000 metri si allungano, e dove il VO2max sale lo fa esattamente come in chi si è allenato dopo aver mangiato. Il digiuno non aggiunge nulla al cronometro.
Due filtri, in quest'ordine. Primo: che seduta è. A stomaco vuoto resta aerobica, perché il glicogeno del fegato è scarico e soglia e sprint vanno spostati dopo il pasto. Secondo: chi hai davanti. Con il poco allenato il guadagno c'è, con l'atleta evoluto è una scelta da pre-campionato.
Il ritorno più solido, però, non è in campo. Trigliceridi, colesterolo e glicemia si muovono nella direzione giusta in modo coerente, e sono gli stessi marcatori che la letteratura associa a longevità e prevenzione delle malattie croniche. Con chi non insegue un risultato agonistico è questa la leva: misura lipidi e glicemia a 8-12 settimane, non il peso ogni lunedì.
Resta la parte difficile: quante ore, per quanto tempo e su quali marcatori. È esattamente il lavoro che portiamo alla BeLONGEVITY Professional Convention 2026 — 8 novembre, ELAV Campus, Città di Castello. Programma e iscrizioni dal Link in Bio o su elav.eu
Tu su quale indicatore lo valuti? Scrivilo nei commenti.
Fonte: Zouhal H et al. Exercise Training and Fasting: Current Insights. Open Access J Sports Med. 2020;11:1-28. doi:10.2147/OAJSM.S224919
Con il supporto parziale dell'AI.