Dott.ssa Giulia Cesetti -Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Giulia Cesetti -Psicologa Psicoterapeuta Didatta presso Studi Cognitivi.

Sono una psicologa clinica, psicoterapeuta cognitivo comportamentale iscritta all'albo della Regione Marche n 2518,operatore di training autogeno, Emdr practitioner, formata in
Schema Therapy e CFT.

L’Odissea di Nolan è anche la nostra.Nolan restituisce a Odisseo una figura umana: traumatizzata, divorata dal senso di ...
28/07/2026

L’Odissea di Nolan è anche la nostra.

Nolan restituisce a Odisseo una figura umana: traumatizzata, divorata dal senso di colpa. Non è soltanto l’eroe astuto, vincente, curioso, tracotante. È polýtropos (πολύτροπος), «dalle molte risorse», «dal multiforme ingegno», ma è anche e soprattutto per Nolan un uomo che si è perso.
Odisseo ha perso la rotta. E piange, più volte, nel racconto omerico. Eppure il suo pianto è stato a lungo trascurato, come se la vulnerabilità non fosse compatibile con l’immagine dell’eroe.

Il regista spoglia Odisseo della sua armatura di bronzo per restituirgli la carne, il trauma e, soprattutto, la vulnerabilità. Gli restituisce la possibilità di emozionarsi e di sentire tutto.

Anche gli eroi piangono. Anche gli eroi sono fragili. Sono tutti più umani e meno dèi.

Quante volte ci siamo persi?

Nel poema originale, Calipso non vuole lasciarlo andare. Il suo attaccamento è tale che sarà necessario l’intervento di Ermes, le ricorda come il destino di Odisseo sia altrove, lontano dall’isola di Ogigia.

Dai banchi del liceo, Calipso la ricordavamo drammatica, disperata, ostinata, quasi una Didone alla partenza di Enea.

Nei testi classici, Calipso è la «nasconditrice» — da kalýptein, nascondere, celare — colei che trattiene l’eroe in un’amnesia dorata, dentro un’isola-rifugio che rischia di trasformarsi in una prigione dell’anima.

Nel film, invece, diventa una figura archetipica di cura psicologica e spirituale.

Calipso comprende che amare non significa trattenere l’altro nell’illusione di una felicità anestetizzata, ma aiutarlo a ricordare chi è, anche a costo di vederlo partire.

Nolan trasforma Calipso in una figura guida, delicata e commovente. È innamorata, certo: «Prendendomi cura di te, ho iniziato ad amarti». E, allo stesso tempo, è consapevole della fatica di lasciare andare qualcuno che vorremmo trattenere: «Ero pronta a guarire il tuo corpo, facevo più fatica con la tua mente».

Calipso lo invita a ricordare. Si prende cura del ricordo, lo interroga, pur sapendo che proprio questo significherà perderlo.

Prova a trattenerlo: «E se i ricordi rovinassero la felicità?».

«Allora non era reale», risponde Odisseo.

Calipso comprende. E, a quel punto, trascende il possesso. Lascia andare.

Odisseo è perso. Per ritrovare la rotta — e anche se stesso — deve interrogarsi, ricordare il luogo in cui vuole abitare. Non può sottrarsi, come non possiamo sottrarci noi, al compito di guardarci dentro, anche quando fa male. Attraversare il dolore resta l’unica strada per muoversi verso l’autenticità.

Odisseo ha perso la rotta, ma anche il suo scopo. Non lo ricorda più. E quando perdiamo lo scopo, restiamo fermi: diventa impossibile navigare.

Ulisse, perduto il senso e il significato del proprio viaggio, non è ancora pronto a tornare a casa. Non sapendo dove andare, Forse, in fondo, non vuole nemmeno tornare.

Il canto delle Sirene diventa la voce di tutte le promesse non mantenute, di tutte le cose che avremmo voluto essere e di tutte quelle che, forse, non avremmo mai voluto desiderare.

Per Dante, Ulisse non farà mai ritorno a casa.

L’Ulisse dantesco dell’Inferno (XXVI) è l’eroe che non sa tornare, travolto dall’hybris, dalla smania di oltrepassare i limiti, senza curarsi degli affetti e del senso stesso del ritorno. Muore nel suo «folle volo».

L’Ulisse di Nolan è invece fragile. Ci ricorda il dolore che nasce quando perdiamo il senso, quando smarriamo lo scopo del nostro viaggio.

La sua Odissea è anche la nostra.

E Calipso, senza nemmeno chiederlo, ci costringe a porci due domande:

Qual è la nostra Itaca?

E a cosa siamo disposti a rinunciare per raggiungerla?

Per poter tornare a casa, per poter provare a raggiungere Itaca, Odisseo deve imparare a lasciare andare. Deve mollare il controllo, affidarsi, flessibilizzare i propri piani, abbassare le difese.

Compreso il suo scopo, si immerge nel mare.

Rinuncia all’apparente sicurezza per ciò che porta nel cuore.

Ce lo ricorda Pavese nei Dialoghi con Leucò, nel dialogo tra Calipso e Odisseo, «L’isola»:

«Quello che cerco l’ho nel cuore, come te».

Ciò che cerchiamo, forse, non è fuori di noi. Lo scopo si chiarisce interrogando ciò che è dentro.

Cosa ha significato per noi? Qual e’ il posto che vorremmo abitare?

È la riappropriazione del nostro mondo interiore più autentico.

È il ritorno a casa.

È ritrovare, dentro di noi, la strada per Itaca. Dott.ssa Giulia Cesetti -Psicologa Psicoterapeuta

Un libro bello, ricco di punti di vista, frutto del lavoro di una cara collega e realizzato insieme ad un gruppo di stud...
29/04/2026

Un libro bello, ricco di punti di vista, frutto del lavoro di una cara collega e realizzato insieme ad un gruppo di studenti e studentesse del Seminario Psicologia del Ciclo di Vita. Di seguito qualche riflessione. «Non ti ricordi? Non ti ricordi di me?» Questa domanda, che ricorre tagliente tra i capitoli, racchiude tutto il dolore e lo smarrimento che l'Alzheimer scatena quando, come un ospite sgradito, irrompe in una casa. Attraverso la voce e lo sguardo di ogni membro della famiglia Marchigiani, la malattia di nonno Mario viene narrata durante il pranzo della domenica: un rito da sempre conviviale, generatore di memorie.
Gabriel García Márquez scriveva che la vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda per poterla raccontare. Ma cosa accade quando la memoria svanisce e non veniamo più riconosciuti? Se tu non mi riconosci, io chi sono? E tu, chi diventi?
Il paradosso è che il dolore sembra trovare conforto proprio nel luogo in cui si è generato: nel ricordo. Se il malato dimentica, chi resta può scegliere di ricordare per entrambi, mantenendo viva la persona al di là della patologia. Dostoevskij scriveva: “Educare significa lasciare buoni ricordi ai figli. Questi ricordi, al momento opportuno, si accenderanno come lampade e illumineranno il cammino”. Nonno Mario ne ha creati molti: nella moglie, nei figli, nei nipoti, nel fratello.
Da qui nasce l'intuizione della piccola Sofia: se il nonno non dovesse più riconoscerla, lei continuerà a presentarsi come "la ballerina", certa che quel ricordo gli regalerà, ogni volta, un sorriso. Accanto a lei, la moglie gli stringe la mano: è il tocco che nutre, l'unico contatto che non si perde nemmeno quando tutto si fa confuso e incerto.
I protagonisti attingono all'amore ricevuto per colmare il vuoto della dimenticanza; danno ciò che possono e persino ciò che non hanno, tra impotenza, tristezza e rabbia, ma uniti da un’intenzione benevola. Resta, però, un interrogativo sospeso: cosa accade quando il vissuto familiare è fragile e mancano i "buoni ricordi" a fare da bussola? Cosa succede quando il passato è un deserto, segnato dai traumi del disamore e il profumo del ragù non ha mai rallegrato le stanze?
In quei casi, restare diventa ancora più faticoso. Le istituzioni dovrebbero sostenere le famiglie come i Marchigiani, esauste per la cura quotidiana, e intervenire laddove una famiglia, di fatto, non c’è. Perché oltre la malattia resta la persona, con il suo passato, le sue abitudini e le sue fragilità. Quando siamo spaventati e persi, di cosa abbiamo davvero bisogno? Forse solo di una rassicurazione: di qualcuno che, con voce gentile, ci ricordi che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Che ci mantenga, nel senso etimologico di tenerci per mano. E per mantenere servono risorse ed energie, per poter dire sono qui per te. Siamo a casa.

22/03/2026

🔵 3° Congresso Nazionale CBT-Italia - Evidence-based practice: rigore nelle buone pratiche e flessibilità nei protocolli

📍 Palacongressi di Rimini

📅 25-26 settembre 2026

⚠️ Tariffa early-bird fino al 30 maggio 2026

👉 Per maggiori info: https://www.stateofmind.it/eventi/congresso-cbt-italia-2026/

22/03/2026

La tua storia non deve essere la tua condanna. Sandra Sassaroli, la firma che ha cambiato il volto della psicoterapia in Italia, arriva al grande pubblico con un libro, edito da Vallardi Editore che insegna a guardare oltre il trauma. Pre-ordina ora la tua copia di 'Il trauma non è un destino'

https://www.stateofmind.it/2026/03/sandra-sassaroli-nuovo-libro-trauma/

17/01/2026

🎉 Sono aperte le iscrizioni al 3° Congresso Nazionale di CBT-Italia, che si terrà al Palacongressi di Rimini il 25-26 settembre 2026!

“Evidence-based practice: rigore nelle buone pratiche e flessibilità nei protocolli” non è solo il titolo, ma un invito al confronto tra professionisti, alla condivisione di esperienze cliniche e di ricerca, e a una riflessione comune su come far dialogare linee guida, modelli e pratica quotidiana.

Il congresso sarà accreditato ECM.

👉 Scopri di più e iscriviti con l’early bird: www.congressocbt-italia.it/iscrizione.

La gente sorride anche quando sta male”.“La sorpresa è l’emozione più fugace, perché restiamo sorpresi solo finché non s...
20/11/2025

La gente sorride anche quando sta male”.
“La sorpresa è l’emozione più fugace, perché restiamo sorpresi solo finché non scopriamo perché lo siamo. Si tratta sempre di qualcosa di inaspettato”. Grazie Paul Ekman♥️

https://www.psy.it/bonus-psicologico-2025/
28/08/2025

https://www.psy.it/bonus-psicologico-2025/

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi informa che, a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale Salute–MEF e della successiva comunicazione dell’INPS, d’intesa…

16/01/2025

Indirizzo

Via Regina Elena, 26
Civitanova
62012

Orario di apertura

Martedì 14:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 14:00
Sabato 14:00 - 20:00

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