Rachele di Leo, psicologa psicoterapeuta

Rachele di Leo, psicologa psicoterapeuta Psicoterapeuta. CTP in separazioni. Terapeuta EMDR
Specialista in psicologia dell'invecchiamento

L'obiettivo di una terapia è migliorare la propria qualità di vita. Mettere sù una cassetta degli attrezzi da usare quando ne avremo più bisogno.

30/08/2026

Anche quando non venite con le parole che vanno a fiumi, anche quando i pensieri sono difficili da mettere in fila, anche allora le sedute sono importanti.
Anzi, forse di più.
Ho imparato così tanto in questa stanza che spero di avervi reso almeno un po’ di quanto mi avete dato.

Grazie, questa è stata una seduta preziosa.

 # La comunicazione disfunzionale e le conseguenze   In spiaggia, alle 11.“Mattia vieni, Devi mangiare la pasta”.“Non ho...
27/08/2026

# La comunicazione disfunzionale e le conseguenze

In spiaggia, alle 11.

“Mattia vieni, Devi mangiare la pasta”.
“Non ho fame adesso, non mi va”.
“Non fa niente, è meglio che mangi adesso così poi sei libero tutto il giorno e ti togli il pensiero”.
Mattia, anche se controvoglia, mangia.
Finito di mangiare si tuffa.
“Mattia!!! Che fai?? Non puoi fare il bagno, hai mangiato!”
“Ma mamma, me lo hai detto tu, io non volevo mangiare, volevo fare il bagno!”
“Eh Mattia, ma sei tu che alla fine hai voluto mangiare, ora il bagno non lo fai”.

Secondo Bateson, un doppio legame è un dilemma comunicativo a causa della contraddizione tra due o più messaggi. In questo modo, alla fine, non importa cosa viene fatto perché ogni scelta è un errore. Una situazione comunicativa che causa sofferenza e può portare a un disturbo psicologico.

A volte diciamo sì non perché lo vogliamo, ma perché abbiamo paura di ciò che potrebbe accadere se dicessimo no.Temiamo ...
25/08/2026

A volte diciamo sì non perché lo vogliamo, ma perché abbiamo paura di ciò che potrebbe accadere se dicessimo no.

Temiamo di deludere, essere giudicati, creare un conflitto o perdere l’affetto dell’altro. Così mettiamo a tacere i nostri limiti, ci adattiamo e restiamo disponibili anche quando dentro di noi vorremmo tirarci indietro.

Ogni sì detto contro noi stessi può salvare momentaneamente la relazione. Ma spesso presenta il conto: stanchezza, frustrazione e risentimento.

La difficoltà nel mettere confini nasce anche dalle prime esperienze affettive. Se abbiamo imparato che, per essere amati, dovevamo compiacere, non opporci o occuparci dei bisogni altrui, ancora oggi dire no può sembrarci una minaccia al legame.

Ma un confine non è un muro.

È una linea chiara: qui finisco io, qui inizi tu. Protegge la nostra identità e rende le relazioni più autentiche. Perché stare con qualcuno non dovrebbe significare scomparire per farlo stare bene.

Imparare a dire no significa scoprire che una relazione sana può attraversare la differenza senza spezzarsi.

Tu che cosa temi di perdere quando provi a mettere un confine?

Quando vivi in una città di mare è diverso.I colori del cielo sembrano più intensi, i suoni dei vari locali riempiono l’...
24/08/2026

Quando vivi in una città di mare è diverso.
I colori del cielo sembrano più intensi, i suoni dei vari locali riempiono l’aria, ognuno che suona una sua canzone.
Puoi andare in giro come vuoi, anche di domenica sera.
Elegante, mezzo nuda, tacco alto, sandalo.
Scegli tu ogni sera chi vuoi essere ed esci nel mondo.
Alcune strade oggi sono buie e camminare al buio in questo andirivieni di gente non mi preoccupa.
Anzi.
Mi avvolge.
Si intravedono le sagome delle persone sedute al bar, non mi riconoscono, non li riconosco.
Sono passata davanti ad una gelateria ma il gelato non ha odore, che peccato.
Mi ricordo quando tornavamo dalle nottate a ballare e ci si fermava a prendere i cornetti appena sfornati.
Non ero qui, ero Altrove.
Ero un’altra, con un’altra vita, altre persone.
Guardo l’ora, manca ancora un bel po’ all’appuntamento.
Torno a casa, le finestre sono aperte.
I vicini cenano in balcone, si sente il rumore delle stoviglie, le voci in lontananza.
È bello sentirsi parte di un tutto.
E scegliere quando stare al centro o quando starne fuori.

Sembra incredibile che anche questo agosto stia finendo, come vola questo tempo.
Quando hai visto delle cose e non puoi più far finta di niente.
Che spreco, la consapevolezza, quando la ignoriamo.
Nell’attesa recupero una serie vecchia e benedico il giorno in cui ho comprato questo divano.
Stasera Sto.
Così, senza bisogno di altro.
Non è forse questa la felicità?

Ci sono momenti in cui continuiamo a fare tutto ciò che dobbiamo, ma sentiamo che la vita che conduciamo non ci somiglia...
24/08/2026

Ci sono momenti in cui continuiamo a fare tutto ciò che dobbiamo, ma sentiamo che la vita che conduciamo non ci somiglia più del tutto.

E allora emerge una domanda:
“Che cosa voglio davvero?”

Non sempre serve trovare subito una risposta. A volte abbiamo bisogno di fermarci, ascoltarci e riconoscere ciò che ci dà energia, quello che conta per noi e ciò che continua a trattenerci.

Per questo ho creato “Tornare a te”, una guida gratuita con riflessioni ed esercizi pratici per aiutarti a:

• guardarti oltre i ruoli che ricopri;
• riconoscere ciò che ti fa sentire presente;
• ritrovare la tua direzione;
• trasformare un valore in un gesto concreto.

Non è un test e non contiene risposte giuste.
È uno spazio da dedicarti, con sincerità e senza giudizio.

Per riceverla gratuitamente, scrivimi “TORNARE A TE” in DM

Il materiale ha finalità informative e riflessive e non sostituisce un percorso psicologico.

“Ancora in terapia? Ma quanto è che la fai?”Il tono giudicante in una domanda è sempre inopportuno, ma soprattutto quand...
20/08/2026

“Ancora in terapia? Ma quanto è che la fai?”

Il tono giudicante in una domanda è sempre inopportuno, ma soprattutto quando si parla di questo tema.
Non esiste un tempo giusto per una terapia.
Esiste il tempo utile per stare meglio.
E questo tempo è soggettivo, dipende da molti fattori.
Può succedere che le cose smosse in terapia ci facciano paura e così appena ci si sente un po’ meglio viene una gran voglia di dichiararsi “guariti”, in modo da potersi dire che quel lavoro massacrante è finito.
Ma non basta.

E poi non fatevi fuorviare da persone inesperte che giudicano senza sapere.
Il percorso è il vostro e qualsiasi dubbio o perplessità è giusto che venga affrontato col vostro terapeuta.
Non c’è nulla di male a continuare un qualcosa che ci fa stare bene, finché ci fa stare bene.
E soprattutto, ricorda: ogni qualvolta ti senti di doverti giustificare, c’è qualcosa che non va.

È normale avere paura.Delle cose che pensiamo di non saper gestire, delle cose che potrebbero sopraffarci. Delle cose di...
19/08/2026

È normale avere paura.
Delle cose che pensiamo di non saper gestire, delle cose che potrebbero sopraffarci.
Delle cose di cui non abbiamo il controllo.
Ieri, mentre guidavo sotto la pioggia in un’autostrada che non conosco, ho pensato a tutte quelle persone che fanno fatica alla guida.
A me piace guidare, da sempre.
Ho legato da subito alla guida l’idea della libertà e la macchina è stata da subito una seconda casa.
E nonostante questo con alcune condizioni climatiche sento un’attivazione particolare.
Quando c’è il ghiaccio per terra, quando diluvia così tanto che non si vede nulla, quando c’è una nebbia coprente.
Sento che quella scioltezza che naturalmente ho viene un po’ meno, in particolare se ho gente in macchina con me.
Immagino per chi invece non si senta così a suo agio quanto debba essere pesante.
E ieri, mentre percorrevo una galleria piuttosto lunga ho pensato ad una volta in cui viaggiavo con un amico e mentre guidava gli è preso un attacco di panico.
Eravamo in galleria e non potevamo accostarci.
È stato terribile.
E così dopo aver provato a gestire un po’ la respirazione, ma senza grandissimi risultati, è partita una canzone di quell’estate, un tormentone, e ho cominciato a cantare.
E pensavo che quando canti non stai lì a gestire il respiro, semplicemente ti viene spontaneo.
Ti concentri sulle parole, sul ritmo e meno sui sintomi del corpo.
È così abbiamo sfangato la galleria e anche l’attacco di panico.
Può succedere che qualcosa si inceppi.
È normale avere paura.
Ora il mio amico nella sua cassetta degli attrezzi una una compilation su Spotify che gli serve quando viaggia.
Sale in macchina, la mette su.
Le cose vanno molto meglio.
Le paure viaggiano con lui, ma sul sedile posteriore, senza intralciare troppo.
Non ha più evitato o rinunciato ad un viaggio, se le è portate dietro.
È anche questo il segreto.
Ognuno può avere il suo.
Una paziente che seguivo chiamava una serie di persone per tutto il viaggio.
Un’altra beveva acqua fredda e sgranocchiava qualcosa.
Ognuno può avere il suo segreto e non è roba di cui vergognarsi.
Anzi… il segreto è proprio questo.

Qual è la mia missione?Cosa rende la mia vita significativa e degna di essere vissuta?Sono domande potenti. Domande che ...
18/08/2026

Qual è la mia missione?
Cosa rende la mia vita significativa e degna di essere vissuta?

Sono domande potenti.
Domande che interrompono il rumore, mettono in discussione gli automatismi e ci riportano a ciò che conta davvero.

Perché non basta avere degli obiettivi. Non basta correre, fare e ottenere sempre di più.

Se la direzione scelta non rispecchia i nostri valori, anche il traguardo più importante può lasciarci un profondo senso di vuoto.

I valori sono la nostra bussola: ci ricordano chi vogliamo essere e ci guidano quando il percorso diventa incerto.

Ma per trasformare ciò che desideriamo in un progetto concreto, gli obiettivi devono essere SMART:

• Specifici: definiti con chiarezza
• Misurabili: verificabili attraverso risultati concreti
• Raggiungibili: possibili rispetto alle nostre risorse
• Realistici e rilevanti: coerenti con ciò che conta per noi
• Definiti nel tempo: accompagnati da una scadenza precisa

Allora, prima di scegliere il tuo prossimo obiettivo, fermati e chiediti:

«Questa meta è concreta e raggiungibile? Ma, soprattutto, mi avvicina davvero alla vita che desidero vivere?»

Perché una vita significativa non si costruisce inseguendo qualsiasi traguardo, ma scegliendo con consapevolezza e coraggio ciò per cui vale davvero la pena camminare.

Il rientro non è soltanto un cambio di agenda: è una vera e propria transizione psicofisica.Durante le vacanze cambiano ...
17/08/2026

Il rientro non è soltanto un cambio di agenda: è una vera e propria transizione psicofisica.

Durante le vacanze cambiano ritmi, richieste e livelli di attivazione. Tornare improvvisamente alla velocità precedente può generare sovraccarico, irritabilità, stanchezza, difficoltà di concentrazione e la sensazione di non riuscire a gestire tutto.

Per questo è utile non ripartire in automatico, ma chiedersi:

Cosa è realmente urgente?
Cosa può aspettare?
Quali abitudini delle vacanze posso proteggere anche nella quotidianità?

Inserire pause, programmare attività piacevoli, riprendere gradualmente l’attività fisica e dedicare alcuni minuti alla respirazione aiuta il sistema nervoso a ritrovare un equilibrio.

Quando aumenta la sensazione di essere sopraffatti, possono essere utili anche semplici esercizi di grounding: sentire i piedi appoggiati a terra, rallentare il respiro oppure utilizzare la tecnica del 5-4-3-2-1 per riportare l’attenzione al momento presente.

Non significa evitare gli impegni, ma riprenderli con maggiore consapevolezza, rispettando i propri tempi e le proprie risorse.

Il rientro può diventare un’occasione per non tornare semplicemente alla vita di prima, ma per chiedersi se esista un modo più sostenibile di viverla.

Quale buona abitudine delle vacanze vorresti portare con te?

Indirizzo

Civitavecchia
00053

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 20:00
Martedì 15:30 - 20:00
Mercoledì 15:30 - 20:00
Giovedì 15:30 - 20:00

Telefono

+393343683799

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