15/09/2026
🐚 Quante di queste ti sembrano familiari?
Il problema non è la vergogna di per sé.
Come tutte le emozioni, anche la vergogna è necessaria. Essa può essere paragonabile ad una forma di ansia: quella di finire per perdere il legame con gli altri.
Serve per tenerci dentro al gruppo, mediando tra il perseguimento dei nostri bisogni individuali con il mantenimento dell'appartenenza al branco, per noi umani indispensabile da sempre.
Il problema è quando la vergogna diventa uno stato cronico. Lì, sotto, c'è una ferita antica.
Qualcosa accade nel presente e le parti di te che hanno un tempo sentito il pericolo di una frattura irreparabile con qualcuno di tanto amato si allertano e vai in tilt.
Come in un film di fantascienza non sei più nel presente: senza nemmeno saperlo hai appena fatto un salto temporale all'indietro di decenni e ti sei ritrovata dentro a memorie emotivamente dolorose.
Il corpo collassa nel riaccendersi interiore dell'esperienza del rifiuto, del silenzio, della solitudine, della distanza.
La mente adulta si spegne di botto.
Quello che senti è vero, ma non è la verità. Dalla vergogna cronica si può uscire.
Come?
🧭Scoprendo prima quali parti di te che ti hanno salvata nella tua storia, come e perché: l'ipercontrollo, l'autocritica, il perfezionismo, la compiacenza tanto per nominarne alcune.
🧠Sviluppando poi una connessione nuova con te stessa nel presente, affinché tu possa poi rimettere insieme i pezzi per poterti dire "Questa è quello che ero, questa è quella che oggi sono, questo è ciò che voglio"
🛋️ Se non ci conosciamo già mi presento: mi chiamo Agnese, e sono una terapeuta specializzata nel trauma e nel trauma relazionale. Vuoi lavorare insieme? Puoi scrivermi al link in bio.
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