05/02/2026
LA VULNERABILITA’
Vulnerabile, dal latino vulnus “ferita” e quindi colui che può essere ferito, attaccato, danneggiato. In senso lato persona fragile, debole, sensibile, esposta, indifesa.
Ma è davvero un male essere vulnerabile? E soprattutto essendo fatti di carne, ossa e anima, è possibile non esserlo?
A volte sembra che bisogna a tutti i costi essere forti, invincibili, inattaccabili. Con una corazza spessa ed imbattibile. Ma non è un po’ faticoso andare sempre in giro cosi? A quale prezzo?
Siamo senza zanne, artigli, pelle spessa, aculei, per cui sì, il nostro corpo è vulnerabile. Ma se è arrivato fin qui così, ci sarà un motivo.
Siamo esseri sociali, sopravvissuti grazie alle relazioni con gli altri, per cui sì, le parole degli altri ci feriscono… quindi anche la nostra mente è vulnerabile. Ma se è arrivata fin qui così, ci sarà un motivo.
Siamo figli di antenati che, all’epoca della preistoria, dovevano prendere decisioni veloci davanti ad una belva, bisognava decidere in pochi secondi se avevi di fronte un amico o nemico, e quella risorsa di cibo te la dovevi accaparrare subito perché chissà quando ne avresti trovata un’altra. All’epoca vigeva l’incertezza e pertanto si viveva nel “tutto subito”, “nel qui ed ora”. Meglio una ricompensa minore ma subito, rispetto che una più grossa ma per la quale c’è da attendere. Va da sé che capiamo perché siamo vulnerabili alle droghe, allo zucchero, allo shopping, ecc… cioè siamo “senza difese” verso tutto ciò che è piacere immediato, rispetto alla fatica. Una debolezza che un tempo ci ha SALVATO, ad oggi non ci è più utile (perché nella società di oggi, invece, bisogna allenarsi alla fatica e all’attesa, altrimenti non sopravvivi).
Quindi come fare?
La verità è che non c’è una risposta univoca, ma c’è quel meraviglioso concetto dell’equilibrio tra i due estremi… abbiamo detto che la vulnerabilità è una ferita aperta, quindi il suo contrario è la chiusura. A volte fa bene aprirsi e lasciar entrare, altre volte chiudersi e proteggersi. Ad ognuno di noi il libero arbitrio di decidere quando l’una e quando l’altra.