Valentina Piras - Neuropsicologa

Valentina Piras - Neuropsicologa Neuropsicologa e psicoterapeuta. Mi occupo di ADHD, autismo e neurodivergenze in età adulta, con un approccio clinico e scientifico.

Questo spazio è dedicato alla divulgazione, all’orientamento e alla comprensione del funzionamento neurocognitivo.

15/06/2026

Quando e con chi condividere una diagnosi?

Ricevere una diagnosi può far nascere il desiderio di raccontarla subito, ma la condivisione è un processo delicato. Non tutte le persone potrebbero comprenderla nel modo giusto e, soprattutto all’inizio, anche chi l’ha ricevuta può avere bisogno di tempo per elaborarla.

💡Per questo può essere utile scegliere con cura a chi parlarne, in quale momento e, se serve, con il supporto di chi ha seguito il percorso diagnostico o terapeutico.

12/06/2026

Autismo e ADHD possono convivere nella stessa persona?

Autismo e ADHD possono presentarsi insieme, ma non sempre accade. Nella vita quotidiana questa cooccorrenza può tradursi in contrasti interni importanti: bisogno di routine e difficoltà a mantenerla, interessi assorbenti che cambiano con l’effetto novità, desiderio di controllo e fatica esecutiva.

✨ Per questo, durante il percorso diagnostico, è importante capire quando indagare entrambi i funzionamenti e quando fare una diagnosi differenziale.

09/06/2026

Restituzione diagnostica: cosa succede dopo la valutazione?

La restituzione è un momento delicato. Si leggono insieme la diagnosi, la storia di vita ricostruita e i risultati dei test, spiegando anche i termini clinici in modo chiaro.

🎈L’obiettivo è uscire dal percorso diagnostico non solo con una risposta, ma anche con prime indicazioni, risorse e strumenti per orientarsi nei passi successivi.

05/06/2026

Valutazione diagnostica: con quali tempi?

Informarsi può far nascere il bisogno di avere subito una risposta, ma un percorso diagnostico richiede tempo, spazio e una sufficiente stabilità emotiva. Quando c’è una forte sofferenza in atto, può essere importante prima prendersi cura dello stato emotivo, per affrontare la valutazione con maggiore consapevolezza.

03/06/2026

Diagnosi: perché genere, età e cultura contano

I criteri diagnostici sono fondamentali, ma non sempre descrivono allo stesso modo tutte le esperienze.

Considerare storia di vita, genere, età, cultura, etnia e contesto di appartenenza è importante per ridurre il rischio di sottodiagnosi.

01/06/2026

Autismo, spettro autistico e sovradiagnosi: parliamone!

Le diagnosi di autismo sono aumentate, soprattutto in età adulta, ma non sempre i percorsi diagnostici sono uniformi. In questo reel riflettiamo sullo spettro autistico, sul rischio di sovradiagnosi e sull’importanza di criteri clinici chiari, senza invalidare la sofferenza di chi cerca risposte.

29/05/2026

Schema Therapy: dal bisogno frustrato al cambiamento

Uno degli obiettivi della Schema Therapy è aiutare la persona a riconoscere quali bisogni emotivi primari sono rimasti frustrati nella propria storia.

Per esempio, quando il bisogno di libertà, gioco e diletto non ha trovato spazio, nella vita adulta può diventare difficile concedersi leggerezza, piacere, spontaneità.

Attraverso strumenti come il reparenting e il rescripting, la Schema Therapy aiuta a risalire all’origine di quella mancanza e a costruire nuove possibilità di risposta.

🩵 Nei nostri percorsi lavoriamo anche su questo.

26/05/2026

Schema therapy e bisogni emotivi di base: di cosa si tratta?

Secondo la Schema Therapy, ogni persona cresce portando con sé alcuni bisogni emotivi fondamentali.

Sicurezza e protezione, apprezzamento e autostima, libertà, gioco e diletto, vicinanza e capacità di esprimere agli altri le proprie emozioni, autonomia e progettualità, orientamento, confini e autocontrollo.

Sono bisogni profondi, universali, che iniziano a formarsi nell’infanzia all’interno delle relazioni con le figure di accudimento: non solo i genitori, ma tutte le persone significative che partecipano alla crescita.

Quando questi bisogni vengono accolti in modo sufficientemente buono, il bambino o la bambina può sviluppare una base interna più sicura.

Quando invece uno o più bisogni restano frustrati, ignorati o svalutati, quella mancanza può lasciare una traccia.

Nel tempo, questa traccia può trasformarsi in uno schema maladattivo: un modo ricorrente di leggere sé stessi, gli altri e le relazioni, spesso accompagnato da sofferenza emotiva.

Per questo, in un percorso di Schema Therapy, è importante imparare a riconoscere quali bisogni non sono stati ascoltati allora e quali continuano a restare insoddisfatti oggi.

Non per cercare colpe.

Ma per comprendere da dove nasce una certa sofferenza e iniziare a prendersene cura in modo diverso.

È qui che entra in gioco l’adulto sano: quella parte interna che può imparare ad accogliere, proteggere, orientare e dare risposta ai bisogni emotivi rimasti inascoltati.

🩵 Nei nostri percorsi lavoriamo anche su questo.

22/05/2026

Sindrome di Asperger e autismo ad alto funzionamento: perché oggi si parla di spettro autistico

Termini come “Sindrome di Asperger” o “autismo ad alto funzionamento” sono ancora molto diffusi nel linguaggio comune.

Ma oggi, dal punto di vista diagnostico, si utilizza un’unica definizione: disturbo dello spettro autistico.

Questo cambiamento non è solo una questione di parole.

Serve anche a superare l’idea che esistano persone autistiche “più funzionanti” di altre, o che alcune forme di autismo siano necessariamente associate a capacità eccezionali, quasi come se fossero un superpotere.

In realtà ogni persona autistica ha un profilo unico, con bisogni, risorse, fatiche e livelli di supporto differenti.

C’è poi un altro aspetto importante: Hans Asperger è una figura storica controversa. Per questo molte persone preferiscono non usare più il suo nome per descrivere il proprio funzionamento.

Allo stesso tempo, alcune persone continuano a riconoscersi nell’etichetta “Asperger” e scelgono liberamente di utilizzarla per raccontarsi.

Come clinici, però, è importante usare termini aggiornati, rispettosi e coerenti con le attuali classificazioni diagnostiche.

20/05/2026

Perché in studio abbiamo così tanti albi illustrati?

🎈Perché i libri, a volte, riescono a raccontare ciò che è difficile spiegare a parole.

Alcuni parlano direttamente di neurodivergenze. Altri non le nominano, ma raccontano molto bene cosa significa sentirsi fuori posto, diversi, esclusi o non pienamente compresi.

Ci sono albi che aiutano i più piccoli a dare un nome a ciò che vivono. Libri che possono essere letti insieme in seduta, ma anche ripresi a casa, con calma.

E poi ci sono libri legati a interessi specifici, profondi, assorbenti: quelli che per alcuni diventano una porta d’accesso alla relazione, alla conversazione, alla conoscenza di sé.

✨ Nel nostro studio i libri sono strumenti per spiegare, riconoscersi, sentirsi meno soli.

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Como
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