07/09/2026
Era da tempo che desideravo dedicare uno spazio al lavoro sulle difese nella terapia EMDR.
Un ricordo traumatico non è soltanto il ricordo di qualcosa che è accaduto. È parte di un’esperienza che, nel momento in cui è stata vissuta, è risultata troppo travolgente e disturbante perché potesse essere pienamente elaborata. L’elaborazione si è interrotta, lasciando qualcosa di incompiuto.
Ed è proprio intorno a ciò che non ha potuto essere elaborato che possono organizzarsi modalità protettive: evitamento, diniego, controllo eccessivo, idealizzazione, dipendenza, difese narcisistiche, vergogna difensiva, dissociazione.
Nel lavoro EMDR incontriamo continuamente queste difese. E uno degli aspetti che trovo più interessanti dell’approccio è proprio la possibilità di lavorare con esse in modo estremamente capillare e mirato, senza considerarle semplicemente ostacoli da rimuovere.
Una difesa ha avuto e può avere ancora una funzione. Ha protetto la persona da emozioni, bisogni, ricordi o parti di sé che, in un determinato momento, non potevano essere avvicinati senza sentirsi sopraffatta.
Per questo mi piace immaginarle come una matrioska: nel procedere del percorso terapeutico una protezione può lasciare intravedere quella successiva, fino ad avvicinarci, quando la persona è pronta, alle parti più vulnerabili dell’esperienza.
Non è una sequenza rigida e non è uguale per tutti. È piuttosto una possibile mappa clinica, ispirata al lavoro sulle difese dell’EMDR Toolbox di Jim Knipe.
L’obiettivo non è eliminare le difese, ma comprendere ciò che stanno ancora proteggendo.
Dott.ssa Monica Martuccelli
Psicologa Psicoterapeuta
EMDR Europe Practitioner