Dott.ssa Laura Gallia- Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Laura Gallia- Psicologa Psicoterapeuta Psicologa psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico specializzata in Psicoterapia Psicoanalitica

Sono una psicologa psicoterapeuta e lavoro privatamente con adolescenti ed adulti. Sono iscritta all'Elenco degli Psicoterapeuti della sezione A dell'Albo degli Psicologi del Veneto con il numero 6646. Mi occupo di psicoterapia individuale, consulenza e sostegno al singolo, alla coppia e alla famiglia. La psicoterapia non si occupa solo di patologie mentali, ma chiunque può beneficiarne in momenti

particolari della propria vita e ripristinare il proprio benessere grazie ad essa. Mi occupo principalmente di disturbi dell'umore (depressione, disturbo bipolare), depressioni post partum, disturbi d'ansia, fobie, psicosi. Il mio lavoro è poi rivolto all'elaborazione di lutti, alla gestione dello stress e delle proprie emozioni, al sostegno alle mamme in attesa e nel post partum, alla risoluzione di problematiche scolastiche, alla prevenzione.

25/08/2026

GIOIA MIA: UN FILM SULLA PREADOLESCENZA E SULLA BELLEZZA DELLE RELAZIONI

C’è un film che vi consiglio davvero di guardare. Da soli o con i vostri figli. Va già bene a partire dai 9-10 anni.

Si tratta di “Gioia Mia”, un film diretto da M. Spampinato, delicato e potente, uscito nel 2025. Il protagonista è un preadolescente di nome Nico che viene strappato alle sue abitudini cittadine, per essere trasferito un mese, controvoglia, a casa di un’anziana parente siciliana. Questa vacanza subita e non desiderata lo obbliga a confrontarsi con un mondo totalmente diverso da quello in cui è cresciuto fino a quel momento.

A casa di zia non c’è il wi-fi e nemmeno l’aria condizionata, al pomeriggio si dovrebbe fare il pisolino e quelli della sua età si trovano giù da basso in cortile a giocare a nascondino o a pallone. Tutto questo all’inizio per lui rappresenta un vero e proprio shock. Ma giorno dopo giorno, quella che era percepita come una distanza incolmabile tra lui e l’anziana zia si trasforma in tenera intimità che riavvicina Nico ad una vita molto più reale e in linea con i suoi bisogni più profondi.

Il film mostra la trasformazione di un preadolescente irrimediabilmente triste e solo che, giorno dopo giorno, scopre la bellezza della relazione con un adulto di riferimento, l’appartenenza al gruppo dei pari, l’immersione in un mondo abitato da piccole cose che tessono la trama di un quotidiano che all’inizio del film sembra respingente e noioso ma che alla fine diventa tempo vivo, lento e divertente, coinvolgente e sorprendente.

La regista narra con grande delicatezza e poesia, il ritorno alla vita reale di un ragazzo – non più bambino e non ancora adolescente – che muovendosi in un “piccolo mondo antico", riesce ad esprimere stati d’animo ed emozioni che non era solito condividere con nessuno, alza lo sguardo su chi gli è prossimo e impara a percepirne vissuti e bisogni, a condividerne gioie e dolori.

Pur sembrando di un altro tempo, il film è davvero attuale perché narra la storia di un preadolescente a rischio di ritiro sociale che trova un mondo reale nel microambiente del palazzo dell’anziana zia imparando a staccarsi da una difensiva autoprotezione basata sulla rinuncia dell’uscita nel mondo fuori.

“Gioia Mia” è un film con attori straordinari che incornicia in una storia delicata e sospesa tra passato e futuro tutti quegli aspetti – oggi enormemente in crisi - correlati ai compiti evolutivi dei preadolescenti.: parlare con l’amico del cuore, essere consolati dopo la fine di un innamoramento, non stare da soli quando la tristezza prende il sopravvento. Assolutamente consigliato.

Aggiungerei a queste utili indicazioni di non aspettare l’adolescenza dei figli per iniziare a seguirle. Buon weekend!
22/08/2026

Aggiungerei a queste utili indicazioni di non aspettare l’adolescenza dei figli per iniziare a seguirle.
Buon weekend!

FIGLI ADOLESCENTI O OSPITI IN UN RESORT?
ECCO COME COSTRINGERLI AD AIUTARE IN CASA (SENZA FINIRE IN TRIBUNALE)

Ammettiamolo senza ipocrisie: le nostre case sono diventate dei resort a 5 stelle gratuiti.
Guardateli. Sono spalmati sul divano in posizioni che sfidano le leggi della fisica, con lo smartphone fuso al palmo della mano e quella faccia da "il mondo mi annoia". Ogni volta che chiedete di spostare un bicchiere, sembra che stiate firmando la loro condanna a morte.
"È grande solo quando gli pare", "Sembra un principino", "Non alza un dito". Ormai non siete più genitori, siete i loro maggiordomi non pagati.
Ma la colpa è davvero tutta loro? O siamo noi che abbiamo scambiato l'educazione con il servizio in camera? Dividiamoci pure nei commenti, ma la verità fa male: se tolleriamo che a 16 anni non sappiano distinguere la lavatrice da un sottomarino, STIAMO FALLENDO NOI, NON LORO..
Se volete sopravvivere alla loro finta apatia e riprendervi la casa, ecco alcune regole (ciniche ma efficaci) da stampare e attaccare sul frigo.
- Addio al "Figlio Mulino Bianco": se vi aspettate un "Certo madre, corro a pulire!", avete sbagliato film. Lo sbuffo, il "che p***e" e il "dopo" sono di serie. Accettate il negoziato, ma non fatevi commuovere dai loro sguardi da vittime.
- Tagliate i viveri (metaforici): urlare e minacciare di togliere il Wi-Fi crea solo dei martiri. Se non collaborano, la risposta è una sola: "Niente aiuto in casa? Allora venerdì sera niente auto/paghetta/libertà". Il dovere viene prima del diritto.
- Sciopero del maggiordomo: vi a pena vederli stanchi? Vi dà fastidio il piatto sporco nel lavandino e lo lavate voi? Complimenti, avete appena perso. Lasciateli affogare nei loro piatti sporchi finché non finiscono quelli puliti. Impareranno per sfinimento.
- La camera-discarica (ma con un limite): la loro stanza è la fotografia della loro mente, un caos primordiale. Chiudete la porta e non guardate. Ma stabilite il confine: se la puzza di calzini usati supera la soglia della porta, scatta il protocollo d'emergenza. Lasciate comunque i loro panni sporchi buttati là sulla sedia, e che non mettono nella cesta dei panni da lavare, fino a che non rimarranno senza un paio di mutande o magliette pulite.
- Basta recite per i parenti: "Pulisci che arrivano gli ospiti!". Ma anche no. Devono pulire perché vivere nel fango fa schifo a loro stessi, non per salvare la vostra reputazione con la zia.
- Voi siete i piloti dell’aereo, non i loro amici: se voi per primi lasciate le scarpe in corridoio, avete perso in partenza. Ma se siete dei maniaci del pulito che disinfettano anche l'aria, non stupitevi se scappano in camera per non sentirvi respirare.
- Un briciolo di empatia (prima del sequestro): ok, sono irritanti, ma ricordatevi che l'adolescenza è un inferno di ormoni, paranoie scolastiche e cuori spezzati. Prima di lanciare la scopa contro di loro, chiedete un "COME STAI?”, “COME SEI STATO OGGI?”. Lasciateli decomporre sul divano per mezz'ora dopo scuola prima di far scattare i lavori forzati.
La convivenza è un lavoro di squadra. Non stiamo chiedendo di scalare l'Everest, ma di buttare la spazzatura e lavare una tazza.
Un’ultima cosa: come ripetiamo continuamente su questa pagina, ricordate che le regole fanno bene al cervello (ancora in costruzione) di vostro figlio: fanno produrre più sostanze della calma e del benessere e meno sostanze dello stress. Perciò, niente sensi di colpa!

(di Rosanna Schiralli
psicologa e psicoterapeuta)

www.educazioneemotiva.it

18/08/2026
16/08/2026

Sotto l’ombrellone vicino al mio, una bambina chiedeva lo smartphone al padre. Lui le ha detto di no, lei ha insistito e ha cominciato a piangere, alzando la voce. Il padre ha resistito per qualche minuto, poi, sfinito, ha preso il telefono e glielo ha consegnato. La bambina ha smesso subito di piangere.

Non ho pensato a una bambina capricciosa. Ho visto una situazione comune: un adulto stanco che, pur di interrompere un momento diventato faticoso, rinuncia al limite appena stabilito. In quell’istante consegnarle lo smartphone gli sarà sembrata la soluzione più semplice. Il problema nasce quando questa risposta diventa abituale, perché la bambina finisce per capire che il no non è definitivo e che, insistendo abbastanza, può far cambiare la decisione dell’adulto.

La frustrazione fa parte della crescita e non dobbiamo eliminarla. Un bambino può desiderare qualcosa, non ottenerla, arrabbiarsi e piangere senza che questo significhi aver subito un danno. In quei momenti ha bisogno di sentire che l’adulto comprende il suo dispiacere, ma rimane fermo. Quel padre avrebbe potuto dirle: “So che vuoi il telefono e capisco che sei arrabbiata, ma adesso non puoi usarlo. Puoi essere dispiaciuta, io resto qui con te, però la mia decisione non cambia”.

Essere genitori significa anche riuscire a sopportare il malessere momentaneo dei figli e il disagio che provoca in noi. Se ogni lacrima porta a una concessione, lo smartphone rischia di diventare lo strumento con cui spegniamo le emozioni e chiudiamo in fretta i conflitti. Un bambino cresce anche quando scopre che può volere intensamente qualcosa, non riceverla, stare male per un po’ e poi superare quel momento con un adulto accanto. Forse, in passaggi come questo, crescono entrambi.

31/07/2026

Nella giornata di ieri sono stati aperti gli sportelli del progetto , supportato dalla e coordinato dall’ del Veneto, che offrirà a ragazze e ragazzi dai 14 ai 30 anni percorsi gratuiti di ascolto e consulenza psicologica.

Link all'articolo nel primo commento 👇

25/07/2026

A tutti i ragazzi e i genitori che hanno scelto un percorso di psicoterapia e a chi non sa quanto possa essere utile ❤️

18/07/2026

🩵 Cosa cambia quando riesci a guardare la tua storia con più distanza?

In un’intervista, Miley Cyrus ha raccontato il suo incontro con l’EMDR usando un’immagine molto forte: è come osservare la propria vita scorrere dal finestrino di un treno.

Questa metafora ci aiuta a capire un aspetto importante del lavoro sul trauma: non si può cancellare ciò che è accaduto, ma è possibile guardarlo da un luogo più sicuro e rielaborarlo con più consapevolezza.

🩵 Condividi questo post con chi può aver bisogno di conoscere meglio l’EMDR

Condivido!
16/07/2026

Condivido!

Gli studenti del Veneto stanno dicendo una cosa semplice, ma enorme: sui social non si può entrare troppo presto.

Forse dovremmo smettere di rispondere sempre dall’alto e iniziare ad ascoltarli davvero. Non sono contro la tecnologia. La conoscono, ci vivono dentro, ne vedono il fascino e anche le trappole. Proprio per questo sentono che qualcosa si è rotto: meno tempo insieme, meno sguardi, meno presenza, meno capacità di stare in una relazione senza essere continuamente interrotti.

Il divieto sotto una certa età serve. Non possiamo continuare a fingere che un bambino di dieci o dodici anni abbia gli stessi strumenti emotivi, cognitivi e relazionali di un adulto per abitare piattaforme costruite per catturare attenzione, fragilità e consenso.

Ma il divieto da solo non basta.

Accanto al limite serve un Patentino Digitale obbligatorio. Vero. Serio. Progressivo. Non la lezioncina ogni tanto. Non il progetto fatto per dire che qualcosa è stato fatto. Un percorso educativo prima dell’accesso ai social e, oggi, anche prima dell’uso dell’intelligenza artificiale.

Ma sanno dove stanno entrando?

Sanno riconoscere una manipolazione? Sanno proteggere la propria immagine? Sanno cosa accade ai loro dati? Sanno distinguere una relazione da una prestazione? Sanno reggere il confronto, l’esclusione, la pressione del gruppo, l’iperconnessione?

E soprattutto: sanno che l’IA non è un amico, non è un terapeuta, non è una coscienza, ma uno strumento potente che va conosciuto prima di essere usato?

Vietare senza educare sposta il problema. Educare senza mettere limiti arriva spesso troppo tardi.

Servono entrambe le cose: limite e formazione. Divieto sotto una certa età, verifica reale dell’età, Patentino Digitale obbligatorio per social e IA.

Non per togliere libertà ai ragazzi. Ma per restituire loro tempo, relazioni e presenza.

13/07/2026

Bambina di 9 anni “gioca" con il telefono della nonna…

Entra improvvisamente la mamma: sussulto e “via quel video!”
“Cosa stavi guardano?” “Niente!”
“Niente? E allora fammi vedere…” “No!” e telefonino stretto dietro.
"Fammi vedere!!"
"No!!"
"Ho detto fammi vedere!!"
Piccola lotta, telefonino strappato con la forza nelle mani di mamma e “Nooooo!!” Panico della bambina.
Il video era sesso esplicito su youtube.
Mamma infuriata, animata richiesta di spiegazioni, lacrime, minacce… fino ad un “mamma ma io sono un adulto!”
Per la mamma una frase equivalente ad un cazzotto nello stomaco. Che significa? Che voleva dire? Che è successo? Perché ha detto proprio così?
I pensieri più brutti turbano il sonno della mamma. L’episodio si è chiuso, silenzio. Non se ne parla più.
Tutto sembra tornato normale… Ma dottore che faccio?

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Che è successo?

E’ successo che una bambina, forse appena all’inizio di un percorso di sviluppo puberale, abbia voluto curiosare nel “mondo dei grandi”.
Un mondo pieno di violenza e volgarità che, senza alcun rispetto, bombarda da tutti i lati.

La sua bambina, intelligente, ha voluto curiosare e cercare di capire di più.
Viene scoperta… Allarme rosso!

“Oddio che stai facendo?” Un terremoto!

Che posso fare? Piango! Sono una bambina.
Ho fatto una cosa br**ta? Boh, ma tento di spiegare “mamma io sono un adulto!”
Gli adulti fanno queste cose e per loro non è una cosa br**ta…

Mamma è arrabbiatissima… meglio ritirarsi e cercare di seppellire tutto.

Il problema è che mille domande sono rimaste senza risposta.
Emozioni difficili da gestire sono state nascoste sotto la cenere ma sono tutte lì che bruciano e martellano un piccolo cervello immaturo.

E mamma che conosce il "mondo adulto" pensa alle cose più brutte. “Che le avranno fatto?” “Perché mi ha detto così?”
Mille complessi e mille fantasmi che tolgono il sonno.

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Come si affronta il problema? Si affronta?
O è meglio chiudere tutto e riparlarne quando diventerà signorina magari con il messaggio “Queste-cose-non-si-fanno-attenta-ai-maschi-brutti-e-cattivi-che-pensano-solo-a-quello!” ?

Nel caos delle emozioni e in tutte le occasioni di smarrimento, un bambino ha bisogno della mano calda di un genitore che dia luce al buio e aiuti a ritrovare con serenità la via di uscita.

Passata la reazione emotiva è il momento di rielaborare.
Dobbiamo aiutare la bambina a capire (secondo le sue possibilità), a mettere i tasselli nel posto giusto tendendole una mano sicura e offrendole un sorriso.

E' importante allora che ci parli, che venga fuori quello che prova, che possa esprimere i suoi dubbi, le sue paure, le sue emozioni.

E’ importante ascoltarla.
Ma dobbiamo sapere che non si ottiene niente di niente con un interrogatorio da commissario di polizia!
Dobbiamo saper creare le condizioni e saper cogliere il momento.

La bambina vuole parlarne, ma non sa come e con chi farlo.
La mamma è la persona migliore, ma lei deve sentire che non c'è alcun rischio a parlare con la mamma e anzi dopo “si sta molto meglio”!

Ora ha paura (mamma si è arrabbiata tanto!) e non le riesce facile aprirsi, e allora creiamo attività piacevoli da condividere insieme.
Leggiamo favole romantiche che ci permettano di toccare l’argomento…
Oppure stiamole vicino senza far nulla, solo disponibili, in attesa. Sarà lei a ve**re da mamma solo per stare un po’ abbracciata.

Se riusciremo ad abbassare la tensione e creare momenti di intimità, potremo piano piano richiamare con un sorriso quello che è successo dandole la possibilità di aprirsi.

Se con calma riusciremo a far venir fuori l’argomento parleremo anche di sesso.
E’ una cosa br**ta? E’ una cosa bella?

E’ una cosa bellissima se è amore, bello, tra due persone che si amano e si desiderano. Quello delle principesse!
E’ una cosa molto br**ta quando è violenza, solitudine, sopraffazione, assenza di sentimenti.

Ad una bambina non dobbiamo dire quello che non chiede, ma dobbiamo spiegare tutto se invece chiede. Con parole adatte all’età, ma vere.

Il punto importante è riempire le nostre spiegazioni di contenuti belli, emotivi, rassicuranti, che insegnino ad amare.

I computer e gli amici ne parlano male, come pornografia, violenza, tecnica…
Tutto quello che serve per rendere difficile un rapporto sereno quando arriverà il momento.

“Si deve fare una bella figura!” “Ottenere un bel voto, stupire!” Altrimenti… “non sei buono/a”!

Noi invece possiamo dire che è bello quando il cuore batte più forte, che quando ci si ama non contano le prestazioni, che un abbraccio intenso è stupendo!

Valori positivi! Il sesso-amore che è bellissimo!

Se da mamma e papà arriva un “Non si fa!”, “Che schifo!”, “Non ti permettere mai più di toccare questo telefonino!” ecc…
Non mi resta che nascondermi e trovare una strada da solo. Spesso, troppo spesso, sbagliata.

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Incontro adolescenti. Tra loro il sesso è un modo per trovare conferme.
Sono spesso spaventati, disorientati, carichi di aspettative e schiacciati dalla necessità di “saper fare”.

L’ansia di “come è il pi***lo” (il "pene" per chi si inalbera quando scrivo "pi***lo"), di “come deve essere”, di “come si deve fare” è diffusissima, e tra le ragazze il seno non va mai bene, i fianchi sono sempre troppo grossi ecc…

Sono soli. Travolti dalle emozioni. Si innamorano ma devono stare attenti a non essere derisi…

Dominano i luoghi comuni:
“Attento alle malattie!” per i maschi e “Attenta ai maschi!” “Attenta alle gravidanze!” per le femminucce.

Aiutiamoli invece, per quanto possiamo, a vivere bene la loro sessualità!

Per farlo dobbiamo essere credibili. Non lo siamo se portiamo lo zaino pesante di una storia di delusioni e sofferenza.

E allora “curiamo” noi stessi.
I nostri traumi, i nostri pregiudizi, le nostre paure, i nostri luoghi comuni, le nostre aspettative.
La nostra sfiducia nell’amore.

Loro potranno trovare la strada giusta da soli se noi sapremo orientarli verso valori positivi piuttosto che paure ed ansie!

Indirizzo

Via Le Spellanzon 88
Conegliano
31015

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