Selenia Greco - choros Spazio di Cura del Sé

Selenia Greco - choros Spazio di Cura del Sé Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Selenia Greco - choros Spazio di Cura del Sé, Psicoterapeuta, Via Tenente Colaci 121, Copertino.

Psicoterapeuta
Associazione EMDR Italia
EMDR Europe Practitioner
Esperta in Neuropsicologia Clinica e Forense
Referente nazionale Sindrome di Tourette Italia ETS
Esperta per Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo

Quando il trauma non ha parole ci si affida alla ricostruzione narrativa delle memorie ✨🤍
01/09/2026

Quando il trauma non ha parole ci si affida alla ricostruzione narrativa delle memorie ✨🤍

💜✨Ieri sera abbiamo aspettato insieme la mezzanotte. Quella mezzanotte che avrebbe aperto il giorno del compleanno di Fr...
13/08/2026

💜✨Ieri sera abbiamo aspettato insieme la mezzanotte. Quella mezzanotte che avrebbe aperto il giorno del compleanno di Francesco.

E credo che il senso più profondo di ciò che Daria ha scelto di fare sia stato proprio questo: riunire tante persone non soltanto intorno alla sua morte, ma intorno alla sua vita.

Nel mio lavoro sono abituata a stare accanto al dolore, ad ascoltarlo, ad attraversarlo insieme alle persone che incontro. Sono abituata a stare in contatto con quel vissuto che spaventa, perché non si sa mai come trattarli i mostri dell'anima.

Ma esistono dolori davanti ai quali le parole che conosciamo non bastano più e bisogna impararne di nuove. Una di queste, in questo anno, me l’ha insegnata proprio Daria.

Ricordare Francesco significa non lasciare che tutta la sua vita venga inghiottita dal modo in cui è finita. Significa restituirgli i suoi anni. Il bambino, il figlio, l’amico. Le risate, i gesti, le abitudini, i luoghi, le parole. Tutto ciò che appartiene a una vita e che continua ad avere un posto anche quando quella vita non possiamo più incontrarla nella sua forma di prima. Il dolore della sua morte resta. Non ha bisogno di essere nascosto né addolcito. Ma Francesco non è soltanto il dolore della sua assenza.

Forse uno dei passaggi più difficili del lutto è proprio imparare che l’amore non finisce quando finisce la presenza. Cambia il luogo in cui abita. Ieri sera era nei racconti, negli abbracci, nelle fotografie, nelle persone arrivate per esserci. Era nel suo nome pronunciato ancora, insieme, tra le lacrime.

E allo scoccare della mezzanotte, per un momento, non abbiamo contato gli anni che non ci saranno. Abbiamo celebrato quelli che ci sono stati. La vita di Francesco.

E io, ancora una volta, mi sono sentita profondamente grata alla vita e alle persone che incontro nel mio lavoro, ai miei pazienti, che mentre mi affidano parti così fragili e preziose della loro storia finiscono per insegnarmi tanto. È uno dei doni più preziosi che questo lavoro continua a consegnarmi.

Un grazie alle Giubbe Verdi e a Gianluca Calò per esserci stati e per aver contribuito, con la loro presenza, a rendere possibile un momento così prezioso.

Si conclude un'altra intensa esperienza di formazione all'interno della comunità EMDR Italia.Torno a casa con nuovi appr...
15/06/2026

Si conclude un'altra intensa esperienza di formazione all'interno della comunità EMDR Italia.

Torno a casa con nuovi apprendimenti, nuove riflessioni e, soprattutto, con la conferma di quanto la crescita professionale passi attraverso l'incontro con gli altri.

Il workshop condotto da Andrew Leeds sugli impasse terapeutici ci ha ricordato qualcosa di essenziale: nella stanza di terapia non entra soltanto lo psicoterapeuta con le proprie competenze, ma entra anche la persona dello psicoterapeuta. Continuare a lavorare su di sé, sulle proprie aree di vulnerabilità, sui propri limiti e sulle proprie risorse non è un aspetto secondario del nostro lavoro. È parte fondante ed integrante della responsabilità che abbiamo verso le persone che si affidano a noi.

Ho apprezzato profondamente l'umanità, l'umiltà e la generosità con cui sono state condivise competenze, esperienza clinica e riflessioni maturate in anni di lavoro. Un modo di insegnare che trasmette conoscenza senza mai perdere di vista la complessità dell'essere umani e dell'incontro terapeutico.

E poi a lasciare il segno nel cuore ci sono le conversazioni tra colleghi, gli scambi spontanei, le risate condivise, la musica, il ballo, il piacere di stare insieme.

Tra appunti, riflessioni, confronti e momenti di leggerezza, torno a casa ricordandomi ancora una volta quanto sia prezioso appartenere a una comunità professionale che continua a studiare, interrogarsi e crescere insieme.

E poi... c'è altro! Per ora posso solo dirvi che non torno a casa soltanto con appunti e nuove riflessioni cliniche. Nella valigia c'è anche una sorpresa che presto troverete in choros.

E no, non intendo rovinarvi l'effetto sorpresa🤩

Restate connessi 👀


Associazione EMDR Italia
choros | Spazio di cura del Sè
Spazio Sicuro Centro EMDR Lecce

Milano, EMDR Italia.Abbiamo vissuto la prima giornata dedicata alla formazione con Andrew Leeds, riflettendo sugli impas...
13/06/2026

Milano, EMDR Italia.

Abbiamo vissuto la prima giornata dedicata alla formazione con Andrew Leeds, riflettendo sugli impasse terapeutici, sulle rotture dell'alleanza e su quei vissuti di inadeguatezza che, prima o poi, attraversano il lavoro di ogni terapeuta.

Temi complessi, profondamente umani, che richiedono studio, confronto e la disponibilità a continuare a mettersi in discussione.

La giornata prosegue con l'Assemblea Nazionale EMDR Italia. Un momento diverso ma altrettanto importante, che ricorda quanto la crescita professionale non passi soltanto dall'apprendimento individuale, ma anche dall'appartenenza a una comunità scientifica e clinica che continua a interrogarsi, evolversi e costruire insieme.

Tra formazione, confronto e cooperazione, portiamo con noi il valore di una comunità professionale che studia, si interroga e cresce insieme. Perché la qualità della cura nasce anche da questi incontri, dalla condivisione delle competenze e dalla possibilità di camminare fianco a fianco nel continuo percorso di apprendimento che il nostro lavoro richiede.

Ritrovarsi come professioniste, ma anche come persone. Condividere domande, dubbi, entusiasmi, fatiche e visioni. Ricordarci che dietro ogni terapeuta c'è una storia, un percorso e un'umanità che continua a crescere. È anche da questi legami, costruiti nel tempo e nutriti dal rispetto reciproco, che nasce la forza di una comunità capace di prendersi cura degli altri🫂


Potrei raccontarvi del quadretto, dei fiori, dei colori, della cura con cui è stato realizzato. Potrei parlarvi della fr...
10/06/2026

Potrei raccontarvi del quadretto, dei fiori, dei colori, della cura con cui è stato realizzato. Potrei parlarvi della frase che la persona che me l'ha portato in dono ha scelto di scrivere. Eppure, (Spoiler: come spesso accade in terapia), il valore più profondo non è nell'oggetto, ma nel significato che porta con sé.

Forse mi sta dicendo che si è sentita vista. Forse che ha trovato uno spazio sufficientemente sicuro per crescere. Forse che alcune parti di sé, rimaste per molto tempo senza acqua e senza luce, hanno finalmente trovato un luogo in cui poter esistere senza paura.

Osservando questo dono mi colpisce anche la presenza della casa sotto l'albero. La casa richiama il bisogno di appartenenza, di protezione, di un luogo in cui sentirsi accolti. L'albero parla di radici, crescita e continuità. E quel piccolo cuore rosso tra i rami sembra raccontare qualcosa di ancora più importante: che la crescita avviene sempre dentro una relazione significativa.

Ogni volta che una persona entra nel mio studio porta una storia, la più importante: la sua. A volte arriva con ferite antiche, altre con domande che non hanno ancora trovato parole. Porta paure, tentativi di resistere, parti di sé che hanno imparato a nascondersi per sopravvivere.

Il mio lavoro non è far fiorire nessuno. I semi, le risorse, la forza di crescere appartengono già alla persona.

Direi che il compito della psicoterapia è più simile a quello di preparare il terreno. Creare uno spazio sufficientemente sicuro perché ciò che è già presente possa trovare il tempo e le condizioni per emergere.

Per questo ricevere un dono come questo mi commuove. Perché mi ricorda il privilegio che accompagna il mio lavoro ogni giorno: assistere alla crescita delle persone, vedere comparire nuovi germogli dove qualcuno vedeva soltanto terra arida, osservare la vita che lentamente torna a cercare la luce.

E ogni volta penso la stessa cosa: la gratitudine è reciproca. Perché se è vero che accompagno qualcuno nel suo cammino, è altrettanto vero che sono i miei pazienti a insegnarmi, ogni giorno, quanto sia straordinaria la capacità umana di guarire, trasformarsi e ricominciare.

Grata🌿

Avrete sicuramente sentito parlare di   In questo interessante articolo su IO DONNA l'amica e collega Laura Corvaglia ap...
10/06/2026

Avrete sicuramente sentito parlare di In questo interessante articolo su IO DONNA l'amica e collega Laura Corvaglia approfondisce alcune delle dinamiche che una coppia può attraversare quando la relazione incontra momenti di difficoltà, aiutandoci a comprendere meglio i processi che possono portare all'allontanamento e alla crisi del legame. Buona lettura 💌

Quando il partner rallenta, si blocca o ha bisogno di sostegno, l'altro cosa fa? Lo aspetta o tira dritto? Il cosiddetto divorzio alpino è una metafora delle relazioni che aiuta a capire come affrontiamo la vulnerabilità, il bisogno di aiuto e la paura di essere lasciati indietro

03/06/2026

La scorsa settimana ero a Milano, ancora una volta seduta tra appunti, riflessioni, domande e nuove conoscenze. Ancora una volta a studiare.

Questa volta con Susan M. Darker-Smith, una delle figure più autorevoli a livello internazionale nell'ambito dell'EMDR con bambini e adolescenti.

Spesso la formazione viene raccontata come un elenco di corsi, certificazioni e titoli da aggiungere a un curriculum. Per me ha sempre significato qualcosa di diverso.

Ogni volta che scelgo di partire, di investire tempo, energie, weekend liberi e risorse per continuare a formarmi, penso ai bambini che incontrerò. Penso agli adolescenti che proveranno a raccontare qualcosa che ancora non riescono a comprendere. Penso ai genitori che arrivano in studio portando con sé la fatica, la paura di sbagliare e il desiderio profondo di aiutare i propri figli.

Perché lavorare con un bambino non significa semplicemente lavorare con un bambino. Significa entrare con rispetto nella costruzione del suo futuro.

Esistono momenti nella vita in cui una persona può fare esperienza di qualcuno che la aiuta a sentirsi finalmente al sicuro. Qualcuno che le offre parole quando le parole non ci sono ancora. Qualcuno che la accompagna a trasformare una ferita in una storia che può essere raccontata senza esserne travolta.

Sapere di poter contribuire, anche solo in parte, a questo processo continua a sembrarmi un privilegio enorme ✨

Ed è per questo che continuo a studiare.

Perché dietro ogni libro, ogni corso e ogni supervisione non vedo un titolo da conquistare. Vedo gli occhi di un bambino che torna a sentirsi al sicuro, di un adolescente che scopre di non essere sbagliato e di un genitore che ritrova la speranza di poter essere abbastanza per suo figlio.

E credo che poche cose abbiano un valore più grande di questo.

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞' 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚?!Ogni volta che entriamo nelle scuole per creare spazi di ascolto, confronto e pensiero, emerge una ri...
22/05/2026

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞' 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚?!

Ogni volta che entriamo nelle scuole per creare spazi di ascolto, confronto e pensiero, emerge una riflessione che sembra tornare sempre uguale.

Perché aspettiamo così spesso che il disagio diventi visibile per iniziare a parlarne?

Perché facciamo ancora così fatica a costruire luoghi in cui ragazze e ragazzi possano raccontare ciò che sentono quando c’è ancora tempo per comprendere, nominare, condividere?

La sofferenza emotiva raramente arriva all’improvviso. Più spesso parla sottovoce. Si nasconde dietro il ritiro, l’irritabilità, il silenzio, il perfezionismo, il corpo che cambia linguaggio, la sensazione di non essere abbastanza, il sentirsi soli anche in mezzo agli altri.

Eppure continuiamo spesso a considerare il benessere psicologico qualcosa da attivare quando il disagio è già evidente, invece che una presenza stabile nei luoghi della crescita.

La scuola non è solo il luogo in cui si apprendono contenuti. È uno dei primi luoghi in cui si impara a stare con sé stessi e con gli altri.

Per questo la prevenzione non è un progetto occasionale. È creare cultura emotiva. È educare al sentire. È offrire parole, strumenti e relazioni prima che il dolore diventi troppo difficile da raccontare.

Lo scrivo con la mia voce e con quella di tante colleghe che ogni giorno incontrano giovani che non hanno bisogno di risposte perfette, ma di adulti capaci di restare, ascoltare e aiutare a dare un nome a ciò che accade dentro.
Perché la salute mentale non dovrebbe iniziare quando compare il disagio. Dovrebbe iniziare molto prima.

In meno di 72 ore si sono avvicendate due situazioni gravissime e devastanti che riguardano un tentato 5uic1di0 e un 5ui...
13/05/2026

In meno di 72 ore si sono avvicendate due situazioni gravissime e devastanti che riguardano un tentato 5uic1di0 e un 5uic1di0 di due ragazzi minorenni. E credo che davanti a questo non possiamo fermarci soltanto al “Oddio, che cosa sta succedendo ai ragazzi di oggi?”.

Perché il punto non è solo quello che è accaduto. Il punto è quello che lo fa accadere!

E da adulta, ma anche da professionista che lavora ogni giorno nella salute mentale e dentro sofferenze enormi, sento che dovremmo iniziare a farci una domanda molto più scomoda e molto più profonda: che cosa sta mancando nelle nostre relazioni affinché un ragazzo o una ragazza possano sentirsi accolti davvero in quello che provano?

Perché se a 11 anni, a 13, a 15 o a 17 anni l’unica soluzione che la tua mente riesce a trovare è il 5uic1di0, allora qualcosa non sta funzionando. E no, non possiamo raccontarci che sia solo “fragilità dei ragazzi di oggi”.

Significa che, da qualche parte, questi adolescenti stanno sentendo mancare sicurezza, comprensione, connessione. Stanno sentendo di non avere uno spazio abbastanza sicuro dove poter esistere con il loro dolore senza sentirsi sbagliati, troppo, esagerati o invisibili.

L’adulto ha un ruolo preciso nella relazione. L’adulto dovrebbe essere accudimento, regolazione, protezione, presenza. E invece sempre più spesso vedo adulti distratti, assenti, emotivamente lontani, troppo presi dal fare, dalla performance, dai problemi quotidiani, dalle proprie necessità. Sempre meno orientati allo stare nella relazione. All’essere davvero genitori, e non soltanto a fare i genitori.

E questo crea fratture profonde. Fratture emotive, relazionali, comportamentali, identitarie.

Perché c’è una cosa che continuiamo a dimenticare: il sistema nervoso di un bambino e di un adolescente è ancora in costruzione. La sua maturazione continua fino ai 20, 25 anni circa. Questo significa che spesso quei ragazzi non hanno ancora gli strumenti cognitivi ed emotivi per fare metacognizione, cioè per riflettere sui propri stati interni, per comprendere fino in fondo ciò che stanno vivendo, per regolare da soli il caos che sentono dentro. Ed è proprio qui che l’adulto dovrebbe entrare nella relazione come ponte, come regolazione, come presenza capace di aiutare quel dolore a diventare pensabile e condivisibile, invece che insopportabile e solitario.

E allora dovremmo esserci noi adulti a fare da ponte. Dovremmo aiutarli a dare un nome al dolore, a tollerarlo, ad attraversarlo. Perché un adolescente che arriva a pensare che morire sia l’unico modo per smettere di soffrire non è un adolescente che “vuole attenzioni”. È un adolescente che, molto probabilmente, non riesce più a sentire connessione, sicurezza e possibilità dentro di sé e nelle relazioni intorno a lui. E questa dovrebbe essere una responsabilità collettiva che ci riguarda tutti!

“Mamma” è forse una delle parole più pronunciate al mondo. Una delle prime che impariamo, una di quelle che continuiamo ...
10/05/2026

“Mamma” è forse una delle parole più pronunciate al mondo. Una delle prime che impariamo, una di quelle che continuiamo a cercare anche da adulti, perfino nel dolore, perfino nell’assenza. Alcuni studi sul linguaggio suggeriscono che suoni come “ma” e “mamma” compaiano molto precocemente in culture diverse, probabilmente perché sono tra i più semplici da articolare per un neonato. Ma dentro questa parola non c’è solo fonetica. C’è legame, bisogno, memoria, corpo, attaccamento.

In questa giornata esistono molte storie insieme. Ci sono madri che stringono i propri figli e madri che li portano nel cuore dopo averli perduti. Figli che possono ancora dire “mamma” e figli che continuano a pensarla in silenzio perché non c’è più. Ci sono persone che non saranno mai madri e che, nel loro modo di stare nelle relazioni, custodiscono comunque qualcosa di profondamente materno: la cura, la protezione, la capacità di accogliere.

“Mamma”, culturalmente e affettivamente, richiama qualcosa di profondamente corporeo, intimo e relazionale. È la parola dell’attaccamento, del richiamo emotivo, della memoria sensoriale. Quando soffriamo non diciamo “voglio la madre”. Diciamo “voglio la mamma”. Dentro quella parola vive il bisogno di rifugio, di contenimento, di ritorno a uno stato di sicurezza primaria.

Forse è anche qui la differenza tra “madre” e “mamma”. In termini fenomenologici si potrebbe dire che la “madre” appartiene maggiormente all’ordine della funzione e del simbolico, mentre la “mamma” appartiene all’esperienza vissuta del legame. La madre può esistere come ruolo. La mamma esiste nel modo in cui viene sentita.

Ed è forse per questo che alcune persone possono avere una madre senza aver mai sentito davvero una mamma. E altre possono incontrare esperienze profondamente materne anche oltre il legame biologico.

Indirizzo

Via Tenente Colaci 121
Copertino
73043

Telefono

+393484371185

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Selenia Greco - choros Spazio di Cura del Sé pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare