simona.psy

simona.psy Psicologa-psicoterapeuta a orientamento cognitivo neuropsicologico. Mi occupo di psicoterapia, neuropsicologia e divulgazione

Nel lavoro clinico, alcune persone arrivano portando una lunga esperienza di adattamento.Un modo di stare nelle situazio...
03/04/2026

Nel lavoro clinico, alcune persone arrivano portando una lunga esperienza di adattamento.

Un modo di stare nelle situazioni costruito nel tempo, spesso efficace, ma sostenuto da un continuo aggiustamento di sé.

Questo modo di funzionare, a lungo, può diventare così abituale da rendere meno accessibile ciò che è più spontaneo.

La sensazione che emerge non è sempre immediatamente leggibile: riguarda il modo in cui ci si riconosce, o non ci si riconosce, nella propria esperienza.

In questi percorsi, il riconoscimento del proprio funzionamento — a volte anche attraverso una diagnosi — apre una possibilità diversa:
non tanto modificarsi ancora, ma iniziare a dare senso a ciò che c’è sempre stato.

Il lavoro terapeutico si muove spesso in questa direzione:
ridurre gli adattamenti necessari e costruire un modo di stare nel mondo che richieda meno sforzo per essere mantenuto.

Quest’estate ho letto molte discussioni su quanto siano faticose le vacanze con ə figlə. Alcune mamme commentavano che a...
02/09/2025

Quest’estate ho letto molte discussioni su quanto siano faticose le vacanze con ə figlə.

Alcune mamme commentavano che assolutamente sono i momenti più stancanti in assoluto, altre invece che non vedevano l’ora di passare del tempo insieme.

Immancabili i commenti del tenore “nessuno ti ha obbligata a fare figli se non volevi passare il tempo con loro”.

Queste discussioni mi hanno fatta riflettere profondamente perché dai commenti di molte traspariva la sensazione di aver lasciato indietro qualcosa rispetto al prima.

Questa è una sensazione che in diverse misure e in diversi momenti abbiamo provato tutte dopo la maternità.

Quello su cui però c’è secondo me da riflettere è la pretesa di poter condurre la vita di prima quando si hanno bambinə, soprattutto piccoli.

E non sto promuovendo sicuramente il sacrificio materno, quanto piuttosto una certa clemenza nei propri confronti.

Perché anche nelle famiglie in cui il carico è diviso equamente tra i genitori, come possiamo pensare di riuscire a dedicare lo stesso tempo di prima a lavoro-casa-sport-formazione-hobby-ecc., avendo anche una persona piccola a cui dedicarci?

E allora forse non è più costruttivo accorgersi che sì, la vita di prima è sicuramente persa, ma che l invece di vivere nella continua nostalgia, sarebbe più utile progettarsi nella quotidianità in modo diverso?

Spessissimo mi viene chiesto: ma è ancora possibile che la persona X possa cambiare, alla sua età (solitamente >70)?Spoi...
19/05/2025

Spessissimo mi viene chiesto: ma è ancora possibile che la persona X possa cambiare, alla sua età (solitamente >70)?

Spoiler: sì è possibile!

Se pensassi che il cambiamento non fosse possibile, dovrei fare un altro tipo di lavoro.

Ma purtroppo anche tra ə professionistə sanitarə, e nello specifico in chi lavora con la salute mentale, è ancora diffusa la convinzione che la vecchiaia sia legata a una sorta di immodificabilità della sofferenza.

Questo porta anche ə terapeutə ad avere un atteggiamento più pessimistico verso è pazientə anzianə, immaginando una prognosi peggiore.

Ma non esiste un’età massima per poter cambiare, per stare bene!

L’arrivo di unə bambinə è un evento dirompente, che spesso conduce alla rinegoziazione del senso di sé per entrambə è ge...
04/12/2024

L’arrivo di unə bambinə è un evento dirompente, che spesso conduce alla rinegoziazione del senso di sé per entrambə è genitorə, ma soprattutto per le mamme.

Ad oggi si assiste a una tendenza ad assumere il ruolo di madre in modo totalizzante, come se nella propria vita non ci potesse essere lo spazio per essere altro.

Se per alcune questo può essere un percorso identitario, ci sono persone che per vari motivi aderiscono a questo ruolo in maniera poco autentica, sentendosi alla lunga sopraffatte da una vita che non sentono propria.

Quando questo avviene, possono prodursi malessere psicologico e psicopatologia, sia nel sentirsi costrette in maglie molto stringenti di doveri, sia quando nel percorso evolutivo ə figlə diventano man mano autonomi, lasciando la persona senza più uno scopo.

Questo week end si sono tenuti gli esami finali della classe di specializzazione a cui ho fatto fatto da tutor per 4 ann...
25/11/2024

Questo week end si sono tenuti gli esami finali della classe di specializzazione a cui ho fatto fatto da tutor per 4 anni.

Sono davvero orgogliosa di tuttə loro, perché ognunə a proprio modo ha intrapreso un grande percorso di cambiamento personale e professionale in questi 4 anni.

Anche chi ha deciso di rimandare la specializzazione ha preso una decisione difficile, ma di grande responsabilità per sé e per ə proprə pazienti.

Io devo ammettere che ero forse più in ansia di loro prima delle presentazioni, perché in fondo questo percorso è stato anche mio.

Mi sono sperimentata in un ruolo per me nuovo, dove essere il punto di riferimento per altrə, cosa non sempre facile ma che spero di aver fatto al meglio. Sicuramente ci ho messo tutto il mio impegno e spero che questo filo si manterrà anche nel futuro.

💕

Insieme a  abbiamo voluto fare chiarezza su che cosa sia veramente il trauma, parola oggi strausata, spesso come spaurac...
16/10/2024

Insieme a abbiamo voluto fare chiarezza su che cosa sia veramente il trauma, parola oggi strausata, spesso come spauracchio e spesso con un significato non corretto.

Infatti nell’ambito della genitorialità, si tende a parlare di trauma per qualunque evento percepito come negativo per il bambino (inserimento all’asilo, termine dell’allattamento, spannolinamento...). È importante invece distinguere i traumi veri e propri dagli eventi quotidiani, che anche se possono essere stressanti, di per sé non sono traumatici.

Nell'ottica fenomenologica, l'identità di una persona prende forma a partire dal mondo in cui essa vive, nel quale si di...
17/09/2024

Nell'ottica fenomenologica, l'identità di una persona prende forma a partire dal mondo in cui essa vive, nel quale si dispiega la storia personale di ognunǝ.

Il contesto in cui viviamo costituisce una comune rete di rimandi, che permette di condividere il senso e il significato di ciò che accade nella quotidianità.

Il proprio senso di stabilità personale emerge dalla congruenza della propria esistenza con la narrazione che ci si fa di sé.

L'identità personale, inoltre, è da vedersi in ottica temporale: si fonda sui nostri progetti di vita ed è tanto più stabile quanto ci progettiamo coerentemente con le nostre possibilità di azione nel mondo.

In un mondo interpretato al maschile, in cui predominano gli stereotipi di genere, spesso le donne esperiscono una contrazione delle proprie possibilità esistenziali, a seconda dei limiti imposti dalla cultura dominante.

La donna stessa, infatti, condivide (magari anche se implicitamente) i valori del contesto storico-culturale in cui è immersa, e potrà progettarsi solo alla luce delle aspettative legate al genere.

È così che spesso le ragazze si mostrano meno interessate alle materie scientifiche.

Credo che in terapia sia fondamentale partire da questo punto di vista per permettere alle pazienti di progettarsi autenticamente nella vita lavorativa e familiare.

Dopo anni di innumerevoli tentativi di disciplinare i miei capelli all’indietro, all’improvviso ho compreso che la loro ...
27/06/2024

Dopo anni di innumerevoli tentativi di disciplinare i miei capelli all’indietro, all’improvviso ho compreso che la loro naturale predisposizione era di stare in avanti.

Ho sempre pensato che mi avrebbero fato fastidio, e invece questo semplice cambio di prospettiva mi sta semplificando la vita sotto vari aspetti.

Questa è una metafora di quel che a volte accade in psicoterapia: semplicemente capiamo che alcuni modi di essere non vanno radicalmente modificati, ma colti, compresi, assecondati nella loro natura e adattati al mondo circostante.

Soprattutto nell’ambito delle neurodivergenze, in particolare per quanto riguarda autismo e ADHD.

Spesso il mondo è scomodo, ma non si può fare a meno di viverci, ma forse è possibile trovare un compromesso tra noi e i contesti che ci circondano?


Dopo San Valentino, il 15 febbraio si celebra San Faustino, detto "la festa deə single".In realtà c'è ben poco da festeg...
15/02/2024

Dopo San Valentino, il 15 febbraio si celebra San Faustino, detto "la festa deə single".

In realtà c'è ben poco da festeggiare, perché ancora oggi viviamo in un mondo dove la norma relazionale è solo quella di essere in una coppia.

Le persone single, di conseguenza, soprattutto se donne, esperiscono una discriminazione per il fatto di non essere in una relazione di coppia.

Si dà per scontato che essere single sia una fase transitoria, che sia una condizione difettuale, e che si debba andare alla ricerca attiva di unə partner.

Essere single non viene percepito come una possibile scelta dell'individuo, con conseguenti comportamenti discriminatori quali: consigli non richiesti, domande indiscrete, trattamenti differenti in varie occasioni sociali, emarginazione ed esclusione da alcuni eventi.

Come altri tipi di discriminazioni, spesso il singlismo è implicito, e lo perpetriamo senza nemmeno accorgercene.

Ma non è mai tardi per accorgersene e cambiare rotta!

Ti è mai capitato di mettere in atto o di vedere questo tipo di discriminazione?

Parliamone nei commenti 👇

L’ingresso nella terza età è comunemente e consensualmente stabilito a 65 anni.Si attribuisce questa decisione al cancel...
22/01/2024

L’ingresso nella terza età è comunemente e consensualmente stabilito a 65 anni.

Si attribuisce questa decisione al cancelliere tedesco Otto Von Bismarck, il quale avrebbe stabilito questa soglia per l’età pensionabile al fine di sbaragliare i propri avversari politici, tutti over 65, ma questa leggenda metropolitana non. Ha mai trovato conferma ufficiale.

Da qualche anno, invece, ci si interroga sulla necessità di posticipare l’inizio della terza età, osservando che i 65 anni di oggi sono molto differenti rispetto a quelli di solo 20 anni fa.

In particolare, nel congresso del 2018 della SIGG, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, è stato proposto di fissare a 75 anni l’età per diventare anzianə.

Effettivamente, le persone over 65 di oggi mostrano condizioni fisiche, psichiche e cognitive migliori rispetto aə coetaneə di qualche decennio fa.

Inoltre, sono maggiormente propensi a prendersi cura di sé e a mettere in atto comportamento volti alla prevenzione rispetto a una serie di problematiche legate all’invecchiamento.

Durante la conduzione di una serie di interviste a over 65ennə sul significati di “essere anzianə”, mi è parso chiaro che per le persone non si diventa “anzianə” al compimento di una certa età, ma casi sente tali quando le proprie condizioni di salute peggiorano e si inizia ad avvertire la necessità di dipendenza da altrə.

In effetti anche la letteratura scientifica mi ha confermato questo dato, anche se ovviamente non vale per tutte le persone e in tutti i luoghi del mondo.

Ti sei mai fermatə a pensare a quando si diventa anzianə?

Parliamone nei commenti!

⚠ FREEBE ⚠Prendendo spunto da un famoso test di memoria (il Free and Cued Selective Remainding TEst), ho creato questo e...
18/01/2024

⚠ FREEBE ⚠

Prendendo spunto da un famoso test di memoria (il Free and Cued Selective Remainding TEst), ho creato questo esercizio

Ovviamente, l'esercizio ricalca il funzionamento del test ma gli stimoli sono stati completamente modificati per non inficiarne l'efficacia durante una eventuale valutazione.

In questo freebe, trovi un pdf per somministrare questo esercizio in modalità digitale, oppure puoi stamparlo e usarlo in modo cartaceo.

Per avere il pdf:

- condividi il post nelle storie e taggami (se hai un profilo privato inviami lo screen!)

- tagga nei commenti persone a cui potrebbe piacere questo esercizio

I colloqui di psicoterapia (per me) durano in media 50 minuti e ci si vede indicativamente una volta alla settimana.Man ...
11/01/2024

I colloqui di psicoterapia (per me) durano in media 50 minuti e ci si vede indicativamente una volta alla settimana.

Man mano che i percorsi si avviano, si può decidere per motivazioni cliniche, organizzative o economiche di portare la frequenza ogni due settimane.

Raramente mi è capitato, se non in situazioni pensate individualmente, di vedere le persone più frequentemente, perché il colloquio di psicoterapia deve essere "riempito" di vita vissuta, e in due o tre giorni non ci sono quasi mai abbastanza episodi esperienziali significativi da cui partire per lavorare.

ⱻ pazienti a volte hanno meno da dire, e allora finiscono prima dei 50 minuti previsti, altre volte necessitano di più tempo, e si decide se concederlo o meno.

Nella mia ottica, un primo e significativo obiettivo terapeutico è cogliere come gestire il tempo della seduta: arrivare con poco materiale, o al contrario non riuscire a selezionare gli argomenti, o trovarsi negli ultimi minuti a "sganciare una bomba" sono tutti aspetti su cui ragionare clinicamente.

Inoltre, a livello organizzativo è chiaro che unǝ terapeuta si debba dare un tempo per poter organizzare la giornata lavorativa.

Mi è capitato che le persone non si trovassero bene con questi confini, più o meno velatamente.

Per me è però un aspetto fondamentale del setting terapeutico, e quasi mai sono disposta a contrattare su questo.

Ti è mai capitato di sentirti in difficoltà nel gestire il tempo della psicoterapia?

Indirizzo

Via Verdi 50/B
Corbetta
20011

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 21:00

Telefono

+393920205317

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando simona.psy pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare