Psi.Co

Psi.Co Psi.Co è uno studio di psicologia situato nel pieno centro di Cornaredo, in provincia di Milano.

Oggi molti contenuti pensati per adolescenti o adulti vengono proposti molto precocemente ai bambini, il cui sistema emo...
21/05/2026

Oggi molti contenuti pensati per adolescenti o adulti vengono proposti molto precocemente ai bambini, il cui sistema emotivo è ancora in costruzione, spesso senza interrogarsi davvero sul l’effetto non immediato e sulla reale utilità.

Questo non significa che un contenuto “rovini” automaticamente un bambino. Il contesto conta: l’età, la sensibilità individuale, la possibilità di parlarne, la presenza dell’adulto.

Ma il fatto che un bambino guardi qualcosa senza piangere o spaventarsi apertamente o che si mostri molto interessato al contenuto, non significa necessariamente che abbia gli strumenti per elaborarlo.

Come adulti, la domanda da porci non è solo: “gli piace?” ma anche: “È qualcosa che può davvero sostenere in questo momento della sua crescita? Gli serve?”

come psicologhe, il nostro lavoro non è dire ai genitori “state sbagliando”.
È aiutare a riflettere.

La parola d’ordine della funzione genitoriale è “protezione” prima ancora di educazione e stimolazione. Proteggere non significa proibire o bloccare ma essere garanti dei tempi dello sviluppo dei piccoli.


Le radici non sono solo il luogo da cui veniamo.Sono lingua, abitudini, silenzi, modi di amare, di educare, di soffrire,...
19/05/2026

Le radici non sono solo il luogo da cui veniamo.
Sono lingua, abitudini, silenzi, modi di amare, di educare, di soffrire, di chiedere aiuto.

Quando una persona cambia Paese, città o contesto culturale, spesso non porta con sé solo una valigia: porta un intero mondo interno che cerca nuovi punti di appoggio.

Negli ultimi tempi stanno arrivando nel nostro studio persone provenienti da culture, storie e appartenenze diverse.
E questa cosa ci ricorda ogni giorno quanto, nel nostro lavoro, sia fondamentale non dare per scontato il proprio modo di vedere il mondo.

Accogliere non significa “trattare tutti allo stesso modo”.
Significa avere la disponibilità a mettersi in ascolto, a sospendere le proprie cornici culturali, a fare spazio a significati differenti.

Per questo continuiamo a formarci anche sul lavoro clinico interculturale: perché ogni persona possa sentirsi vista nella propria complessità, senza dover lasciare fuori dalla stanza pezzi importanti della propria identità.

Prova a fare un piccolo conteggio orario: la giornata è di 24 ore. 8 (per le fortunate e i fortunati che dormono tanto) ...
01/05/2026

Prova a fare un piccolo conteggio orario: la giornata è di 24 ore.
8 (per le fortunate e i fortunati che dormono tanto) sono di sonno.
8, in genere, sono di lavoro.
Poi aggiungiamo il tempo per raggiungere il luogo di lavoro.
Quanto rimane per la vita privata?
Qualsiasi siano le variazioni del conteggio che ognuna e ognuno di voi ha fatto, è evidente che il "pezzo di vita" che trascorriamo al lavoro, è uno dei pezzi della nostra vita più influenti in termini di tempo ed energie.

Parlare di lavoro non riguarda quindi solo ciò che facciamo, ma ciò che siamo.

Passiamo nel lavoro una parte significativa della nostra vita, e non solo in termini di tempo, ma di investimento emotivo, cognitivo, relazionale.

Per questo l’idea che “basta staccare” è spesso una semplificazione.

Un ambiente di lavoro sano può sostenere il senso di efficacia, la fiducia, la stabilità. Quindi il "basta staccare" serve quando si svolge un lavoro affaticante in un contesto generativo e positivo.
Un ambiente conflittuale, stressante, sminuente, al contrario, non resta confinato all’orario lavorativo. Si infiltra: nel modo in cui pensiamo a noi stessi, nel corpo, nelle relazioni fuori dal lavoro.

E quando questo accade, non è una questione di fragilità individuale. È una questione di sicurezza psicosociale (infatti una delle voci della misurazione della sicurezza sul lavoro riguarda proprio la sicurezza psicosociale e lo stress lavoro correlato... che non è solo fatica).

Integrare il lavoro nella propria identità significa anche riconoscere quando quel contesto è nutriente e quando, invece, consuma.

Il benessere lavorativo è una condizione necessaria per poter restare, davvero, se stessi.

Buon Primo Maggio

Il lutto mette spesso le persone davanti a un doppio peso: il dolore della perdita e la sensazione di non viverlo “nel m...
18/04/2026

Il lutto mette spesso le persone davanti a un doppio peso: il dolore della perdita e la sensazione di non viverlo “nel modo giusto”.

C’è chi ha bisogno di condividere e chi di ritirarsi, chi sente tutto subito e chi ci arriva lentamente. Chi ha paura di essere troppo “razionale”, chi eccessivamente fuori controllo”.

Il punto non è uniformarsi a un modello ma mantenere, nel tempo, una possibilità di contatto con ciò che si prova.

Perché il rischio non è “sentire troppo” o “sentire troppo poco” m è negare di sentire.

E riconoscere un’emozione, nominarla ed esserne consapevoli rappresenta un movimento di integrazione indispensabile. Il comportamento osservabile che ne consegue è, invece, frutto di cultura, educazione, temperamento e libero arbitrio su ciò che ci si sente confidenti di mostrare al mondo.

Alle giovani e ai giovani laureati, un’opportunità formativa davvero interessante!
02/03/2026

Alle giovani e ai giovani laureati, un’opportunità formativa davvero interessante!

“Mi amo troppo per stare con chiunque.”

Non è solo una frase.
È un confine.
È un’affermazione di valore.
È libertà.

Il bando “Giovani per un futuro senza violenza”, in memoria di Sara Campanella (la frase citata sopra è sua), nasce da qui: trasformare una storia spezzata in un impegno concreto.

Da anni Psicoludìa lavora nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere attraverso percorsi formativi interdisciplinari, interventi nei territori e dispositivi esperienziali capaci di attivare consapevolezza profonda.
Crediamo che la violenza non sia un destino individuale, ma un fenomeno culturale che può essere riconosciuto, studiato, prevenuto.

Per questo istituiamo 5 borse di studio a copertura totale per il Corso di Alta Formazione:

“La violenza non è un gioco – Prevenzione e cura delle violenze e discriminazioni sulle donne”

🎓 Destinatari: studenti universitari under 30 e neolaureati (anche progetti di gruppo)
📅 Scadenza candidature: 3 maggio 2026
🏆 5 borse a copertura completa (€1250 + IVA)

Non è solo un’opportunità formativa.
È una presa di posizione culturale.

Se sei una giovane professionista o un giovane professionista che vuole contribuire a costruire contesti più sicuri, più consapevoli, più giusti — questo bando è per te.

Se conosci qualcuno che dovrebbe candidarsi, condividi.

La memoria può diventare futuro.
Per partecipare al bando: https://psicoludia.it/bando-per-lassegnazione-di-borse-di-studio-giovani-per-un-futuro-senza-violenza-di-sara-campanella/

Consigliatissimo!
28/02/2026

Consigliatissimo!

⭐️ NOVITÀ IN LIBRERIA per tutti i bambini e bambine. E per i loro papà.

Un da sfogliare insieme ai papà!

🪁 “Coccole di papà” di Alberto Pellai e Barbara Tamborini è una storia dolce e divertente per parlare dell’amore dei papà per i loro bambini e bambine, perfetto per celebrare il tempo di qualità.

Perché i papà sono tanti e tutti diversi, ma le loro coccole sono sempre speciali!

🎶 All’interno l’esclusiva canzone da ascoltare insieme: COCCOLA ROCK!

10/01/2026

C’era una volta un bambino che amava giocare.
Giocava così tanto da perdere la cognizione del tempo.
Finché un giorno, arrivando tardi a cena, fu sgridato duramente.
La rabbia, il senso di tradimento, la tristezza.
Poi la nonna, un biscotto al cioccolato e una storia che cambia direzione.
Da grande diventerà un pasticcere.

Inventare storie non è solo immaginazione:
è organizzare vissuti, dare forma alle emozioni, costruire significati condivisibili.

Strumenti come i Rory’s Story Cubes aprono spazi narrativi potenti anche (e soprattutto) con adulti e adolescenti:
abbassano le difese, aggirano il linguaggio razionale, permettono di raccontarsi “di lato”.

Quante volte in studio hai visto uno sguardo scettico davanti a un gioco…
per poi assistere a una storia che parla esattamente di ciò che conta?

Il gioco non è infantile.
È un linguaggio.

👉 Hai mai usato gli Storycubes? Se non l’hai mai fatto, come li utilizzeresti? in valutazione, in terapia, in gruppo, nella formazione? …

giocointerapia strumentiludici

Psicologia delle Tartarughe Ninja!
09/01/2026

Psicologia delle Tartarughe Ninja!

Quando si giudica il comportamento delle vittime di un evento grave, spesso non si sta analizzando davvero ciò che è acc...
04/01/2026

Quando si giudica il comportamento delle vittime di un evento grave, spesso non si sta analizzando davvero ciò che è accaduto, ma si sta cercando di prendere distanza dall’angoscia. È un bias di giudizio noto: attribuire colpe o errori a chi ha subito serve a costruire l’illusione che “a me non potrebbe capitare”, che basti fare diversamente per essere al sicuro. In realtà, il giudizio non protegge, rassicura solo temporaneamente.
Lo facciamo insieme un piccolo sforzo per smettere di distruggere di giudizi i nostri ragazzi? Dai che ce la si fa…


I
07/12/2025

I

A TUTTI COLORO CHE MI CHIEDONO DI LUCA, IL BAMBINO SOTTRATTO ALLA FAMIGLIA AFFIDATARIA CON CUI HA VISSUTO PER PIU’ DI QUATTRO ANNI, AVENDOLO CRESCIUTO SIN DAL PRIMO MESE DI VITA, E CHE E' STATO DATO IN ADOZIONE AD ALTRA FAMIGLIA

Ogni settimana ricevo richieste di aggiornamento sulla situazione di Luca, il bambino che è stato dato in adozione ad altra famiglia dopo più di quattro anni di affido ponte della famiglia che era disponibile ad adottarlo per sempre. Luca è tuttora presso la famiglia adottiva e non ha mai più visto i genitori affidatari che lo hanno cresciuto per quattro anni. Il trauma abbandonico deve essere enorme in questo bambino. Lo strappo prodotto è inaccettabile sotto ogni punto di vista. Per questo la famiglia affidataria ha fatto ricorso in appello, che ha di nuovo rigettato la sua richiesta. In tutte le sentenze emesse nessuno cita mai il tema della “continuità affettiva” e il bene maggiore del bambino che è il motivo principale per cui la famiglia affidataria continua a chiedere alla legge di rivedere la decisione adottiva. Ora l’avvocato della Famiglia, Sara Cuniberti, ha deciso di scrivere una lettera. L’ha scritta per aiutare l’opinione pubblica a comprendere quanto importante è che questo caso non vada nel dimenticatoio né della giustizia né della gente comune. La famiglia ora ha ricorso in Cassazione. Il tempo che trascorre senza nessuna capacità da parte della giustizia di far almeno riavvicinare il bambino alla sua storia e agli adulti che lo hanno amato e cresciuto sin da subito è un tempo che giorno dopo giorno amplifica nella memoria emotiva di quel bambino il dolore, il non senso e il trauma conseguente di tutto ciò che gli è accaduto. Perché i bambini non dimenticano. Possono elaborare, ma per farlo devono comprendere. E ciò che è accaduto a Luca è incomprensibile. Perciò, in questo week end lungo condivido con voi la lettera dell’Avvvocato Sara Cuniberti. Leggetela e fatela leggere. Facciamo rumore.

LETTERA APERTA: I BAMBINI SONO TUTTI UGUALI ?
Negli ultimi giorni l’opinione pubblica ha conosciuto, attraverso giornali, televisioni, e web la vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”. Tre bambini sono stati allontanati dalla loro abitazione improvvisata e, dopo il clamore nazionale, è già stata fissata — in tempi rapidissimi — un’udienza per il prossimo 4 dicembre per valutare un possibile riavvicinamento ai genitori.
È giusto che vi sia attenzione.
È giusto che vi sia urgenza.
Quando si parla di minori, non può essere altrimenti.
Ma mentre questa vicenda trova una corsia preferenziale, c’è un altro bambino che attende.
Da ormai quasi un anno. Stiamo pensando al “piccolo Luca”.
Era il mese di gennaio 2025 quando un padre naturale ha impugnato il decreto che dichiarava il proprio figlio adottabile.
Ha chiesto una verifica puntuale dei fatti, della sua capacità genitoriale, della correttezza degli accertamenti che hanno portato alla dichiarazione di adottabilità.
Al suo fianco, a sostegno della continuità di vita e di affetti, si sono presentati anche gli ex affidatari: persone che hanno rappresentato per quel bambino una base sicura, una quotidianità, un amore costante. Persone alle quali è stato strappato il bambino in affido che avevano cresciuto per 4 anni e mezzo su cinque della sua piccola vita. Quelli che lui ha sempre chiamato mamma e papà e che, da un giorno all’altro, non ha più potuto vedere, né sentire al telefono. Nulla. Il vuoto totale.
Eppure, in questo procedimento dove delle persone che lo amano si stanno battendo in ogni modo:
• non è stata ancora avviata una consulenza tecnica, indispensabile per valutare seriamente la genitorialità;
• si è celebrato ad oggi un solo passaggi processuali, privo di sviluppi concreti;
• non è stato favorito neppure un minimo riavvicinamento tra il minore e gli affidatari, nonostante anni di vita condivisa;
• i legami affettivi sono stati recisi, senza una valutazione tecnica, senza gradualità, senza alcuna considerazione per il principio — cardine della legge — della continuità affettiva.
• Un allontanamento brutale, condizione estrema che si attua solo in caso di maltrattamenti fisici o psicologici, abusi sessuali o grave trascuratezza e incuria. Perché? Il piccolo Luca era gioiosamente inserito in famiglia, cresceva in allegria e serenità.
• Ma davvero questa soluzione è il miglior interesse del bambino?
• Cosa avrà pensato la prima notte, la prima colazione, le prime giornate? Perché non tornano a riprendermi? Dove sono finiti tutti?
E tutto questo mentre altri minori, in un altro contesto, ottengono (giustamente) in pochi giorni un’udienza urgente.
La domanda nasce spontanea: perché?
Perché tre bambini hanno la loro udienza fissata nel giro di giorni e un altro bambino è in attesa da quasi un anno? Non stride?
Qual è la differenza?
Non dovrebbero essere tutti uguali davanti alla giustizia minorile?
Non dovrebbe avere lo stesso valore ogni lacrima, ogni paura, ogni speranza, ogni diritto, ogni legame affettivo?
Il bambino di cui parlo non può essere descritto nei dettagli: la sua storia merita protezione.
Ma posso dire questo:
– un padre aspetta, dei fratelli aspettano
– due affidatari aspettano, dei “fratelli” aspettano, dei nonni aspettano, degli zii aspettano, amici e compagni di scuola aspettano e ancora lo cercano
– un bambino aspetta.
Aspetta che qualcuno consideri la sua storia con la stessa urgenza che viene riservata ad altri.
Aspetta che si avvii finalmente una perizia che valuti, con competenza, cosa sia davvero meglio per lui.
Aspetta che si riconosca che la continuità affettiva è un diritto, non un optional.
Aspetta che la giustizia minorile si muova con la stessa velocità per ogni minore, non solo per quelli che finiscono in prima pagina.
Aspetta che qualcuno diventi la sua voce.
In materia di infanzia, il tempo non è neutro.
Il tempo costruisce o distrugge.
Il tempo può curare o ferire. E se le ferite iniziano a sanguinare diventa più faticoso rimarginarle.
E quando i legami vengono recisi, il tempo fa, non “può fare”, danni irreversibili.
Scrivo questa lettera per porre una domanda semplice, ma fondamentale:
Possiamo davvero accettare una giustizia che corre per alcuni bambini e si ferma per altri?
La risposta non riguarda solo una famiglia, né una vicenda giudiziaria.
Riguarda la credibilità dell’intero sistema di tutela minorile.
Riguarda la nostra capacità, come società, di garantire ciò che tutti proclamiamo:
che il bene del minore viene prima di tutto.
Tutti i bambini sono uguali.
La giustizia per loro dovrebbe esserlo altrettanto.

Indirizzo

Via San Martino 22
Cornaredo
20010

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