05/07/2026
Pale rotte in Calabria
La Calabria non può continuare a essere il bancomat energetico d’Italia.
La nostra regione produce già molta più energia elettrica di quella che consuma. Eppure famiglie e imprese continuano a sostenere costi elevati, mentre il territorio è investito da una valanga di richieste per nuovi impianti eolici, fotovoltaici e dal rinnovo delle concessioni idroelettriche.
La transizione energetica è una necessità. Ma non può tradursi in una corsa senza regole che sacrifica paesaggio, agricoltura, aree interne e qualità della vita, lasciando ai calabresi solo gli impatti e a qualcun altro i profitti.
Per questo ci vuole un cambio di rotta.
🔹 Moratoria sulle autorizzazioni ai nuovi grandi impianti fino all’approvazione di un Piano Energetico Regionale che definisca il reale fabbisogno, individui le aree idonee ed escluda quelle di maggiore pregio paesaggistico, ambientale e agricolo.
🔹 Censimento regionale di tutti gli impianti eolici, fotovoltaici e idroelettrici esistenti, verificando quelli dismessi, inattivi o sottoutilizzati. Prima di occupare altro territorio, si recuperi e si ammoderni ciò che già esiste.
🔹 Repowering prima di nuove installazioni: sostituire gli impianti obsoleti con tecnologie più efficienti, limitando il consumo di nuovo suolo e l’impatto sul paesaggio.
🔹 Stop al fotovoltaico selvaggio sui terreni agricoli di pregio. Priorità all’installazione su tetti di edifici pubblici e privati, aree industriali dismesse, parcheggi e superfici già urbanizzate.
🔹 Rinnovo delle concessioni idroelettriche solo a fronte di condizioni più favorevoli per la Calabria: canoni aggiornati, investimenti negli invasi e nelle reti, tutela dei corsi d’acqua, maggiore sicurezza degli impianti e una quota dei ricavi destinata ai territori che ospitano le infrastrutture.
🔹 Fondo regionale dell’energia, alimentato dai canoni e dalle compensazioni, per ridurre il costo dell’energia a famiglie e imprese, finanziare le Comunità Energetiche, sostenere i Comuni e rilanciare le aree interne.
🔹 Più occupazione e più imprese calabresi: chi investe sul nostro territorio deve garantire lavoro stabile, formazione e il coinvolgimento delle aziende locali.
La Calabria non dice no alle energie rinnovabili. Dice no a una transizione che concentra i profitti altrove e lascia qui soltanto i costi ambientali e sociali.
Se la Calabria produce energia per il Paese, è giusto che una parte significativa della ricchezza prodotta resti in Calabria. Questa è la vera transizione giusta: quella che tutela il territorio, crea sviluppo e restituisce dignità alle comunità.