Amigdala Studio di Psicoterapia

Amigdala Studio di Psicoterapia La dott.ssa M. Cecilia Gioia nasce a Maratea il 05 Gennaio 1976. Attualmente vive e lavora a Cosenza, come Psicoterapeuta.

L'attività clinica è orientata in particolare sui disturbi dell’ansia, sui disturbi dell’umore (depressione), sulla neuropsicologia, sulla psicologia perinatale, in particolare sulla psicologia ostetrica e sul trattamento della tocofobia. Consegue la Laurea in Psicologia Clinica e di Comunità (Roma, 2000) e successivamente la Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (Roma, 2007)

. Ha conseguito nel 2014 il titolo di Dottore di Ricerca in Psicologia della Programmazione e Intelligenza Artificiale. Negli anni la sua attività clinica si è orientata in particolare sulle tematiche sull’ansia, sui disturbi dell’umore (depressione), sulla psicologia perinatale, in particolare sulla psicologia ostetrica e sul trattamento della tocofobia. Responsabile del Centro d'Ascolto per il Benessere Psicofisico della Donna presso la Casa di Cura S. Cuore si occupa della donna e del suo ciclo di vita, in particolare psicopatologia della gravidanza e del post-partum, assistenza in sala parto,corsi di Accompagnamento alla Nascita, assistenza al lutto perinatale e menopausa. Ha svolto per nove anni attività di ricerca presso l'Unità di Ricerca “Neuroimmagini” Istituto di Scienze Neurologiche CNR Germaneto, Catanzaro, focalizzandosi sulla diagnosi e trattamento di malattie neurodegenerative (Sclerosi Multipla, Morbo di Alzheimer e Morbo di Parkinson) attraverso la riabiltazione cognitiva. Come formatrice da circa tredici anni si occupa di formazione alla Comunicazione, Disturbi Specifici dell'Apprendimento e Psicologia dell'Emergenza. E’ autrice di diverse decine di pubblicazioni scientifiche in riviste in lingua inglese ed è stata relatrice in alcuni congressi italiani e internazionali. Dall’anno accademico 2005-2006 fino all'A.A 2009-2010 è Professore Universitario a Contratto presso l’Università della Calabria ed a partire dall’anno accademico 2005-2006 fino all'A.A 2006- 2007 è Professore Universitario a Contratto presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. Dal 2008 ad oggi è Didatta presso A S Co C Accademia di Scienze Cognitivo Comportamentali di Calabria Scuola Quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia Riconosciuta dal MIUR Decreto Ministeriale del 10.03.2008 GU n. 71 del 25-3-2008. E' presidente dell'Associazione Culturale MammacheMamme www.mammachemamme.org e si occupa di sostegno alle donne e alle mamme, promuovendo azioni sul territorio per le famiglie. E' consulente alla pari per l'allattamento al seno e offre gratuitamente consulenze presso il suo studio. E' socia fondatrice del Movimento Italiano Psicologia Perinatale www.mippe.it. Lo studio Amigdala si occupa di psicoterapia individuale, di gruppo, corsi sulla comunicazione, valutazioni neuropsicologiche, incontri per le mamme e per i genitori. E' inoltre attivo, all'interno dello studio, uno sportello gratuito per l'allattamento al seno per tutte le mamme.

Amigdala Studio di Psicoterapia
30/07/2026

Amigdala Studio di Psicoterapia

SCOPERTEQuando sono diventata Me ho imparato che vicinanza non significa presenza, che la distanza non è tracciata dai c...
23/07/2026

SCOPERTE
Quando sono diventata Me ho imparato che vicinanza non significa presenza, che la distanza non è tracciata dai chilometri ma dall'assenza.
Quando sono diventata Me ho scoperto che l'oggetto amato esiste anche quando è fuori dal campo visivo. Che possiamo richiamarlo in memoria ogni volta e che questo ci consola e ci protegge.
Quando sono diventata Me ho incontrato l'adultita' e la bellezza.
L'ho abbracciata forte per non lasciarmi più.
Cecilia Gioia






📷 dal web

(...) E se ripenso a tutte quelle volte in cui non ho provato ad essere semplice, sento di essermi tradita, di non aver ...
30/06/2026

(...) E se ripenso a tutte quelle volte in cui non ho provato ad essere semplice, sento di essermi tradita, di non aver dato a me stessa l’opportunità di vivermi in pienezza, raccogliendo e amando tutte le parti di me. (...)

Per continuare a leggere l'articolo "L'arte di essere semplici" clicca qui

E’ dalle prime ore dell’alba che questo titolo ha iniziato a bussare nei miei pensieri e allora lo scrivo, lo riconosco e provo a dargli una forma, mentre sorrido alla mia tastiera attonita. Partia…

Da leggere
11/05/2026

Da leggere

𝐼𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐼𝑙 𝑀𝑒𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑒𝑟𝑜, 𝑀𝑎𝑟𝑖𝑎 𝐴𝑛𝑡𝑜𝑛𝑖𝑒𝑡𝑡𝑎 𝐺𝑢𝑙𝑖𝑛𝑜, 𝑃𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑙 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑒𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑒 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑖 𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑙𝑜𝑔𝑎𝑛.

“Gentile Direttore,
ho letto con molta attenzione l’interessante analisi del prof. Ricolfi pubblicata dal suo giornale e devo ammettere che ha suscitato in me sensazioni contrastanti.

C’è un riflesso quasi automatico, nel dibattito pubblico italiano, che merita di essere guardato con più freddezza: ogni volta che si parla di disagio, fragilità, crisi sociale, si invoca – talvolta con tono salvifico – la psicologia. È un punto che non può essere liquidato con sufficienza, perché pone una domanda lecita: stiamo trasformando ogni fatica della vita in un caso clinico?

Il rischio esiste. Ma fermarsi qui può essere un errore speculare che alimenta polarizzazioni, rischiose per il benessere della popolazione. Perché mentre discutiamo di “psicologizzazione della società”, la realtà intorno a noi racconta tutt’altro: la psicologia, nei servizi pubblici, è marginale, residuale, spesso l’ultima ruota del carro tra gli operatori sanitari.

Meno del 7% di presenza nei servizi è un dato poco rassicurante che dovrebbe far sobbalzare. Nell’offerta di salute, siamo molto lontani da un “overbooking” di psicologi e, invece, testimoni di una clamorosa insufficienza. Allora il punto non è se si parli troppo di psicologia.

Il punto è che se ne parla tanto ma si investe poco. Il cosiddetto “bonus psicologo” ne è l’esempio perfetto: grande visibilità politica, risorse limitate, accesso incerto destinato a pochi. Una misura che intercetta il bisogno, circa 800mila domande, ma non costruisce sistema. È la logica della misura emergenziale, non quella della strategia strutturale.

Qui si inserisce un secondo equivoco, più sottile: confondere la cura con la prevenzione. La prima arriva quando il problema è già esploso; la seconda lavora prima, quando si può evitare che il disagio, la crisi evolutiva, lo stress accumulato diventino patologia. Eppure, nel nostro modello sociale, la prevenzione psicologica resta ancora un timido corpo estraneo, quasi un lusso teorico.

C’è poi un ultimo punto, spesso rimosso perché meno spendibile mediaticamente: la prevenzione non produce consenso immediato. Non si inaugura, non si fotografa, non si taglia con un nastro.

È un processo lento, che chiede continuità e due qualità preziose e quindi rare nel ciclo breve della politica. E resta ai margini intrappolata nel paradosso: in una fase storica segnata da instabilità, pressione sociale, violenze e aggressività diffuse, trasformazioni profonde nel mondo del lavoro e delle relazioni, proprio ciò che servirebbe di più – strumenti diffusi di lettura del reale, gestione e accompagnamento del disagio – è ciò che meno viene offerto.

Dire, allora, che non tutto è psicologia è corretto. Basta non usarlo come alibi per aggirare il problema e rallentare la presenza solida della psicologia nella sanità pubblica e nei contesti educativi, perché diventerebbe una scorciatoia intellettuale. E anche politica.

Eppure, è proprio lì che si gioca la partita più seria: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei servizi territoriali, negli ambienti sportivi, dove le persone vivono, dove la presenza dello psicologo non dovrebbe essere un’eccezione o soltanto sperimentazione, ma una componente ordinaria.

Non per trasformare ogni disagio in terapia, ma per arrivare in tempo e permettere a ciascuno di far ripartire le autonome risorse personali per affrontare le proprie fatiche. Questo sarebbe un reale risparmio di costi e di salute.

Il punto di equilibrio, dunque, non sta tra due estremi – tutto è psicologia o niente lo è – ma in una distinzione più esigente: riconoscere che ogni difficoltà non richiede necessariamente lo psicologo, ma che una società senza psicologia accessibile nei territori e integrata tra le professioni sociosanitarie è una società più fragile, poco vista e ascoltata.

La società del giorno dopo, quella delle cronache sui giornali, in cui si continua a intervenire tardi, quando il costo umano ed economico è già esploso. La vera sfida è uscire dalla retorica.

Meno slogan, più architettura. Meno bonus, più sistema. E soprattutto, finalmente, più prevenzione: quella che non fa notizia, ma che può cambiare la vita di molte persone di ogni fascia d’età.”

𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐆𝐮𝐥𝐢𝐧𝐨
Presidente Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi

04/04/2026
I TRAUMI SI TRASMETTONO?Come trasmettiamo traumi, paure e ferite ai nostri figli (senza saperlo)?Ogni generazione riceve...
01/04/2026

I TRAUMI SI TRASMETTONO?
Come trasmettiamo traumi, paure e ferite ai nostri figli (senza saperlo)?

Ogni generazione riceve dalla precedente pesi emotivi che porta con sé, nel corpo.
La scienza mostra che stress e dolori segnano il nostro organismo, passando fino a tre generazioni attraverso i gameti. Guarire sé stessi interrompe questa catena: è un atto etico per il futuro.

Ogni generazione eredita qualcosa dalla precedente. Non solo patrimoni, cognomi o tradizioni, ma anche paure, ferite e traumi. Li trasmettiamo ai nostri figli lasciandoli irrisolti dentro di noi. La ricerca scientifica sta iniziando a dimostrare che alcune esperienze traumatiche possono lasciare tracce biologiche capaci di attraversare le generazioni. I nostri traumi e irrisolti, dunque, non finiscono con noi. Li consegniamo ai nostri figli e nipoti. E, lo ribadisco, non solo attraverso l’educazione, ma anche attraverso la biologia. Per anni abbiamo pensato che il dolore fosse una questione privata, ma la ricerca sull’epigenetica sta mostrando che le ferite possono lasciare tracce capaci di attraversare il tempo e arrivare fino a tre generazioni successive.

Trasmettiamo i traumi ai nostri figli attraverso ciò che non abbiamo mai avuto il coraggio di guarire. Con le paure che non abbiamo guardato, con i rancori che non abbiamo sciolto, con il dolore che abbiamo semplicemente imparato a nascondere.
Per molto tempo abbiamo pensato che i traumi appartenessero solo alla memoria psicologica, che fossero storie personali, intime, circoscritte alla vita di chi li aveva vissuti. Oggi la ricerca scientifica sta raccontando una storia più complessa e anche più responsabilizzante: le esperienze traumatiche possono lasciare tracce biologiche capaci di attraversare le generazioni.

Nel 2014 un gruppo di ricercatori del Brain Research Institute dell’Università di Zurigo, guidato dalla neuroscienziata Isabelle Mansuy, ha pubblicato su Nature Neuroscience uno studio che ha aperto una nuova prospettiva sulla trasmissione dei traumi. Analizzando modelli animali esposti a forte stress nelle prime fasi della vita, gli scienziati hanno osservato che le esperienze traumatiche modificano l’espressione di alcune molecole genetiche chiamate microRNA, piccoli regolatori dell’attività cellulare. Queste minuscole sequenze non cambiano il DNA, ma ne modulano il funzionamento. In altre parole: non alterano i geni, ma il modo in cui i geni si attivano o si spengono.

È ciò che oggi chiamiamo epigenetica. La scoperta più sorprendente è che queste alterazioni non rimangono confinate all’individuo che ha vissuto il trauma, ma possono essere trasmesse alla progenie attraverso i gameti, cioè le cellule riproduttive. Nei modelli osservati i figli e, perfino, i nipoti degli animali traumatizzati hanno mostrato cambiamenti nel comportamento, nella risposta allo stress e nel metabolismo, pur non avendo mai vissuto direttamente l’esperienza traumatica.

In altre parole, il trauma lascia una firma biologica che può attraversare fino a tre generazioni.
Negli anni successivi altri studi hanno rafforzato questa ipotesi. Anche figli di persone esposte a grandi traumi collettivi (guerre, carestie, violenze) mostrano talvolta una maggiore vulnerabilità a disturbi d’ansia, depressione o disregolazioni metaboliche e queste alterazioni possono essere trasmesse ai figli attraverso le cellule riproduttive. In modelli sperimentali le conseguenze dello stress sono state osservate fino alla terza generazione. Inoltre, nuovi studi mostrano che le esperienze di stress intenso possono modificare i meccanismi epigenetici (come la metilazione del DNA o la regolazione tramite RNA non codificanti), influenzando il modo in cui i geni si esprimono nelle generazioni successive. Altre ricerche recenti hanno, poi, individuato specifiche firme epigenetiche nello sperma di uomini che hanno vissuto maltrattamenti durante l’infanzia, suggerendo che le esperienze precoci possano essere registrate biologicamente e potenzialmente trasmesse ai discendenti.

La ricerca suggerisce, quindi, che ciò che accade nella vita di un individuo (stress, trauma, nutrizione, ambiente) può influenzare il modo in cui i geni funzionano nei figli.
Questa consapevolezza apre una riflessione profonda, non solo scientifica, ma anche etica e umana. Se i traumi possono essere trasmessi, allora anche la guarigione da essi può diventare un atto di responsabilità transgenerazionale.

Ci hanno insegnato che lavorare su se stessi è un percorso personale per stare meglio, per essere più felici, per vivere relazioni più sane. Ma forse il suo significato è ancora più grande. Elaborare il passato, attraversare il dolore, sciogliere rancori e paure non riguarda soltanto la nostra vita. Riguarda anche quella di chi verrà dopo di noi.

Le antiche tradizioni sapienziali avevano compreso questo principio molto prima che la scienza iniziasse a descriverlo. Per questo hanno elaborato, millenni orsono, molte strategie degne di attenzione (tra cui la ricapitolazione, la meditazione, la respirazione consapevole, il perdono) per farci comprendere la necessità di sciogliere i nodi del nostro passato come atto di responsabilità e amore verso le generazioni future, per interrompere la catena della trasmissione.

Il nostro stato interiore dialoga costantemente con la nostra biologia. Questo significa che ogni atto di consapevolezza è anche un atto biologico. Ogni riconciliazione con il passato è una forma di prevenzione per il futuro. Ogni ferita che scegliamo di guarire può interrompere una linea di trasmissione invisibile. In fondo la domanda è semplice, ma radicale: che cosa vogliamo lasciare in eredità alle generazioni che verranno? Non solo patrimoni, case o cognomi, ma stati emotivi, modelli relazionali, memorie biologiche e consapevolezze esistenziali. La vera eredità non è ciò che possediamo. È ciò che trasmettiamo. Per questo il lavoro su di sé non è un lusso spirituale. È una forma di responsabilità verso il futuro. Verso le persone che amiamo.

Daniela Lumera
26 marzo 2026

Fonte: https://www.corriere.it/sette/26_marzo_26/come-trasmettiamo-traumi-paure-e-ferite-ai-nostri-figli-senza-saperlo-30b4aa2b-1138-4e60-ba62-2f163ab4fxlk.shtml

DOMANDE《Quanto tempo serve per guarire?》 chiede.《Il tempo necessario per riconoscerne il diritto》rispondo.Poi il silenzi...
10/03/2026

DOMANDE
《Quanto tempo serve per guarire?》 chiede.
《Il tempo necessario per riconoscerne il diritto》rispondo.
Poi il silenzio.
Cecilia Gioia



Ernst Ludwig Kirchner, Two Women in the Street, 1914

TRAPPOLE《Sono anni che mi sento intrappolata in questo pensiero su di me. Sento di aver sbagliato e di non avere il diri...
05/03/2026

TRAPPOLE
《Sono anni che mi sento intrappolata in questo pensiero su di me. Sento di aver sbagliato e di non avere il diritto di tornare a vivere, Quindi resto nelle mie sabbie mobili, con le mie zavorre, tentando di espiare colpe che non mi perdonerò mai》.
Ha lo sguardo pieno di dolore e di rancore verso se stessa. Mi chiedo quando ha smesso di amarsi, di nutrire di pensieri amorevoli i suoi passi. La sua immensa solitudine mi avvolge, decido di entrarci. Respiro, respiriamo. Iniziamo.
《Vuoi darmi la mano? Se vuoi, faremo un pezzo di strada insieme》.
Cecilia Gioia


Ernst Ludwig Kirchner, Two Women 1920

Una buona psicoterapia produce cambiamenti fisici nel cervello che consentono un migliore funzionamento, integrazione e ...
26/02/2026

Una buona psicoterapia produce cambiamenti fisici nel cervello che consentono un migliore funzionamento, integrazione e regolazione dei sistemi neurali, che sono alla base di una migliore salute mentale, soprattutto quando siamo sotto stress. In particolare, sembrano più importanti i cambiamenti nella corteccia frontale e temporale che mediano la regolazione delle emozioni, del pensiero e della memoria.
Fonte: Psychology Today.

La psicoterapia spiegata in modo semplice, un dono speciale di una donna per raccontare il suo percorso di cura.

LA MIA STORIA D'AMORE.Carə Me,oggi, come ogni giorno, provo a parlarti d'Amore.Lo so, e' un'impresa epica, ma tentare e'...
14/02/2026

LA MIA STORIA D'AMORE.
Carə Me,
oggi, come ogni giorno, provo a parlarti d'Amore.
Lo so, e' un'impresa epica, ma tentare e' un'occasione per incontrarsi e immergersi nelle profondità di questa esperienza. Per restare giù, trattenendo il respiro della ragione e ossigenare il cuore.
Ho scoperto negli anni, che ami l'Amore imperfetto, quello pieno di sbavature, disegnato da mille battiti e inaspettati.
Quello che si traduce in gesti e in poche parole. Quelle silenziose però, piene di profondità e di sguardi.
Carə Me,
hai imparato in questi anni che l'Amore non basta a sé stesso. Ha bisogno di altro.
Serve il tempo, quello lento che sa aspettare. Che non si arrende, piuttosto osserva. E spera. In ogni sguardo posato c'è tanta cura.
Carə Me,
possiamo dirlo, l'Amore è coraggio mescolato alla paura del vero incontro. Quello che aspetti da sempre. E in questa attesa speri, immagini, vivi in quelle piegoline, ti soffermi nei tagli che lambiscono aspettative. Vivi e speri nell'incontro più vero mentre guardi altrove.
Carə Me,
hai cercato tanto, fuori.
Hai sperato poco, dentro.
Eppure sono sempre statə lì, ad aspettarti sin dalla tua nascita. Ho atteso il tuo sguardo di tenerezza e di gratitudine. Il tuo abbraccio che sa tenere tutto, anche i tagli più profondi.
Ti ho atteso perché so che l'Amore non basta, serve un patto, una promessa.
Quella di amarsi tutta la vita accettando l'incredibile avventura di essere interə.
Di essere Me.
Cecilia Gioia


Amigdala Studio di Psicoterapia

Indirizzo

Via G. De Rada 58/B
Cosenza
87100

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 20:00
Martedì 15:00 - 20:00
Mercoledì 15:00 - 20:00
Giovedì 15:00 - 20:00
Venerdì 15:00 - 20:00

Telefono

+393883620740

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Amigdala Studio di Psicoterapia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare