17/08/2026
E poi ci sono i Figli.
I figli crescono. E crescendo iniziano a guardare la propria storia con occhi diversi.
Mettono insieme i pezzi, riconoscono le contraddizioni e, con il tempo, imparano a distinguere ciò che hanno scelto da ciò che è stato fatto scegliere, imposto loro.
Non sempre accade presto.
Non sempre accade nello stesso modo. Ma arriva un momento in cui un figlio può finalmente pensare con la propria testa e farsi una propria idea di ciò che ha vissuto.
E allora non sarà più necessario raccontargli chi aveva ragione, convincerlo o spiegargli chi amare, chi assecondare, chi compiacere.
Sarà lui, con la propria maturità, a dare un significato alla sua storia.
Perché il tempo fa una cosa che nessuna manipolazione può controllare per sempre o sempre allo stesso modo: restituisce ai figli la possibilità di guardare, comprendere e scegliere con i propri occhi.
Perché prima o poi, la verità di ciò che hanno vissuto non avrà più bisogno di essere raccontata: saranno loro a riconoscerla.
Questo e’ uno dei temi su cui ricevo moltissime richieste da parte vostra…
Parlo da psicologa clinica e forense e lo faccio con un linguaggio diretto, perché quando il danno riguarda i figli non servono giri di parole.
Un genitore con funzionamento narcisistico – madre o padre che sia – può fare danni enormi allo sviluppo emotivo dei propri figli.
E il problema è che questi danni non fanno rumore, non lasciano lividi evidenti, ma scavano dentro. Piano. In profondità.
Quel genitore non vede davvero il figlio.
Non lo incontra come persona, come individuo in crescita.
Lo usa.
Il figlio diventa:
– una proiezione
– uno strumento
– un regolatore emotivo
– un mezzo per sentirsi importante, potente, vittima o superiore
E un bambino, per sopravvivere, impara presto una lezione devastante:
“Valgo solo se compiaccio.”
Cresce così, con il terrore di deludere.
Con la paura di essere sé stesso.
Con l’idea che l’amore possa essere tolto da un momento all’altro.
Il genitore narcisistico ama a condizioni.
Premia quando il figlio è funzionale alla sua immagine.
Punisce quando il figlio diventa autonomo, critico, libero.
E allora il bambino diventa iperattento, iperresponsabile, iperadattato.
Sembra “bravo”, “maturo”, “sensibile”.
In realtà è in allerta costante.
Un altro danno gravissimo è la colpevolizzazione.
Il figlio viene reso responsabile dell’umore del genitore, delle sue frustrazioni, dei suoi fallimenti.
Gli viene insegnato che far soffrire l’altro è colpa sua.
Nasce così una vergogna profonda, silenziosa, tossica.
E poi c’è la manipolazione affettiva.
Il figlio messo in mezzo ai conflitti.
Usato come alleato.
Trasformato in confidente.
Spinto a scegliere, a schierarsi, a “capire” cose che non dovrebbe mai portare sulle spalle.
Questo non è amore.
È abuso psicologico.
I segnali? Spesso sono sotto gli occhi di tutti, ma vengono minimizzati:
– bambini troppo compiacenti
– paura costante di sbagliare
– ansia, somatizzazioni, regressioni
– rabbia trattenuta o esplosiva
– frasi durissime su sé stessi
– ritiro emotivo
– rifiuto immotivato di un genitore
E attenzione a un punto cruciale:
il genitore narcisistico non riconosce il danno
si percepisce sempre come vittima
sposta la colpa sugli altri
nega, distorce, ribalta
Nel frattempo il bambino paga il prezzo più alto.
Un genitore con funzionamento narcisistico non educa.
Condiziona.
Controlla.
Usa.
E un figlio così non cresce libero ma cresce adattato, spaventato, confuso.
Riconoscere queste dinamiche non è “fare guerra” a qualcuno.
È proteggere chi non ha voce.
Perché il tempo, nella vita emotiva di un bambino,
non è infinito.