Martina Soddu Psicologa e Psicoterapeuta

Martina Soddu Psicologa e Psicoterapeuta Iniziative di psicologia e psicoterapia orientate al benessere e alla salute della persona, con riferimento all'approccio bioenergetico e rogersiano

CAPPUCCETTO ROSSO 🧺 📕 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”Episodio 6: La deviazioneLa fiaba di Cappuccetto Rosso ha ...
29/07/2026

CAPPUCCETTO ROSSO 🧺
📕 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”
Episodio 6: La deviazione

La fiaba di Cappuccetto Rosso ha origini molto antiche ed è legata alla tradizione orale contadina 👨🏻🌾. Abbiamo una prima traccia scritta della storia a partire dall’XI secolo, per poi arrivare alla versione cruda e spietata di Chales Perrault nel 1697 che si conclude con la morte di Cappuccetto, fino all’edizione a noi nota del 1812 dei fratelli Grimm, con l’introduzione del cacciatore che salva bambina e nonna squarciando la pancia del lupo.

E’ una fiaba con tanti passaggi e simboli significativi, ma oggi vorrei concentrarmi sulla metafora del “bosco” e della “deviazione dal sentiero”.

La fiaba si apre con la mamma di Cappuccetto Rosso che affida un compito importante alla figlia, ovvero quello di portare focaccia e vino alla nonna ammalata 👵🏼 , che però abita proprio all’interno del bosco.
‼️ Naturalmente le fa anche delle raccomandazioni “non parlare agli estranei e non fermarti nel bosco”.

🌲 Il bosco con le sue tentazioni e i suoi misteri è il grande archetipo dell’inconscio. Per Cappuccetto Rosso, il bosco è l’unica via percorribile, quel passaggio necessario dove cessa la protezione dell’adulto e del conosciuto e dove la ragazzina si trova improvvisamente disarmata e indifesa. Il bosco è uno spazio aperto, ovvero senza punti di riferimento noti, ma anche delimitato, poiché ha un suo inizio e una sua fine e s’interpone tra due ambienti domestici, la casa della mamma e della nonna .

🪻 Il bosco seduce la bambina con i suoi fiori e farfalle, che rimane rapita da suoni, colori e profumi.

🐺 Il bosco è il teatro dell’incontro con il lupo. Il lupo l’attrae assumendo un tono gentile, la raggira facendola uscire dal sentiero e distraendola dal suo compito. L’incontro con il lupo è l’incontro con la vita istintuale, che la ragazzina non rifugge sulle prime, ma che approccia con curiosità.

↩️ Nella fiaba, la deviazione dal sentiero e la sosta nel bosco diventano il punto chiave della narrazione e introducono le tematiche della trasgressione, della disobbedienza, della perdita dell’innocenza e del rischio di cadere in tentazione.

📈 In psicologia, “deviazione” non indica necessariamente un comportamento o un atteggiamento “sbagliato”, ma è soprattutto un allontanamento da una norma, da un’attesa o da un percorso condiviso. Ciò che viene etichettato come deviante dipende molto dal contesto sociale, politico e culturale, non è una definizione assoluta.

🔸 Nella prospettiva di Carl Jung, la “deviazione” può indicare un allontanamento dalla via collettiva a favore di un percorso più personale di “individuazione”, uscire dalla norma come tentativo di seguire una direzione più autentica per lo sviluppo della personalità.
Secondo questa prospettiva, la deviazione è parte di un processo che mira alla maggior autonomia della persona, che comprende sia raggiungere un modo di pensare ed agire indipendente dal gruppo, sia incontrare la propria ombra - i lati della nostra personalità che non vediamo – per integrarli e padroneggiarli.

✨ La fiaba di Cappuccetto Rosso, per quanto scritta con uno stile narrativo infantile, non lo è di sicuro nel significato.
Questa fiaba ha infatti degli elementi riscontrabili anche negli antichi riti iniziatici, come ad esempio la presenza di animali che parlano con gli uomini o uomini divorati da animali. Si tratta di riferimenti a riti di passaggio che segnavano la transizione del fanciullo all’età adolescenziale o introducevano il giovane all’età adulta.

☝️Deviare dal sentiero sicuro ed inoltrarsi nel bosco può significare quindi anche fare un salto di livello. Questa esperienza porta con sé il rischio di non riconoscere il pericolo o di perdersi nelle illusioni, ma se si rinuncia all’esperienza non si ha la possibilità di crescere, di diventare adulti.

Tutti noi siamo chiamati ad affrontare dei passaggi, incontriamo dei grandi o dei piccoli boschi che ci seducono, ci terrorizzano o ci disorientano.
Inoltrarsi in un bosco significa separarsi da luoghi, vissuti, modi di pensare, relazioni familiari per andare a sondare il mistero e la complessità della vita.
Inoltrarsi in un bosco significa anche recuperare il legame profondo e selvaggio con la Natura a cui apparteniamo e con parti di noi che non si mostrano nel quotidiano o nell’abituale.

Attraversare il bosco non richiede solo coraggio nell’entrata, ma anche determinazione nell’uscita!
A volte sembra impossibile uscire dal bosco, ma fortunatamente anche per noi arriva talvolta un inatteso e provvidenziale cacciatore che ci permette di riprendere il sentiero quando ci siamo arrischiati troppo.

Dott.ssa Martina Soddu

💭 Spunti di riflessione:

👉 L’ignoto e il misterioso mi attrae o mi spaventa?

👉 Quanto riesco ad allontanarmi dal contesto abituale e condiviso per trovare un mio personale modo di vivere?

👉 Ho affrontato o sto affrontando dei boschi simili a quelli della fiaba?

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IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI 🚂📘 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”Episodio 5: L’imprevistoL’imprevisto (composto...
22/07/2026

IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI 🚂
📘 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”
Episodio 5: L’imprevisto

L’imprevisto (composto di in – negativo e previsto – vedere avanti, dal latino praevedere) indica un evento eccezionale, che non rispetta la regola, un’incidenza inattesa che sorprende. Di per sé ha un significato neutro, ma per il viaggiatore è considerato una vera e propria bestia nera (ritardi dei mezzi, cancellazioni, perdita di bagagli…) e applicato alla metafora della vita l’imprevisto è ciò che non si attiene al programma, alle aspettative. 😨

Il giro del mondo in 80 giorni, scritto nel 1873 da Jules Verne, si apre nell’elegante Reform Club di Londra, tra un partita di carte e una tazza di tè. 🍵
La conversazione tra amici banchieri si concentra su un articolo di un quotidiano inglese che annuncia l’inaugurazione di nuova e avveniristica linea ferroviaria indiana che renderà i trasporti molto più veloci. 🚂
Ne nasce un interrogativo: è possibile attraversare il pianeta in ottanta giorni?
I membri del club sono tutti abbastanza scettici, tranne Phileas Fogg, che è disposto a scommettere 20 mila sterline nella riuscita dell’impresa! 💷
Così inizia l’avventura rocambolesca del gentleman inglese e del domestico neoassunto Jean, soprannominato Passepartout.

Chi sono i nostri protagonisti principali?
🎩Phileas Fogg è il classico quarantenne ricco e affascinante, che presumibilmente vive di rendita. Sembra un uomo costruito attorno alla regola, alla precisione, alla meticolosità, con dei comportamenti al limite dell’ossessivo (conosce il numero di passi esatti tra casa sua e il club e si scandalizza nel vedere un orologio in ritardo di 4 minuti). La fiducia nell’ordine e nel calcolo è rappresentata dalla sua celebre affermazione “L’imprevisto non esiste”. All’inizio del romanzo, Phileas Fogg incarna l’emblema del controllo assoluto.
🤸🏿Passepartout è il servitore francese di Phileas Fogg. E’ un uomo agile e robusto, con un approccio più pratico alla vita, irruento ma anche affettuoso. E’ il personaggio che più spesso si trova a contatto con l’imprevisto: si lascia sorprendere, reagisce di pancia, si adatta, sbaglia e riprende.

Ha così inizio un viaggio dove si susseguono locomotive, navi a vapore, slitte e persino un elefante.
Assistiamo ad un itinerario perfettamente pianificato dove tutto prende una piega inaspettata sul campo, trasformando la scommessa in una prova di flessibilità interiore.
Ritardi, cambi di mezzo, inseguimenti, un arresto per culminare con il salvataggio di Aouda a Calcutta, dove l’imprevisto non è solo logistico, ma apre lo spazio alla dimensione umana e affettiva. 💗
Sul piano narrativo, la coppia Fogg e Passepartout funziona proprio perché mette in scena un un dialogo e una tensione continua tra ordine e dinamismo, calcolo e improvvisazione, tenuta e reazione, rendendo il romanzo vitale e coinvolgente.

Vediamo ora quali sono le analogie tra l’opera e il il viaggio interiore, con particolare riferimento al ruolo dell’imprevisto, utilizzando la simbologia della “mappa e del territorio”.
Proviamo a considerare le nostre teorie, gli schemi mentali, i programmi, i pattern consci e inconsci come la “mappa” 📜 in rapporto con la realtà, il mondo, ovvero il “territorio” 🌎.
Una mappa più è dettagliata più è costituita da informazioni, conoscenze, condizionamenti e abilità apprese. La mappa è anche “chi credo di essere”, le convinzioni che riguardano la mia persona.
Il territorio è l’esperienza, ciò che incontro o ciò con cui mi scontro, “ciò che dovrei osservare con lo sguardo più puro possibile”. Il territorio è anche ciò che spinge oggi per far ve**re fuori “chi sono veramente”.

Una mappa è valida quando viene validata sul territorio stesso, ovvero quando di fronte all’inatteso, al non conforme si aggiorna, apprende, si modifica, si arricchisce.
Se la mappa è rigida, il rischio è quello di sacrificare il territorio (la realtà), questo avviene quando di fronte all’eccezione chiudo gli occhi, mi giro dall’altra parte, scelgo di non affrontare l’instabilità emotiva che l’inatteso spesso porta con sé.
L’imprevisto è quel micro o macro dettaglio che segnala la necessità di cambiare la nostra mappa, a volte con urgenza.
Proprio come il personaggio di Passepartout diventa il ponte per Phileas Fogg per portare a termine l’impresa, così l’imprevisto è il ponte per raggiungere il territorio, perché ci richiede di allargare lo sguardo impregnandolo di realismo, diventare creativi, utilizzare mappe flessibili e interattive. 🌉

L’imprevisto anche quando irrompe in maniera brusca, ci ricorda che la vita è molto più ampia rispetto al nostro programma.
L’imprevisto infrange il grigiore della nostra routine in cui tutto sembra procedere meccanicamente e apre un varco verso una profondità inesplorata della realtà.

Dott.ssa Martina Soddu

💭 Spunti di riflessione:

👉 In quali tratti mi riconosco nell’uno e nell’altro protagonista?

👉 Quale sensazione ho del tempo di fronte all’imprevisto?

👉 Riesco ad utilizzare gli imprevisti per diventare più flessibile?

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I MUSICANTI DI BREMA 🎶📒 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”Episodio 4: L’unioneQuattro animali sono i protagonisti ...
15/07/2026

I MUSICANTI DI BREMA 🎶
📒 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”
Episodio 4: L’unione

Quattro animali sono i protagonisti di questa storia per bambini, quattro animali che raccontano anche di noi, o meglio delle nostre parti più fragili, classificate come intoppo, escluse dal ciclo produttivo, destinate alla morte.
La scena iniziale ci mostra infatti un asino, un cane, un gatto e un gallo, 🫏 🐕 🐈🐓 tutti considerati troppo vecchi e inutili per i loro padroni, sebbene li abbiano serviti con devozione per molti anni.

I loro padroni vogliono sbarazzarsene, ma i nostri protagonisti non rimangono “inchiodati”nella posizione di vittime!
Si muovono, scappano e si ribellano alla sorte che “ha loro riservato la società”!

Al contempo, non stanno tuttavia fuggendo dalle loro emozioni: hanno paura, sono tristi, sono arrabbiati. Queste emozioni dolorose diventano il carburante per la ricerca di un riscatto. 💥
Si avviano quindi insieme verso Brema, con l’intento di diventare musicisti di una banda. 🥁

Ma il viaggio è lungo, faticoso e i quattro compagni di avventura sono stanchi e affamati. Vedono quella che di primo acchito assomiglia ad una locanda, ma che ad una valutazione più approfondita si rivela una casa che ospita dei briganti.

«…giunti ad una casa ben illuminata dove abitavano i briganti, gli animali tennero consiglio sul modo di cacciar fuori i briganti, e alla fine lo trovarono. L’asino dovette appoggiarsi alla finestra con le zampe davanti, il cane saltare sul dorso dell’asino, il gatto arrampicarsi sul cane e infine il gallo si alzò in volo e si posò sulla testa del gatto. Poi ad un dato segnale cominciarono tutti insieme il loro concerto: l’asino ragliava, il cane abbaiava, il gatto miagolava e il gallo cantava; poi dalla finestra piombarono nella stanza facendo tintinnare i vetri…».

Questo è il passo centrale della fiaba “I musicanti di Brema” dei fratelli Grimm, scena simbolica molto potente di unione🔗, di solidarietà evoluta e di irruzione di energia vitale.

Esploriamo insieme i risvolti psicologici ed esistenziali di questa immagine:

🔝 La piramide animale ricorda la celebre massima della Psicologia della Gestalt ovvero “l’Insieme è più della somma delle sue parti”, per indicare una forma con caratteristiche inedite e più virtuose;

🤝🏻 E’ un’immagine di cooperazione: ogni animale resta sè stesso, non si confonde con gli altri, eppure trova un suo posto nell'insieme. Non c’è fusione, annullamento, od omologazione, ma riconoscimento reciproco;

📯 E’ un’immagine anche sonora: esprimersi e tirar fuori la voce permette di far uscire i briganti e in termini simbolici dissipare “la violenza e le emozioni negative” dalla casa (e da dentro di sè);

💪 Presi singolarmente nel contesto di provenienza i quattro animali venivano categorizzati dal mondo esterno come fragili e inultili. Insieme, e in un contesto completamente differente, essi riescono a manifestare nuove sorprendenti capacità;

⚛️La solitudine descritta all’inzio del racconto lascia spazio all’integrazione. Per stare in piedi serve che ognuno trovi il proprio posto e si appoggi agli altri. Dal punto di vista clinico, i musicanti di Brema possono evocare il tema del recupero delle parti di sé rifiutate. Quello che prima era percepito come inerme e di scarso valore non viene distrutto, ma reinserito in una nuova configurazione di senso.

Alla fine i quattro animali riescono nell’astuto piano di spaventare i briganti e di farli fuggire definitivamente.
A questo punto, i quattro amici abbandonano l’idea di proseguire per Brema e si stabiliscono in questa casa, che diventa la loro nuova dimora. La ferita si è trasformata in forza e la nuova casa rappresenta una nuova organizzazione di sé, caratterizzata da alleanza, cooperazione, esistenza autentica.

Dott.ssa Martina Soddu

💭 Spunti di riflessione:

👉 Qual è il mio atteggiamento di fronte alle mie fragilità o di fronte alle fragilità altrui?

👉 Riesco a far venir fuori le mie qualità in gruppo?

👉 Ho il coraggio di prendere parte ad un gruppo senza conformarmi od omologarmi?

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IL MILIONE 🌏📒 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”Episodio 3: L’apertura mentaleSembra l’incipit di un menestrello… ...
08/07/2026

IL MILIONE 🌏
📒 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”
Episodio 3: L’apertura mentale

Sembra l’incipit di un menestrello…

«Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d’Erminia, di Persia e di Tarteria, d’India e di molte altre province.»

In realtà è l’incipit de “Il Milione”, il celebre libro di Marco Polo (1254 – 1324), un libro a quattro mani, poiché scritto, o meglio dettato al compagno di prigionia, nonché romanziere, Rustichello da Pisa nel periodo della carcerazione genovese (1296 – 1299).
Originariamente concepita in franco – veneto e in lingua d’oïl con il titolo “Libres des merveilles du monde”, l’opera ebbe un enorme successo per l’epoca. Vennero realizzati numerosi manoscritti e traduzioni in francese antico, in latino e nei volgari italiani. 🪶

Il Milione è un diario di viaggio, una raccolta di avventure e un insieme di indicazioni pratiche utili al commercio. Il nostro esploratore attraversò l’Armenia, il Pamir, il deserto dei Gobi fino alla capitale dell’impero dei Tatari. La parte centrale del libro è proprio dedicata alla famosa corte del Gran Khan, dove Marco rimase per anni, godendo della fiducia del potente Kublai. Costui gli affidò incarichi governativi che lo portarono fino all’estremo Oriente (Cina, Giappone ed India). 🏯

Ma ciò che mi preme sottolineare in questo articolo è che il nostro esploratore non realizza unicamente un resoconto di viaggio, ma anche un vero e proprio dispositivo di espansione interiore, dove i lettori sono stimolati a ridefinire i propri confini mentali.
Ogni città, ogni popolo, ogni incontro descritto rappresenta una soglia da attraversare, è la mente che si apre, da una visione più ristretta ad una più ampia.

Vediamo insieme quali sono gli ingredienti del libro e della figura stessa dell’autore che aiutano il passaggio da una visione chiusa e abituale ad una dimensione più vasta e ricettiva:

🌎 Marco Polo è un mercante ed esploratore, ma non è un conquistatore! Si muove con meraviglia, con rispetto e questo suo atteggiamento gli consente di entrare, di ricevere accoglienza e di diventare consigliere o addirittura ambasciatore dell’imperatore mongolo. L’attitudine all’apertura appartiene quindi prima di tutto all’autore stesso;

🗣️ Alla corte di Kublai Khan egli si pone a “servizio”. Lo fa raccontando tutto ciò che possa aiutare il sovrano a conoscere i popoli europei, offrendo uno sguardo comparativo tra Oriente e Occidente. Tornato a Venezia ha a sua volta un bagaglio immenso che trasmette tramite Il Milione;

🐉 L’interesse del lettore viene stuzzicato non solo dalla narrazione degli usi e dei costumi delle genti, ma riportando anche leggende e miti che consentono alle persone di accedere alla dimensione affascinante e misteriosa dei popoli e delle regioni;

✅ Riporta fatti veri, alcuni sconosciuti in occidente altri molto lontani dalle credenze del tempo (Es: quando contraddice l’idea che gli europei avevano dell’unicorno e del grifone). Nonostante la Verità incontri sempre delle resistenze, essa è una “Forza che forza i confini della mente”;

🔎 Invita alla conoscenza ("chi non le sa, l'apprenda per questo libro”), ma soprattutto all’esperienza diretta e alla verifica.

❗E infine vorrei porre l’attenzione sulla reazione del pubblico e degli studiosi. Infatti, nonostante la ricchezza dei dettagli, il libro non incontra solamente 🥳 entusiasmo 🤨 ma anche scetticismo.
Solo le conferme di altri viaggiatori provenienti dall’Asia sull’attendibilità di alcune descrizioni consentirono al Milione di acquistare prestigio e veridicità nel XIV secolo, attirando l’interesse europeo per il commercio nell’estremo oriente.
Ma il dibattito storico non si è ancora concluso. Sebbene le fonti più autorevoli confermino la permanenza di Marco in Asia e presso la corte del Gran Khan, alcuni ricercatori dubitano che egli abbia raggiunto tutti i luoghi descritti nell’opera.
Proprio questa dialettica tra posizioni diverse, passata come attuale, permette al libro di continuare a vivere ed esercitare la sua azione di “Affaccio sul Mondo”. Il dibattito a cui assistiamo fuori rispecchia il dibattito che spesso viviamo interiormente, a volte fluido e leggero, ma più frequentemente spinoso e destabilizzante… ma una dialettica vivace è uno spazio che si sta allargando!

Un ultimo dettaglio: il libro non ha una tradizionale chiusura, termina con il ritorno di Marco Polo a Venezia e alcune riflessioni sulle esperienze vissute.

Così come questo articolo, il Milione è un incoraggiamento all’apertura!

Dott.ssa Martina Soddu

💭 Spunti di riflessione:

👉 In quale libro ho sperimentato apertura?

👉 Tendo ad aprirmi o a chiudermi di fronte ad eventi inaspettati e spiazzanti?

👉 Riesco ad aiutare gli altri ad aprire la mente?

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ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE ♠️📒 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”Episodio 2: La Partenza“Ma quando il Conigl...
01/07/2026

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE ♠️
📒 Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”
Episodio 2: La Partenza

“Ma quando il Coniglio trasse un orologio dal taschino della sottoveste e lo consultò, e si mise a scappare, Alice saltò in piedi pensando di non aver mai visto un coniglio con la sottoveste e il taschino, nè con un orologio da cavar fuori, e, ardente di curiosità, traversò il campo correndogli appresso e arrivò appena in tempo per vederlo entrare in una spaziosa conigliera sotto la siepe.
Un istante dopo, Alice scivolava giù correndogli appresso, senza pensare a come avrebbe fatto poi per uscirne”. 🐰

Sogno o mito, in ogni avventura che si rispetti, vi è sempre un personaggio che arriva all’improvviso, una figura magnetica e irresistibile, la cui comparsa segnala un nuovo inizio. La sua apparizione, ignota o temuta dal mondo del Conscio, è invece familiare al mondo dell’Inconscio.
E poi una svista, un errore o una caduta come nel caso di Alice catapultano la protagonista in un mondo nuovo e bizzarro dai significati capovolti. La caduta diventa così la soglia di una nuova “partenza”. ✈️

E giù, e giù, e giù! Non finiva mai quella caduta? — Chi sa quante miglia ho fatte a quest’ora? — esclamò Alice. — Forse sto per toccare il centro della terra. Già saranno più di quattrocento miglia di profondità.

La buca della conigliera è un vero e proprio tunnel di passaggio tra il mondo familiare, ordinario e ordinato e un mondo in cui la conoscenza razionale si dissolve.
La protagonista sta precipitando, il tempo comincia a rallentare, così ella ne approfitta per esercitare il suo spirito di osservazione: si guarda intorno, aguzza gli occhi, cerca di scoprire il nuovo e soprattutto si approccia all’esperienza con meraviglia. 🫢
Stupore, curiosità ed ironia sono gli ingredienti che guidano l’esplorazione fin dalla primissima fase della storia. Lo sguardo, ardente e meravigliato, le consente di realizzare un autentico “paese delle meraviglie”. A dire il vero il paese non è meraviglioso secondo i canoni convenzionali, ma un luogo dell’inconscio che le consente di vivere una poderosa esperienza di cambiamento e maturazione.

Dal mio punto di vista questo racconto per bambini offre molti suggerimenti anche ad adulti sensibili, recettivi e attratti dalle profondità del proprio Essere.

Quando nella vita si parla di “caduta” non ci si riferisce mai ad una “partenza”, anzi richiama più frequentemente un’indigesta “fermata”. Fisica o psicologica, la caduta è sempre associata a qualcosa di “rovinoso”. Rottura o fallimento, la caduta è considerata un’esperienza da evitare, certamente priva di leggerezza e spirito di avventura.
La profondità della tana del Bianconiglio è tuttavia un’emblema della profondità di alcune nostre cadute, vissute come buchi sulla superficie della vita e attraversate da potenti correnti inconsce.
In queste cadute viviamo fasi di sospensione e di caos psichico, ma a differenza di Alice, ci facciamo spesso travolgere dalla paura o dal dolore, solitamente anelando al precario equilibrio precedente.

Ma esiste anche per noi un’altra possibilità… ovvero ricordarci di osservare il mondo (esterno ed interno) con vivo interesse e curiosità, mentre affrontiamo l’esperienza di una caduta.
Possiamo decidere di non opporci alla caduta, ma di attraversarla… e allora abbiamo la percezione che il tempo rallenti, che alla perdita si unisca l’arricchimento e diventiamo mano a mano in grado di cogliere nell’imprevisto una “partenza per nuove rotte”. 🚢
Possiamo allenarci per riemergere dalla paura e dalla confusione, orientandoci con la meraviglia.
E proprio la meraviglia ci permette anche di “reggere” la vertigine del passaggio, dove il conosciuto e il superficiale stanno per cessare e dove il nuovo e il profondo non esistono ancora, ovvero la nostra tana del Bianconiglio.
Allora la caduta non cessa di essere percepita come crollo o come dissoluzione (non subito perlomeno!), ma si dilata e fa spazio alla partenza, al cambio di direzione o alla crescita.
Dott.ssa Martina Soddu

💭 Spunti di riflessione:

👉 Ho mai pensato che una caduta possa diventare un nuovo inizio?

👉 Riesco a guardare le mie cadute anche con interesse e curiosità? O rimango intrappolato nella sofferenza?

👉 Guardare con meraviglia è una cosa da bambini o è possibile anche per un adulto?

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UN APPROFONDIMENTO SU “AGAPE”Il termine Agape deriva dal greco antico “αγάπη” (agápē) e richiama un amore universale pur...
29/06/2026

UN APPROFONDIMENTO SU “AGAPE”
Il termine Agape deriva dal greco antico “αγάπη” (agápē) e richiama un amore universale puro e disinteressato. Il suo significato è stato largamente sviluppato nella filosofia e nella teologia cristiana, ma non ha un vero e proprio equivalente diretto nella lingua italiana.
Per il filosofo e teologo Raimon Panikkar, agape è una vera e propria energia cosmica e mistica che unisce Dio, l'uomo e il cosmo. Essa supera la logica dell'ego (la personalità) e si manifesta attraverso la compassione e il dialogo intimo e profondo. 🌟
Il termine Agape non ha nemmeno un vero e proprio equivalente in psicologia, ma alcuni approcci presentano elementi molto vicini a un’idea di amore non possessivo e disinteressato, in particolare gli approcci umanistici e centrati sulla persona e i filoni fenomenologici – esistenziali.

💭 Posso imparare a sviluppare questa “presenza amorevole e incondizionata” nel rapporto con me stesso e nel rapporto con l’altro?

Proverò a dare qualche suggerimento…

👉 Partiamo da un postulato che deve essere la base di un serio lavoro su di sé.
Ogni lato della personalità è od è stato ugualmente importante nella vita di una persona o nell’evoluzione della specie umana. 🧬
Dentro di noi abbiamo un repertorio di attitudini o reazioni che sono state in una certa fase della vita necessarie per la nostra sopravvivenza o per la sopravvivenza dei nostri antenati.
Va da sé che non possiamo eliminare o superare nessuna parte di sé, ma la possiamo comprendere, nel senso letterale del termine… “prendere con sé, integrare”. E una parte di sé integrata, per quanto ostica o deprecabile per la società, è una parte trasformata.
Ma prima di pensare di integrare o trasformare è invece molto molto utile sforzarsi di INTERCETTARE LA BELLEZZA DI QUESTA PARTE DI SE’! 🌹
Questo lavoro di apertura a tutto ciò che si palesa, a tutte le parti di sè, non può ancora essere definito “accoglienza incondizionata”, ma è sicuramente un seme essenziale.

👉 Un suggerimento ulteriore può essere applicato nella relazione con l’altro e consiste nel rapportarsi con la persona che abbiamo davanti non tanto seguendo il principio “vorrei che l’altro mi parlasse/si comportasse così con me”, ma impegnandosi nel capire di cosa l’altro ha veramente bisogno per evolvere. 🪴
Nel momento in cui non ci poniamo la domanda o scegliamo una direzione basandoci esclusivamente sulla nostra storia passata, non stiamo veramente aiutando l’altro, ma stiamo semplicemente reagendo alle nostre ferite infantili (senza tra l’altro curarle, ma anzi, rafforzandole!) 🤷

Facciamo un esempio pratico:
Giovanni è cresciuto con due genitori notevolmente autoritari e fin da bambino ha molto sofferto a causa della rigidità del clima familiare.
Ora Giovanni è padre e con il figlio Enrico tende a comportarsi in maniera indulgente, per non far provare la stessa sofferenza al figlio.
Uscire dal proprio egocentrismo, per Giovanni, significa sforzarsi di valutare quando il figlio necessita di accoglienza e quando di confini rigidi e contenimento. 🧐
(naturalmente potremmo fare l’esempio esattamente contrario)

IL CAMMINO DI SANTIAGO 💫📕Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”Episodio 1: I prerequisiti di un viaggio di crescitaIl ...
24/06/2026

IL CAMMINO DI SANTIAGO 💫
📕Rubrica “Dal Libro al Viaggio interiore”
Episodio 1: I prerequisiti di un viaggio di crescita

Il primo romanzo di Paulo Coelho racconta il viaggio del narratore, Paulo, lungo il sentiero dei pellegrini da Saint Jean Pied de Port in Francia fino a Santiago di Campostela, in compagnia della preziosa guida di nome Petrus. E’ un cammino realmente intrapreso dall’autore nel 1986 che diventa anche luogo letterario di questo romanzo di avventura e al contempo di un fantastico percorso interiore. Ogni tappa raccontata è densa di significati e parallelismi con il mondo psicologico oltre che naturalmente con il mondo spirituale, ma vorrei soffermarmi sulle qualità necessarie ed essenziali proprie di ogni Cammino, così come indicate dalla guida.

𝘚𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘶𝘯’𝘪𝘯𝘨𝘪𝘶𝘴𝘵𝘪𝘻𝘪𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘪𝘯𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘰𝘮𝘪𝘯𝘪 𝘪𝘴𝘵𝘳𝘶𝘪𝘵𝘪, 𝘥𝘰𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘦 𝘥𝘦𝘯𝘢𝘳𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘢𝘤𝘲𝘶𝘪𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘪𝘣𝘳𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘰𝘴𝘪, 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘰 𝘢𝘤𝘤𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘢 𝘊𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢.
“𝘐𝘭 𝘷𝘦𝘳𝘰 𝘊𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘚𝘢𝘱𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘶𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘣𝘢𝘴𝘦 𝘢 𝘵𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦”, 𝘢𝘨𝘨𝘪𝘶𝘯𝘴𝘦 𝘗𝘦𝘵𝘳𝘶𝘴. “𝘗𝘳𝘪𝘮𝘰, 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘈𝘨𝘢𝘱𝘦, 𝘦 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘵𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘦𝘳𝘰̀ 𝘪𝘯 𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘰; 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘰, 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘯’𝘢𝘱𝘱𝘭𝘪𝘤𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘳𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢, 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘭𝘢 𝘚𝘢𝘱𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘪𝘯𝘶𝘵𝘪𝘭𝘦 𝘦 𝘢𝘳𝘳𝘶𝘨𝘪𝘯𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘱𝘢𝘥𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘮𝘢𝘪 𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘢”.
“𝘌, 𝘪𝘯𝘧𝘪𝘯𝘦, 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘤𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘢 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘯𝘵𝘳𝘢𝘱𝘳𝘦𝘴𝘰 𝘥𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦. 𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘪𝘭 𝘊𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘥𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘵𝘶, 𝘪𝘭 𝘊𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘚𝘢𝘯𝘵𝘪𝘢𝘨𝘰”.

1. L’Agape è l’amore gratuito, disinteressato, universale, che si dona senza aspettative di un ritorno, che non possiede e non detta regole. Nel romanzo, Agape viene invocato per affrontare il proprio “demonio personale”, ovvero le parti ombra, quelle che tendiamo a respingere e a proiettare sugli altri.
Agape è quindi un’apertura prima di tutto verso sé stessi, caratterizzata non solo da un’accoglienza e una compassione a 360 gradi, ma anche da un’impeccabile schiettezza.
Visione ed amore allo stato puro, scremati dai perbenismi con i quali la società e la politica infarciscono le nostre menti e coprono i nostri cuori.
Tra i diversi fattori che possono contribuire al Bene di una persona, anche in terapia, lo sguardo sincero e amorevole che un individuo può imparare nei propri confronti è a mio avviso il più potente.
Agape infatti mi ricorda un po’ due qualità definite da Carl Rogers come fondamentali nell’ascolto e nella relazione terapeutica: la “congruenza e l’accettazione positiva incondizionata”. 💓

2. In un’epoca in cui regna l’informazione, questo Cammino ci riporta al valore della Sapienza unita alla pratica, ovvero la “Sapienza Incarnata”.
Un percorso si definisce tale se la conoscenza conduce all’azione, ovvero se lo strumento acquisito non rimane un file nella testa, ma un mezzo per agire nel quotidiano. 🧰
In un percorso di psicoterapia, terapeuta e paziente sanno per esperienza quanto sia difficile un cambiamento pratico, soprattutto quando ci si trova ad un classico bivio della vita… appena decido di cambiare un’abitudine s’innescano mille resistenze, ovvero pensieri, comportamenti ed emozioni orientati a boicottare il cambiamento stesso. Emergono nuove prove per testare la nostra tenacia e la nostra “tenuta emotiva”, dal momento che sostenere un cambiamento può essere anche destabilizzante.
La buona vecchia abitudine anche se noiosa o dolorosa ci mantiene in una zona di confort. Un Cammino ci porta nell’ignoto e spesso per realizzare il nuovo sono necessari diversi tentativi. Lo stesso Paulo inizia il Cammino di Santiago dopo aver fallito l’ultima tappa della sua iniziazione in Brasile.

3. Il racconto inizia con il protagonista che partecipa alla cerimonia per essere ordinato “maestro” dell’Ordine di RAM. Ma l’iniziazione non ha luogo. Il Cammino della Tradizione non è un cammino per pochi eletti governati dall’avidità, dalla bramosia di potere e dalla superbia. Così Paulo perde la sua spada.
In un percorso di crescita ben riuscito la persona acquista prima di tutto quiete e semplicità. Inoltre si libera non solo dalle aspettative, ma anche dalle lusinghe della società.
Il Vero Viaggio Sapienziale ha la proprietà di essere accessibile a tutti e conduce la persona ad aprire il suo Cuore e a prestare Servizio per l’Umanità. 🤝🏻

Petrus indica quindi questi tre principi irrinunciabili per il Viaggio di trasformazione: Agape (l’amore disinteressato), il Sapere che si unisce al Saper Fare, la Saggezza Condivisa (accessibile all’uomo comune).
La Spada nel romanzo è il simbolo della sapienza conquistata e la Croce stessa di Santiago, pur essendo una croce ha la forma di una spada (rossa con un’elsa a giglio)

Dott.ssa Martina Soddu

💭 Spunti di riflessione:

👉 Quale dei tre requisiti mi risuona di più?

👉 Su quale aspetto sento invece di dover lavorare?

👉 Quale altra qualità indispensabile ho riscontrato nei miei viaggi/percorsi?

Se ti fa piacere, scrivi nei commenti quale aspetto vorresti approfondire 😎

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