14/12/2021
C’è così tanta stanchezza perché molte persone sanno di aver dato in pasto gli spazi domestici al lavoro, e di non avere più un luogo e un tempo per rigenerarsi.
Perché per gran parte delle persone lavorare significa cedere gran parte della vita in cambio di un salario di sopravvivenza, e il non senso della vita si è fatto troppo palese.
Tanti si sentono spremuti, sviliti, divorati dal lavoro e dalla società, e sempre più spesso persone meditano le dimissioni pur non avendo prospettive migliori. Secondo uno studio McKinsey, il 40% dei lavoratori e delle lavoratrici sta pensando di dimettersi entro l’anno, mentre in Italia fra aprile e giugno 2021 quasi mezzo milione di persone ha lasciato il proprio posto di lavoro. Si parla di “Great Resignation”, Grandi Dimissioni. In tanti non sopportano più il modo disumano con cui abbiamo declinato il lavoro nel mondo contemporaneo.
Una “società di lavoro” che rende schiavi e non lascia spazio alla vita, non offre paghe dignitose, valori condivisi e tempo per la propria fioritura. Un burnout di massa che pone tutti di fronte a un bivio: continuare a lavorare come se niente fosse, lasciandosi masticare a oltranza, o ripensare il ruolo e il senso del lavoro nelle nostre vite, trasformandolo in uno slancio capace di ricreare uno spazio comune, che dia davvero dignità alla vita.