Pediatra Elena de Nitto

Pediatra Elena de Nitto pagina di educazione e divulgazione sulla salute pediatrica.

21/08/2026

Difterite: quando una malattia che non vediamo più torna a ricordarci perché esistono i vaccini
È un po' lungo ma vi prego di leggerlo !
In questi giorni molti di voi avranno letto della bambina di 4 anni morta a Palermo per difterite.

È una notizia drammatica, soprattutto per noi pediatri. E sui social stanno già comparendo commenti che parlano di “mala sanità”, sostenendo che la malattia non sarebbe stata riconosciuta o curata correttamente.

Vorrei però fare una riflessione da pediatra, basata sulla clinica e sulla mia esperienza professionale.

La difterite è una malattia che oggi, in Italia, un medico può non aver mai visto nella propria carriera.

Io stessa, dopo anni di studio e di lavoro ospedaliero, conosco questa patologia soprattutto attraverso i libri, le linee guida e la formazione medica. Lo stesso vale per molte altre malattie infettive che, grazie alle vaccinazioni, sono diventate rarissime.

E questo è un punto fondamentale.

Come può iniziare la difterite?

La difterite può avere un esordio progressivo e poco specifico.

I primi sintomi possono essere:

• mal di gola
• febbre, spesso non elevata
• debolezza e malessere
• inappetenza
• difficoltà o dolore nella deglutizione
• aumento dei linfonodi del collo
• talvolta sintomi respiratori

Sono sintomi che, soprattutto all'inizio, possono essere comuni a moltissime infezioni dell'infanzia.

Non esiste, nei primi momenti, un cartello luminoso che dica: “È difterite”.

Poi può comparire il quadro caratteristico.

Con la progressione della malattia può comparire la pseudomembrana grigio-biancastra, aderente, a livello di tonsille, faringe o altre strutture delle vie respiratorie.
• difficoltà importante a deglutire
• difficoltà respiratoria
• raucedine
• stridore
• tosse caratteristica
• importante gonfiore del collo
• aumento dei linfonodi cervicali, fino al cosiddetto “collo taurino”

La pseudomembrana può ostacolare le vie respiratorie e diventare un'emergenza.

Ma il problema non è soltanto respiratorio:

La vera arma della difterite è la tossina difterica.

È questa tossina che può danneggiare organi e tessuti a distanza, provocando complicanze potenzialmente gravissime:
• miocardite e aritmie
• danno della funzione cardiaca
• neuropatie e paralisi
• paralisi del palato e difficoltà nella deglutizione
• danno renale
• alterazioni della coagulazione
• nei quadri più gravi, scompenso sistemico e insufficienza multiorgano

L'OMS sottolinea che le complicanze più gravi e i decessi sono legati soprattutto agli effetti della tossina.

Ecco perché una malattia che può iniziare con sintomi apparentemente banali può, nei casi gravi, trasformarsi rapidamente in una situazione drammatica.

“Se senti il rumore degli zoccoli, pensi al cavallo o alla zebra?”

In medicina esiste una metafora molto conosciuta: quando senti il rumore degli zoccoli, pensi prima al cavallo e non alla zebra.

Non significa ignorare la zebra.

Significa che la diagnosi deve tenere conto della probabilità pre-test.

In Italia la difterite è diventata rarissima proprio grazie alla vaccinazione. Un pediatra può trascorrere decenni di professione senza incontrare un caso.

Questo non significa che non sappia riconoscerla.

Significa che, davanti a un bambino con febbre, vomito, inappetenza, mal di gola o altri sintomi aspecifici, deve inizialmente considerare le diagnosi molto più frequenti.

Quando però emergono elementi compatibili con una malattia rara e grave, il ragionamento diagnostico cambia e la difterite deve essere considerata.

L'OMS stessa sottolinea che, proprio perché la malattia è diventata rara in molte aree, molti clinici non hanno esperienza diretta nella gestione della difterite e delle sue complicanze.

E quindi è stata “mala sanità”?

Non possiamo dirlo sulla base dei post sui social.

Nel caso specifico di Palermo è stata aperta un'inchiesta e sarà necessario ricostruire con precisione la sequenza degli eventi, gli esami effettuati, i reperti clinici, le diagnosi formulate, i tempi e le terapie somministrate.

Solo un'analisi documentale e medico-legale può stabilire se vi siano state eventuali responsabilità.

Ma c'è una cosa che possiamo dire già oggi:

non è scientificamente corretto trasformare automaticamente una morte per una malattia rara in una prova di incompetenza dei medici.

La difterite può essere difficile da riconoscere nelle fasi iniziali proprio perché può presentarsi con sintomi comuni. E, una volta prodotta la tossina, le complicanze possono essere estremamente severe.

La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo sono fondamentali: il trattamento comprende l'antitossina difterica e antibiotici, e quanto prima viene iniziato il trattamento, tanto maggiore è la possibilità di ridurre complicanze e mortalità.

Ma quanto è ancora pericolosa la difterite nel mondo?

Molto.

Non è una malattia “del passato”.

L'OMS riporta che, nel 2025, in otto Paesi della Regione africana dell'OMS sono stati segnalati 20.412 casi sospetti e 1.252 decessi per difterite, con un tasso di letalità medio intorno al 6%. In alcuni contesti con difficoltà di accesso all'antitossina, la letalità può arrivare al 40%.

Già nel 2023, in Guinea, Mauritania, Niger, Nigeria e Sudafrica erano stati riportati oltre 21.000 casi sospetti e 775 decessi.

L'OMS stima inoltre che nel 2025 circa 20 milioni di bambini nel mondo non abbiano ricevuto tutte le tre dosi raccomandate di vaccino contenente la componente antidifterica.

Questi numeri ci ricordano una cosa molto semplice:

quando la copertura vaccinale diminuisce, la difterite può tornare.

La conclusione che vorrei lasciare ai genitori:

Non dobbiamo utilizzare questa tragedia per puntare il dito contro qualcuno prima che siano disponibili tutti gli elementi.

Dobbiamo utilizzarla per ricordare quanto sia preziosa la prevenzione.

La difterite è una malattia prevenibile con la vaccinazione. I bambini non vaccinati o non adeguatamente vaccinati sono quelli maggiormente esposti al rischio.

La vaccinazione non serve perché noi medici abbiamo paura delle malattie.

Serve perché abbiamo imparato, dalla storia della medicina, quanto possono essere pericolose.

E se oggi un pediatra italiano può arrivare alla fine della propria carriera senza aver mai visto una difterite o una rosolia, questo non dimostra che quelle malattie non esistano.

Dimostra quanto siano state efficaci la prevenzione, la vaccinazione e la sanità pubblica.

La medicina non è onnipotente. Anche con diagnosi e cure tempestive, alcune malattie possono essere fatali.

Ma davanti a una malattia prevenibile, la prima cura rimane sempre la prevenzione.

Pediatra Elena de Nitto

20/08/2026
17/08/2026
15/08/2026

L’IMMAGINE PUBBLICITARIA E’ STATA RIMOSSA: E ADESSO?

L’immagine della pubblicità della Apple è stata rimossa. In questo lungo articolo provo a spiegare perché questa rimozione rappresenta un primo step importante del cambiamento oggi necessario al mondo e soprattutto ai nostri figli. L’articolo è lungo, ma importante. Per leggerlo ci vogliono circa 10 minuti. Se li hai prosegui, altrimenti torna a leggerlo in un altro momento. Io ci ho lavorato per parecchie ore, perciò ti sono grato se saprai valorzzarne i contenuti, ritenendoli adeguati e competenti, facendolo leggere ad altre persone.
La rimozione dell’immagine pubblicitaria, che oggi non è più visibile a Milano, dove era stata affissa, potrebbe rappresentare una vittoria per tutti noi che abbiamo considerato quell’immagine totalmente incongruente con quanto oggi sappiamo rispetto ai rischi correlati all’ingresso precoce dei minori nel mondo digitale. Al tempo stesso, ieri il Conseil Consitutionnel francese ha bloccato la legge, voluta da Macron, che stabiliva il divieto di accesso ai social media da parte dei minori di 15 anni. Al tempo stesso, negli Stati Uniti, Meta sta affrontando un’azione legale che potrebbe portarla a pagare una multa cumulativa di proporzioni mai viste prima, a causa dell’architettura che contraddistingue le sue piattaforme social, considerate additive nei confronti dei minori (e non solo) e in quanto tali, dannose per la salute mentale dei soggetti in età evolutiva.
Questa congiunzione di elementi è solo un piccolo indicatore di come il mondo stia cercando – con molta fatica – di guardare al mondo digitale con uno sguardo totalmente nuovo rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi.

Per anni, si è guardato al mondo digitale considerandolo una straordinaria opportunità. Questo ha favorito la logica pervasiva delle Big Tech che hanno introdotto devices e piattaforme in tutti gli ambienti scolastici (e di conseguenza nella vita di tutti i nostri figli e figlie) proponendo un’urgenza e una precocità di ingresso e di utilizzo che oggi la scienza definisce non oggettivamente vantaggiosa per i minori, che in tutto il mondo presentano indicatori di salute fisica e mentale usurati.

La rimozione dell’immagine gigantesca che a Milano mostrava un bimbo piccolissimo con in mano uno smartphone non è una vittoria né una sconfitta. E’ semplicemente un indicatore che qualcosa sta cambiando e rappresenta la prova che una parte significativa del mondo adulto oggi ha consapevolezze che pochi anni fa non esistevano.

Per anni, tutto il mondo tecno-entusiasta – fortemente sostenuto, finanziato e reso a sua volta pervasivo grazie al sostegno delle Big Tech (tutti ci ricordiamo la presenza alla Casa Bianca di tutti i Ceo delle Big Tech il giorno della seconda elezione di Trunp negli USA) non ha mai considerata degna di approfondimenti e di valutazioni serie e oggettive la correlazione tra uso dei devices e salute degli utenti. Tutte le volte che gli esperti (vedi il lavoro di J.Haidt con il suo fondamentale saggio “Generazione ansiosa”) hanno provato a dare evidenza dell’impatto sulla salute dei minori causato dalla frequenza del mondo online, le Big Tech, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni scienziati e specialisti, si sono difese dicendo che non esistono prove scientifiche certe che dimostrino che quei danni siano la conseguenza dell’uso dei devices. Si utilizzano spiegazioni che si rifanno al paradigma della “complessità”, al mantra “correlation is not causation”: tutto ammissibile, se non che genitori e docenti quella correlazione la vedono molto chiaramente nella quotidianità dei loro figli e studenti e la scienza oggi ha sufficienti evidenze epidemiologiche e cliniche per sentirsi autorizzata a non arretrare di fronte ai detrattori che vorrebbero continuare ad affermare al mondo che “il digitale non è il problema”.

Tra l’altro, come spiegazione alternativa, da tutte le parti viene affermato che il problema siamo noi genitori, che non siamo capaci di educare i figli al buon uso del digitale, in quanto pigri, assenti, inetti: alla luce di quale evidenza scientifica, tutti i genitori dei cinque continenti nello stesso momento storico si sarebbero alleati per produrre nei loro figli la peggiore crisi di salute mentale mai vista in età evolutiva? Questa sarebbe la spiegazione scientifica dei dati epidemiologici di cui disponiamo oggi?

Non va trascurato che proprio di recente la stessa Corte di Cassazione, in un caso riguardante proprio la Apple, ha affermato che “l’incertezza scientifica non fa venir meno il dovere di informare l’utente da parte del produttore che gli vende un servizio o un prodotto. Infatti, quando gli studi disponibili abbiano prospettato un rischio plausibile, pur senza dimostrare in modo definitivo la nocività del prodotto, il professionista deve valutare misure informative proporzionate. .L’incertezza scientifica, dunque, non equivale a irrilevanza giuridica. Non dimostra automaticamente la responsabilità del produttore, ma impone al giudice di verificare se il rischio sia stato adeguatamente comunicato e governato”..
Ad oggi, le Big Tech non solo non hanno comunicato il rischio correlato all’uso dei loro prodotti e servizi, ma anche quando lo hanno identificato (ed è successo molte volte) hanno fatto di tutto per negarlo, nasconderlo, minimizzarlo al fine di tutelare il loro profitto economico ritenuto più importante della salute dei suoi utenti. Esattamente la stessa cosa avevano fatto le multinazionali del tabacco e per questo poi sono state condannate. Da quella condanna, è derivato che il tabacco è stato trattato per sempre e in tutto il mondo come “fattore di rischio” per la salute dei suoi utilizzatori.

La sanità pubblica oggi si è assunta la funzione e la responsabilità di raccontare, denunciare, prevenire il rischio oggettivo correlato all’uso del digitale in età evolutiva. Lo fa perché i dati oggi disponibili ci fanno parlare di “emergenza”. E quando c’è un’emergenza di sanità pubblica, si devono fare tre cose: educazione preventiva (interventi formativi rivolti alla comunità), cambiamenti ambientali (per esempio: scuole smartphone-free oppure rimozione di immagini come quella della pubblicità denunciata), interventi legislativi (per esempio: divieti basati sui limiti di età). La sanità pubblica ha già fatto questo con alcol, tabacco, gioco d’azzardo, etc.

Gli interessi delle multinazionali che fanno profitto con questo genere di prodotti e comportamenti non ha mai sostenuto il lavoro degli specialisti di prevenzione. Ogni giorno, io che faccio questo lavoro, vedo quanta contro-narrazione viene rivolta verso ciò che la sanità pubblica afferma e anche contro noi specialisti che stiamo provando a generare un cambiamento di cui siamo convinti non in quanto ideologicamente schierati contro il digitale, ma in quanto le competenze cliniche, epidemiologiche e preventive che abbiamo ci obbligano a fare questo lavoro per la salute della comunità. I pediatri parlano dei rischi associati al digitale in età evolutiva e le loro linee guida vengono smentite da filosofi e sociologi che certamente hanno competenze elevatissime, ma che non si troveranno mai a dover gestire problemi di salute mentale e fisica dei piccoli pazienti. Psichiatri e neuropsichiatri denunciano addiction e dipendenza correlati all’uso dei devices e in giro tantissimi opinionisti affermano che non esiste evidenza che il mondo digitale generi fenomeni di dipendenza. Lo si nega per i social e per i videogiochi, per la pornografia e per lo shopping online, per l’ossessione rivolta al corpo e per le pratiche di skin care e beauty-routine messe in atto da bambini di 9 anni (e ripeto: 9 anni). come è possibile tutto ciò? Come si può smentire di continuo l’emergenza clinica che chi lavora con l’età evolutiva osserva tutti i giorni?

Io da anni, come medico specialista di sanità pubblica e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ho deciso di parlare a genitori e comunità educante raccontando ciò che so, che studio, che constato nello svolgimento della mia professione. Non importa se nel farlo, ho collezionato ormai una lunga lista di haters e detrattori che mi definiscono: tecnofobico, profeta di sventura, ideologo, dinosauro, amante del vintage e spesso anche grande ignorante. No, non importa. Proseguo nel mio lavoro divulgativo e psicoeducativo, consapevole che negli ultimi quindici anni non ho mai dovuto cambiare la mia narrazione, alla luce dei dati di ricerca ad oggi disponibili. Per questo, io personalmente, considero la rimozione del manifesto pubblicitario che tanto ha fatto discutere in questi giorni, un passaggio che segna un movimento fondamentale dalla fase di “precontemplazione” a quella di “contemplazione” del problema, cosa che obbligherà le Big Tech a fare molta più attenzione non solo nei processi comunicazionali ma anche nella qualità, offerta e tipologia dei loro prodotti e servizi, perché la collettività ha dimostrato di aver cominciato a mettere l’asticella (che prima non c’era mai stata) al giusto posto: ovvero all’altezza della tutela della salute dei minori e non della tutela del profitto.
Se pensi che questo messaggio serva oggi ad altri adulti che stanno provando a cambiare lo status quo, commenta e condividi. Credo che sia utile farlo circolare soprattutto fra quegli adulti che ancora faticano ad avere accesso alla divulgazione medico-scientifica su questo tema.

Buon ferragosto.

P.S. L'immagine mi è stata inviata ed è tratta dalla pagina Facebook di Scuole Naturali.

12/08/2026

📱 Prima dei 3 anni: perché gli schermi non sono un gioco innocuo!

Perché è importante leggere e conoscere le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria? Perché nei primi anni di vita il cervello non è semplicemente “piccolo”: è in piena costruzione e ha bisogno di esperienze reali, movimento, relazione, sonno, linguaggio ed esplorazione. La SIP sottolinea che ogni anno senza digitale è un investimento sulla salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale del bambino.

🧠 Il cervello del bambino si costruisce facendo esperienza

Nei primi anni il cervello è molto plastico: le connessioni tra neuroni si formano e si riorganizzano continuamente in base alle esperienze.

Il bambino impara non solo ascoltando, ma anche guardando, toccando, muovendosi e interagendo.

Le esperienze ripetute rafforzano i circuiti nervosi.

La corteccia cerebrale è composta soprattutto da materia grigia, con i corpi cellulari dei neuroni.

Sotto la corteccia c’è la materia bianca, fatta di fibre nervose mielinizzate.

La materia bianca è una rete di collegamento che permette comunicazioni rapide tra le aree del cervello.

Anche questi collegamenti maturano gradualmente durante l’infanzia.

Lo sviluppo neurologico dipende quindi dall’esperienza corporea e dall’ambiente.

Quando un bambino afferra un oggetto, coordina vista, movimento, tatto e attenzione.

Quando corre, integra informazioni da muscoli, occhi e sistema vestibolare.

Quando parla con un adulto, ascolta, interpreta emozioni e risponde.

Lo schermo offre invece un’esperienza più povera, soprattutto visiva e passiva.

Il problema non è che “il tablet spegne i neuroni”, ma ciò che può sostituire.

Se lo schermo riduce gioco, movimento, relazione e sonno, mancano esperienze fondamentali per lo sviluppo.

Il punto chiave è: non solo cosa il bambino guarda, ma cosa non fa mentre guarda.

💪 Pensiamo alla massa muscolare

Facciamo un esempio semplice.

Se un bambino non potesse muoversi liberamente per mesi, non svilupperebbe normalmente forza e coordinazione.

Non basta spiegargli come si cammina: deve provare.

Rotolare, strisciare, alzarsi, cadere, muoversi, arrampicarsi.

Il muscolo cresce con l’uso, e lo stesso vale per i circuiti cerebrali.

Nei bambini molto fragili, come quelli ricoverati a lungo, la riduzione delle esperienze motorie e sensoriali può richiedere poi riabilitazione.

Lo schermo non è una immobilizzazione, ma il principio è lo stesso: una capacità si sviluppa solo se viene esercitata.

Per parlare bene bisogna parlare.Per muoversi bisogna muoversi.Per giocare bisogna giocare.Per relazionarsi bisogna stare con le persone.

Nei primi anni, il tempo è una risorsa preziosa.

📌 Le 10 regole pratiche dalle raccomandazioni SIP

La SIP sintetizza le indicazioni nelle 7 P: Posticipare, Proteggere, Preservare la presenza dell’adulto, Porre regole chiare, Promuovere esperienze reali, Partecipare all’educazione digitale e Prevenire rischi e dipendenze. Le regole seguenti ne sono una traduzione pratica.

1️⃣ Posticipare il più possibile.Nei primi anni non c’è bisogno evolutivo di smartphone e tablet.

2️⃣ Prima dei 3 anni, meglio evitare gli schermi.È una raccomandazione sostenuta anche in una proposta di legge al Senato, non ancora in vigore.

3️⃣ Non usare lo schermo per sostituire la relazione.Non come risposta automatica a noia, pianto o attesa.

4️⃣ Niente dispositivi durante i pasti.Il pasto è un momento di relazione e comunicazione.

5️⃣ Niente schermi prima di dormire e in camera da letto.Il sonno va protetto.

6️⃣ Più tempo per muoversi.Gioco libero, parco, corsa e attività all’aperto sono fondamentali.

7️⃣ Parlare, leggere e giocare insieme.La relazione è centrale per linguaggio e sviluppo sociale.

8️⃣ L’adulto deve dare l’esempio.Il comportamento dei genitori è il primo modello.

9️⃣ Il digitale va accompagnato.Quando arriva, va guidato e supervisionato.

🔟 Proteggere ciò che il digitale sostituisce.Chiedersi sempre: cosa sta perdendo il bambino in questo momento?

📚 Due libri utili per i genitori

1. “Addomesticare gli schermi. Il digitale a misura dell'infanzia 0-6” – Michele MarangiApprofondisce il rapporto tra infanzia, famiglia e digitale con taglio pratico.

2. “Schermi? No, grazie. Piccola guida educativa per genitori” – Rosanna Candon.Dedicato alla fascia 0-6 anni, con esempi e indicazioni concrete.

❤️ In fondo, la domanda non è “Quanto tempo davanti allo schermo?”

La domanda è:

“Quali esperienze sta vivendo mentre lo schermo è spento?”

Nei primi anni il bambino ha bisogno di mani, sguardi, parole, movimento, oggetti e relazione.

Il cervello non si costruisce attraverso uno schermo.

Si costruisce facendo esperienza del mondo. 🧠❤️

Fonte principale: Società Italiana di Pediatria – raccomandazioni sul digitale.
Pediatra Elena de Nitto

11/08/2026

🌊 Pillola di conoscenza della Pediatra… anche al mare!

In questi giorni mi arrivano diverse domande di genitori preoccupati per prurito, arrossamento o lieve gonfiore intorno alla bocca dopo aver mangiato alcuni alimenti.

Cosa fare? E quando preoccuparsi?

👄 REAzione ORALE LIEVE

Può manifestarsi con prurito, pizzicore, arrossamento o lieve gonfiore delle labbra e della zona intorno alla bocca, senza altri sintomi.

In questi casi, se si tratta di una manifestazione allergica lieve, può essere indicato un antistaminico, secondo le indicazioni del proprio pediatra.

💊 Ma perché antistaminico e non cortisone?

L’antistaminico blocca l’azione dell’istamina, una delle principali sostanze coinvolte nelle reazioni allergiche, e può aiutare a ridurre rapidamente prurito, orticaria e lievi sintomi locali.

Il cortisone, invece, è un farmaco antinfiammatorio: ha un’azione diversa e non è il farmaco di prima scelta per controllare rapidamente una reazione allergica acuta.

⚠️ Quando la situazione cambia?

Se oltre ai sintomi della bocca compaiono vomito, diarrea importante, orticaria diffusa, gonfiore della lingua o della gola, tosse, difficoltà respiratoria, pallore, debolezza o sonnolenza, la reazione non va più considerata una semplice reazione locale. ( Anche uno solo di questi sintomi!)

PS ma la diarrea e vomito possono essere sintomi della gastroenterite virale ! Fai attenzione alle tempistiche di insorgenza dei sintomi con assunzione del cibo ( entro 2 ore dall'assunzione del cibo non gastroenterite!)

In questi casi il bambino deve essere valutato rapidamente in Pronto Soccorso. Se compaiono difficoltà respiratoria, gonfiore della gola, malessere importante o un peggioramento improvviso, chiamare il 112.

👉 E attenzione: in caso di anafilassi l’antistaminico e il cortisone non sostituiscono l’adrenalina, che è il trattamento di prima scelta.

☀️ Un piccolo consiglio per l’estate

Quando siamo fuori casa, cerchiamo di preferire alimenti semplici, di cui conosciamo bene provenienza e ingredienti, evitando anche di eccedere nell’arco della giornata con prodotti molto elaborati e ultra-processati.

E soprattutto, non sottovalutiamo una reazione orale che si ripete.

Anche se passa rapidamente, è importante parlarne con il pediatra e, appena possibile, approfondire con un allergologo, soprattutto se il bambino ha già altre allergie.

💛 Niente panico, quindi, ma neanche improvvisazione: osservare, riconoscere i segnali e chiedere consiglio.

Buona estate… e buon mare a tutti! 🌊☀️
Pediatra Elena De Nitto

11/08/2026

DUE BAMBINI, DUE MODI OPPOSTI DI CRESCERE

Da una parte c’è il bambino cresciuto “ad antibiotici”: una terapia per ogni febbre, tosse, raffreddore, gola rossa o presunta bronchite, spesso prescritta per tranquillizzare l’ansia degli adulti.

Dall’altra c’è il bambino che riceve l’antibiotico soltanto quando esiste una reale indicazione: un’infezione batterica diagnosticata o fortemente sospettata sulla base della visita e, quando necessari, di esami mirati.

La differenza non è tra un bambino curato e uno trascurato.

È tra un bambino ripetutamente esposto ai rischi di farmaci inutili e un bambino curato in modo appropriato.

GLI ANTIBIOTICI NON SONO FARMACI INNOCUI

Quando l’antibiotico è necessario, i suoi benefici superano i possibili rischi. Quando invece viene somministrato inutilmente, il bambino affronta i rischi senza ricevere alcun beneficio.

Gli antibiotici possono provocare:

diarrea, nausea, vomito e dolori addominali;
eruzioni cutanee e orticaria;
candidosi orale o genitale;
reazioni allergiche, raramente anche gravi;
alterazione del microbiota intestinale, con riduzione anche dei batteri utili;
diarrea associata agli antibiotici e, più raramente, infezione da Clostridioides difficile;
effetti specifici del singolo farmaco su fegato, reni, sangue, sistema nervoso o ritmo cardiaco;
interazioni con altri medicinali;
selezione di batteri resistenti.

Il rischio aumenta con l’accumularsi di prescrizioni, soprattutto quando si utilizzano ripetutamente antibiotici ad ampio spettro.

L’ANTIBIOTICO CAMBIA ANCHE L’ECOSISTEMA DEL BAMBINO

Un antibiotico non elimina soltanto il batterio che si vorrebbe colpire. Può danneggiare anche una parte dei microrganismi utili che vivono nell’intestino, sulla pelle e sulle mucose.

Il microbiota partecipa alla digestione, alla protezione contro altri microrganismi e alla maturazione del sistema immunitario. Dopo una terapia può modificarsi e impiegare tempo per ritrovare il proprio equilibrio.

Sono inoltre in studio possibili associazioni tra esposizioni antibiotiche precoci e ripetute e maggiore probabilità di alcune condizioni future, come allergie, asma, obesità e malattie infiammatorie. Non significa che l’antibiotico ne sia sempre la causa diretta, ma è un motivo ulteriore per evitare qualsiasi esposizione non necessaria.

IL DANNO PIÙ SILENZIOSO: L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA

Ogni esposizione esercita una pressione sui batteri: quelli sensibili vengono eliminati, mentre quelli capaci di resistere possono sopravvivere e moltiplicarsi.

Non è il bambino a diventare resistente. Sono i batteri.

Quando arriverà una vera infezione batterica, l’antibiotico abituale potrebbe non funzionare. Potrebbero diventare necessari farmaci meno maneggevoli, più tossici, terapie più lunghe o persino il ricovero.

Somministrare oggi un antibiotico inutile può significare avere domani meno possibilità di curare efficacemente quello stesso bambino.

IL BAMBINO CHE NON RICEVE L’ANTIBIOTICO INUTILE NON È CURATO MENO

È curato meglio.

Quando l’infezione è probabilmente virale, il bambino viene visitato, osservato e trattato per i sintomi realmente presenti. Quando serve, la decisione può essere sostenuta da tampone, emocromo, PCR o altri accertamenti appropriati.

Se viene diagnosticata un’infezione batterica che richiede terapia, l’antibiotico deve essere usato senza esitazioni:

scegliendo quello più mirato;
nella dose corretta;
rispettando gli intervalli;
per la durata indicata.
NON CURiamo L’ANSIA DEGLI ADULTI CON UN FARMACO DATO AL BAMBINO

Anche noi medici abbiamo una responsabilità. Prescrivere per concludere più rapidamente una visita, evitare discussioni o rassicurare una famiglia significa trasferire sul bambino i possibili effetti indesiderati dell’ansia degli adulti.

L’antibiotico necessario può salvare una vita.
L’antibiotico inutile può provocare effetti collaterali, danneggiare il microbiota e selezionare resistenze, senza offrire alcun vantaggio.

Curare bene non significa somministrare più farmaci. Significa sapere quando usarli e avere il coraggio di non usarli quando non servono.

L’antibiotico deve curare un’infezione batterica, non tranquillizzare un genitore.

Se ritieni utile questa informazione, condividila.

11/08/2026

NO, NON É TUTTO OK.
Il manifesto pubblicitario di I-phone é la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare che oggi rappresentano la popolazione che ha maggiore bisogno di essere sensibilizzata nei confronti dei danni prodotti dai devices digitali in età precoce.

A me che da anni cerco di fare prevenzione su questo tema importantissimo - che è diventato una vera e propria emergenza di sanità pubblica - questo billboard appare come una provocazione gigantesca.

In realtà, questa immagine mostra in modo perfetto al mondo il lavoro sottile, costante e davvero patogeno con cui le Big Tech hanno cercato di convincere noi genitori, negli ultimi 15 anni, che i nostri figli non possono immaginare di diventare grandi senza avere in mano un device digitale.

La narrazione degli ultimi 15 anni - molto sostenuta anche da tanti specialisti di età evolutiva - è che il problema non è lo smartphone, ma come lo si usa. Ora gli esperti di marketing di i-Phone cercno di convincere i genitori che il problema non è più nemmeno legato a come lo si usa, perché è arrivato lo smartphone sicuro che non farà mai danni nella vita di un minore, ovvero lo smartphone del loro brand.

Il messaggio implicito che viene comunicato è che un bambino piccolissimo con in mano uno smartphone é cosa buona e giusta.

INVECE NO! É importante ribadirlo. É Importante sottolineare che la Società Italiana di Pediatria ha dato linee guida molto precise in questo senso, invitando tutti i genitori italiani a non consegnare uno smartphone ad uso personale a nessun figlio prima dei 13 anni.

Per questo, il messaggio di questo cartellone pubblicitario non solo racconta una grande bugia, ma contrasta anche con le linee guida di prevenzione proposte dei pediatri

E proprio per questo non dovrebbe essere visibile all'interno della nostra nazione.

Se volete avere evidenze scientifiche e davvero comprendere perché questa pubblicità é ingannevole e pericolosa leggete "Esci da quella stanza" (Mondadori) un libro che fornisce agli adulti conoscenze di ciò che la scienza ha scoperto rispetto al rischio per la salute fisica e mentale in età evolutiva connesso all'uso precoce degli strumenti digitali. Commentate e, se volete e potete, condividete questo messaggio con più genitori ed educatori possibili.

Indirizzo

Viale Piave 43
Curti
81040

Orario di apertura

Martedì 14:00 - 18:30
Sabato 14:00 - 18:30

Telefono

+393272828914

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