18/04/2026
Quando la noia e la mancanza sono le "arti 2.0" da insegnare.
Oggi, durante una lezione con alcuni futuri docenti abbiamo discusso del cambiamento del sistema educativo e didattico a fronte delle molteplici criticità esistenti.
In un tempo di "crisi di sistema" e di "incombenze artificiali", le soluzioni digitali finora adoperate per far fronte al disinteresse e alle difficoltà attentive dello studente non producono più gli stessi effetti.
Così come la "saturazione" di progetti proposti nell'arco di un anno scolastico sono giunti a un bivio perché hanno colluso con la "Lagge del Desiderio".
In che senso?
In questo tempo sociale, genitori e insegnanti, educano e crescono i propri figli e alunni secondo la "legge agoniante della prestazione", per cui si è pensati che tanti più stimoli sono proporzionali a tanto più sviluppo intellettivo per essere qualcuno o fare qualcosa di importante.
Oggi questa legge è al collasso e il suo sistema non aiuta al "saper crescere" ma al "riempire" non di sostanza ma di vuoti.
Oggi, con i futuri insegnanti, abbiamo parlato di una "rivoluzione" del tutto innovativa e per nulla digitale in ambito educativo.
È una "rivoluzione umanizzante" che pone al centro la crescita educativa dell'alunno partendo dell'azione ricreativa di spazi di mancanza come possibilità di azione dell'alunno.
Donare un tempo e uno spazio che non sia "saturo".
Così educare alla "noia", al "non-tutto", alla possibilità dello sbaglio", alla "mancanza" apre una breccia all'atteggiamento di disarmo dei giovani per aprirsi,invece, allo "spazio errante del desiderio", rispetto al quale nessuno né è responsabile se non lui/lei stesso/a.
Ciò che riaccende il desiderio è "lasciare spazio di azione" piuttosto che "saturare".
Paradossalmente, in una società iperdinamica e digitale, ciò che diventa rivoluzionario per una buona pratica educativa è "insegnare la noia e la mancanza".
Le vere arti 2.0.