Psicologa Stefania Gualtieri

Psicologa Stefania Gualtieri Dott.ssa Stefania Gualtieri, Psicologa e Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico e gruppoanalitic

È un tempo difficile per le relazioni quello che oggi viviamo. Piuttosto che coltivare e costruire insieme "legami" come...
29/07/2026

È un tempo difficile per le relazioni quello che oggi viviamo. Piuttosto che coltivare e costruire insieme "legami" come vicinanza libera, si finisce nel creare catene che opprimono e spaventano: oggi si fa fatica a creare e nutrire relazioni come legame, Piuttosto ci si impiglia in "dipendenze".

Una relazione non fa "male". È la dipendenza con la quale ci si relaziona che ci distrugge.

È necessario recuperare l'importanza della relazione, quella umana, come "legame che libera".

È giunto quel tempo in cui si ha "voglia del niente".Un tempo dove ci si può lasciar abbracciare dalla noia, dal "non so...
23/07/2026

È giunto quel tempo in cui si ha "voglia del niente".

Un tempo dove ci si può lasciar abbracciare dalla noia, dal "non so", dalle dimenticanze e persino dallo "smarrire il filo del discorso o le lancette dell'orologio".

Un tempo dove la lentezza del tempo si impossessa della sua velocità.

E non importa se si saranno soddisfatti o meno tutto ciò che si era pensato, la bellezza sta proprio nel "non essere riusciti".

E nel frattempo, lasciarsi "grogiolare nell'attesa".
Chissà tra una fantasia e un'altra, o un sentire o il niente.

Credo fortemente in tutto ciò che faccio.Sento profondamente quello che faccio.E mi sento privilegiata per il lavoro che...
07/05/2026

Credo fortemente in tutto ciò che faccio.
Sento profondamente quello che faccio.

E mi sento privilegiata per il lavoro che ho scelto e che svolgo ogni giorno con dedizione e passione.

Ho la fortuna di "sperimentare e vivere" setting di lavoro diversi, che sia lo spazio del mio studio, un'aula universitaria o le aule corpose di un tribunale, ma tuttavia attraversati da un unico filo conduttore che è la "sapienza d'essere". Quest'ultima non si costruisce solo attraverso delle buone letture ma anche e soprattutto grazie alle moltitudine di incontro con l'altro e alle svariate storie di vita ascoltate.

Entrare constantemente in "contattato" con l'altro è un nutrimento costante per la mia crescita, personale e professionale.

La mia inclinazione è sempre la gratitudine verso l'altro, a prescindere dalle vesti.

È stata un'esperienza di "con-tatti" profondamente umani, dove l'incontro con l'altro acquista un sapore unico, irripeti...
29/04/2026

È stata un'esperienza di "con-tatti" profondamente umani, dove l'incontro con l'altro acquista un sapore unico, irripetibile e travolgente. Ed è per me un godimento assoluto.

Questo è possibile quando ci si "sintonizza" sulle medesime "corde emotive", con una prerogativa importante: l'esserci autenticamente.

E questo "travolgimento emozionale" è un privilegio inestimabile oltre che una "figata pazzesca".

In ogni esperienza lavorativa, e non, mi faccio guidare sempre da una frase ripetuta spessa da una persona a me cara: "chi semina con passione, raccoglie bene".
Ciò che fa la differenza in ciò che si fa è quanto "cuore ci si mette". E questa esperienza è stata "un'orchestra di cuori pulsanti".

Non importa solo quante conoscenze e competenze siano state trasmesse e acquisite. La soddisfazione più grande è aver visto in loro "riaccendere i propri desideri".

E il dono per me più inestimabile è la vostra gratitudine e le vostre parole che accarezzano e avvolgono l'anima.

Immensamente grata a voi ragazze/ragazzi. Futuri colleghi ma presenti.

Quello che delle tragedie non si dice, anzi non si ascolta!La verità è che fa "terribilmente paura". Ciò che "circola" è...
22/04/2026

Quello che delle tragedie non si dice, anzi non si ascolta!

La verità è che fa "terribilmente paura".
Ciò che "circola" è piuttosto la necessità di dare una "spiegazione immediata", di far appello alla "ragione" per rintracciare un senso a ciò che un senso non ha. Per "sedare" soprattutto un profondo senso di angoscia.
Opinioni, giudizi e sentenze diventano "armi difensive" perché non si riesce a "sostare" e "stare in ascolto" con ciò che sentiamo.

"Scollegarsi emotivamente" a quanto successo porta ad allontanare la possibilità che possa accadere a ciascuno di noi.
Ma ogni mancata assunzione di responsabilità individuale è anche una mancata assunzione di responsabilità collettiva.

Tutto questo ha come effetto quello di "disumanizzare" questi gesti estremi ma che sono "profondamente umani", anche se faticosamente difficile da accettare e accogliere.

"Occuparsi responsabilmente" di questa vicenda significa invitare ed educare all'esercizio dell'ascolto empatico, verso di sé e verso chi ci sta accanto e all'esercizio del "prendere parola".

Renderli reali e possibili ci permette di vederli.
Riuscire a vederli e sentirli ci permette di prendercene cura.

Quando la noia e la mancanza sono le "arti 2.0" da insegnare. Oggi, durante una lezione con alcuni futuri docenti abbiam...
18/04/2026

Quando la noia e la mancanza sono le "arti 2.0" da insegnare.

Oggi, durante una lezione con alcuni futuri docenti abbiamo discusso del cambiamento del sistema educativo e didattico a fronte delle molteplici criticità esistenti.

In un tempo di "crisi di sistema" e di "incombenze artificiali", le soluzioni digitali finora adoperate per far fronte al disinteresse e alle difficoltà attentive dello studente non producono più gli stessi effetti.
Così come la "saturazione" di progetti proposti nell'arco di un anno scolastico sono giunti a un bivio perché hanno colluso con la "Lagge del Desiderio".

In che senso?

In questo tempo sociale, genitori e insegnanti, educano e crescono i propri figli e alunni secondo la "legge agoniante della prestazione", per cui si è pensati che tanti più stimoli sono proporzionali a tanto più sviluppo intellettivo per essere qualcuno o fare qualcosa di importante.

Oggi questa legge è al collasso e il suo sistema non aiuta al "saper crescere" ma al "riempire" non di sostanza ma di vuoti.

Oggi, con i futuri insegnanti, abbiamo parlato di una "rivoluzione" del tutto innovativa e per nulla digitale in ambito educativo.
È una "rivoluzione umanizzante" che pone al centro la crescita educativa dell'alunno partendo dell'azione ricreativa di spazi di mancanza come possibilità di azione dell'alunno.
Donare un tempo e uno spazio che non sia "saturo".
Così educare alla "noia", al "non-tutto", alla possibilità dello sbaglio", alla "mancanza" apre una breccia all'atteggiamento di disarmo dei giovani per aprirsi,invece, allo "spazio errante del desiderio", rispetto al quale nessuno né è responsabile se non lui/lei stesso/a.
Ciò che riaccende il desiderio è "lasciare spazio di azione" piuttosto che "saturare".

Paradossalmente, in una società iperdinamica e digitale, ciò che diventa rivoluzionario per una buona pratica educativa è "insegnare la noia e la mancanza".

Le vere arti 2.0.

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