05/06/2026
Vedete Identificarsi totalmente con il proprio Ego, cioè pensare di essere quella sola identità o essere solo innun verto modo, significa condannarsi a una perenne vulnerabilità.
In psicoanalisi, l’Ego (o Io) non è la totalità della nostra psiche, ma solo una struttura di mediazione: una maschera costruita per difenderci, per performare e per dare un senso di controllo alla realtà. Ora il dramma comincia quando confondiamo questa maschera con la nostra vera essenza.
Quando siamo intrappolati in questa identificazione, scatta un meccanismo di iper-riferimento narcisistico: ogni critica, ogni imprevisto, ogni silenzio dell’altro viene letto come un attacco diretto a noi. Diventiamo i bersagli di un mondo che, in realtà, sta solo seguendo il proprio corso.
Prendere le cose sul personale è, di fatto, un cortocircuito dell’Ego che cerca di confermare la propria esistenza a spese della nostra pace.
La vera guarigione emotiva è fare spazio a ciò che Jung chiamava il Sé, quella dimensione più profonda, saggia e transpersonale che non ha bisogno di difendere alcuna immagine di sé.
Solo quando l’Io abdica alla sua pretesa di essere il centro dell’universo, possiamo finalmente guardare ciò che accade fuori di noi per quello che è, e non per come ci fa sentire. Non è indifferenza: è la nascita della vera libertà interiore.
“Quante volte il vostro Io vi ha convinti che un evento esterno fosse un attacco personale? Come avete imparato a fare un passo indietro per guardarlo dal Sé?
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