08/09/2026
Uno sbaglio non ci definisce. È ciò che facciamo dopo a raccontare chi siamo.
Possiamo negarlo, giustificarlo, attribuirne la responsabilità a qualcun altro. E allora quello sbaglio rischia di trasformarsi in un errore: qualcosa che continua a ripetersi perché non abbiamo avuto il coraggio di guardarlo davvero.
Oppure possiamo fermarci e riconoscerlo.
Non per colpevolizzarci, ma per comprenderci.
Perché riconoscere un errore significa poterci chiedere:
«Cosa mi stava accadendo mentre lo facevo? Cosa non riuscivo ancora a vedere? Cosa posso imparare da me stesso?»
È qui che lo sbaglio cambia significato:
non diventa una condanna, ma una possibilità di evoluzione.
La maturità non è non sbagliare.
È riuscire a trasformare ciò che abbiamo sbagliato in qualcosa che ci insegna a non perderci più.