29/06/2026
Nel cuore della giungla di Campeche, in Messico, gli archeologi hanno individuato una città maya rimasta nascosta per secoli sotto la vegetazione. Si chiama Minanbé, un nome legato all’idea di un luogo “senza strada”, quasi impossibile da raggiungere.
La scoperta è avvenuta nella Riserva della Biosfera di Calakmul, una delle aree più affascinanti e misteriose del mondo maya. Le prime tracce erano emerse grazie alla tecnologia LiDAR, capace di “vedere” sotto la copertura della foresta e rivelare forme artificiali invisibili a occhio n**o: piattaforme, edifici, piazze e strutture nascoste tra gli alberi.
Ma vedere una città dall’alto non significa raggiungerla.
Per arrivare fisicamente sul posto, gli archeologi hanno dovuto aprire un percorso di chilometri nella giungla, avanzando tra vegetazione f***a, terreno difficile e assenza quasi totale di sentieri. Proprio questa difficoltà di accesso ha contribuito a proteggere Minanbé per tanto tempo.
Il sito ha rivelato piazze, edifici palaziali, strutture religiose, terrazze, canali idraulici e un tempio piramidale alto più di 13 metri. Sono state trovate anche steli e altari scolpiti, alcuni con iscrizioni e scene ancora leggibili nonostante l’erosione.
Uno degli aspetti più sorprendenti è che la città non mostra segni evidenti di saccheggio. Per gli archeologi è un dettaglio enorme: molti siti maya sono stati danneggiati nel corso del tempo, mentre Minanbé sembra essersi conservata in modo eccezionale proprio grazie all’isolamento della foresta.
Le iscrizioni, la ceramica e l’architettura indicano che la città raggiunse il suo massimo sviluppo nel periodo Classico Tardo, tra il 600 e il 900 d.C., la stessa epoca in cui Calakmul era uno dei grandi centri politici del mondo maya.
La giungla non aveva cancellato Minanbé.
L’aveva nascosta.