22/08/2026
Ci sono persone che continuano ad andare avanti ogni giorno, fanno ciò che devono fare, rispettano impegni, si prendono cura degli altri. Da fuori sembrano funzionare bene.
Eppure, dentro, qualcosa si è spento.
Non sempre perché manchi la forza o la volontà. A volte entrano in gioco meccanismi psicologici molto comuni, ma poco conosciuti: la rassegnazione appresa e l’evitamento esperienziale.
La rassegnazione appresa nasce quando, dopo esperienze ripetute di delusione, fatica, mancanza di ascolto o tentativi andati a vuoto, iniziamo lentamente a convincerci che cambiare sia inutile. Così smettiamo di chiederci cosa desideriamo davvero e iniziamo a dirci:
“Tanto le cose non cambiano.”
“Ormai sono fatto così.”
“È inutile provarci.”
L’evitamento esperienziale, invece, è la tendenza ad allontanarsi da emozioni, pensieri o situazioni che ci fanno stare male. Cerchiamo sicurezza nelle routine, ci teniamo sempre occupati, rimandiamo decisioni importanti, evitiamo ciò che ci mette in contatto con paure, tristezza, senso di inadeguatezza o desideri profondi.
Il problema è che ciò che ci protegge nel breve periodo, a volte, nel lungo periodo ci allontana da noi stessi.
Così si può continuare a vivere per anni in una sorta di “pilota automatico”: si fa quello che c’è da fare, ma senza chiedersi davvero:
“Questa vita mi assomiglia?”
“Cosa desidero, al di là di ciò che devo fare?”
Se ti riconosci, anche solo in parte, in queste parole, non significa che ci sia qualcosa che non va in te. Forse hai semplicemente imparato, nel tempo, modi di adattarti che un tempo ti sono stati utili, ma che oggi ti fanno sentire fermo, vuoto o lontano da te stesso.
A volte la psicoterapia non inizia perché si sta “molto male”, ma perché nasce una domanda:
“E se esistesse un modo diverso di vivere?”
Se queste riflessioni ti risuonano, possiamo parlarne insieme. Uno spazio di ascolto può essere il primo passo per comprendere meglio ciò che ti blocca e tornare, poco alla volta, a scegliere la tua vita.