09/07/2019
Il signore in foto è Julio Velasco. Molti di voi lo conosceranno. Argentino, classe ‘52, Velasco è stato uno dei più vincenti allenatori di sempre nella pallavolo. Alla guida della nostra Nazionale ha collezionato 2 campionati mondiali, 3 europei, 5 World League, 1 coppa del mondo, 1 argento olimpico e tanto altro. Ha vinto con la Nazionale Argentina e con quella Iraniana. Ha vinto a livello di club in Argentina e in Italia. Julio Velasco è un totem.
Qualche giorno fa, alla conferenza di presentazione del suo nuovo ruolo di Direttore Tecnico del settore giovanile maschile della Nazionale Italiana, gli è stata fatta una domanda sui giovani che giocano poco e su come risolvere questo annoso problema.
La risposta vale per ogni sport, anche per il basket, e andrebbe stampata e affissa in ogni singola palestra di questo mondo.
“Bisogna stare molto attenti a creare nei giovani l’alibi che il loro problema è che non li facciamo giocare, perché l’assistenzialismo nello sport competitivo non ha mai pagato. La prima cosa è che il giovane si deve guadagnare il diritto di giocare.
Guadagnare...non che glielo diamo.
Quando sono passato alla femminile, che sembrava una cosa irrisolvibile e ci hanno lasciato la pelle tutti gli allenatori che sono passati di lì, ho proposto alla Federazione di fare straniere libere (senza limite). Un allenatore della Nazionale che propone straniere libere sembrava assurdo, perché ho detto che se non facevamo una cosa violenta non avremmo cambiato mai la mentalità delle giocatrici. Le giocatrici giovani devono capire che o migliorano molto o non trovano neanche un ingaggio...e così è stato. Adesso abbiamo una quantità di giovani incredibili e forse è da ridurre il numero di straniere. Noi dobbiamo combinare le due cose: dobbiamo dare l’opportunità ma dobbiamo dire “te lo devi guadagnare”
- Parli di sacrifici? -
No! Non è solo sacrificio! Livello, qualità!
Lo sport ha una caratteristica: non è sufficiente fare le cose bene. Non è sufficiente farle nemmeno benissimo. Le dobbiamo fare meglio degli altri, sennò perdiamo. Allora noi prepariamo dei giovani, ma lo facciamo per fare meglio degli altri o prepariamo dei giovani che vogliono la strada facilitata?
L’equilibrio tra le due cose è difficile.
Semplice dire “più spazio!”. D’accordo, ci vuole, ma ci vuole anche una mentalità diversa, perché io sento molti giovani dire che va tutto male. Che si lamentano, che guardano sempre quello che non c’è, che manca questo o quello. No, no. Perché se questa mentalità prende quota siamo rovinati”
Leggere, imparare, memorizzare, ammirare.