La Piramide Soccoop

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Dove il sociale diventa visione, lavoro e libertà. Inclusione vera, senza compromessi.

10/06/2026

Rafforzare la rete territoriale dei servizi, rendere più accessibili gli strumenti di orientamento e valorizzare il ruolo delle comunità locali. E, soprattutto, far entrare nella vita quotidiana delle persone le politiche per l’invecchiamento attivo, perché solo così saranno efficaci.

È il messaggio che Giuseppe Milanese, Presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, esperto nominato dal C**A, ha lanciato oggi all’incontro del Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, dedicato alla definizione del Piano nazionale per l’invecchiamento attivo, l’inclusione sociale e la prevenzione delle fragilità.

“La longevità – ha ricordato Milanese - non è soltanto una questione sanitaria: è una sfida sociale che richiede prossimità, relazioni e la capacità di non lasciare indietro nessuno”.

10/06/2026

La spesa accessibile: un argomento sottovalutato

Spesso, quando si parla di accessibilità, l’attenzione si concentra sulla ricerca di luoghi accessibili per viaggiare, sulle strade, i negozi. Tutto importante, ma la vera sfida dell’accessibilità sappiamo bene si gioca nella vita di tutti i giorni, nelle azioni più semplici, quelle che dovrebbero essere scontate.

Fare la spesa è uno di questi esempi.

Entrare in un supermercato può sembrare banale, eppure per molte persone con disabilità significa dover affrontare tornelli girevoli, corsie strette, scaffali irraggiungibili, casse automatiche poco intuitive o pavimenti scivolosi.

A volte esiste un passaggio alternativo, ma non è immediato, visibile o accessibile in autonomia. E chiedere aiuto, quando non dovrebbe essere necessario, toglie spontaneità.

Parlarne è fondamentale, perché l’inclusione non nasce solo dai grandi progetti, ma dall’attenzione ai dettagli. Rendere accessibili questi luoghi significa migliorare la qualità della vita di tutti: persone con disabilità, anziani, genitori con passeggini, chi vive una difficoltà temporanea.

Migliorare è sempre possibile. Con scelte più consapevoli, progettazione attenta e ascolto di chi vive questi spazi ogni giorno, le barriere possono diventare opportunità di cambiamento.

Perché una società davvero inclusiva è quella in cui anche le azioni più semplici possono essere vissute con autonomia, dignità e serenità.


27/05/2026

Al nuovo Sindaco di Enna, Senatore Crisafulli , rivolgiamo i nostri più sinceri auguri di buon lavoro per questo importante incarico, con l’auspicio che il nuovo percorso amministrativo possa contribuire alla crescita, allo sviluppo e al benessere della nostra comunità.

Da parte nostra, rinnoviamo la disponibilità al dialogo e alla collaborazione su tutte quelle iniziative che possano generare valore sociale per il territorio e per le persone più fragili.

Calogero Bongiorno
Presidente – Cooperativa Sociale La Piramide

“LA PAURA DEL RAZZISMO NON GIUSTIFICA LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISTURBO MENTALE ”Ogni volta che accade un fatto atroce c...
18/05/2026

“LA PAURA DEL RAZZISMO NON GIUSTIFICA LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISTURBO MENTALE ”

Ogni volta che accade un fatto atroce come questo, il dibattito pubblico sembra incapace di reggere la complessità.
Si scivola subito in uno dei due estremi:

* o il razzismo automatico;
* o la deresponsabilizzazione culturale attraverso la formula del “disagio psichico”.

Ma attenzione: dire immediatamente “era un soggetto con problemi psichiatrici” senza alcuna prudenza rischia di produrre un danno enorme.
Perché nella mente collettiva passa un messaggio devastante: chi ha un disturbo mentale è potenzialmente pericoloso.

E questo è falso.

La stragrande maggioranza delle persone con sofferenza psichica non è violenta. Molto più spesso subisce violenza, esclusione, stigma e paura sociale.

Al tempo stesso, però, negare che possano esistere componenti culturali, ideologiche o processi di radicalizzazione significa rifiutare la realtà per paura delle conseguenze politiche.
Un individuo fragile può essere influenzato da un contesto culturale, ideologico o religioso estremista. Questo non significa criminalizzare una comunità intera, ma riconoscare che le idee e i contesti hanno un peso.

Ed è qui il punto centrale:

il disagio mentale non crea automaticamente terrorismo o violenza ideologica.
Ma una persona fragile, isolata o disorganizzata può diventare più permeabile a narrative distruttive, identitarie o fanatiche.

Esattamente come può accadere con:

* sette;
* estremismi politici;
* gruppi violenti;
* ambienti criminali;
* dinamiche settarie online.

Ridurre tutto alla psichiatria è quindi sbagliato quanto ridurre tutto all’etnia o alla religione.

Perché:

* il razzismo criminalizza interi popoli;
* la psichiatrizzazione automatica criminalizza la sofferenza mentale.

E entrambe le cose producono paura, stigma e analisi superficiali.

Una società matura dovrebbe riuscire a dire contemporaneamente tre cose:

1. nessuna generalizzazione etnica o religiosa;
2. nessuna criminalizzazione della malattia mentale;
3. analisi seria dei contesti culturali, sociali e ideologici che possono interagire con la fragilità individuale.

La complessità non è comoda. Ma negarla crea solo altri problemi

15/05/2026

Ripensare l’indipendenza per vivere bene nella società

Ci hanno spesso insegnato che essere indipendenti significa fare tutto da soli, non chiedere aiuto, non dipendere da nessuno.

Ma se ci fermiamo a guardare davvero la realtà, capiamo che non è così. Ogni giorno dipendiamo da qualcosa o da qualcuno: dai trasporti, dai luoghi in cui viviamo, dalla tecnologia, dalle relazioni, dal lavoro degli altri. È normale, è umano.

Allora l’autonomia assume un significato diverso. Non è più “fare tutto da soli”, ma avere la possibilità di scegliere. Scegliere come muoversi, scegliere quando chiedere aiuto senza sentirsi in colpa, scegliere chi far entrare nella propria rete e in che modo.

L’autonomia non è qualcosa di fisso: cambia nel tempo, cresce, si riduce, si trasforma. E riconoscere questa variabilità significa liberarsi dalla pressione di dover dimostrare continuamente qualcosa, agli altri e a sé stessi.

Spesso il problema rimane il contesto. Quando mancano alternative, servizi accessibili o ambienti flessibili, diventa più difficile sentirsi davvero parte della società. È qui che nasce il disagio, non nella dipendenza.

Sentirsi indipendenti nella società significa poter vivere senza vergogna i propri bisogni, costruire relazioni basate sulla reciprocità e avere accesso alle risorse giuste. Significa sapere che chiedere aiuto non toglie valore, ma è la normalità.

Perché alla fine, l’autonomia più vera è quella che ti permette di vivere con serenità, dignità e libertà.

E per te, cosa significa essere indipendenti?

Il Terzo Settore non è un’etichetta da esibire né uno strumento da usare quando conviene.Il Terzo Settore è una scelta d...
19/04/2026

Il Terzo Settore non è un’etichetta da esibire né uno strumento da usare quando conviene.

Il Terzo Settore è una scelta di vita, un’idea di società, un modo preciso di guardare all’altro.
Significa riconoscere nel prossimo più fragile non un peso da assistere né un soggetto da ghettizzare, ma una persona da emancipare, accompagnare e valorizzare.

Non si diventa davvero operatori del Terzo Settore se prima non lo si è vissuto come esperienza umana e personale.
Perché il Terzo Settore non è soltanto un lavoro.
È una responsabilità.
È una visione.

Noi non produciamo soltanto servizi.
Non generiamo soltanto economia.
Produciamo possibilità.
Creiamo contesti abilitanti e adattivi nei quali le persone possano ritrovare dignità, ruolo, autonomia e futuro.

Questa è la differenza profonda:
non ci limitiamo a gestire il disagio,
ma lavoriamo per trasformarlo in percorso, relazione, capacità e riscatto

“Viviamo in una società distorta.Ci siamo illusi di essere invitati al tavolo del progresso…ma siamo finiti nel menu del...
22/03/2026

“Viviamo in una società distorta.
Ci siamo illusi di essere invitati al tavolo del progresso…
ma siamo finiti nel menu dello sviluppo e della speculazione.”

“Prima trasportavamo un bene gratuito e non inquinante.
Oggi ci hanno convinti a fare lo stesso lavoro…
pagandolo e inquinando.”

16/03/2026
🧩 COS’È IL PROGETTO DI VITA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ?Molte famiglie non lo sanno.Ma è un DIRITTO.Non è un favore.No...
25/02/2026

🧩 COS’È IL PROGETTO DI VITA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ?

Molte famiglie non lo sanno.
Ma è un DIRITTO.

Non è un favore.
Non è un servizio “se c’è posto”.
È un diritto previsto dalla legge.

📜 La legge dice che:

Il Comune, insieme all’ASP, deve costruire su richiesta della persona con disabilità un Progetto di Vita personalizzato.

Un progetto che riguarda:

✔️ Salute
✔️ Riabilitazione
✔️ Scuola
✔️ Lavoro
✔️ Abitare
✔️ Inclusione sociale

Non solo assistenza.
Non solo contributi economici.
Ma un percorso per vivere davvero.

👨‍👩‍👧‍👦 Chi può chiederlo?

La persona con disabilità o la famiglia, con una richiesta scritta al Comune di residenza.

Il Comune è obbligato ad attivarlo.

⚖️ Perché è importante?

Perché troppe famiglie:
– si arrangiano da sole
– ricevono solo risposte parziali
– non sanno di poter chiedere un progetto complessivo

Il Progetto di Vita serve proprio a questo:
mettere insieme i pezzi.

✳️ Un principio semplice:

La disabilità non è solo un problema sanitario.
È una questione di diritti, contesti e opportunità

Indirizzo

Via Roma 443
Enna
94100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00

Telefono

+393518380858

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