Elisa Zandonà-psicologa psicoterapeuta

Elisa Zandonà-psicologa psicoterapeuta 🌱 psicoterapia, training autogeno, psicodiagnostica
🏠 via Isidoro Alessi n.22, Este (PD)
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Chi mi conosce sa quanto io sia profondamente legata alla montagna. Sa quanto la mia storia personale sia intrecciata al...
07/08/2026

Chi mi conosce sa quanto io sia profondamente legata alla montagna. Sa quanto la mia storia personale sia intrecciata al silenzio dei sentieri e alla sensazione di aria sottile nei polmoni.
Per me la quota non è mai stata una questione di prestazione fisica o di mete da conquistare. È sempre stata, prima di tutto, un rifugio della mente.

Nella vita di tutti i giorni siamo costretti a dimostrare. Costruiamo ruoli, rincorriamo scadenze, ci sforziamo di essere performanti. L'ego lavora senza sosta per mantenere il controllo e ricordarci quanto dobbiamo valere.

Poi saliamo. E ad alta quota l'illusione si spezza.
Davanti all'immensità della roccia, scopriamo di non essere al centro di nulla. E in quella solenne indifferenza della natura troviamo il regalo più grande: la vertigine più dolce non è guardare verso il basso, ma accorgerti che puoi finalmente smettere di dimostrare chi sei.

Perché è solo quando l'ego si fa piccolo che la mente impara di nuovo a respirare. ⛰️✨


Apri lo schermo e vieni travolto da una sequenza ininterrotta di tramonti perfetti, cene sul mare, sorrisi luminosi e co...
06/08/2026

Apri lo schermo e vieni travolto da una sequenza ininterrotta di tramonti perfetti, cene sul mare, sorrisi luminosi e corpi che sembrano non conoscere la fatica.
Poi alzi gli occhi, ti guardi intorno e magari sei semplicemente sul divano di casa, con il caldo che pesa e una sottile sensazione di vuoto che si fa strada nel petto.

È la trappola della FOMO estiva (e non solo, perché a dirla tutta quella non conosce stagioni)
È la paura strisciante di stare perdendo qualcosa, di non vivere abbastanza, di essere rimasti gli unici esclusi dalla grande festa del mondo.

Il punto è che sui social assistiamo a un fenomeno ingannevole: sommiamo i momenti migliori di centinaia di persone diverse e li trasformiamo in un unico, insostenibile metro di paragone. Senza accorgercene, smettiamo di cercare il riposo autentico e iniziamo a inseguire la prestazione del riposo.
Cerchiamo la prova visibile che la nostra estate (vita) funzioni, finendo per vivere le esperienze in funzione di come appaiono, e non di come ci fanno sentire.

Ma la vita vera, quella che cura e rigenera davvero, ha ritmi diversi.
Fatta di giornate lente, di noia che a volte spaventa, di silenzi e di momenti in cui semplicemente non succede nulla.
La stasi non è un fallimento; è lo spazio in cui le emozioni dell'anno finalmente trovano posto per depositarsi.

Non devi "riempire" l'estate per dimostrare che vale.

L'unica alternativa all'ansia di perdersi qualcosa non è fare di più, ma imparare ad abitare quello che c'è già, esattamente così com'è, senza la necessità di doverlo mostrare a nessuno.

Spesso chi si descrive come "troppo buono" vive una costante sensazione di stanchezza relazionale.Cresciamo pensando che...
04/08/2026

Spesso chi si descrive come "troppo buono" vive una costante sensazione di stanchezza relazionale.

Cresciamo pensando che la bontà sia solo una virtù, ma in psicoterapia osserviamo di frequente un'altra realtà: l'essere sistematicamente accomodanti è, prima di tutto, una strategia di adattamento e regolazione emotiva.

Dietro la tendenza a dire sempre di sì non c'è solo generosità, ma spesso una profonda risposta di paura.
Paura del conflitto e della rabbia ad esempio, si perché per molte persone, l'aggressività altrui (o il contatto con la propria rabbia) viene percepita come una minaccia intollerabile.
Diventare accondiscendenti è un modo per disarmare l'altro e disinnescare il pericolo pervasivo del confronto.

Ancora paura dell'abbandono, quando l' idea inconscia è: "Se esprimo un bisogno, se esprimo un disaccordo o deludo le tue aspettative, la relazione si romperà e io verrò rifiutato/a."

In psicologia chiamiamo questo schema people pleasing. È un comportamento che nasce per proteggerci nelle nostre prime esperienze di vita, ma che da adulti ci intrappola. L'iper-adattamento ci porta a sacrificare l'autenticità in cambio della sicurezza percepita.

Il costo di questa protezione??
Quando neghi la tua opinione per non deludere l'altro, stai dicendo a te stesso/a che il tuo valore dipende solo dalla soddisfazione dei bisogni altrui!!
Con il tempo, la rabbia che inibisci verso l'esterno si trasforma in ansia, somatizzazioni o risentimento.

Imparare a tollerare il disaccordo e la possibilità di deludere l'altro non ti rende "meno buono".
Ti permette di passare da un'accondiscendenza difensiva a una gentilezza autentica e consapevole.


C’è un silenzio particolare che segue la notizia di un transfer fallito, è fatto di promesse svanite in un prelievo di s...
31/07/2026

C’è un silenzio particolare che segue la notizia di un transfer fallito, è fatto di promesse svanite in un prelievo di sangue, un dolore così specifico che descriverlo a parole sembra impossibile.

Questa sera, nella stanza di terapia, una paziente mi ha portato questo dolore, fatto di solitudine e senso di inadeguatezza anche di fronte alle persone più care.
Così abbiamo riflettuto su una verità che spesso si intreccia di ombra e giudizio dei percorsi di PMA:

Non esistono classifiche del dolore.
L’infertilità, la PMA, il lutto perinatale, il primo transfer fallito oppure il quinto: ogni esperienza è un pianeta a sé.

Chi non c'è dentro non capisce che non si sta piangendo solo la biologia di una cellula che non si è impiantata.
Si piange un intero futuro potenziale già vivido nella mente da troppo tempo.

Dire "Ti capisco" di fronte a un transfer fallito è, spesso, una bugia compassionevole. La verità è che non si può capire davvero.
E va bene così!!
Il rispetto non nasce dalla perfetta sovrapponibilità delle esperienze, ma dal riconoscimento della sacralità del dolore altrui.

Il dolore per un lutto non chiede di essere capito o risolto con un consiglio pratico; chiede solo di trovare un posto dove potersi sedere senza essere giudicato "esagerato".

Quando cerchiamo di uniformare questa sofferenza, o di paragonarla ad altri tipi di lutto commettiamo un errore di grammatica emotiva. Questo è un dolore fantasma, legato a qualcosa che non è mai stato visibile agli occhi del mondo, ma che per la donna era già presenza pulsante.

Ogni donna stringe tra le mani un frammento di dolore unico che conosce solo lei, rispettarlo significa rinunciare a capire a tutti i costi, accettando di rimanere in silenzio davanti a quel vuoto, senza la fretta di doverlo riempire. Dire a una donna "almeno ci hai provato" o "sei forte, andrà meglio la prossima volta" spesso invalida un lutto reale.

🤍A tutte le donne che stanno attraversando questo vuoto: il vostro dolore non è esagerato. Siete legittimate a piangere quel microscopico, immenso spazio che oggi vi sembra vuoto.





**to

28/07/2026

Ritrovare se stessi non richiede grandi gesti: torna a ciò che ti accende. Nelle cose che ami ci sono già tutte le risposte su chi sei davvero.

la nostra mente crea storie.Il problema è che spesso si trasforma in una regista di film catastrofici.Passiamo ore a dif...
27/07/2026

la nostra mente crea storie.

Il problema è che spesso si trasforma in una regista di film catastrofici.
Passiamo ore a difenderci da scenari che esistono solo nella nostra testa, consumando energie per un futuro che molto probabilmente non si avvererà mai.
E intanto, la vita vera accade altrove.

Ma se provassimo a cambiare prospettiva?
E se il peggior scenario possibile fosse solo la tua paura che prova a raccontarti una storia?

Una storia non è una realtà, né una profezia: è solo un'ipotesi, spesso dettata dal bisogno illusorio di controllare l'incerto.

Nel ventaglio di tutti i possibili scenari che il domani ti offre, ricordati che la mente tende a mostrarti solo quello più buio per proteggerti... ma puoi scegliere se crederci o iniziare a immaginare anche tutto il resto.


Ti sei mai chiesto perché più cerchi di "gestire" l’ansia, più lei sembra prendere il controllo?Siamo abituati a trattar...
24/07/2026

Ti sei mai chiesto perché più cerchi di "gestire" l’ansia, più lei sembra prendere il controllo?

Siamo abituati a trattarla come un difetto di fabbrica. Un rumore di fondo da azzerare con tecniche di respirazione, distrazioni o sforzi di forza di volontà. Vogliamo che sparisca, subito.
Ma l’ansia non nasce per rovinarti la giornata.

Nel lavoro psicodinamico impariamo a vederla per quello che è davvero: un sistema di allarme fisico. L’ansia è il corpo che si attiva per proteggerti da qualcosa che sta emergendo da dentro...emozioni profonde, bisogni inascoltati, verità che per molto tempo è stato troppo pericoloso o doloroso sentire.

Quando l'ansia sale, non ti sta dicendo "sei sbagliato".
Ti sta dicendo: "C'è qualcosa di importante qui sotto che chiede di essere visto".

Tentare solo di gestirla è come staccare la batteria dell'allarme antincendio mentre c'è del fumo nella stanza: il rumore smette, ma la causa resta lì.

La vera svolta non avviene quando impari a calmarla, ma quando trovi il coraggio di tracciare la sua origine. Di chiederti: cosa sta cercando di proteggere? Quale emozione sto evitando di sentire in questo momento?
Smettere di combattere l'ansia e iniziare ad ascoltarla è il primo, vero passo per liberarsene.

P.S. Capire come si attiva l'ansia nel tuo corpo è la chiave per tornare a sentire davvero, senza averne paura. Se senti che è il momento di guardare sotto la superficie, fai un bel respiro: il viaggio parte da lì.

Ci sono genitori che dicono di volere solo la felicità dei propri figli, ma non riescono a sopportare l’unica cosa che r...
21/07/2026

Ci sono genitori che dicono di volere solo la felicità dei propri figli, ma non riescono a sopportare l’unica cosa che rende un figlio davvero felice: diventare altro da loro.
Ci sono genitori che afferrano, trattengono, controllano, vestendo la propria ansia con l'abito rassicurante dell'amore.
Ci sono genitori che scambiano l'indipendenza di un figlio per un tradimento o per un abbandono.

E poi ci sono figli — ragazzi, ma spesso anche adulti di 30, 40 anni — paralizzati.
Ci sono figli incastrati nel ruolo dei "bravi ragazzi" che non trasgrediscono, non sgridano, non prendono spazio.

Persone che vivono con il freno a mano tirato, chiedendosi costantemente:
“Se faccio questa scelta, come glielo dico?”
“Se vado a vivere lì, soffriranno?”
“Se scelgo la mia vita, gli farò del male?”

Ecco la verità sgradevole che in terapia ci mette un po' ad affiorare: stai scambiando il tuo diritto di esistere con una colpa.

Abbiamo una generazione di figli malati di ansia e di senso di colpa perché credono che amare i propri genitori significhi rimanere esattamente come loro li avevano immaginati.
Ma l'amore genitoriale non è un contratto di locazione a vita. Non devi pagare l'affitto della tua esistenza rimanendo piccolo per non far sentire vecchi o soli loro.
I genitori hanno il dovere di lasciar andare.

Battisti ci cantava: "....ma il mio mestiere è vivere la vita..."
Ed io penso che i figli abbiano il diritto di pretendere la propria strada della vita.
E sì, questo significa che a un certo punto dovrai fare la cosa più spaventosa di tutte: accettare di deluderli....e sai una cosa? Sopravviveranno ugualmente, e con il tempo finalmente sarà un amore diverso.

Deluderli non è un atto di crudeltà. È un atto di nascita. È il momento esatto in cui smetti di essere un'estensione dei tuoi genitori e diventi, finalmente, te stesso.

Se senti che il confine tra l'affetto e la gabbia si è fatto troppo sottile, sappi che non sei un cattivo figlio.
Sei solo pronto a diventare adulto.

Ci insegnano che dobbiamo sempre avere una direzione, una spiegazione, una parola pronta per consolare o per rimetterci ...
14/07/2026

Ci insegnano che dobbiamo sempre avere una direzione, una spiegazione, una parola pronta per consolare o per rimetterci in piedi.

Lo chiediamo a noi stessi e, a volte, si pensa che chi fa il mio lavoro abbia una cassetta degli attrezzi sempre pronta per riparare ogni crepa.
Ma la verità è che esistono dolori che, semplicemente, non hanno ancora una forma.

Thomas Ogden scriveva che ci sono esperienze che non riusciamo a 'sognare' – cioè a pensare, a elaborare, a trasformare in qualcosa che si possa narrare. Rimangono lì, come blocchi di pietra nel petto, o come silenzi improvvisi.

In questi giorni ho ricordato a me stessa una cosa che spesso condivido nella stanza d'analisi, ma che è faticosissima da applicare sulla propria pelle: la salute mentale non coincide con l'essere sempre integri, performanti o capaci di trovare il lato positivo.

A volte, l'unico movimento evolutivo possibile è l'immobilità.
È avere il coraggio di non fare finta.
Di non riempire il vuoto con parole di circostanza, ma di starci dentro, quel vuoto, guardando quanto fa paura e quanto, al tempo stesso, sia l'unico posto onesto in cui trovarsi in quel momento.

Se ti trovi in quella terra di mezzo in cui ciò che speravi non è accaduto, e ciò che è rimasto è solo un grande silenzio: non sforzarti di dargli subito un senso.

Sostare nel non-sapere, nel non-potere, è forse l'atto di cura più difficile e più umano che possiamo concederci.È il tempo necessario affinché la terra si riposi, prima di poter accogliere un nuovo seme. Perché è solo quando smettiamo di pretendere risposte immediate che la mente ritrova lentamente lo spazio per ricominciare a sognare.

E in quell'oscurità del vuoto, un respiro alla volta, ricomincia silenziosamente a scorrere la vita.


La mente capisce in un secondo.Il cuore, e il tuo sistema nervoso, ci mettono molto di più. Loro non si muovono finché n...
03/07/2026

La mente capisce in un secondo.
Il cuore, e il tuo sistema nervoso, ci mettono molto di più. Loro non si muovono finché non si sentono completamente al sicuro.

​Se le cose fuori non cambiano ancora, non significa che sei ferma. Significa che stai lavorando sotto terra. Stai curando le radici. E per farlo serve pazienza, premura, silenzio.

​Non chiederti di fiorire daccapo domani mattina.

Fai solo un piccolissimo passo oggi. Un passo così piccolo da non farti paura.

​Datti tempo. Ti stai salvando, un millimetro alla volta.




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Isidoro Alessi 22
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Martedì 09:00 - 20:00
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