Dott.ssa Cristina Marinelli

Dott.ssa Cristina Marinelli 👩‍💼 Psicologa-psicoterapeuta
📌 Via Trieste, 92, 63900 Fermo FM
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📝 Il "Diario delle Emozioni": la verità di Daniele e Matteo in viaggio insiemeA 12 anni il mondo cambia velocemente. È l...
12/08/2026

📝 Il "Diario delle Emozioni": la verità di Daniele e Matteo in viaggio insieme
A 12 anni il mondo cambia velocemente. È l’età in cui i ragazzi iniziano a chiudersi, a cercare la propria strada, ed è proprio in questo momento che la figura paterna diventa una bussola fondamentale. Oggi si parla spesso di padri distanti o troppo presi dalla frenesia. Ma essere padri oggi significa fare come Daniele: avere il coraggio di fermarsi, ascoltare e mettersi a n**o.
Per la loro uscita speciale verso il concerto di Jovanotti a Montesilvano, Daniele (il papà) e Matteo (il figlio) hanno fatto una scelta straordinaria. Hanno portato con sé due piccoli diari per scrivere, ogni giorno, la verità su ciò che provavano. Niente filtri. Solo carta, penna ed emozioni pure.
Il loro viaggio è iniziato all'alba, pedalando con le biciclette e attraversando la natura del Parco della Sentina. Nelle loro pagine c'è la fotografia perfetta del loro legame:
💬 Dal diario di Matteo: "Alba Adriatica, partenza ore 6:00. Mi sono sentito bene, tranquillo, mi sono divertito. Siamo partiti con le biciclette da casa... Siamo andati al Parco della Sentina. Mi sono sentito felice. Ho percepito felicità e tranquillità."
Per un figlio di 12 anni, la felicità è tanto semplice quanto immensa. Bastano la presenza del papà, la spensieratezza di una pedalata e la bellezza di stare insieme per sentirsi totalmente sereno.
💬 Dal diario di Daniele: "Oggi ho imparato che è molto importante dare sempre una spalla al proprio figlio, dove lui si sente protetto e dove sa di poter trovare sempre un solido appoggio... Matteo ha una dolcezza ancora più profonda del solito, mi abbraccia continuamente. Probabilmente sente il bisogno di farmi capire con i fatti che ultimamente sono stato poco presente nella sua vita."
La grandezza di Daniele sta in questa profonda onestà. Capire che i figli non chiedono genitori perfetti, ma chiedono una connessione reale. Matteo, con i suoi abbracci, ha risposto al bisogno di avere quella spalla sempre lì, solida e sicura.
Questo cammino è stato un percorso di scoperta reciproca. Oggi è di importanza vitale ascoltare i "piccoli segni che i ragazzi ci mandano"

.🚴‍♂️ Due padri, due figli, quattro bici e un diario di bordo.👣 Il tempo che non ci diamo, il legame che ci salviamo.Ci ...
12/08/2026

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🚴‍♂️ Due padri, due figli, quattro bici e un diario di bordo.
👣 Il tempo che non ci diamo, il legame che ci salviamo.

Ci sono momenti in cui l’unica soluzione per trovarsi davvero è staccare le mani dalla frenesia di ogni giorno e metterle sul manubrio di una bicicletta.
È quello che hanno fatto due padri, Daniele Mezzabotta e Luca Pulcini, insieme ai loro figli di 12 anni, Matteo e Filippo. Sono partiti da Fermo con una meta precisa, Montesilvano, dove stasera festeggeranno sotto le note di Jovanotti.
Ma la verità è che il viaggio più lungo e straordinario lo hanno fatto dentro il loro rapporto.
🛑 Rallentare per guardarsi negli occhi
Nella vita di tutti i giorni corriamo sempre. Spesso ci dimentichiamo di dare spazio a quel legame profondo, silenzioso e potente che unisce un padre a un figlio.
A 12 anni si vive un'età di mezzo, un crinale delicato dove si smette di essere bambini e si comincia a guardare il mondo dei grandi. È proprio adesso che la figura paterna diventa una bussola insostituibile. Non basta esserci fisicamente: serve esserci con il cuore, con l'ascolto, con la presenza. Daniele e Luca hanno scelto di proteggere questo spazio sacro. Clic dopo clic, pedalata dopo pedalata.
📖 Un diario a due voci: specchiarsi nell'altro
La fatica della strada si è trasformata in parole. Ogni sera, a fine tappa, si è aperto un diario di bordo speciale. Un rito intimo in cui la penna è passata di mano in mano.
I figli hanno scritto dei padri: svelando le loro percezioni, le loro fragilità, le loro scoperte.
I padri hanno scritto dei figli: riscoprendo la bellezza di vederli crescere e cambiare chilometro dopo chilometro.
Le emozioni sul foglio: un dialogo puro, senza filtri, che la quotidianità spesso mette a tacere.
Stasera, tra la musica e la folla del concerto, questi quattro viaggiatori balleranno insieme. Ma la musica più bella la porteranno dentro le pagine di quel diario e nei loro cuori per tutta la vita. Perché per essere un buon padre e un figlio felice, a volte, basta solo iniziare a pedalare insieme. 🚲❤️

E SE VOLETE SAPERE CHE COSA HANNO SCRITTO .....TO BE CONTINUED!!!!



💔 “La mia prima delusione d’amore? Il divorzio dei miei genitori.”Con questa confessione sul palco, Alfa ha aperto il su...
29/07/2026

💔 “La mia prima delusione d’amore? Il divorzio dei miei genitori.”
Con questa confessione sul palco, Alfa ha aperto il suo cuore, regalando al pubblico lo spoiler di una nuova canzone che fa già ve**re i brividi. Non si parla del solito cuore spezzato da un* ex, ma di qualcosa di molto più profondo e silenzioso: il punto di vista di un figlio che vede crollare le proprie fondamenta.
Quando una storia finisce, ci si chiede sempre cosa resti delle promesse fatte. La risposta di Alfa è racchiusa in un verso che colpisce dritto allo stomaco:
“Cosa resta? A parte me.”
In queste parole c'è tutto il peso emotivo di chi si ritrova in mezzo a due strade che si separano. C'è il senso di smarrimento di un ragazzo che deve ricostruire la propria idea di amore partendo dalle macerie di quello che l'ha messo al mondo.
Eppure, la grandezza di questo brano sta nella maturità e nell'assenza di rabbia distruttiva. Prima di cantarla, Alfa ha lanciato un messaggio semplicissimo ma devastante nella sua purezza: “Spero vi vogliate bene”. Un invito a ricordare che anche quando un matrimonio finisce, il bene deve restare. Soprattutto per i figli.
Non vediamo l'ora di ascoltarla per intero. Perché a volte, per curare una ferita così grande, serve proprio una canzone capace di dare voce a chi è rimasto in silenzio.
"Bene. Spero vi vogliate bene anche se non state assieme e non siamo più noi tre. Nessuno spiega come, come fare il genitore. Ma se penso al vostro amore, cosa resta a parte me?”
Parole che feriscono e curano allo stesso tempo.

Dalla "squinzia/sfitinzia" al "ghosting": viaggio nella testa (e nel dizionario) di mio figlio di 16 anni 😅👇Mamme degli ...
25/07/2026

Dalla "squinzia/sfitinzia" al "ghosting": viaggio nella testa (e nel dizionario) di mio figlio di 16 anni 😅👇
Mamme degli anni ’80/’90, unitevi. Vi ricordate quando il massimo del nostro gergo era dare un “palo” a qualcuno, uscire con la “compagnia” o fare i “galli” sul SI o il fifty? Era tutto un po’ sfigato, ma ci capivamo.
Oggi, per parlare con mio figlio sedicenne, mi serve la Treccani e tre gocce di Rescue Remedy gocce. Ho fatto uno studio psicologico-psichiatrico sul suo linguaggio. Ecco cosa ho scoperto:
🔹 "Chillatela, mamma"
Ai miei tempi: "Non t'assecondare, datte na calmata!"
Traduzione psicologica: Noi accumulavamo ansia fumando di nascosto; loro praticano l’anestesia emotiva preventiva. "Chillatela" significa: abbassa i battiti, il mondo fuori è troppo stressante, lasciami stare sul divano a meditare (o a scrollare TikTok).
🔹 "Bella Bro"
Ai miei tempi: "Uè grande, oh Fra!"
Traduzione psicologica: Il "Bro" universale è geniale. Siamo tutti fratelli, così nessuno si sente escluso. Certo, l'affetto si diluisce un po', ma almeno la sua ansia da prestazione sociale ringrazia.
🔹 "Mi ha ghostato"
Ai miei tempi: "Mi ha dato il bidone/il palo".
Traduzione psicologica: Il palo faceva male, ma era concreto. Ci piangevi sopra con l'amica davanti a un frappè. Il ghosting è una roba da film horror: la tipa si dissolve nel nulla digitale. Genera un’ansia sospesa che levati.
🔹 "Sto nella situa"
Ai miei tempi: "Che sfiga nera, mi girano le p***e!"
Traduzione psicologica: La mia preferita. Significa essere bloccati in un disagio totale, ma decidere di abitarlo con rassegnazione ironica. Non pulisce la camera? "Sto nella situa, mamma". È la versione Gen Z del buddismo.
Noi usavamo le parole come uno scudo per prenderci il mondo. Loro le usano come un filtro Instagram per proteggersi dal mondo.
Quindi, quando vostro figlio vi dice: "Bro, mi ha ghostato, sto troppo nella situa, ora mi chillo", non punitelo. Vi sta solo dicendo: "Madre, ho subìto un rifiuto digitale ambiguo, sono emotivamente bloccato, ma sto attuando una strategia di rilassamento per non andare in pezzi".
Praticamente è già pronto per la psicoterapia.
Quando lo dice a me lo gonfio! È terapeutico!

L'idea che “stare insieme per i figli” sia sempre un gesto protettivo e altruistico è una delle distorsioni più comuni. ...
20/07/2026

L'idea che “stare insieme per i figli” sia sempre un gesto protettivo e altruistico è una delle distorsioni più comuni. Spesso usata come scusa quando un genitore non vuole assumersi il rischio e le responsabilità di ciò che comporterà la separazione. Il figlio è usato come ulteriore parafulmini per un'autonomia mai raggiunta. Ma anche prendendo la genuinità di questa frase, ammettendo che non ci si separi per "il bene dei figli", bisogna considerare che quando una coppia permane in una relazione insoddisfacente, carica di conflitti silenziosi o apertamente espressi, rischia di trasmettere ai figli modelli affettivi disfunzionali.
La famiglia è il primo contesto in cui i bambini apprendono cosa significa amare, essere amati e stare in relazione. Una coppia infelice, anche se formalmente "unita", può veicolare un messaggio ambivalente: l’amore è un sacrificio privo di autenticità, l’intimità è compromesso sterile, il legame è un dovere piuttosto che una scelta libera.
In questo quadro, i figli non imparano tanto dalle parole quanto dalle dinamiche relazionali che osservano e interiorizzano. Crescere in un clima emotivamente impoverito o cronicamente teso può compromettere la loro capacità futura di costruire legami sani, basati su fiducia, autenticità e reciprocità. Paradossalmente, quindi, l’illusione di "salvare" i figli mantenendo l'unità familiare può invece esporli a una confusione affettiva che li accompagnerà per tutta la vita (o quasi).
"Lasciarsi per i figli" non significa banalizzare la separazione, ma riconoscere che talvolta è più sano interrompere una relazione disfunzionale piuttosto che farne uno scenario quotidiano. La verità relazionale, anche se dolorosa, è meno dannosa. Ciò che farebbe davvero la differenza è che la convivenza o la separazione che sia, avvenga in un clima di rispetto e responsabilità condivisa, in modo da garantire ai figli buoni modelli oltre che una base sicura.
Scommettiamo che sono in tanti che avrebbero preferito vedere i propri genitori separati piuttosto che vivere in un clima tossico... usati come parafulmine e che, purtroppo, portano sulle sp***e il peso di colpe che non hanno. ❤️

Psicoadvisor

Fabio Volo

CONSIGLI UTILI X I TUTTOLOGI Il contrario del masochismo non è la felicità, ma la possibilità di scegliere.Nel suo saggi...
18/07/2026

CONSIGLI UTILI X I TUTTOLOGI

Il contrario del masochismo non è la felicità, ma la possibilità di scegliere.
Nel suo saggio "Farsi male", lo psicoanalista Vittorio Lingiardi esplora un'intuizione tanto semplice quanto inquietante: tutti soffriamo, ma esiste un dolore che continuiamo a scegliere da soli.
Ecco i 3 punti chiave del libro:
🧠 Il sabotatore interno: Il masochismo non è una perversione, ma un modo di stare al mondo. È la voce che ci convince di meritare poco e ci fa restare in relazioni distruttive.
🍂 La paura dell'ignoto: Restiamo nella sofferenza per fedeltà alle nostre ferite. Il nostro inconscio si illude che un'infelicità che già conosciamo sia più sicura del cambiamento.
🌍 Il masochismo sociale: Questo meccanismo si riflette anche nella politica. Spiega perché intere comunità accettino leader o sistemi che le danneggiano, trasformando il sacrificio in virtù.
Un libro che rifiuta le ricette facili dell'autoaiuto e non offre consolazione, ma consapevolezza. Perché a volte, essere consapevoli è la forma più autentica di cura.

GRAZIE ALLA MIA TERAPEUTA ED AL MIO GRUPPO DI ANALISI CHE ME LO HANNO FATTO LEGGERE!!!
IO SO STATA TANTO MASOCHISTA!!!!
MA OGGI SCELGO ALTRO🥳🥳🥳🥳





LibriDaLeggere

"Frammenti": l'anima della psicoterapia attraverso l'obiettivoCosa succede quando la fotografia smette di guardare il mo...
11/07/2026

"Frammenti": l'anima della psicoterapia attraverso l'obiettivo

Cosa succede quando la fotografia smette di guardare il mondo esterno e inizia a ricomporre i pezzi di quello interiore?
Per il suo esame, ANDREA PIERMARTIRI ha presentato un progetto fotografico intimo e potente dal titolo "Frammenti". Non ha scelto la via più semplice: ha deciso di portare la sua macchina fotografica dentro lo studio dI alcune psicoterapeute, trasformando la terapia in un racconto visivo puro, privo di filtri.
"Frammenti" non descrive una seduta, ma cattura l'essenza stessa della cura attraverso dettagli carichi di significato:
Lo studio della professionista: uno spazio che smette di essere solo una stanza e diventa un rifugio sicuro, dove il dolore può essere finalmente depositato.
Il dettaglio delle mani: mani che accolgono, che stringono un pensiero, che guidano nei momenti di silenzio. Mani che curano senza toccare.y
Il dettaglio dell'occhio: lo sguardo della terapeuta. Un occhio che osserva senza giudicare, che riflette la sofferenza del paziente e, allo stesso tempo, ne vede il potenziale di rinascita.
Ogni scatto è un pezzo di un puzzle interiore. Questo progetto accademico è in realtà un manifesto visivo che abbatte lo stigma sulla salute mentale. Dimostra che la terapia non è linearità, ma una lenta e bellissima ricostruzione di parti di sé che credevamo perdute.

Complimenti ad Andrea per aver superato questo esame non solo con la tecnica, ma con il cuore. Ha trasformato la vulnerabilità in pura arte.

Andrea Piermartiri

PsicoadvisorMolti disagi non nascono da ciò che proviamo ma... da come ci sentiamo rispetto ciò che proviamo! Sembra uno...
02/07/2026

Psicoadvisor
Molti disagi non nascono da ciò che proviamo ma... da come ci sentiamo rispetto ciò che proviamo! Sembra uno scioglilingua di quelli che ti fanno "andare in tilt" il cervello ma in realtà è qualcosa di concreto che viviamo sulla nostra pelle ogni giorno. Si chiama meta-cognizione.
È la capacità di osservare i nostri stati interni e costruire pensieri su di essi: non solo "provo ansia", ma "cosa significa che provo ansia?", "è normale?", "dice qualcosa su di me?", "dovrei sentirmi così?" e "come mi fa sentire il fatto che provo ansia?". Sììììì siamo complessissimi! E a volte questa complessità ci catapulta in voragini di emozioni intense che... senza un'accurata lettura, innescano altre emozioni!
Quando la nostra lettura interna è rigida e... "miope", infatti, l’emozione iniziale si complica. Per esempio, alla tristezza si aggiunge la solitudine, all'ansia si aggiunge la vergogna di essere ansiosi. Alla rabbia si aggiunge il senso di colpa... Alla paura si aggiunge l’idea di essere fragili o inadeguati! Ed è in questo passaggio che nasce gran parte del disagio psicologico... quindi non tanto in ciò che proviamo ma COME TRASFORMIAMO ciò che proviamo. E qui sta il bello: POSSIAMO TRASFORMARLO!
Molte realtà ci sembrano inconciliabili non perché lo siano davvero, ma perché nessuno ci ha insegnato a riconoscere e decifrare correttamente ciò che proviamo. Senza questo apprendimento, le emozioni restano segnali opachi: le sentiamo, ma non sappiamo leggerle. E quando non riusciamo a leggerle, tendiamo a temerle, respingerle o giudicarle. Imparare a stare in relazione con ciò che sentiamo, prima ancora che a modificarlo, è spesso il passaggio che rende le esperienze interne più comprensibili e quindi più tollerabili. Non cambia l’emozione in sé, ma cambia la posizione da cui la guardiamo. E da lì, cambia anche il modo in cui la viviamo.

Anna De Simone - Psicoadvisor

Siamo ufficialmente arrivati all'apice della nostra civiltà culturale. Un’epoca straordinaria in cui la tecnologia corre...
26/06/2026

Siamo ufficialmente arrivati all'apice della nostra civiltà culturale. Un’epoca straordinaria in cui la tecnologia corre alla velocità della luce e l'empatia umana è rimasta all'età della pietra. Abbiamo digitalizzato tutto, persino il medioevo.
È affascinante analizzare lo stato della nostra società. Un uomo prende un fucile da caccia e massacra la moglie Kety e il figlio ventiquattrenne Mirko perché non ne accetta l'omosessualità e l'identità. Dice ai carabinieri "Ho fatto quello che andava fatto". E la risposta culturale di una parte della nostra modernità qual è? Connettersi a una rete ultra-veloce, aprire un social network e digitare "Ha ragione ".
Questo non è semplice "odio da tastiera". Questo è il termometro di dove siamo arrivati come collettività. È la prova di un analfabetismo emotivo strutturale, dove la violenza viene normalizzata e l'assassinio diventa una "scelta educativa condivisibile". Abbiamo sdoganato l'orrore al punto da renderlo un contenuto su cui dibattere, un post da commentare tra un video di ricette e un balletto di TikTok.
Mentre questa subcultura rivendica con orgoglio la propria disumanità, la realtà ci lascia l'eredità di Mirko. Un ragazzo che sui social scriveva: "È brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay". Aveva ragione. Ma aveva anche il coraggio di cercare la sua musica e la sua transizione, protetto solo dall'amore di una madre che è morta insieme a lui.
Sentirsi impotenti oggi è legittimo, ma serve a poco. Questa rabbia deve diventare lucidità. Perché finché tolleriamo che il massacro di due persone venga trattato come un sondaggio d'opinione, non siamo una società civilizzata. Siamo solo dei barbari con la connessione 5G.
C'è un equivoco culturale gigantesco che sta distruggendo la nostra società: l'idea che ogni opinione abbia lo stesso identico valore. Non è così. Se la tua opinione calpesta i diritti umani fondamentali, giustifica un duplice omicidio o riduce a dibattito da bar la morte di un ragazzo gay e di sua madre, la tua non è un'opinione. È barbarie!!!!!!!
Se il tuo pensiero non è supportato da empatia, studio o banale educazione civica, il silenzio è l'unica scelta dignitosa.

CASSAZIONE 20033 15.6.2026: IL GENITORE CHE MANIPOLA IL FIGLIO PERDE L’AFFIDONell’ultimo anno, la Suprema Corte sta trac...
24/06/2026

CASSAZIONE 20033 15.6.2026: IL GENITORE CHE MANIPOLA IL FIGLIO PERDE L’AFFIDO

Nell’ultimo anno, la Suprema Corte sta tracciando una direzione sempre più netta e rigorosa per proteggere i minori dalle dinamiche manipolatorie nelle separazioni conflittuali.
I principi ribaditi dai giudici di legittimità toccano il cuore della tutela minorile
Il fatto che un figlio dichiari di non voler vedere un genitore non è sufficiente a giustificare l'esclusione di quest'ultimo o il collocamento esclusivo presso l’altro. Il giudice ha il dovere di andare oltre la superficie per comprenderne le reali ragioni.
Il genitore che ostacola attivamente il rapporto del figlio con l'altro ex partner rischia concretamente di perdere sia l'affidamento sia il collocamento.
Troppo spesso la cronaca e la pratica forense ci mostrano figli usati come "arma" nei conflitti di coppia. Questo condizionamento comporta gravi conseguenze per lo sviluppo psicologico dei minori. Questa pronuncia riafferma con forza che il diritto alla bigenitorialità è un pilastro insostituibile per l'equilibrio emotivo dei figli, che va difeso da ogni forma di alienazione o manipolazione.

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