09/08/2026
A volte, in musicoterapia, la cosa più importante è quella che rischiamo di non vedere.
In un centro mi hanno chiesto di svolgere una documentazione del lavoro che sto svolgendo. Stanca delle sole foto che, a mio avviso non rendono il lavoro che c'è dietro un incontro musicoterapico, ho optato per i video e in seguito ho iniziato a fare delle micro-analisi di alcuni frammenti di seduta.
I video permettono di rivedere una seduta, fermarsi, tornare indietro, osservare un gesto, uno sguardo, un movimento, un cambiamento nella respirazione, un’attesa che prima non avevamo notato.
Sono dettagli piccoli e i cambiamenti non sempre sono evidenti. Ma, nella grave disabilità, spesso, sono proprio questi dettagli a raccontare l’evoluzione di un percorso.
Un incontro dopo l’altro, ciò che a una prima osservazione può sembrare quasi impercettibile diventa parte di un percorso: una risposta che arriva prima, una maggiore intenzionalità, un movimento diverso, un momento di attenzione condivisa, un modo nuovo di stare nella relazione.
E questa foto mi fa sorridere proprio per questo. 😊
È uno di quei momenti della seduta in cui succede qualcosa che vale la pena fermare, osservare e riguardare. Peccato che io con i video sia ancora un disastro: spesso, nel tentativo di riprendere tutta la stanza finisco per tagliare proprio il dettaglio più importante: di solito l'ospite o la musicoterapeuta! 😅
Ad ogni modo, documentare non significa semplicemente conservare una registrazione o trovare grandi cambiamenti.
Significa imparare a vedere.
In più, qualche volta, per capire quanto è cambiato un percorso, bisogna proprio fermarsi sui dettagli che spesso fanno la differenza. ❤️