20/08/2026
Cerchiamo medici in Sud America. Ma quelli italiani li facciamo scappare.
In questi giorni leggiamo annunci e campagne in cui si racconta la necessità di andare a cercare medici persino in Sud America per coprire i posti vacanti nelle nostre strutture.
Eppure credo che prima dovremmo porci una domanda molto più scomoda:
siamo davvero senza medici, o abbiamo costruito un sistema nel quale molti medici non vogliono più lavorare?
Parlo soprattutto dei medici liberi professionisti.
Un libero professionista, per definizione, dovrebbe mettere a disposizione competenza, responsabilità e professionalità mantenendo una reale autonomia nell’organizzazione della propria attività.
Sempre più spesso, invece, accade qualcosa di paradossale.
Si propone un rapporto libero-professionale, ma poi il medico viene inserito in un’organizzazione che assomiglia sempre di più a quella del lavoro dipendente:
badge, turni rigidamente predeterminati, procedure aziendali, vincoli organizzativi, protocolli e una possibilità di gestire autonomamente il proprio lavoro sempre più ridotta.
Si chiede la flessibilità del libero professionista, ma contemporaneamente gli si impone la rigidità del dipendente.
E questo modello, soprattutto nelle case di riposo e nelle strutture assistenziali, ha una conseguenza molto semplice:
i medici se ne vanno.
Non sempre perché manca la volontà di lavorare.
Non sempre perché vogliono guadagnare di più.
Molto spesso perché quel tipo di rapporto smette di avere le caratteristiche per cui un professionista sceglie la libera professione.
Lo dico anche per esperienza personale.
A un certo punto anch’io ho dovuto fare una scelta.
Ho deciso di dedicare più tempo alla mia famiglia e di organizzare diversamente la mia attività professionale.
E quando un incarico formalmente libero-professionale viene inserito in un sistema estremamente rigido, legato a badge, presenza e procedure organizzative, uno dei principali vantaggi della libera professione — l’autonomia — semplicemente scompare.
In Veneto questo problema, a mio avviso, merita una riflessione seria anche rispetto ai modelli organizzativi che fanno riferimento al sistema sanitario regionale e ad Azienda Zero.
Non è una battaglia contro il controllo, le regole o la sicurezza.
Le strutture sanitarie devono avere procedure, responsabilità e standard rigorosi.
Il punto è un altro:
se vuoi un dipendente, assumi un dipendente.
Se invece scegli di affidarti a un libero professionista, devi costruire un rapporto che riconosca realmente la natura autonoma di quella professione, naturalmente nel rispetto delle esigenze cliniche e assistenziali.
Non possiamo stupirci che i professionisti abbandonino determinati incarichi e, contemporaneamente, raccontare che in Italia “non ci sono medici”.
I medici ci sono.
Il problema è anche quali condizioni siamo disposti a offrire loro per convincerli a restare.
Prima di andare a cercare professionisti a migliaia di chilometri di distanza, forse dovremmo chiederci perché quelli che abbiamo già formato, qui in Italia, scelgono di andarsene.
Perché la vera emergenza potrebbe non essere soltanto la carenza di medici.
Potrebbe essere la carenza di modelli di lavoro capaci di trattare i professionisti come professionisti.
Profondamente deluso da questo sistema.
Doc