12/09/2026
Ed ecco arrivato il momento. L'angoscia dell'abbandono a causa dell'arrivo di un fratellino o una sorellina, e non sempre si riesce a capire.
Noi siamo stati bravi, abbiamo sempre spinto sull'individuare un nome riguardo a come ci sentiamo, e nostro figlio é stato bravo a verbalizzarcelo. Per questo insisto sempre con i genitori che vengono in studio da me: non evitiamo le angosce, piuttosto possiamo dar loro un nome, possiamo esplorarle. Possiamo starci e conoscerle.
Lui non lo ha espresso direttamente a me, lo ha detto proprio a sua mamma "Ho paura che quando nascerà il mio fratellino voi mi abbandonerete", e mia moglie l'ha gestita magistralmente.
Io poi sono arrivato carico di angoscia a casa, consapevole del fatto che il semplice "no", spiegare a lui che non sarebbe stato cosi, non sarebbe bastato.
Gli ho rimandato che la mamma mi ha raccontato della sua paura, e gli ho chiesto se gli andasse di parlarne con me. "Papà, ne possiamo parlare dopo?".
Ne avrebbe voluto parlare, ma non in quel momento.
Aspetto il suo tempo, il nostro tempo, e gli chiedo nuovamente, dopo qualche oretta, se gli andasse di parlare insieme. Mi risponde di sì.
L'istinto mi dice di armarmi di un quaderno e di tre matite colorate, anche se lui non ama particolarmente disegnare.
"Dove si trova l'amore secondo te?" chiedo lui, che mi indica il cuore. Allora gli dico che avrei disegnato un cuore, ma insiste per farlo lui.
Gli spiego che l'amore che proviamo per lui lo possiamo disegnare come un cerchio, che può scegliere lui se essere verde o rosso (sceglie il rosso).
Gli chiedo anche se vuole disegnare questo amore. Disegnare quindi un cerchio. Gli chiedo se ne vuole ancora un po', e ne disegna un altro, fino a dirmi, dopo il terzo, di esserne sazio.
Ci fermiamo, e gli dico che per il fratellino avremmo usato un altro colore, il verde.
Disegno un cerchio verde, ne disegno un altro, gli chiedo se volesse ancora un po' di amore e ne disegna uno anche lui. Continuiamo cosi, un altro paio di cerchi, senza dirci niente, fino a che a un certo punto ci fermiamo.
Gli chiedo come fosse diventato quel cuore, con l'arrivo del fratellino. Lui mi risponde "più grande" (possibilmente intendendo nell'estensione dei cerchi) e io aggiungo "anche piu colorato!".
Lui sorride, prende le matite e comincia a colorarlo con entrambi i colori.
Poi si ferma, mi chiede di strappargli un foglio, e disegna questo "gattino che ha bevuto una pozione e che é diventato un mostro ma comunque é buono", e lo fa utilizzando entrambi i colori, prima una linea rossa, poi una verde, poi una composizione di linee rosse e poi verdi e cosi via.
Vogliamo interpretare il "gattino che beve una pozione e diventa mostro"? Nah, preferisco pensare all'uso dei due colori, insieme, come parte fondamentale di questa composizione un po' particolare.
É il primo gesto che lui ha voluto fare insieme a chi ancora non ha conosciuto. Ha compreso che lo si può fare insieme. Ha compreso che il cuore si arricchisce e che il gattino può essere sia verde e sia bianco.
Ciò non significa che, sbam, "via l'angoscia per sempre". Il lavoro non termina qui e le angosce si ripresenteranno. L'obiettivo non era quello.
L'obiettivo, il messaggio deve sempre essere "ti vedo, io sono qui, attraversiamo insieme quello che senti".