Centro Yoga Meditazione Counseling "Maitrisangha"

Centro Yoga Meditazione Counseling "Maitrisangha" Yoga, Meditazione, Counseling, Arte, Creatività Centro Yoga, Meditazione, Arte

Ricominciare a sentire.Lo yoga è anche questo: tornare ad abitare il corpo.Accorgersi del respiro mentre attraversa il c...
09/09/2026

Ricominciare a sentire.

Lo yoga è anche questo: tornare ad abitare il corpo.

Accorgersi del respiro mentre attraversa il corpo, del movimento che nasce e si espande, delle tensioni che si sciolgono, delle parti di noi che tornano a farsi sentire.

La pratica affina la sensibilità.
Ci insegna ad ascoltare prima ancora di cercare una risposta, a riconoscere ciò che accade dentro di noi e a stare più intimamente in contatto con la nostra esperienza.

Nel corpo c’è un’energia che si muove, cambia, si rinnova. La pratica la risveglia, la alimenta, ci mette nuovamente in contatto con la vitalità e con il piacere semplice di esserci.

Respirare. Muoversi. Ascoltare.
Sentire.

E lasciare che, un po’ alla volta, il corpo torni ad essere un luogo che conosciamo.

Ripartono i nostri corsi di Yoga & Mindfulness.

Un nuovo ciclo di pratica, di ascolto e di presenza.

Ti aspettiamo.
Contattami al 339 632 9324

Ujjayi, il “respiro del vittorioso”, è un pranayama in cui il respiro diventa più lento, profondo e percettibile. L’aria...
03/09/2026

Ujjayi, il “respiro del vittorioso”, è un pranayama in cui il respiro diventa più lento, profondo e percettibile. L’aria passa attraverso una lieve costrizione della glottide, producendo quel caratteristico suono morbido e continuo, simile a un sussurro. Non è un respiro forzato: il suono nasce da una modulazione sottile del passaggio dell’aria e diventa una sorta di filo che accompagna tutta la pratica.

Dal punto di vista fisiologico, rallentare il respiro e renderlo regolare modifica il modo in cui lavorano diaframma, muscoli respiratori e gabbia toracica. L’inspirazione e soprattutto l’espirazione diventano più consapevoli, mentre il controllo del flusso d’aria aumenta la percezione del respiro e del movimento interno. La respirazione lenta e ritmica dialoga con il sistema nervoso autonomo e con i meccanismi che regolano il battito cardiaco e la pressione, favorendo una condizione di maggiore regolazione. Il nervo vago partecipa a questo equilibrio: non viene semplicemente “stimolato” dalla tecnica, ma il respiro lento e regolare può favorire una maggiore attività parasimpatica e una migliore variabilità della frequenza cardiaca.

Sul piano somatico, Ujjayi ha qualcosa di particolarmente interessante: rende il respiro udibile. Il suono diventa un riferimento continuo, un punto d’appoggio per l’attenzione. Questo permette di accorgersi immediatamente quando il respiro si spezza, diventa irregolare, troppo veloce o perde profondità. Il corpo impara così a riconoscere la differenza tra intensità e tensione, tra impegno e sforzo. Durante la pratica dello yoga questo diventa prezioso, perché il respiro accompagna il movimento e permette di rimanere presenti anche quando l’asana richiede maggiore energia.

Anche la mente viene coinvolta. Il suono regolare di Ujjayi riduce la dispersione dell’attenzione e crea una continuità che sostiene la presenza. Il respiro diventa qualcosa da ascoltare dall’interno, non semplicemente qualcosa da controllare. Con il tempo può emergere una qualità particolare di concentrazione: vigile e non agitata, intensa e non rigida. È una forma di raccoglimento che nasce dal corpo stesso.

Nella tradizione dello yoga Ujjayi è anche un respiro di trasformazione. Il suo calore, la sua continuità e la sua capacità di raccogliere l’energia verso l’interno lo rendono uno strumento importante del pranayama e della pratica degli asana. Il respiro del vittorioso non richiama tanto la vittoria su qualcosa, se non sul proprio ego, quanto la possibilità di abitare pienamente il proprio corpo, sostenendo l’azione senza perdere il centro.

Il suono accompagna, il respiro orienta, l’attenzione rimane presente. E poco alla volta il respiro non è più qualcosa che si fa: diventa il luogo in cui la pratica si lascia accadere.

Ad uno stadio successivo è semplicemente il respiro che ascolta se stesso.

Quello di cui abbiamo bisogno è di tornare a sentire.Sentire il corpo, il respiro, quello che è presente.Rallentare e ri...
01/09/2026

Quello di cui abbiamo bisogno è di tornare a sentire.

Sentire il corpo, il respiro, quello che è presente.
Rallentare e ritrovare uno spazio e un silenzio più vicini a noi stessi, Spazio che abita da sempre in noi e che spesso smarriamo.

Lo yoga non ti chiede di diventare qualcun altro.
Ti accompagna, piuttosto, a tornare a te, alla tua vera essenza, è un processo di ri-scoperta di sè.

Attraverso il corpo, il respiro, il movimento e la quiete, possiamo imparare ad ascoltarci di più. A stare in intimigtà con ciò che siamo, proprio qui, proprio ora.

E' anche questo il senso della pratica:
Non aggiungere qualcosa a noi stessi, ma ritrovare qualcosa che sappiamo appartenerci e che allo stesso tempo tra la fretta e il rumore sentiamo sfuggirci.

Ripartono i nostri corsi di Yoga & Mindfulness

Un nuovo ciclo di pratica, un tempo da dedicare a te, al tuo corpo e al tuo respiro.

Ti aspettiamo.

03/03/2026

Quando un movimento diventa yoga?

18/02/2026
Hai mai partcipato ad un percorso di crescita personale in gruppo?
16/02/2026

Hai mai partcipato ad un percorso di crescita personale in gruppo?

Nella posizione del Gabbiano il corpo assume una forma che richiama immediatamente l’idea di apertura e di sospensione. ...
29/01/2026

Nella posizione del Gabbiano il corpo assume una forma che richiama immediatamente l’idea di apertura e di sospensione. Il torace si solleva, le braccia si estendono come ali e la colonna trova una direzione ascendente che non è rigida, ma elastica.

Da un punto di vista fisiologico questa postura crea uno spazio ampio nella gabbia toracica, soprattutto nella sua parte anteriore e laterale, permettendo al respiro di diventare più pieno e meno costretto. Il diaframma può scendere con maggiore libertà e l’aria raggiunge zone polmonari che spesso restano poco ventilate nella postura quotidiana chiusa e collassata.

È proprio questa qualità respiratoria a rendere il Gabbiano particolarmente interessante sul piano del sistema nervoso. L’apertura del torace e l'allineamento morbido della colonna stimolano i meccanismi di regolazione vagale, favorendo un passaggio verso una modalità più parasimpatica.

Il respiro tende ad allungarsi, soprattutto nell’espirazione, e questo ritmo più lento e profondo invia segnali di sicurezza al nervo vago. Il corpo riceve il messaggio che non c’è urgenza, che può abbassare le difese, lasciando emergere una sensazione di calma vigile piuttosto che di controllo o sforzo.

Sul piano somatico, la postura lavora come un controgesto rispetto alle chiusure legate allo stress. L’apertura del petto e delle spalle riduce le tensioni croniche che spesso accompagnano stati di allerta prolungata, mentre la stabilità delle gambe offre un senso di radicamento che sostiene l’espansione senza dispersione.
Ne risulta una combinazione sottile di sostegno e leggerezza: il corpo si sente più ampio, ma anche più sicuro, capace di abitare l’apertura senza attivarsi in modo eccessivo.

A un livello più profondo, il Gabbiano diventa una postura che educa il sistema nervoso a riconoscere l’apertura come una condizione sicura. Il respiro che si muove liberamente nel torace dialoga con il nervo vago e favorisce stati di presenza, connessione e regolazione emotiva.

C’è una qualità quasi affettiva in questa posizione, come se il corpo imparasse a espandersi senza perdersi, a “volare” restando in contatto con il proprio centro. In questo senso il Gabbiano non è solo un asana, ma un’esperienza incarnata di fiducia, respiro e relazione.

Ogni esperienza ha un attimo di nascita.Il primo respiro, il primo sentire, il primo pensiero che affiora.In questa medi...
27/01/2026

Ogni esperienza ha un attimo di nascita.
Il primo respiro, il primo sentire, il primo pensiero che affiora.
In questa meditazione guidata esploriamo l’inizio, la percezione del qualcosa che inizia..
Può riverlarsi interessante indagare come vivi il sorgere di ciò che appare, proprio ora...
Con indifferenza, gioia o cautela, con apertura o resistenza, con tranquillità o paura oppure ignorandolo?
Dimorare consapevolmente nell’istante in cui l’esperienza nasce
apre uno spazio di attenzione gentile e di libertà.
L’iniziare diventa così una iniziazione:
una soglia che si apre al nuovo, al sorgere della vita, a ogni istante.
👉 Ho preparato per te una meditazione guidata per esplorare questo tema: link nel primo commento.

19/01/2026

Il focus della nostra pratica questa settimana è
"Esplorare la percezione dello spazio attraverso l'espansione del respiro"...
🙏

La respirazione Kapalabhati è una pratica che agisce in modo diretto e incisivo, come una corrente che attraversa il cor...
12/01/2026

La respirazione Kapalabhati è una pratica che agisce in modo diretto e incisivo, come una corrente che attraversa il corpo e ne risveglia le funzioni vitali.

Il ritmo attivo dell’espirazione, breve e decisa, stimola profondamente l’addome e il diaframma, favorendo un massaggio interno degli organi viscerali. Questo movimento ripetuto sostiene la digestione, riattiva il metabolismo e contribuisce a una più efficace eliminazione delle scorie.

A livello respiratorio, Kapalabhati migliora la ventilazione polmonare e l’efficienza degli scambi gassosi, mentre sul piano circolatorio sostiene l’ossigenazione dei tessuti e una sensazione generale di calore e vitalità.

Sul piano psicologico e somatico, il suo effetto è chiaramente energizzante e chiarificante. Il ritmo regolare e intenzionale delle espirazioni interrompe la dispersione mentale e richiama l’attenzione nel corpo, in particolare nel centro addominale.
La mente tende a diventare più lucida, vigile, meno appesantita da torpore o ruminazione.

Kapalabhati viene spesso percepita come una pratica che “spazza via” la stagnazione, non solo fisica ma anche emotiva, aiutando a sciogliere stati di inerzia, apatia o confusione. Allo stesso tempo, se praticata con consapevolezza, rafforza la capacità di autoregolazione, insegnando a dosare l’intensità e ad ascoltare i segnali interni.

A un livello più sottile, Kapalabhati è tradizionalmente associata a un processo di purificazione. Il nome stesso rimanda all’idea di una “fronte luminosa”, come se il respiro contribuisse a rendere la percezione più chiara e penetrante.

L’attivazione del centro addominale sostiene il risveglio dell’energia in Manipura Chakra, collegato alla volontà, alla direzione e alla capacità di agire nel mondo con presenza. Dopo la fase attiva, il momento di pausa naturale che segue apre spesso uno spazio di silenzio interno, in cui il respiro si fa sottile e la mente più ricettiva. In questo senso Kapalabhati non è solo una tecnica energizzante, ma anche una preparazione a stati di maggiore raccoglimento e chiarezza interiore, dove l’energia mobilitata può trasformarsi in attenzione stabile e presenza viva.

Indirizzo

Via Ancona 18
Fiano Romano
00065

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 22:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 22:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Centro Yoga Meditazione Counseling "Maitrisangha" pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Centro Yoga Meditazione Counseling "Maitrisangha":

Scelte rapide

Condividi

Digitare