19/05/2026
Modena
Ho voluto far passare del tempo prima di scrivere. Ho aspettato per osservare l’evoluzione del racconto mediatico, leggendo giornali locali e nazionali. Purtroppo, ciò che ho trovato è stata una quantità disarmante di **disinformazione e incompetenza** oltre che di utilizzo inappropriato di tematiche complesse.
A volte, di fronte a certi avvenimenti, il silenzio sarebbe l'unica scelta dignitosa.
Da anni tanti professionisti lavorano nell'ambito della **salute mentale**, lottando ogni giorno per superare lo stigma che circonda il disagio psichiatrico e psicologico. Penso alle comunità riabilitative e ai tanti professionisti che ai vari livelli e con diverse competenze, tutti i giorni lavorano in questo ambito. Certo è difficile, certo le cose non sempre funzionano come dovrebbero, certo tutto è perfettibile ma fa male vedere come certa stampa distrugga tutto in un attimo.
Continuare ad assimilare il concetto di "matto" o "pazzo" a quello di "violento" è un errore grossolano e pericoloso. Non è così.
LA SOFFERENZA PSICHICA NON COINCIDE CON LA CRIMINALITÀ’
Sarebbe inoltre bello, per una volta, che i riflettori si accendessero sulle VITTIME (perché tali sono) anziché sul carnefice
Il vero interesse, trattato con la delicatezza e il rispetto che il caso richiede, dovrebbe essere rivolto a chi ha subito questa strage:
* **Alle vittime** e ai loro familiari, che portano il peso più grande.
* **Alle persone presenti**, che porteranno dentro traumi indelebili (un grazie alle psicologhe dell’emergenza intervenute per ridurre i possibili traumi)
* **A tutti coloro che hanno prestato aiuto e sostegno** nei momenti più drammatici.
È tempo di cambiare narrazione. Meno sensazionalismo, più rispetto per il dolore e per la verità.