11/08/2026
Trauma, cervello e psicopatologia oltre le semplificazioni
La letteratura scientifica sul trauma e sugli effetti post-traumatici ha prodotto importanti conoscenze e rappresenta un riferimento nell’ambito della psicologia clinica.
Ma la ricerca scientifica è andata avanti.
I progressi delle teorie cognitivo-comportamentali, della neuropsicologia, delle neuroscienze e degli studi sul sistema nervoso centrale hanno ampliato enormemente la nostra capacità di comprendere il funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale.
Oggi sappiamo che molte manifestazioni psicopatologiche e neuropsicologiche possono essere associate a differenti condizioni di funzionamento cerebrale, neurocognitivo e dello sviluppo e che non tutto può essere spiegato attraverso la storia traumatica della persona.
Per questo è fondamentale un assessment neuropsicologico e neurologico-clinico accurato, che consenta di valutare il funzionamento complessivo della persona e di distinguere condizioni differenti, evitando di ricondurre manifestazioni diverse a un’unica spiegazione.
Le risposte agli eventi traumatici sono estremamente differenti da persona a persona. Questo dovrebbe portarci a evitare letture semplicistiche e deterministiche e a considerare l’interazione tra molteplici fattori: vulnerabilità individuali, caratteristiche neurobiologiche, funzionamento cognitivo, sviluppo, ambiente e contesto relazionale.Del resto, se esistesse un rapporto di causa-effetto diretto e necessario tra esperienza traumatica e sviluppo di una psicopatologia, dovremmo osservare un disturbo psichico o comportamentale in tutte le persone che hanno vissuto un trauma.
Ma non è così.
Il rischio, altrimenti, è quello di trasformare il trauma in una sorta di spiegazione universale, una difficoltà emotiva, comportamentale o cognitiva viene interpretata come conseguenza di qualcosa che è accaduto, senza interrogarsi sufficientemente su come funziona quella persona e su quali siano realmente i processi coinvolti.
E questo può avere conseguenze cliniche importanti, soprattutto quando parliamo di bambini e adolescenti: un inquadramento non corretto può portare a interventi non adeguati e ritardare il riconoscimento delle reali difficoltà della persona.
Il trauma rimane un elemento da considerare quando presente e clinicamente significativo. Ma è uno degli elementi possibili dell’inquadramento, non l’inquadramento stesso.
La psicologia clinica non può fermarsi alla domanda “che cosa è successo?”.
Deve anche chiedersi: “come funziona questa persona?”
Dott.ssa Bruna Rucci
Psicologa Psicoterapeuta
Consulente Giuridica