15/08/2026
FERRAGOSTO
I TEMPI MORTI
Non mi ricordavo più da quanto tempo non mi concedevo di sedermi su una panchina di un paesino isolato, dove davvero per Ferragosto è tutto chiuso.
Niente.
Nemmeno un bar.
Nemmeno un caffè.
Ed ecco che si affaccia la vita vera, forse la vita di un tempo che fu.
Niente di “vivo” c’è da fare ed ecco che il tempo “morto” prende il sopravvento.
Ma siamo sicuri che sia morto?
Siamo sicuri che svuotarsi di cose sia morto?
Siamo sicuri che la vita sia riempirsi di cose, persone, cibo?
Direi proprio di no.
Direi che la vita scorre in presenza, quando non c’è niente da fare.
L’esserci diventa un modo di vivere.
Essere presenti a se stessi richiama sempre un po il dolore, la paura del vuoto, il senso della vita.
Scappare non aiuta.
Riempirsi non aiuta.
Perché a forza di scappare, il vuoto da cui scappi diventa un modo di vivere.
E vivere così porta solo una sensazione di paura e di ansia perenne che soffoca qualsiasi cosa e qualsiasi desiderio reale.
Quindi una panchina desolata in mezzo al niente attiva la creatività e il contatto con la vita.
Ed ecco affacciarsi la vita vera, forse la vita di un tempo che fu.
Non c’è niente di “vivo” da fare, e allora il tempo “morto” prende il sopravvento.
Ma siamo sicuri che sia morto?
Siamo sicuri che svuotarsi delle cose sia morire?
Siamo sicuri che vivere significhi riempirsi di cose, persone, cibo?
Direi proprio di no.
Direi che la vita scorre nella presenza, proprio quando non c’è niente da fare.
L’esserci diventa un modo di vivere.
Essere presenti a se stessi richiama sempre un po’ di dolore: la paura del vuoto, il senso della vita.
Scappare non aiuta.
Riempirsi non aiuta.
Perché a furia di scappare, il vuoto da cui fuggi diventa esso stesso un modo di vivere. E vivere così lascia solo una paura, un’ansia perenne che soffoca ogni cosa, ogni desiderio reale.
Ecco allora che una panchina desolata, in mezzo al niente, riattiva la creatività e il contatto con la vita.
Solo chi sa indugiare, chi sa attardarsi, ha accesso a ciò che è del tutto altro.”
Byung-Chul Han