08/09/2026
𝑳𝒂 𝒏𝒐𝒊𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒍𝒊𝒄𝒆𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 "𝒏𝒐𝒏 𝒂𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒏𝒊𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒆"
Per molto tempo la noia è stata interpretata come la conseguenza di una mancanza di stimoli. Una recente prospettiva pubblicata su Communications Psychology propone invece un'interpretazione diversa: la noia potrebbe essere un segnale di autoregolazione, che compare quando il nostro livello di coinvolgimento cognitivo si allontana da una condizione ottimale.In altre parole, il problema non è necessariamente fare poco.
Può accadere anche il contrario. Possiamo trascorrere giornate ricche di impegni, passare continuamente da una riunione a una mail, da una telefonata a una notifica, e sperimentare comunque una sensazione di noia.
Perché? Perché il cervello non ricerca semplicemente stimoli, ma un livello di coinvolgimento adeguato: attività percepite come significative, sufficientemente sfidanti e coerenti con i nostri obiettivi. Quando un'attività è troppo semplice, troppo ripetitiva oppure, al contrario, eccessivamente complessa e difficile da comprendere, il coinvolgimento diminuisce e può emergere la noia.
Da questa prospettiva, la noia non è un'emozione "inutile" da evitare a tutti i costi. Può rappresentare un'informazione importante sul rapporto tra noi e ciò che stiamo facendo, invitandoci a chiederci non solo quanto siamo occupati, ma quanto siamo realmente coinvolti. Forse, allora, la domanda non è "Come faccio a non annoiarmi?" Ma piuttosto "Quello che sto facendo sta davvero coinvolgendo la mia mente?"
Leggi l'articolo per approfondire: https://doi.org/10.1038/s44271-025-00209-6
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Il testo del post è a cura della dott.ssa Marianna Cosco (psicologa psicoterapeuta)
https://centriclinicitages.it/professionisti/marianna-cosco