Psicologia SenzaCamice - Ada Moscarella

Psicologia SenzaCamice - Ada Moscarella Psicologa, psicoterapeuta. A Firenze e online. Nata a Napoli nel 1983, dal 2016 vivo a Firenze.

Da sempre convinta che solo una sana colleganza potrà dare alla categoria una psicologia all'altezza dei nostri sogni, nel 2014, insieme a Luca Pezzullo, ho dato vita a Diventare Psicologo, la più grande community di psicologi su Facebook che unisce studenti, professionisti e rappresentanti istituzionali e ormai conta più di 22mila iscritti che si incontrano online e offline. Sono una libera profe

ssionista, con una specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale e la passione per la psicologia su internet. Da Maggio 2017 ricopro la carica di Consigliere di Indirizzo Generale in ENPAP per il quadriennio 2017-2021 con il gruppo AltraPsicologia.

L'estate è quel periodo dell'anno — al massimo due settimane — che una società basata sulla compressione dell'esistenza ...
14/08/2026

L'estate è quel periodo dell'anno — al massimo due settimane — che una società basata sulla compressione dell'esistenza in favore della produttività ci concede, per ritrovare l'equilibrio, dedicare spazio a noi stessi e, se ne avanza un po', anche a quelle poche persone che riusciamo ancora ad amare, nonostante il peso del burnout e dei traumi relazionali.

Buon Ferragosto! ⛱

"Non credo che la mera sofferenza insegni. Se la solo sofferenza insegnasse, tutto il mondo sarebbe saggio, poiché tutti...
14/08/2026

"Non credo che la mera sofferenza insegni.
Se la solo sofferenza insegnasse, tutto il mondo sarebbe saggio, poiché tutti soffrono.
Alla sofferenza vanno aggiunti il cordoglio, la comprensione, la pazienza, l'amore, l'apertura e la disponibilità a rimanere vulnerabili."
A. M. Lindbergh

La psicoterapia può fare danni?La risposta è semplice: sì.Se una cosa non ha il potere di fare male, probabilmente non h...
13/08/2026

La psicoterapia può fare danni?
La risposta è semplice: sì.
Se una cosa non ha il potere di fare male, probabilmente non ha neanche il potere di fare bene.
Cosa può fare davvero male in una psicoterapia?
Più di ogni altra cosa, la necessità di sopravvivenza narcisistica del terapeuta.
Più di una scelta tecnica sbagliata.
Più di un micro-agito che sfugge.
Persino più di una diagnosi iniziale imprecisa.
Perché il nostro è un lavoro fatto di ipotesi — diagnostiche e relazionali — che testiamo in ogni frase, silenzio o gesto scelto in seduta.
La differenza tra un buon terapeuta e uno cattivo, persino dannoso, non sta nella capacità di azzeccare subito la "strada giusta" (qualunque cosa significhi), ma nel saper rimettere in discussione la propria ipotesi senza viverla come una ferita.
Chi pensa che "se il paziente non migliora, è colpa del paziente" è già in territorio rischioso.
Il punto non è a quale scuola apparteniamo o quanto siamo bravi a difenderne concetti e confini.
Il punto è quanto sappiamo tollerare di non avere ragione.
Perché se la terapia diventa un'arena in cui il terapeuta deve vincere, il paziente ha già perso.

‘E dovevo sentirmi a pezzi, se non volevo essere a pezzi’.
07/08/2026

‘E dovevo sentirmi a pezzi, se non volevo essere a pezzi’.

Certo che si soffre per raggiungere i propri obiettivi.Certo che la sofferenza è intrinseca alla vita, che va accettata,...
06/08/2026

Certo che si soffre per raggiungere i propri obiettivi.
Certo che la sofferenza è intrinseca alla vita, che va accettata, elaborata, bla bla bla.
Ma finiamola con la retorica che soffrire rende migliori.
Smettiamola con questa solfa che idealizza il sacrificio.

Sarà che ho staccato coi pazienti, sarà che la pausa estiva — più lunga di quella invernale — mi fa ripensare alle tante strade che mi permettono di percorrere insieme a loro.
Sarà anche che sto invecchiando, che la verve dei 25 lascia spazio ai capelli bianchi, alle perdite, ai lutti che si accumulano.
Ma una cosa l’ho capita: soffrire fa schifo.
La sofferenza, da sola, non ha mai reso nessuno una persona migliore.
Se così fosse, per aiutare i pazienti dovrei farli soffrire di più, non di meno.

Le persone non migliorano perché soffrono e restano lì a soffrire.
Migliorano quando — anche nella sofferenza, ma non solo — possono sentire vicinanza, consolazione.
Quando iniziano a sperare.
Perché è sulla speranza che si fonda l'immaginazione, e sull’immaginazione la possibilità di costruire.

Ecco cosa rende le persone migliori.
Più libere.
Più vicine a sé stesse.
Più consapevoli della propria storia, e del proprio posto nel mondo.
Le persone stanno bene quando hanno più possibilità.
E la sofferenza — lasciata lì a decantare da sola — è la castrazione della possibilità.

La sofferenza ci sarà sempre, perché non controlleremo mai del tutto il caso: i genitori che ci hanno partorito, le macchine che ci investono, le malattie che ci affliggono — noi o chi amiamo.

Per questo va raccontata.
Per essere accettata, elaborata, trasformata in parte della nostra storia.
Ma basta con l’idea che l’esistenza vada vissuta come un moto perenne.
Perché altrimenti, al primo momento di vuoto — di vacanza — non saremo in grado di tollerare la vera essenza della vita:
non fare niente,
e scegliere di andarlo a fare dove pare a noi.

Dite:è faticoso frequentare i bambini.Avete ragione.Poi aggiungete:perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, ...
01/08/2026

Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
[Janusz Korczak - Poeta, medico, educatore morto a Treblinka]

Le recensioni di Spider-Man: Brand New Day sono nel complesso molto positive.Tra chi avanza qualche critica, la principa...
31/07/2026

Le recensioni di Spider-Man: Brand New Day sono nel complesso molto positive.
Tra chi avanza qualche critica, la principale riguarda l'assenza di un villain principale, ossia il cattivone con le sue intenzioni malvagie e le sue azioni ancora più malvagie.
Ma Spider-Man - e questo Spider-Man in particolare - parla innanzitutto del complicato problema di trovare un equilibrio tra i grandi poteri e le grandi responsabilità, tra Peter Parker e il supereroe.
In No Way Home, Peter con la sua fidanzata MJ, il suo migliore amico Ned, i suoi progetti universitari all'MIT, era al centro.
Così al centro da chiedere un maldestro incantesimo a Dottor Strange, senza prima pensare banalmente di perorare la sua causa con l'università.
Gli eventi catastrofici che ne sono seguiti hanno fatto dimenticare a tutti chi è Peter Parker, in un certo senso anche a Peter Parker stesso, che ritroviamo isolato nel suo monolocale, dove l'avevamo lasciato alla fine del film precedente.
Ma in Brand New Day c'è un villain.
C'è per tutto il film, ed è più insidioso e pericoloso di molti altri: è la solitudine che autoimposta.
Autoimposta dalle responsabilità, come quella di Peter.
Autoimposta dal dolore, come quella di The Punisher.
Autoimposta dalla rabbia, come quella del personaggio di Sadie Sink.
Quando ci isoliamo, quando riusciamo a impostare quelle routine perverse che ci tengono lontani dai nostri desideri, ci sembra quasi che il trucco ci riesca davvero, che abbiamo davvero fatto sparire il coniglio dietro al fazzoletto.
Ma è un gioco di prestigio, appunto.
Se gli spettatori possono guardarsi intorno stupiti e chiedersi dove sia finito il coniglio scomparso, noi sappiamo che scomparso non è.
È solo in un doppio fondo.
È la lettera che Peter non ha consegnato a MJ in caffetteria, che non strappa, ma tiene in fondo a un cassetto.
Sono le foto della famiglia di Frank, appese in un armadietto.
È il modo in cui il personaggio di Sadie Sink si lega i capelli a un certo punto.
Il giorno nuovo di zecca - Brand New Day - di questo film è questo: quando ti ricordi che è un trucco, ma il trucco è nelle tue mani.

Ed eccoci qui. Chiaramente per finta 👍🏻
29/07/2026

Ed eccoci qui.
Chiaramente per finta 👍🏻

Punto focale è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l...
28/07/2026

Punto focale è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata.
[Carl Rogers]

Il video di Vannacci conciato da generale romano, così come i video di Trump che sparge m***a: tutta questa monnezza fat...
21/07/2026

Il video di Vannacci conciato da generale romano, così come i video di Trump che sparge m***a: tutta questa monnezza fatta con l'IA conferma solo che il problema non è la tecnologia, ma l'essere umano — soprattutto quello adulto.

Sono da sempre convinta che il problema dell'uso dell'IA per parlare dei propri problemi personali non c'entri con l'accessibilità o la presunta superficialità dei giovani che vogliono risposte veloci. C'entra col fatto che, giustamente, delle risposte degli adulti non si fidano.

L'IA non fa altro che mettere in scena e amplificare cose che nell'essere umano ci sono già, e che i limiti tecnologici finora hanno solo contenuto, evitandoci queste grottesche messe in scena.

Il problema non è se arriverà il giorno in cui le macchine ci sostituiranno. È che ormai è chiaro che l'essere umano non è capace di darsi un freno da solo — e non resta che sperare che il freno ce lo mettano le macchine, rifiutandosi di lavorare per i nostri istinti più bassi.

Indirizzo

Florence
50142

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Psicologia SenzaCamice - Ada Moscarella pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Psicologia SenzaCamice - Ada Moscarella:

Scelte rapide

Condividi

Digitare