Psicologia SenzaCamice - Ada Moscarella

Psicologia SenzaCamice - Ada Moscarella Psicologa, psicoterapeuta. A Firenze e online. Nata a Napoli nel 1983, dal 2016 vivo a Firenze.

Da sempre convinta che solo una sana colleganza potrà dare alla categoria una psicologia all'altezza dei nostri sogni, nel 2014, insieme a Luca Pezzullo, ho dato vita a Diventare Psicologo, la più grande community di psicologi su Facebook che unisce studenti, professionisti e rappresentanti istituzionali e ormai conta più di 22mila iscritti che si incontrano online e offline. Sono una libera profe

ssionista, con una specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale e la passione per la psicologia su internet. Da Maggio 2017 ricopro la carica di Consigliere di Indirizzo Generale in ENPAP per il quadriennio 2017-2021 con il gruppo AltraPsicologia.

C'è qualcosa che mi disturba nel modo in cui si sta raccontando la vicenda degli insulti sul corpo di Manila Esposito.Br...
19/08/2026

C'è qualcosa che mi disturba nel modo in cui si sta raccontando la vicenda degli insulti sul corpo di Manila Esposito.
Breve recap: Manila Esposito è una ginnasta, già medagliata olimpica e campionessa all-around uscente.
In questi giorni si sono svolti gli Europei di ginnastica.
Prima delle gare, sotto alcune sue foto, i soliti leoni da tastiera si sono lasciati andare a un profluvio di commenti sul suo fisico.
Cose tipo "è troppo grossa per la ginnastica artistica", "sei brava, ma dovresti dimagrire" e robe così.
Manila Esposito è andata dritta per la sua strada, ha vinto l'oro, e adesso tutti a scrivere che ha risposto ai critici con una prestazione di altissimo livello.
Ora.
Capisco il senso di rivalsa — a maggior ragione quando è lei stessa a esprimerlo.
Perché quando finisci in mezzo a una gogna pubblica, per quanta mindfulness tu possa fare, bene non ci stai mai.
Soprattutto se hai 19 anni e non fai niente di male se non fare quello che ti piace.
Ma tutti questi titoli del tipo "Manila Esposito vince l'oro e risponde agli haters" mi fanno pensare a cosa sarebbe successo se l'oro non l'avesse vinto.
Se avesse portato a casa un argento, un bronzo o — peggio ancora — nessun risultato.
Non avremmo avuto una risposta valida per questi imbecilli?
Se la legittimità di Manila Esposito a fare la ginnasta dipende dall'oro che si porta a casa, vuol dire che a noi, per primi, la sua storia da atleta, da persona, il suo fisico — tutto questo — non basta.
I commenti sono stati zittiti dal risultato, non smentiti per l'aggressività che portavano in sé verso un individuo — una ragazza di 19 anni — che con impegno, passione, tutti i santissimi giorni si reca al campo di allenamento.
E non è la stessa cosa.
Perché arriva il giorno in cui un'atleta arriva quarta, si infortuna, non è in giornata.
E allora, senza un risultato a sovrastare i commenti degli imbecilli sul corpo, sulla presunta salute mentale (ci ricordiamo di Simone Biles?), non ci resterà nient'altro da opporgli?

L'estate è quel periodo dell'anno — al massimo due settimane — che una società basata sulla compressione dell'esistenza ...
14/08/2026

L'estate è quel periodo dell'anno — al massimo due settimane — che una società basata sulla compressione dell'esistenza in favore della produttività ci concede, per ritrovare l'equilibrio, dedicare spazio a noi stessi e, se ne avanza un po', anche a quelle poche persone che riusciamo ancora ad amare, nonostante il peso del burnout e dei traumi relazionali.

Buon Ferragosto! ⛱

"Non credo che la mera sofferenza insegni. Se la solo sofferenza insegnasse, tutto il mondo sarebbe saggio, poiché tutti...
14/08/2026

"Non credo che la mera sofferenza insegni.
Se la solo sofferenza insegnasse, tutto il mondo sarebbe saggio, poiché tutti soffrono.
Alla sofferenza vanno aggiunti il cordoglio, la comprensione, la pazienza, l'amore, l'apertura e la disponibilità a rimanere vulnerabili."
A. M. Lindbergh

La psicoterapia può fare danni?La risposta è semplice: sì.Se una cosa non ha il potere di fare male, probabilmente non h...
13/08/2026

La psicoterapia può fare danni?
La risposta è semplice: sì.
Se una cosa non ha il potere di fare male, probabilmente non ha neanche il potere di fare bene.
Cosa può fare davvero male in una psicoterapia?
Più di ogni altra cosa, la necessità di sopravvivenza narcisistica del terapeuta.
Più di una scelta tecnica sbagliata.
Più di un micro-agito che sfugge.
Persino più di una diagnosi iniziale imprecisa.
Perché il nostro è un lavoro fatto di ipotesi — diagnostiche e relazionali — che testiamo in ogni frase, silenzio o gesto scelto in seduta.
La differenza tra un buon terapeuta e uno cattivo, persino dannoso, non sta nella capacità di azzeccare subito la "strada giusta" (qualunque cosa significhi), ma nel saper rimettere in discussione la propria ipotesi senza viverla come una ferita.
Chi pensa che "se il paziente non migliora, è colpa del paziente" è già in territorio rischioso.
Il punto non è a quale scuola apparteniamo o quanto siamo bravi a difenderne concetti e confini.
Il punto è quanto sappiamo tollerare di non avere ragione.
Perché se la terapia diventa un'arena in cui il terapeuta deve vincere, il paziente ha già perso.

‘E dovevo sentirmi a pezzi, se non volevo essere a pezzi’.
07/08/2026

‘E dovevo sentirmi a pezzi, se non volevo essere a pezzi’.

Certo che si soffre per raggiungere i propri obiettivi.Certo che la sofferenza è intrinseca alla vita, che va accettata,...
06/08/2026

Certo che si soffre per raggiungere i propri obiettivi.
Certo che la sofferenza è intrinseca alla vita, che va accettata, elaborata, bla bla bla.
Ma finiamola con la retorica che soffrire rende migliori.
Smettiamola con questa solfa che idealizza il sacrificio.

Sarà che ho staccato coi pazienti, sarà che la pausa estiva — più lunga di quella invernale — mi fa ripensare alle tante strade che mi permettono di percorrere insieme a loro.
Sarà anche che sto invecchiando, che la verve dei 25 lascia spazio ai capelli bianchi, alle perdite, ai lutti che si accumulano.
Ma una cosa l’ho capita: soffrire fa schifo.
La sofferenza, da sola, non ha mai reso nessuno una persona migliore.
Se così fosse, per aiutare i pazienti dovrei farli soffrire di più, non di meno.

Le persone non migliorano perché soffrono e restano lì a soffrire.
Migliorano quando — anche nella sofferenza, ma non solo — possono sentire vicinanza, consolazione.
Quando iniziano a sperare.
Perché è sulla speranza che si fonda l'immaginazione, e sull’immaginazione la possibilità di costruire.

Ecco cosa rende le persone migliori.
Più libere.
Più vicine a sé stesse.
Più consapevoli della propria storia, e del proprio posto nel mondo.
Le persone stanno bene quando hanno più possibilità.
E la sofferenza — lasciata lì a decantare da sola — è la castrazione della possibilità.

La sofferenza ci sarà sempre, perché non controlleremo mai del tutto il caso: i genitori che ci hanno partorito, le macchine che ci investono, le malattie che ci affliggono — noi o chi amiamo.

Per questo va raccontata.
Per essere accettata, elaborata, trasformata in parte della nostra storia.
Ma basta con l’idea che l’esistenza vada vissuta come un moto perenne.
Perché altrimenti, al primo momento di vuoto — di vacanza — non saremo in grado di tollerare la vera essenza della vita:
non fare niente,
e scegliere di andarlo a fare dove pare a noi.

Dite:è faticoso frequentare i bambini.Avete ragione.Poi aggiungete:perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, ...
01/08/2026

Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
[Janusz Korczak - Poeta, medico, educatore morto a Treblinka]

Le recensioni di Spider-Man: Brand New Day sono nel complesso molto positive.Tra chi avanza qualche critica, la principa...
31/07/2026

Le recensioni di Spider-Man: Brand New Day sono nel complesso molto positive.
Tra chi avanza qualche critica, la principale riguarda l'assenza di un villain principale, ossia il cattivone con le sue intenzioni malvagie e le sue azioni ancora più malvagie.
Ma Spider-Man - e questo Spider-Man in particolare - parla innanzitutto del complicato problema di trovare un equilibrio tra i grandi poteri e le grandi responsabilità, tra Peter Parker e il supereroe.
In No Way Home, Peter con la sua fidanzata MJ, il suo migliore amico Ned, i suoi progetti universitari all'MIT, era al centro.
Così al centro da chiedere un maldestro incantesimo a Dottor Strange, senza prima pensare banalmente di perorare la sua causa con l'università.
Gli eventi catastrofici che ne sono seguiti hanno fatto dimenticare a tutti chi è Peter Parker, in un certo senso anche a Peter Parker stesso, che ritroviamo isolato nel suo monolocale, dove l'avevamo lasciato alla fine del film precedente.
Ma in Brand New Day c'è un villain.
C'è per tutto il film, ed è più insidioso e pericoloso di molti altri: è la solitudine che autoimposta.
Autoimposta dalle responsabilità, come quella di Peter.
Autoimposta dal dolore, come quella di The Punisher.
Autoimposta dalla rabbia, come quella del personaggio di Sadie Sink.
Quando ci isoliamo, quando riusciamo a impostare quelle routine perverse che ci tengono lontani dai nostri desideri, ci sembra quasi che il trucco ci riesca davvero, che abbiamo davvero fatto sparire il coniglio dietro al fazzoletto.
Ma è un gioco di prestigio, appunto.
Se gli spettatori possono guardarsi intorno stupiti e chiedersi dove sia finito il coniglio scomparso, noi sappiamo che scomparso non è.
È solo in un doppio fondo.
È la lettera che Peter non ha consegnato a MJ in caffetteria, che non strappa, ma tiene in fondo a un cassetto.
Sono le foto della famiglia di Frank, appese in un armadietto.
È il modo in cui il personaggio di Sadie Sink si lega i capelli a un certo punto.
Il giorno nuovo di zecca - Brand New Day - di questo film è questo: quando ti ricordi che è un trucco, ma il trucco è nelle tue mani.

Ed eccoci qui. Chiaramente per finta 👍🏻
29/07/2026

Ed eccoci qui.
Chiaramente per finta 👍🏻

Punto focale è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l...
28/07/2026

Punto focale è l'individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l'individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale, sia quelli successivi in maniera più integrata.
[Carl Rogers]

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