Il Barattolo delle Psico-Pillole

Il Barattolo delle Psico-Pillole Mi presento sono la Dott.ssa Chiara Belperio. Sono una psicologa clinica.

Ricevo a Firenze e online
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Quando pensiamo a un nuovo inizio, spesso immaginiamo di dover lasciare tutto alle nostre spalle.Come se, per attraversa...
01/09/2026

Quando pensiamo a un nuovo inizio, spesso immaginiamo di dover lasciare tutto alle nostre spalle.

Come se, per attraversare una nuova porta, dovessimo diventare qualcun altro.

Ma forse non funziona proprio così.

Un nuovo inizio non cancella quello che è stato.
Lo porta con sé.

Porta le cose che abbiamo imparato, quelle che ancora fanno paura, le domande a cui non abbiamo trovato risposta e anche quelle parti di noi che nel frattempo sono cambiate.

Per questo, a volte, davanti a una nuova porta non sappiamo bene come sentirci.

Possiamo essere curiosi e spaventati insieme.
Possiamo desiderare di entrare e, nello stesso tempo, avere voglia di restare ancora un po' sulla soglia.

E forse è proprio questo che significa iniziare.

Non avere già tutto chiaro.

Ma permettersi di attraversare la porta con quello che siamo diventati.

E tu, davanti a un nuovo inizio, cosa senti di portare con te?

A volte passiamo così tanto tempo davanti a una porta che pensiamo di dover aprire, che smettiamo di chiederci se sia da...
31/08/2026

A volte passiamo così tanto tempo davanti a una porta che pensiamo di dover aprire, che smettiamo di chiederci se sia davvero quella giusta.

Ci convinciamo che dobbiamo farcela.
Che dobbiamo cambiare.
Che dobbiamo trovare il modo di stare meglio.

E continuiamo a spingere.

Poi, magari, qualcosa dentro di noi si ferma.

E ci accorgiamo che forse non avevamo bisogno di trovare la forza per aprire quella porta.

Avevamo bisogno di capire perché eravamo lì davanti.

Perché non tutte le porte vanno aperte.

Alcune ci hanno portato fin lì per mostrarci qualcosa.
Altre ci chiedono di aspettare.
Altre ancora, forse, non sono mai state davvero nostre.

E allora forse il coraggio non è sempre aprire una porta.

A volte è fermarsi davanti a quella porta e chiedersi:

“È davvero questa la porta che voglio attraversare?”

E se, aperta quella porta, ci fosse un po’ di buio?Questo è quello che può succedere quando iniziamo un percorso psicolo...
30/08/2026

E se, aperta quella porta, ci fosse un po’ di buio?

Questo è quello che può succedere quando iniziamo un percorso psicologico.

Apriamo una porta che per molto tempo abbiamo guardato da fuori e, appena la apriamo, ci aspettiamo delle risposte immediate.

Ma all’inizio può esserci un po’ di buio.
Perché non tutto quello che ci abita è già visibile ai nostri occhi.

Durante il percorso possiamo iniziare a riconoscere emozioni che non avevamo mai ascoltato davvero, bisogni che avevamo imparato a mettere da parte, modi di stare nella relazione che continuiamo a ripetere senza comprenderne il motivo.

E, poco alla volta, possiamo scoprire anche parti di noi che non sapevamo di avere.

Un percorso psicologico è anche questo:
entrare in uno spazio che ancora non conosciamo e imparare, piano piano, a vedere cosa c’è.

Se vuoi possiamo fare un pezzettino della tua strada insieme....

A volte sappiamo che quella porta esiste da tempo.La guardiamo, ci passiamo davanti, magari ci diciamo che prima o poi l...
30/08/2026

A volte sappiamo che quella porta esiste da tempo.

La guardiamo, ci passiamo davanti, magari ci diciamo che prima o poi la apriremo.

Ma cosa ci fa decidere, davvero, di spingere sulla maniglia?

Spesso non c'è un unico motivo.
Una difficoltà che continua a tornare.
Una relazione ci fa stare male e non riusciamo a comprenderne il motivo.
Un dolore che pensavamo sarebbe passato che invece continua a occupare spazio.

La sensazione che qualcosa debba cambiare. Allora quella porta comincia a sembrarci diversa.
Non perché sappiamo cosa troveremo dall’altra parte.
Ma perché iniziamo a sentire che vale la pena scoprirlo.

Iniziare un percorso psicologico, significa essere arrivati al punto in cui iniziamo a farci delle domande e non c' è niente di sbagliato in questo

Se vuoi possiamo fare un pezzettino della tua strada insieme...

Ci sono momenti in cui sappiamo che qualcosa dovrebbe cambiare.Lo sentiamo.Sappiamo che quella porta esiste, sappiamo an...
29/08/2026

Ci sono momenti in cui sappiamo che qualcosa dovrebbe cambiare.
Lo sentiamo.

Sappiamo che quella porta esiste, sappiamo anche che prima o poi dovremo aprirla, ma quando arriva il momento di farlo… la mano rimane ferma sulla maniglia.

E allora possiamo iniziare a pensare che ci manca il coraggio.
Che stiamo perdendo tempo.
Che dovremmo semplicemente farlo e andare avanti.

Ma non sempre è così.

A volte davanti a quella porta ci sono tutte le cose che ancora non conosciamo:: ciò che potrebbe succedere, ciò che potremmo perdere, ciò che potremmo trovare.

E quando non sappiamo cosa c'è dall'altra parte, anche un passo che desideriamo può farci paura.
Per questo alcune porte rimangono chiuse per un po'.

E allora ci possiamo chiedere:
“Di cosa ho bisogno per sentirmi pronto a farlo?”

A volte restare sulla soglia, è già un modo per iniziare ad avvicinarsi alla porta.

Per molto tempo non mi sono accorta che qualcosa dentro di me stava chiedendo attenzione.Ero all'università, andavo avan...
29/08/2026

Per molto tempo non mi sono accorta che qualcosa dentro di me stava chiedendo attenzione.

Ero all'università, andavo avanti con le mie giornate, con gli impegni, con quello che pensavo di dover fare.
Poi, piano piano, le cose hanno iniziato a svelarsi per quello che erano.
E ho cominciato a capire che forse non potevo continuare a fare finta di niente.

In quel periodo, qualcuno mi ha teso una mano.
Una mano che, all'inizio, ho fatto fatica a prendere.
Perché accettare quella mano significava anche riconoscere di avere bisogno di qualcuno.
Non è stato semplice.

Ho dovuto prima avvicinarmi a quella porta, guardarla, capire chi c'era.
E poi trovare il coraggio di aprirla.
Non l'ho spalancata tutta insieme.
L'ho aperta piano.

Oggi ci sono io dall'altra parte, ad accompagnare persone che stanno cercando di capire cosa c'è dietro quella porta che continuano a rimandare, perché non trovano il coraggio di bussare.

Forse perché, a volte, non sappiamo cosa troveremo una volta aperta.

Da questa esperienza ho imparato che non è necessario fare tutto da soli.
Se vuoi, possiamo fare un pezzettino di strada insieme....

A volte la prima porta difficile da aprire è proprio quella "dello studio."Scrivere quel messaggio.Chiedere informazioni...
29/08/2026

A volte la prima porta difficile da aprire è proprio quella "dello studio."

Scrivere quel messaggio.
Chiedere informazioni.
Raccontare a qualcuno che non conosci ancora ciò che stai vivendo.
Concederti la possibilità di entrare in uno spazio nuovo, dove poter essere ascoltato senza dover avere già tutto chiaro.

E da quella prima porta, nel tempo, se ne possono incontrare molte altre.

Porte che riguardano ciò che proviamo, ciò che desideriamo, le relazioni che viviamo, le parti di noi che abbiamo imparato a mettere da parte.

Alcune sono più facili da aprire.
Altre fanno paura.
Altre ancora hanno bisogno semplicemente di tempo.

Per me, accompagnare qualcuno significa esserci anche davanti a quelle porte.
Non aprirle al posto suo.
Non scegliere quale attraversare.
Ma stare accanto, aiutando a guardare ciò che c'è, a dare un significato a quello che si incontra e a trovare, passo dopo passo, il proprio modo di attraversarlo.

Questo è il modo in cui penso un percorso psicologico con l'altro: non camminare al posto suo, ma non lasciarlo solo mentre cerca la sua strada.

A volte il primo passo è semplicemente decidere di aprire quella porta.

Se vuoi possiamo fare un pezzettino della tua strada insieme...

Ci sono giorni in cui basta una cosa lasciata in sospeso per far partire tutto il resto.Una domanda senza risposta. Una ...
28/08/2026

Ci sono giorni in cui basta una cosa lasciata in sospeso per far partire tutto il resto.

Una domanda senza risposta.
Una conversazione interrotta.
Qualcosa che non sai ancora come andrà.

E allora la mente comincia a rincorrersi:

E se fosse andata diversamente?
E se succedesse questo?
E se avessi dovuto dire altro?

Un pensiero ne richiama un altro, poi un altro ancora.
È così che quella che sembrava una semplice riflessione può trasformarsi in un continuo tentativo di trovare una risposta, una spiegazione, una certezza.

E forse è proprio questo che rende così faticosi i pensieri che si rincorrono: non ci permettono di lasciare davvero qualcosa in sospeso.

Ma non tutto ciò che è aperto deve essere chiuso subito.
A volte possiamo anche imparare a stare dentro una domanda senza pretendere di avere già la risposta.

Perché forse fermare i pensieri non significa smettere di pensare, ma smettere di rincorrerli.

Ieri ho accompagnato un paziente alla porta..Era l'ultima seduta del suo percorso con me.E mentre lo salutavo, ho pensat...
28/08/2026

Ieri ho accompagnato un paziente alla porta..

Era l'ultima seduta del suo percorso con me.

E mentre lo salutavo, ho pensato a quanto sia particolare il lavoro dello psicologo:
entrare per un tratto nella storia di una persona, camminarle accanto, cercare insieme parole, significati, possibilità… e poi, a un certo punto, riconoscere che può continuare a camminare anche senza di te.

Non è sempre facile lasciare andare.

Nemmeno per chi, come me, sta dall'altra parte della scrivania.

Anche perché io so cosa significa essere quella persona seduta dall'altra parte.

So cosa significa affidarsi.
So cosa significa avere bisogno di qualcuno.
E so anche quanto possa fare male quando una relazione di cura finisce in un modo che non avevi scelto.

Per questo credo che accompagnare qualcuno alla porta non significhi semplicemente dirgli: “il nostro percorso è finito”.

Significa anche poter dire:
“Adesso puoi andare. E quello che abbiamo costruito insieme può ve**re con te.”

Ieri, mentre chiudevo quella porta, ho pensato che forse una parte importante del mio lavoro sia proprio questa: non diventare indispensabile, ma aiutare l'altro a sentirsi sufficientemente capace di continuare.

È anche per questo che credo così tanto nella relazione terapeutica.
Perché prima ancora di essere psicologa, sono una persona che sa cosa significa avere bisogno di essere accompagnata.

Se vuoi possiamo fare un pezzettino della tua strada insieme...

È l’ultimo weekend d’estate.E forse siamo ancora qui, ma con la mente già a settembre.Pensiamo a quello che dovremo fare...
28/08/2026

È l’ultimo weekend d’estate.

E forse siamo ancora qui, ma con la mente già a settembre.

Pensiamo a quello che dovremo fare, agli impegni che ricominceranno, a come vorremmo sentirci quando tutto ripartirà.

Altre volte facciamo il contrario: torniamo continuamente a ciò che è stato, a quello che avremmo potuto fare diversamente, a quello che ancora ci portiamo dentro.

E così rischiamo di abitare pochissimo il presente.

Il qui e ora è un elemento centrale della prospettiva mindfulness, sviluppata e diffusa in ambito clinico da Jon Kabat-Zinn: significa portare attenzione all’esperienza del momento presente, entrando in contatto con ciò che accade mentre accade, senza essere continuamente trascinati dal giudizio, dal passato o dall’anticipazione del futuro.

Non significa smettere di pensare al passato o al futuro.
Significa accorgerci di quanto, a volte, la nostra mente sia sempre altrove, e iimparare, poco alla volta, a vivere ciò che c’è senza essere continuamente proiettati verso quello che è venuto prima o verso quello che verrà dopo.

Perché anche questo momento, mentre aspettiamo il prossimo, sta già accadendo.

E tu, in questo momento, dove sei davvero?

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