Matteo Pucci Psicologo

Matteo Pucci Psicologo Psicologo | Istruttore Mindfulness MBSR | Aiuto persone sopraffatte da ansia e stress a ritrovare calma, equilibrio e fiducia in sé. 🌿

C'è un'idea diffusa che "conoscerti" significhi arrivare a una risposta definitiva su chi sei.Ma in psicologia l'identit...
07/06/2026

C'è un'idea diffusa che "conoscerti" significhi arrivare a una risposta definitiva su chi sei.
Ma in psicologia l'identità non funziona così.
Non è un oggetto che trovi e metti in tasca. È qualcosa che continua a prendere forma — attraverso le esperienze, le relazioni, le fasi della vita.
Quello che pensi, senti o desideri oggi non è necessariamente quello che penserai, sentirai o desidererai tra cinque anni. E questo non è un segno di instabilità: è semplicemente come funziona lo sviluppo psicologico.
Il problema sorge quando ci aggrappiamo a una versione fissa di noi stessi — quando difendiamo un'immagine invece di restare curiosi rispetto a ciò che emerge.
La domanda utile non è "chi sono?"
È "come mi sto evolvendo?"

C'è una parola in sanscrito che di solito viene tradotta come "attaccamento" — ma il significato è più viscerale: upādān...
26/05/2026

C'è una parola in sanscrito che di solito viene tradotta come "attaccamento" — ma il significato è più viscerale: upādāna. Il gesto di afferrare. La mano che stringe.
Il rimuginio è esattamente questo, applicato alla mente. Non è pensare: è non riuscire a smettere di pensare. È la mano che stringe un pensiero finché non fa male.
Il Buddismo lo indica come radice della sofferenza da venticinque secoli. La neuroscienza oggi parla di Default Mode Network iperattivo, amigdala in allerta, tono vagale ridotto. Linguaggi diversi. Stesso fenomeno.
Quello che trovo straordinario è che due sistemi di conoscenza partiti da premesse completamente diverse siano arrivati alla stessa conclusione: la libertà non sta nel controllare ciò che senti — ma nel non essere trascinati da ciò che senti.
Nel carosello trovi il filo completo, fino a una pratica concreta che puoi usare.
💬 Qual è il tuo luogo sicuro?

23/05/2026

Non è che non stai lavorando abbastanza su te stessa.
È che stai lavorando nella direzione sbagliata.
Prova a pensare alla tua mente non come a un'entità unica e coerente.
Pensala come una famiglia.
Con caratteri diversi, bisogni diversi, storie diverse.
C'è la parte performante, che produce e tiene tutto in piedi.
C'è quella che si preoccupa per tutti e non si ferma mai.
E poi ci sono le parti più scomode — quelle arrabbiate, spaventate, fragili — che a un certo punto hai imparato a non invitare a tavola.
Le hai chiuse in cantina.
Il problema è che sentono tutto lo stesso.
E quando si sentono ignorate non spariscono — iniziano a fare rumore.
Ansia. Stanchezza. Rabbia improvvisa.
O quella sensazione che qualcosa manchi anche quando "va tutto bene".
Non è debolezza. È un meccanismo imparato, spesso molto presto.
E i meccanismi imparati si possono cambiare.
Il primo colloquio è gratuito.
Non per convincerti di niente — per capire insieme se ha senso lavorarci.
🔗 Link in bio.

Non tutti i genitori controllano attraverso la rabbia o l’autorità.Alcuni lo fanno attraverso il senso di colpa, la frag...
20/05/2026

Non tutti i genitori controllano attraverso la rabbia o l’autorità.
Alcuni lo fanno attraverso il senso di colpa, la fragilità, il bisogno emotivo.

E così, lentamente, smetti di sentirti figlio
e inizi a sentirti responsabile del loro equilibrio emotivo.

La manipolazione non è sempre evidente.
A volte si nasconde dentro frasi, silenzi, vittimismo, confusione e richieste implicite.

Capire queste dinamiche non serve a colpevolizzare un genitore.
Serve a smettere di perdere sé stessi per mantenere il legame.

Perché nessun amore dovrebbe chiederti di rinunciare ai tuoi confini.

Tra gli strumenti più importanti su cui lavorare ci sono:
• comunicazione assertiva
• confini emotivi chiari
• gestione del senso di colpa
• riconoscimento delle dinamiche manipolative
• riduzione della reattività emotiva

Sono competenze che si possono apprendere, allenare e rafforzare nel tempo.

Ti rivedi in queste dinamiche?


Per alcune persone l’autocritica non è più solo un pensiero.È diventata una voce costante, talmente abituale da sembrare...
07/05/2026

Per alcune persone l’autocritica non è più solo un pensiero.
È diventata una voce costante, talmente abituale da sembrare normale.
Una presenza interna che giudica errori, bisogni, emozioni e relazioni senza che quasi ce ne si accorga più.
E col tempo si finisce per credere che quella voce dica la verità su chi siamo.
Ti rivedi?

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Florence

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