05/06/2026
Ieri il Senato, con i voti di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, ha deciso che, per spiegare a un ragazzo cosa sia il consenso, servirà un permesso firmato dai propri genitori.
Con 78 sì e 38 no, il DDL Valditara è diventato definitivamente legge.
Da oggi, prima di qualunque attività che tocchi l'affettività o la sessualità, la scuola dovrà consegnare in anticipo alle famiglie tutto il materiale e chiedere un'autorizzazione scritta.
Alle materne e alle elementari questi temi vengono proibiti, a prescindere.
Dalle medie in su si potranno affrontare soltanto con la firma e il consenso dei genitori.
E allora diciamolo con parole semplici, cosa stanno rendendo impossibile.
È spiegare a una ragazza che nessuno può toccarla senza il suo consenso.
È insegnare a un ragazzo che "no" significa no, sempre.
È far capire ai più giovani che la gelosia e il controllo sono il contrario dell'amore.
È dare ai bambini le parole per chiedere aiuto, quando qualcuno fa loro del male.
E sapete come hanno chiamato tutto questo? "Propaganda gender".
L'ha detto il ministro Valditara, ieri, mentre esultava: dobbiamo proteggere i bambini "dalla confusione della propaganda gender".
Insegnare a un ragazzo cos'è il consenso è diventato un pericolo, un complotto da cui salvare il Paese.
Siamo arrivati qui.
Eppure, sono i numeri a dirci quanto sarebbe importante l’obbligatorietà dell’educazione sessuo-affettiva.
Un’inchiesta della Fondazione Libellula ha ascoltato quasi 1.600 ragazzi tra i 14 e i 19 anni.
Per uno su cinque è normale toccare o baciare una persona senza il suo consenso.
Per uno su quattro è normale diffondere i dettagli intimi della o del partner.
Per uno su tre è normale deciderne i vestiti, vietare nuove amicizie online, pretendere di sapere dove si trovi tramite la geolocalizzazione.
Nel resto d'Europa l'educazione affettiva si fa da decenni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce un diritto fondamentale. La Convenzione di Istanbul, firmata e ratificata dall'Italia nel 2013, la richiede a chiare lettere.
Noi arriviamo al 2026 tra gli ultimissimi del continente. E invece di colmare il ritardo, ci siamo inventati il modo di allargarlo.
A negare quel consenso saranno spesso proprio le famiglie dove quel ragazzo, quella ragazza, avrebbe più bisogno di un adulto capace di intercettarlo.
Le case dove il controllo è la normalità, dove il rispetto non lo insegna nessuno.
A restare fuori saranno i più soli e i più esposti. E un ragazzo a cui togli queste risposte non smette di farsi domande. Le porta soltanto da un'altra parte. Le porta sul telefono. E le cerca dove le trova per prime: nella pornografia.
In un Paese dove la violenza sulle donne riempie le cronache ogni singolo giorno, hanno deciso che il nemico fosse insegnare ai ragazzi a riconoscere chi quel male lo fa.
E quando conteremo i danni, ricordiamoci i nomi di chi lo ha reso possibile.