17/05/2026
OGNI VOLTA che pubblico o scrivo qualcosa che evidenzia la dannosità di metodi "educativi" riconducibili alla PEDAGOGIA NERA, arriva sempre qualche adulto, magari genitore, che giustifica quei modi, adducendo di essere cresciuti tanto bene e che la gioventù odierna è un disastro a causa del permissivismo (loro distorsione, l'educazione rispettosa non equivale al permissivismo).
Come no! Leggo sempre le stesse cose, con lo stampino...assolutamente prevedibile.
Provo a spiegare per l'ennesima volta perché lo fanno e soprattutto perché il contenuto delle loro affermazioni è quanto di più sbagliato si possa dire in ambito educativo.
Quando si parla di educazione rispettosa il confronto spesso non rimane confinato alle idee pedagogiche, perché? Perché le persone che hanno subito la pedagogia nera e che purtroppo la ripetono sui figli, si sentono toccate rispetto alla loro storia personale e al loro ruolo genitoriale (per chi ha figli), viene messo in discussione il modo in cui sono stati "amati", corretti, umiliati, ascoltati o ignorati durante l’infanzia.
Molte persone cresciute in contesti educativi autoritari faticano ad accettare l’idea che punizioni, schiaffi, umiliazioni, silenzi punitivi o svalutazioni possano aver lasciato ferite profonde; riconoscere davvero la natura di quelle esperienze significherebbe entrare in contatto con un dolore antico e così profondo che per anni è stato tenuto sotto controllo attraverso adattamenti psicologici molto potenti.
Un bambino dipende totalmente dai propri genitori. Dipende da loro materialmente ma SOPRATTUTTO emotivamente, da loro dipende il senso di sicurezza, amore e protezione. Per questo motivo, quando l’adulto ferisce, il bambino raramente può permettersi di pensare che il problema sia l’adulto stesso, di conseguenza si convince che quella durezza sia necessaria, meritata o educativa. Il bambino si convince di essere "cattivo" e di meritare la punizione, non pensa che sia il genitore che ricorre a metodi inaccettabili, repressivi e violenti. No! È colpa sua! In questo modo si garantisce la sopravvivenza psichica.
Purtroppo da adulti continuano inconsapevolmente a portare dentro questa convinzione. Così, quando incontrano modelli educativi fondati sul dialogo, sull’ascolto emotivo e sull’assenza di violenza, possono sentirsi destabilizzati perché entrano in contatto con l'eventualità che alcune esperienze vissute da bambini non fossero affatto normali, ma piuttosto dolorose. E questa consapevolezza può essere molto difficile da accettare, metabolizzare e sostenere.
Per cui, per proteggersi da tale sofferenza, spesso entrano in gioco meccanismi difensivi che permettono di dare un senso positivo a ciò che si è subito. Si tende allora a idealizzare la severità ricevuta, trasformandola in prova di forza, di disciplina o di buona educazione. In questa prospettiva, la sofferenza viene reinterpretata come necessaria alla crescita. L’idea che un bambino possa essere educato senza paura o umiliazione viene percepita come ingenua, debole o addirittura dannosa (->guardate i giovani di oggi, un disastro!)
A questo si aggiunge una frequente confusione tra obbedienza e maturità emotiva. Molte persone sono state educate a considerare il rispetto come sottomissione, silenzio, adattamento e assenza di conflitto. Ma un bambino che non protesta mai non è necessariamente un bambino sereno, è un bambino che ha imparato molto presto che esprimere bisogni, rabbia o tristezza può compromettere il legame con l’adulto da cui dipende. Per cui si adatta e obbedisce per paura.
L’educazione rispettosa viene spesso fraintesa perché viene confusa con il permissivismo. In realtà, si tratta di due cose MOLTO DIVERSE. Un’educazione rispettosa non implica assenza di limiti, né la rinuncia all’autorevolezza adulta ( che va ben differenziata dell'autorità). Al contrario, richiede una presenza molto più consapevole. Significa dare confini chiari senza usare la paura come strumento di controllo. Significa contenere senza umiliare, correggere senza svalutare, guidare senza spezzare il legame emotivo.
Questo approccio richiede all’adulto un grande lavoro su di sé, perché implica la capacità di regolare le proprie emozioni senza scaricarle sul bambino. È molto più semplice ottenere obbedienza attraverso la minaccia o la paura che costruire cooperazione attraverso la relazione. Per questo l’educazione rispettosa viene talvolta percepita come deleteria, in realtà richiede competenze emotive molto elevate.
Esiste inoltre un fenomeno psicologico importante: chi è stato ferito può inconsciamente identificarsi con il modello educativo ricevuto, perché questo permette di non sentirsi più vulnerabile. Trasformare il dolore subito in una prova di valore personale aiuta a mantenere un equilibrio interno. In questo modo, la durezza sperimentata nell’infanzia viene difesa e trasmessa, spesso senza piena consapevolezza.
Molte persone affermano di essere cresciute bene nonostante metodi educativi duri. Ma sopravvivere non significa necessariamente stare bene. Dietro adulti apparentemente forti, adattati e responsabili possono esistere profonde difficoltà emotive cone vergogna cronica, paura del conflitto, incapacità di riconoscere i propri bisogni, ansia, senso costante di inadeguatezza o convinzione di meritare amore solo attraverso la prestazione, l’obbedienza, l'adattamento. Spesso questi vissuti vengono considerati tratti caratteriali, senza essere collegati alla storia educativa.
Anche forme di violenza meno visibili, come il ritiro affettivo o il silenzio punitivo, possono avere un impatto molto profondo sullo sviluppo emotivo di un bambino. Quando l’adulto interrompe deliberatamente il contatto emotivo per punire, il bambino sperimenta il rischio di perdere il legame da cui dipende la sua sicurezza. Questo genera spesso angoscia, confusione e un intenso senso di colpa.
Mettere in discussione certe modalità educative significa quindi toccare non solo convinzioni teoriche, ma interi sistemi emotivi costruiti nel corso della vita. E questo è comprensibilmente destabilizzante. Per alcune persone può essere difficile accettare che ciò che è stato normalizzato per generazioni possa aver causato sofferenza.
L’educazione rispettosa, che si basa sull'autorevolezza, non prevede l'assenza di limiti, ma si basa sulla convinzione che un bambino impari davvero quando si sente visto, contenuto e rispettato nella propria dignità, che è pari di quella di un adulto. Ne più ne meno, o agli adulti piace essere redarguiti tramite imposizioni, repressioni , silenzi punitivi, punizioni o schiaffi?
G.V.