13/08/2026
Essere compassionevoli significa riconoscere la sofferenza di qualcuno e desiderare di alleviarla.
Ma perché non ci riusciamo mai con noi stessi?
Quando soffriamo, attiviamo una severità spietata invece della gentilezza.
Succede per tre motivi:
La nostra biologia.
Soffrire ci fa sentire vulnerabili e l'organismo percepisce la vulnerabilità come un pericolo, attivando subito il sistema di risposta alla minaccia.
I condizionamenti culturali.
Confondiamo la compassione con l'autocommiserazione. Ci diciamo in silenzio che la gentilezza è debolezza e che essere duri con noi stessi sia l'unico modo per restare motivati.
La nostra storia personale.
Il modo in cui siamo stati valutati in passato definisce l'atteggiamento che abbiamo verso noi stessi oggi.
Stare con la propria vulnerabilità richiede un grande coraggio. Bisogna avere la forza di guardare la ferita.
Ed è solo quando impariamo ad abbandonarci a noi stessi con benevolenza che recuperiamo le energie per superare le difficoltà.
Portare conforto a se stessi è una risorsa, ed è una capacità che tutti si possiamo sviluppare e coltivare.