14/06/2026
Per fare chiarezza. Il femminicidio non è come un altro omicidio. Una affermazione inaccettabile!
Dire che “il femminicidio non esiste” non è una provocazione, è una sciocchezza tecnicamente imbarazzante, politicamente e culturalmente pericolosa.
Il femminicidio esiste eccome. Esiste nei dati, esiste nelle aule di tribunale, esiste nei centri antiviolenza, esiste nelle case dove troppe donne vengono controllate, umiliate, minacciate, perseguitate e infine uccise da uomini che non accettano la loro libertà.
E, piccolo dettaglio che evidentemente è sfuggito:
in Italia il delitto di femminicidio è stato introdotto nel Codice penale con la legge approvata definitivamente il 25 novembre 2025. Quindi sostenere oggi che “non esiste” significa non solo negare una realtà assodata e scritta nel sangue di migliaia di donne, ma anche ignorare l’ordinamento vigente.
La solita favoletta “un omicidio è un omicidio” è la scorciatoia retorica di chi non vuole capire (o finge di non capire) che il diritto penale valuta da sempre il contesto, il movente, la relazione autore-vittima, la vulnerabilità della persona offesa e la matrice della condotta.
Non è “ideologia gender”, è diritto penale di base. Quello che bisognerebbe conoscere prima di pontificare dal palco.
I dati Istat dicono una cosa molto chiara ossia che le donne vengono uccise soprattutto nell’ambito della coppia o da ex partner. Per gli uomini, il tasso di omicidi da partner o ex partner è enormemente più basso. Questo non è uno slogan. È una fotografia molto precisa.
Il femminicidio non significa che la vita di una donna “vale di più”. Significa che alcune donne vengono uccise in quanto donne, dentro dinamiche di possesso, controllo, dominio, ritorsione, gelosia patologica e annientamento della libertà personale.
Tradotto per chi ama semplificare:
non è la genetica della vittima che aggrava il fatto.
È la matrice della violenza.
È il movente di dominio.
È il contesto persecutorio.
È l’idea criminale che una donna, se non obbedisce, se ne va, sceglie, rifiuta o si libera, debba essere punita nella maniera più irrimediabile.
Negare il femminicidio significa cancellare il percorso che precede l’omicidio: stalking, minacce, isolamento, controllo economico, violenza psicologica, aggressioni, escalation.
Significa arrivare davanti al ca****re e dire: “Vabbè, è solo un omicidio come un altro”.
No. Non è “come un altro”.
È spesso l’ultimo atto di una catena perfettamente riconoscibile.
E chi riduce tutto a una battutina da comizio sta facendo propaganda sulla pelle delle vittime.
La vera parità non consiste nel fingere che le differenze non esistano.
La vera parità consiste nel riconoscere i fenomeni per quello che sono, nominarli correttamente e contrastarli con strumenti adeguati.
Il resto è fuffa muscolare da palco.
Rumore ideologico travestito da buonsenso.
E, francamente, anche basta.