Dott. Giovanni Davì - Psicologo e Psicoterapeuta

Dott. Giovanni Davì - Psicologo e Psicoterapeuta Psicologo e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale. Ricevo a Forlì, Rimini e Santarcangelo.

Da domani mi concedo qualche giorno di pausa, per rallentare, ricaricare le energie e tornare con la giusta presenza. Au...
07/08/2026

Da domani mi concedo qualche giorno di pausa, per rallentare, ricaricare le energie e tornare con la giusta presenza.

Auguro a tutti buone vacanze: che possano essere un tempo davvero vostro, da vivere senza fretta e senza dover dimostrare nulla. Ci ritroviamo il 24 agosto ☀️⛱️🌊




Una riflessione, per chi sta partendo o sta tornando.
25/07/2026

Una riflessione, per chi sta partendo o sta tornando.


Molte delle fatiche relazionali che le persone portano in terapia hanno questa struttura di fondo: un investimento sprop...
22/05/2026

Molte delle fatiche relazionali che le persone portano in terapia hanno questa struttura di fondo: un investimento sproporzionato di energia nel tentativo di far cambiare punto di vista a qualcuno che, per le proprie ragioni, non lo cambierà.

Il problema non è la mosca, quanto la convinzione, spesso inconsapevole, che il nostro valore dipenda dal riuscire a farle cambiare idea.

Lavorare su questo non significa diventare indifferenti. Significa imparare a scegliere dove mettere le proprie risorse, sapendo distinguere ciò che si può davvero influenzare da ciò che non si può.

Difficile? Sì, certamente...e liberatorio.

Il 25 aprile non è una ricorrenza neutra, è una presa di posizione.La libertà non è garantita per sempre e, quando viene...
25/04/2026

Il 25 aprile non è una ricorrenza neutra, è una presa di posizione.
La libertà non è garantita per sempre e, quando viene meno, non succede all’improvviso.
Succede poco alla volta: quando ci si abitua, quando si smette di fare domande, quando si delega il pensiero.
Nella storia, come nella vita individuale, la libertà si perde spesso in modo silenzioso.
E si recupera solo quando qualcuno decide di esporsi.
Nel mio lavoro vedo qualcosa di simile: non sono solo gli eventi a limitarci, ma la rinuncia progressiva a scegliere.
Dire “non posso farci niente” è, a volte, il primo passo per smettere di essere liberi.
Io ritengo che il 25 aprile parli di responsabilità, non solo di memoria.
E tutto sommato la domanda più funzionale che possiamo porci oggi è questa: "dove sto rinunciando a pensare, a scegliere, a prendere posizione?"



Non sempre un problema resta perché non ha soluzione. A volte resta perché, nel tempo, ha preso posto.Organizza il modo ...
27/03/2026

Non sempre un problema resta perché non ha soluzione. A volte resta perché, nel tempo, ha preso posto.

Organizza il modo in cui pensi, dà forma alle tue giornate oppure orienta le tue scelte, anche quelle che sembrano libere.

Non è solo qualcosa che pesa, è anche qualcosa che struttura, che diventa familiare e, paradossalmente, rassicurante. Per questo lasciarlo non è immediato, richiede tempo, richiede coraggio. Richiede di accettare di entrare in un mondo sconosciuto, vedersi senza quel problema.

Non si tratta solo di stare meglio, ma di vedere cosa rimane quando quella struttura si allenta.

La domanda allora non è “come lo risolvo”, ma qualcosa di più essenziale: senza questo problema, chi sei?





Marzo è una soglia.Non è più inverno, ma non è ancora primavera piena. È uno di quei momenti dell’anno che passano quasi...
13/03/2026

Marzo è una soglia.

Non è più inverno, ma non è ancora primavera piena. È uno di quei momenti dell’anno che passano quasi inosservati: le giornate si allungano di pochi minuti, la luce resta un po’ più a lungo la sera, l’aria cambia appena. Non succede nulla di eclatante, eppure qualcosa si muove.

Gli esseri umani hanno sempre usato le stagioni come una sorta di bussola interiore. Non è solo poesia: siamo creature profondamente legate ai cicli della luce, del tempo, del mondo naturale. Quando la luce cambia, cambia anche il nostro modo di stare al mondo. Il corpo percepisce movimento prima ancora che la mente lo comprenda.

In questo periodo storico molti hanno la sensazione di essersi un po’ smarriti. Non tanto perché manchino le possibilità, ma perché ce ne sono troppe. Troppe informazioni, troppe aspettative, troppe direzioni che sembrano urgenti o necessarie. Il risultato è che si rischia di muoversi molto, ma senza avere davvero chiaro verso dove.

Quando accade questo, spesso perdiamo il contatto con una domanda molto semplice e molto scomoda: che cosa ha davvero valore per me?

In psicologia parliamo spesso di valori proprio in questo senso. Non come obiettivi da raggiungere o risultati da ottenere, ma come direzioni di vita. I valori non sono un traguardo: sono il modo in cui scegliamo di camminare nel mondo. Sono ciò che orienta le nostre scelte quando le cose diventano confuse.

La primavera non arriva con soluzioni pronte. Non ci consegna una mappa dettagliata della strada. Fa qualcosa di più discreto: riporta luce.

E a volte è proprio quello che serve. Un po’ più di luce per vedere meglio il paesaggio della propria vita. Per accorgersi che alcune rotte non ci appartenevano davvero. Per tornare a orientarsi verso ciò che conta per noi.

Le direzioni importanti raramente si rivelano tutte insieme. Più spesso ricompaiono così: attraverso piccoli segnali, piccoli aggiustamenti di rotta, piccole aperture.

Come succede a marzo.





Sto guardando il Festival di Sanremo. Sale sul palco Eros Ramazzotti, il cantante preferito di mia madre.Così le scrivo:...
27/02/2026

Sto guardando il Festival di Sanremo. Sale sul palco Eros Ramazzotti, il cantante preferito di mia madre.

Così le scrivo: “C’è Eros.” Mi risponde che lo sta guardando anche lei.

Viviamo a quasi 700 chilometri di distanza. E gli occhi mi si sono inumiditi.

Per un attimo il tempo si è piegato, mi è tornata addosso la mia infanzia. La televisione accesa, lei accanto a me, la musica che riempiva la stanza e faceva sembrare tutto al suo posto.

La distanza è reale: ci sono treni, autostrade, ore di viaggio in mezzo.

Ma ci sono anche legami che attraversano tutto questo senza rompersi. Restano lì, silenziosi, pronti a riemergere in una canzone.

Mi manca mia madre. E sapere che, nello stesso momento, stavamo guardando lo stesso palco, mi ha ricordato che certe presenze non si misurano in metri.
Si misurano in ciò che continua a muoverti dentro.


Molte persone confondono la responsabilità con il caricarsi tutto.Sono due cose diverse.Responsabilità significa rispond...
20/02/2026

Molte persone confondono la responsabilità con il caricarsi tutto.
Sono due cose diverse.

Responsabilità significa rispondere delle proprie scelte. Poi abbiamo quella che si può definire una iper-responsabilità, ovvero il farsi carico anche di ciò che non necessariamente dipende da noi: l’umore degli altri, i conflitti non risolti, i problemi organizzativi, le aspettative implicite.

Può succedere al lavoro, quando accetti sempre incarichi extra “perché qualcuno deve farlo”.
Oppure nelle relazioni, quando eviti di dire ciò che ti pesa per non creare tensioni.
Oppure, ancora, in famiglia, quando diventi il punto di equilibrio emotivo senza che nessuno te lo abbia davvero chiesto.

All’inizio sembra affidabilità. Nel tempo diventa sovraccarico.

Dire di no non è una dichiarazione di guerra. È porre un confine, una delimitazione. Stabilisce cosa è tuo e cosa non lo è.

Dal punto di vista psicologico, i confini non servono a separare. Servono a evitare la confusione. E quando la confusione diminuisce, le relazioni diventano più stabili, più mature.

Non tutto ciò che puoi fare è qualcosa che devi fare.
E riconoscerlo non ti rende meno responsabile, o egoista.



Nella vita quotidiana molte persone finiscono per portare pesi che non sono mai stati scelti, ma semplicemente assunti n...
09/02/2026

Nella vita quotidiana molte persone finiscono per portare pesi che non sono mai stati scelti, ma semplicemente assunti nel tempo.

Succede quando:
- si diventa il punto di equilibrio emotivo della famiglia;
- si reggono dinamiche lavorative disfunzionali “perché qualcuno deve farlo”;
- si ascoltano, contengono, compensano gli altri, senza mai chiedersi se quello spazio è sostenibile.

Dal punto di vista psicologico, prendersi troppe responsabilità non è sempre segno di maturità. Spesso è il risultato di confini poco chiari, interiorizzati molto presto, e mai rimessi in discussione.

Il costo non è immediato, arriva sotto forma di stanchezza cronica, irritabilità, senso di vuoto o di distanza da sé.

Distinguere ciò che è davvero nostro da ciò che non lo è non significa sottrarsi. Significa restare nel proprio ruolo, senza trasformarlo in un peso costante e logorante.





Chiudiamo gennaio con una distinzione spesso trascurata.La consapevolezza non serve a dirci cosa dobbiamo fare, serve a ...
30/01/2026

Chiudiamo gennaio con una distinzione spesso trascurata.

La consapevolezza non serve a dirci cosa dobbiamo fare, serve a renderci meno automatici.

In questo mese abbiamo provato a spostare lo sguardo: dall’entusiasmo all’onestà, dalla colpa alla lettura della fatica, dalla fuga all’orientamento, dall’idea di “stare sempre bene” al concetto di funzionamento.

Tutto questo non produce risposte immediate. Produce però una cosa essenziale: interruzione.

Interrompere schemi ripetuti.
Interrompere decisioni prese per stanchezza.
Interrompere l’idea che cambiare significhi azzerare.

La consapevolezza non risolve la vita, impedisce di continuare a viverla senza sapere perché si fanno certe scelte. E, spesso, questo è il primo vero passo verso un cambiamento che non sia solo movimento.

Gennaio si chiude qui: quando smettiamo di chiederci cosa dovremmo fare e iniziamo a chiederci perché continuiamo a fare ciò che facciamo.



Indirizzo

Forlì
47121

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Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
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Giovedì 09:00 - 19:00
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