19/07/2026
𝗧𝗿𝗮𝘂𝗺𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼, 𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲
Il trauma relazionale è una forma di trauma che nasce all'interno di relazioni significative: genitori, caregiver, partner, familiari o altre figure di riferimento. A differenza di un trauma legato a un singolo evento (un incidente o una catastrofe), il trauma relazionale si sviluppa attraverso esperienze ripetute di trascuratezza, rifiuto, manipolazione, umiliazione, abuso emotivo o incoerenza affettiva.
Le sue conseguenze possono accompagnare una persona per molti anni, influenzando l'identità, la regolazione delle emozioni e la capacità di costruire relazioni sicure.
Negli ultimi decenni, studiosi come 𝐁𝐞𝐬𝐬𝐞𝐥 𝐯𝐚𝐧 𝐝𝐞𝐫 𝐊𝐨𝐥𝐤, 𝐉𝐮𝐝𝐢𝐭𝐡 𝐋. 𝐇𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧 𝐞 𝐉𝐚𝐧𝐢𝐧𝐚 𝐅𝐢𝐬𝐡𝐞𝐫 hanno contribuito in modo determinante alla comprensione di questo fenomeno, mostrando come il trauma non sia semplicemente un ricordo doloroso, ma un'esperienza che modifica profondamente il funzionamento del cervello, del sistema nervoso e delle relazioni.
𝐕𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐬'𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞:
La psichiatra Judith L. Herman, nel suo libro Trauma and Recovery (1992), definisce il trauma relazionale come la conseguenza di esperienze traumatiche croniche vissute all'interno di relazioni da cui la persona dipende.
Secondo J.Herman, ciò che rende queste esperienze particolarmente devastanti non è soltanto l'evento in sé, ma il fatto che provengano proprio da chi dovrebbe offrire sicurezza e protezione.
Quando il bambino (o l'adulto in una relazione di dipendenza) non può fuggire dalla fonte del pericolo, il sistema nervoso impara ad adattarsi alla minaccia anziché eliminarla.
Questa modalità di sopravvivenza può persistere anche molti anni dopo la fine della relazione traumatica.
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐮𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞?
Il trauma relazionale raramente nasce da un episodio isolato.
Più spesso deriva da una lunga esposizione a dinamiche come:
critiche costanti
svalutazione emotiva
gaslighting
manipolazione psicologica
imprevedibilità emotiva del caregiver
trascuratezza affettiva
violenza verbale
abuso psicologico o fisico
parentificazione
amore condizionato ("ti voglio bene solo se...").
Il cervello, soprattutto durante l'infanzia, si adatta a questo ambiente sviluppando strategie di sopravvivenza che, in età adulta, possono trasformarsi in difficoltà relazionali persistenti.
I principali segnali del trauma relazionale
1. Ipervigilanza
Uno dei sintomi più frequenti è l'ipervigilanza.
La persona vive in uno stato costante di allerta, come se il pericolo fosse sempre imminente.
Secondo Bessel van der Kolk, autore il sistema nervoso traumatizzato fatica a distinguere il presente dal passato.
Per questo motivo anche piccoli conflitti possono essere vissuti come minacce enormi.
Segnali tipici:
paura del giudizio
difficoltà a rilassarsi
attenzione eccessiva alle espressioni degli altri
continua ricerca di segnali di rifiuto.
2. Difficoltà a fidarsi
Chi ha vissuto un trauma relazionale spesso desidera relazioni profonde ma, allo stesso tempo, teme l'intimità.
Possono comparire:
paura dell'abbandono
evitamento delle relazioni
dipendenza affettiva
bisogno continuo di rassicurazioni.
Queste modalità sono spesso legate a modelli di attaccamento insicuro sviluppati nell'infanzia.
3. Disregolazione emotiva
Le emozioni diventano difficili da modulare.
Piccoli eventi possono provocare:
rabbia intensa
vergogna profonda
tristezza improvvisa
crisi d'ansia
senso di sopraffazione.
Secondo Janina Fisher, il trauma interrompe la naturale capacità del sistema nervoso di autoregolarsi.
Le emozioni non vengono semplicemente ricordate: vengono rivissute.
4. Bassa autostima
Molte persone con trauma relazionale convivono con convinzioni profonde come:
"Non valgo abbastanza."
"Sono sbagliato."
"Sono io il problema."
"Se qualcuno mi conoscesse davvero, mi lascerebbe."
Queste convinzioni non nascono da una valutazione razionale di sé, ma dall'interiorizzazione dei messaggi ricevuti nelle relazioni traumatiche.
5. Senso cronico di colpa e vergogna
La vergogna rappresenta uno degli aspetti centrali del trauma relazionale.
Judith Herman sottolinea come molte vittime tendano ad attribuire a sé la responsabilità delle violenze subite.
Questo meccanismo consente, paradossalmente, di mantenere l'illusione di poter controllare una situazione che in realtà era incontrollabile.
6. Dissociazione
Quando il dolore emotivo diventa insopportabile, il cervello può ricorrere alla dissociazione.
La persona può sperimentare:
sensazione di essere scollegata dal corpo
vuoti di memoria
percezione irreale della realtà
sensazione di osservare la propria vita dall'esterno.
Janina Fisher descrive la dissociazione come una strategia intelligente di sopravvivenza.
7. Ripetizione delle relazioni tossiche
Uno degli aspetti più complessi del trauma relazionale è la tendenza a ricreare inconsapevolmente dinamiche simili a quelle già vissute, perché il cervello tende a riconoscere come "familiare" ciò che ha imparato fin dall'infanzia.
Questo fenomeno può manifestarsi con:
partner emotivamente indisponibili
relazioni manipolative
amicizie sbilanciate
difficoltà a riconoscere i confini personali.
8. Difficoltà nel riconoscere i propri bisogni
Molte persone traumatizzate imparano molto presto che esprimere bisogni può essere pericoloso.
Di conseguenza tendono a:
mettere sempre gli altri al primo posto
compiacere continuamente
evitare il conflitto
ignorare la stanchezza
non chiedere aiuto.
Questo comportamento è spesso definito fawning, una risposta traumatica descritta inizialmente da Pete Walker e oggi riconosciuta in molti modelli clinici sul trauma complesso.
𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚
Uno dei contributi più importanti di Bessel van der Kolk riguarda il ruolo del corpo.
Secondo il suo lavoro, espresso egregiamente nel libro Il corpo accusa il colpo, di cui consiglio la lettura, il trauma non viene immagazzinato solo come ricordo cosciente, ma anche attraverso modificazioni persistenti del sistema nervoso autonomo.
Per questo possono comparire sintomi come:
tensione muscolare cronica
insonnia
cefalee
problemi gastrointestinali
tachicardia
stanchezza persistente
difficoltà respiratorie in situazioni stressanti.
Praticamente il corpo continua a comportarsi come se il pericolo fosse ancora presente.
𝐓𝐫𝐚𝐮𝐦𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐂-𝐏𝐓𝐒𝐃
Judith Herman fu tra le prime studiose a descrivere quello che oggi viene definito Disturbo Post-Traumatico da Stress Complesso (Complex PTSD o C-PTSD).
A differenza del PTSD classico, il C-PTSD deriva spesso da esposizioni prolungate a traumi interpersonali, soprattutto quando è difficile sottrarsi alla situazione.
Oltre ai sintomi tipici del PTSD, il C-PTSD può includere:
alterazioni persistenti dell'identità, difficoltà nella regolazione emotiva, problemi relazionali cronici,vergogna profonda,sentimenti di vuoto, perdita di fiducia negli altri.
𝐄̀ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞?
La ricerca è concorde nel ritenere che il trauma relazionale sia trattabile.
Secondo Judith Herman, il percorso di guarigione si articola in tre fasi:
1. Costruire sicurezza, sviluppando stabilità e regolazione emotiva.
2. Elaborare il trauma, integrando gradualmente i ricordi traumatici.
3. Riconnettersi alla vita, recuperando relazioni autentiche, autonomia e senso di sé.
Janina Fisher sottolinea l'importanza di lavorare con le "parti" della personalità sviluppatesi per sopravvivere, aiutandole a sentirsi al sicuro nel presente.
Van der Kolk evidenzia inoltre il ruolo di approcci che coinvolgono anche il corpo, oltre alla psicoterapia verbale, poiché il trauma interessa l'intero organismo.
Il trauma relazionale non è semplicemente il ricordo di ciò che è accaduto ma è il modo in cui quelle esperienze continuano a influenzare il presente. Può alterare la percezione di sé, il funzionamento del sistema nervoso e la capacità di fidarsi degli altri. Tuttavia, le stesse ricerche che ne hanno chiarito i meccanismi mostrano anche che il cervello e il sistema nervoso mantengono una significativa capacità di cambiamento (plasticità).
Riconoscere i segnali del trauma è il primo passo. Con un trattamento adeguato e una relazione terapeutica sicura, molte persone riescono a sviluppare nuove modalità di regolazione emotiva, relazioni più sane e un'immagine di sé meno condizionata dalle ferite del passato.
G.V.