18/08/2026
📝Ci sono poesie che non hanno bisogno di essere spiegate.
🇬🇷 Kavafis scrive di ciò che resta. Di ciò che abbiamo desiderato, di ciò che non è accaduto, delle scelte che ci hanno portato altrove e del tempo che, mentre passa, continua a dare un significato diverso alle nostre esperienze.
🧿Forse è proprio questo a rendere i suoi componimenti così attuali: raccontano l’esperienza umana senza cercare di semplificarla.
🏺Nelle sue poesie non c’è la promessa di poter tornare indietro o di dare un ordine a tutto. C’è piuttosto l’invito a guardare ciò che è stato e ciò che siamo diventati, senza sottrarre complessità alla nostra storia.
🪬Ecco un piccolo carosello di versi da leggere lentamente e portare con sé, magari tornando su quelli che, per qualche ragione, hanno qualcosa da dirci.
📿 PREGHIERA.
I flutti del mare han rapito il marinaio. —
Ignara la madre un lungo cero accende
dinnanzi alla Panagia perché di nuovo
tornino i bei giorni: al vento tende l’orecchio.
Supplice prega e ancora prega:
triste e intenta l’ascolta l’immagine:
sa, lei, che il figlio più non tornerà.
➿ΜΟΝΟΤΟΝΙΑ.
Giorno monotono segue a eguale
monotono giorno.
Stesse identiche
cose monotone ripetiamo in modo monotono,
identici momenti ci sovrastano e se ne vanno.
Passa il mese e un altro ancor ne porta.
Facile è prevedere le cose che avverranno.
Sono le uggiose cose di ieri.
Alla fine il domani non cela l’aspettativa di un altro giorno.
🧱MURA.
Senza riguardo alcuno, né decenza o pietà
robuste ed erte mura m’han costruito attorno.
E ora, senza forze, sono qui e mi dispero.
Ad altro non attendo: tal dura sorte mi consuma.
Tante le cose che fuori fare dovevo.
Durante l’opera assente fui, purtroppo, ma nè voci nè rumore alcuno io udiva.
Dal mondo mi hanno escluso, senza che m’accorgessi.