Scents of Smell - Essential Oils DōTerra

Scents of Smell - Essential Oils DōTerra I ❤️ aromas and developing my sense of smell! That’s why I study 🍷& now essential oils as a hobby!

06/06/2026

OLEOLITI: COME FARLI
L'oleolito è un macerato oleoso di una pianta fresca o essiccata: molto semplicemente, alcune parti di una pianta vengono fatte macerare nell'olio per un tot di tempo, perché in questo modo si possono estrarre le sostanze chimiche liposolubili presenti nell'erba o nel fiore.

POSSO FARE L'OLEOLITO CON QUALSIASI PIANTA?
No. L'oleolito si fa con piante che hanno fitocomplessi liposolubili facilmente estraibili con questo metodo casalingo, e che abbiano fitocomplessi che oltre ad essere liposolubili abbiano anche proprietà comprovate. I fitocomplessi liposolubili sono: le vitamine E, D, A, K; i carotenoidi; la clorofilla; i trigliceridi; gli steroli; le cere; le saponine, gli oli essenziali, il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD).

Le piante più utilizzate per gli oleoliti sono: iperico, calendula, elicriso, camomilla, rosmarino, achillea, rosa, arnica, lavanda, margherite, alloro e margheritine. Poi ci sono piante come la malva, che pur avendo soprattutto fitocomplessi idrosolubili ha anche una minoranza di fitocomplessi liposolubili, molto efficaci e facilmente estraibili quindi ha senso fare l'oleolito di malva. Ancora, ad esempio l'acido rosmarinico contenuto in tantissime Lamiaceae, è un acido polifenolico, e pur rientrando nei fitocomplessi idrosolubili è lipofilo. Quindi se i fitocomplessi sono formati da amminoacidi con la catena idrofoba pur essendo idrosolubili sono estraibili anche in olio. Ogni pianta va valutata partendo dalla sua analisi chimica.

FRESCHI O SECCHI?
Gli oleoliti si possono fare sia con piante fresche che secche. Esistono solo tre piante che vanno assolutamente usate solo fresche: iperico, elicriso e ciclamino.
Se i fiori e le foglie vengono utilizzati secchi l'oleolito verrà poi messo a macerare al buio, quindi si seccano precedentemente le parti della pianta da utilizzare in maniera tale che l'acqua contenuta in esse, non faccia ammuffire e marcire il tutto.
Invece in estate, e con alcuni fiori, si può anche utilizzare la pianta fresca (che contiene acqua), perché poi l'oleolito verrà lasciato al sole e questo impedisce che marcisca o ammuffisca.
Con alcuni fiori come pratolina o buddleja invece il consiglio è utilizzarli semisecchi: cosa significa? Semplicemente seccare brevemente per 24 ore in modo da fare perdere loro parte dell'acqua e poi procedere come per l'oleolito fatto da fiori freschi e cioè ponendoli al sole. In generale anche con altri fiori che poi verranno posti al sole è buona norma farli seccare brevemente per 12/24 ore per fargli perdere parte dell'acqua.

COME FARE L'OLEOLITO
Il procedimento, in entrambi casi, è semplicissimo: si riempie un vasetto di vetro trasparente di fiori o foglie o freschi o precedentemente essiccati. I fiori e le foglie si possono anche rompere grossolanamente. Quindi si ricoprono di olio vegetale spremuto a freddo, si tappa il vasetto e si lasciano macerare all'ombra se secchi, al sole se freschi. ATTENZIONE quelli posti al sole non devono essere mai messi sotto un sole cocente: meglio metterli sotto un albero o sotto un terrazzo dove arriva una bella insolazione ma mai raggi diretti, e questo perché le fotoreazioni mediate dal sole fanno facilmente irrancidire l'olio e creano radicali liberi. Il contenitore di vetro andrebbe agitato dolcemente almeno un paio di volte a settimana (ma anche tutti i giorni se possibile). La quantità è di circa 40 g di botanica ogni 150 g di olio, ma è una quantità molto indicativa, infatti di alcuni fiori ve ne serviranno 50 g, di altri 30 g saranno sufficienti. Basta che l'olio ricopra a filo la botanica. Quindi non deve essere né troppo abbondante né troppo sotto la botanica.
Il vasetto si può chiudere con un tappo o con garze, bloccate con degli elastici, cosa che permette l'evaporazione dell'acqua eventualmente presente, ma impedisce che entrino insetti o polvere. Io preferisco chiudere sempre con il tappo e non con la garza in maniera da non disperdere le parti acquose che si estrarranno. Inoltre, per quanto riguarda gli oleoliti esposti al sole, alcuni preferiscono portare il vaso di oleolito in casa ogni sera, anche se c'è il tappo, per evitare che si crei condensa nel vaso e esporlo di nuovo al sole ogni mattina, io personalmente non lo faccio, anche perché le parti acquose sono veramente troppo poche perché rappresentino un problema.

PER QUANTI GIORNI?
L'oleolito al buio si dovrebbe lasciare 70 giorni, circa due mesi. Al sole, invece, dipende dalla temperatura. Si va da 20 giorni a 40. La temperatura dell'olio non dovrebbe mai superare i 60° quindi se il sole è particolarmente intenso non lasciate il vaso alla luce diretta del sole perché altrimenti l'olio si scalderà troppo e si innescheranno reazioni termiche e reazioni chimiche mediate dalla luce solare (fotoreazioni) che degraderanno olio e fitocomplessi. Meglio lasciare il vasetto in un luogo che non riceva tutto il giorno i raggi solari, ad esempio sotto un albero.

CHE OLIO È MEGLIO UTILIZZARE?
Si possono usare diversi tipi di olio. L'importante è che l'olio sia sempre spremuto a freddo. Nella scelta dell'olio è fondamentale tenere conto del proprio tipo di pelle e di cosa si vorrà fare dopo con quell' oleolito. Io prediligo oli "leggeri" come olio di girasole deodorato, di riso oppure quello di vinaccioli. L'olio extravergine di oliva è quello che ha il miglior potere estrattivo ma è un olio molto "pesante" che la pelle assorbe lentamente e unge moltissimo, inoltre ha un odore caratteristico molto intenso e persistente.
Quello di riso e di girasole hanno due vantaggi: sono ricchi di vitamina E, quindi irrancidiscono più lentamente, e sono molto neutri. Quello di mandorle dolci è ottimo ma molto delicato: tende a irrancidire molto facilmente e non si può utilizzare per gli oleoliti che vanno esposti al sole.
Gli oleoliti si possono utilizzare esternamente ma possono anche essere utilizzati per preparazioni culinarie (ottimo ad esempio l'oleolito con le bucce di limone o di peperoncino). Ovviamente se decidete di fare un oleolito che abbia anche utilizzi culinari dovete assolutamente rispettare le regole per evitare lo sviluppo del botulino!
Se volete prolungare la durata dell'oleolito potete aggiungere vitamina E antiossidante, in una percentuale del 0,5% del peso dell'oleolito.

E SE SI CREA UN DEPOSITO?
A volte si crea un deposito sul fondo del nostro oleolito: il deposito può essere di varia natura: spesso è solo polline dei fiori oppure sono mucillagini o l'acqua presente nelle piante che non è riuscita ad evaporare. In quel caso potrete filtrarlo nuovamente con un filtro a maglie strette, perché il deposito potrebbe fare ammuffire il tutto. Oppure ancora meglio aspirare la parte di oleolito senza deposito con una siringa e scartare quella con il deposito. L'oleolito non va più utilizzato solo se ammuffisce. In quel caso l'olio però non va buttato (mai buttare l'olio!) ma può essere utilizzato per creare saponi.

TECNICA A CALDO
Si possono fare oleoliti anche a caldo: in un vaso di vetro si pone la droga sminuzzata o secca (ad esempio calendula) o fresca (ad esempio edera), e si ricopre a filo con olio. Il vaso va poi messo a bagnomaria e tenuto per 8/12 ore a 40°/60° C costanti. Si possono usare anche la stufa, lo scaldacera, l'essiccatore o il fornello ma è un processo che va continuamente monitorato con un termometro da cucina. Dopo 8/12 ore il vostro oleolito sarà pronto e potrete filtrarlo. Col metodo a caldo avrete il vantaggio di creare un oleolito in poche ore ma la quantità di fitocomplessi estratti è inferiore rispetto agli altri metodi, quindi l'oleolito sarà meno efficace.

COME SI DECIDE QUALI FIORI ESPORRE AL SOLE E QUALI ALL'OMBRA?
Si decide sulla base dell' analisi chimica della pianta. Con questo tipo di macerazione si estraggono solo i principi attivi liposolubili: ad esempio l'oleolito per estrarre la vitamina C dai cinorrodi non ha alcun senso dato che è una vitamina idrosolubile, meglio l'acetolito per estrarla. Inoltre il sole provoca delle reazioni fotochimiche: i fotoni assorbiti dai reagenti forniscono l'energia necessaria per lo svolgersi di alcune reazioni chimiche. Questo è possibile perché i reagenti portano dei particolari gruppi chimici detti cromofori, in grado di assorbire la luce. Le reazioni fotochimiche sono ad esempio la cicloaddizione fotochimica; oppure reazioni di addizione e sostituzione radicalica (alogenazione degli alcani); la fotoisomerizzazione; la fotodimerizzazione;
la fotolisi; la reazioni di Norrish; l'accoppiamento fotoriduttivo. In pratica alcuni fiori non vanno esposti al sole perché i principi attivi in essi contenuti e rilasciati nell'olio subiscono trasformazioni e degradazioni attraverso queste reazioni.

FIORI CHE USO DA FRESCHI ESPONENDOLI AL SOLE: iperico, elicriso, calendula, achillea, lavanda, rosmarino, melissa, alloro.

FIORI CHE USO DA SECCHI METTENDOLI ALL'OMBRA: petali di rose, menta, calendula, equiseto, buddleja, maonia, alloro.

FIORI CHE USO SEMISECCHI ESPONENDOLI AL SOLE: camomilla, buddleja, calendula, salvia, rosmarino, timo, pratoline.

METODO A CALDO: foglie di edera fresche, calendula secca, drupe di alloro.

Con alcuni fiori uso più metodi a seconda della stagione. Ho indicato solo i fiori che ho utilizzo più frequentemente.

CHE DIFFERENZA C'È TRA OLIO ESSENZIALE E OLEOLITO? Sono due cose completamente diverse! Gli oli essenziali sono solo una componente specifica della pianta (dallo 0,01% al 2%) e possono essere ottenuti solo per distillazione o per spremitura da un'unica tipologia di vegetale. Sono estremamente concentrati e vanno utilizzati dopo averli diluiti in un olio vettore. Di solito si comprano da aziende agricole specializzate in questa estrazione perché è un processo piuttosto complesso e dispendioso, impossibile da fare con metodi casalinghi, ci vogliono infatti decine o centinaia di kg di pianta per estrarre pochi ml di olio essenziale e macchinari specifici. L'oleolito è una macerazione in olio di una botanica: si utilizza pochissima botanica e si estraggono parte degli oli essenziali in essa contenuta e tutti i fitocomplessi liposolubili, si può fare anche a casa perché non ci vogliono macchinari particolari. Hanno quindi utilizzi e finalità diverse dato che sono due cose completamente diverse.

POSSO USARE PIÙ FIORI DIVERSI PER FARE GLI OLEOLITI? No. Il mio consiglio è sempre fare oleoliti monofiore e unirli dopo averli filtrati. Ad esempio vi consiglio di fare l'oleolito di camomilla, lavanda, calendula e malva e unirli una volta filtrati: potrete ottenere un oleolito e un unguento fantastico per togliere il prurito da punture di zanzare! Ad esempio.

È UTILE AGGIUNGERE ALCOL O SALE GROSSO QUANDO SI FANNO OLEOLITI DA FIORI FRESCHI ESPONENDOLI AL SOLE?
Alcuni consigliano di mettere del sale grosso o dell'alcol nell’oleolito con fiori freschi, in quanto favorirebbero l’evaporazione dell’acqua contenuta e impedirebbero lo sviluppo di muffe. Anche qua, io non lo faccio perché rimangono in parte nell'oleolito e irritano la pelle, e perché non hanno una reale efficacia. Però nulla vi impedisce di farlo se preferite farlo. L'unica regola sempre valida è sperimentare, divertirsi e rispettare la natura!

Autrice Cecilia Tanghetti.
Testo soggetto a copyright.

23/04/2026

L'elicriso lungo la scarpata non era un fiore secco per composizioni — era il cerotto naturale della campagna italiana. I contadini lo raccoglievano dove il terreno era troppo povero per qualsiasi altra pianta.
L'elicriso (Helichrysum italicum) contiene acetato di nerile e italidioni — composti antinfiammatori e cicatrizzanti che l'industria cosmetica paga a peso d'oro.
- L'oleolito di elicriso è il cicatrizzante naturale più potente dopo la calendula — lividi, piccole ustioni, punture di insetto
- L'aroma di curry delle foglie respinge le tarme dalla biancheria come la lavanda
- Sopravvive senza acqua su terreno roccioso in pieno sole — la pianta perfetta per i muri a secco
- Fiorisce con bottoni giallo oro che non appassiscono — "elicriso" significa "sole d'oro" in greco
- Si propaga per talea in estate — una siepe intera da un rametto
Il cerotto più antico della campagna italiana cresceva sulla scarpata dove nient'altro sopravviveva.

08/04/2026

🟣✨ FLUORITE ✨🟣

Non è una pietra che calma.
È una pietra che sistema.
Non spegne.
Allinea.
La fluorite non toglie il rumore.
Lo mette in ordine.
Dove tutto è confuso, lei crea direzione.
Senza forzare.
Senza stringere.
Solo… chiarendo.

✨🟣 MEMORIA E SIGNIFICATO

Il nome deriva dal latino fluere – scorrere.
Non è un caso.
La fluorite è sempre stata legata al movimento mentale, alla capacità di passare da un pensiero all’altro senza restare bloccati.
Non era una pietra di quiete.
Era una pietra di lucidità.

✨🟣 ENERGIA

La fluorite non rallenta.
Organizza.
Aiuta a:
– mettere ordine nei pensieri
– distinguere ciò che è utile da ciò
che confonde
– migliorare la concentrazione
– prendere decisioni con più chiarezza
– ridurre il sovraccarico mentale

Non ti fa sentire meglio.
Ti fa vedere meglio.

✨🟣 QUANDO SCEGLIERLA

La fluorite ha senso quando:
– hai troppi pensieri insieme
– fai fatica a decidere
– ti senti mentalmente stanco
– perdi facilmente il filo
– hai bisogno di chiarezza

Non ti calma.
Ti rimette in asse.

🔥 PURIFICAZIONE

La fluorite è sensibile.
Meglio evitare:
– acqua prolungata
– ambienti troppo pesanti

Preferisce:
– aria
– panno asciutto
– spazi ordinati

✨🌙 RICARICA

Essendo legata alla chiarezza e alla luce, veniva lasciata:
– vicino a finestre
– in ambienti luminosi
– su superfici pulite

Non per darle energia.
Ma per non confonderla.

✨🟣 PIETRE ASSOCIATE

Con ametista → chiarezza + profondità
Con citrino → lucidità + decisione
Con quarzo ialino → amplificazione mentale
Con labradorite → intuizione più ordinata

Insieme aiutano a vedere senza distorsioni.

🔥 RITO DI CHIAREZZA 🔥

Tieni la fluorite vicino.
Prendi un pensiero.
Uno solo.
Non tutti.
Guardalo.
Non cambiarlo.
Non analizzarlo troppo.
Lascia che si sistemi da solo.
La fluorite non decide per te.
Ti aiuta a non perderti.

✨Non tutte le pietre servono a calmare. Alcune servono a capire. La fluorite è una di quelle.✨
🔥 terraariafuocoacquaspirito 🔥









23/02/2026
04/11/2025

Yin Yoga: l’arte di rallentare e ascoltare
Lo Yin Yoga è simile al restorative che vi ho presentato ieri e ci insegna l’importanza della quiete.
È una pratica dolce e profonda, dove ogni postura viene mantenuta a lungo — permettendo al corpo di abbandonarsi, alla mente di rallentare e al respiro di diventare il nostro punto di ancoraggio.
I benefici dello Yin Yoga
• Migliora la flessibilità e la mobilità articolare, lavorando sui tessuti connettivi più profondi (fasce, tendini e legamenti).
• Favorisce un profondo rilascio delle tensioni fisiche ed emotive, sciogliendo ciò che spesso tratteniamo inconsapevolmente.
• Calma il sistema nervoso, riducendo stress, ansia e insonnia.
• Stimola il flusso energetico nei meridiani, aiutando l’equilibrio del corpo e della mente secondo la tradizione taoista.
• Coltiva la presenza, la pazienza e la capacità di stare con ciò che è — anche con il silenzio, anche con il vuoto.
Yin Yoga non è solo una pratica fisica: è un tempo per te, per riconnetterti con la tua energia più autentica, per imparare a lasciar andare ciò che non serve e a nutrire ciò che davvero conta.

Le pratiche sono accompagnate dall’uso di oli essenziali per aumentare il viaggio verso l’ascolto.
Gli oli essenziali possono diventare dei preziosi compagni in questo percorso, sostenendo corpo, mente ed energia sottile mentre ci immergiamo nelle posture e nel silenzio dello Yin Yoga.
Le fragranze naturali agiscono in modo profondo: attraverso il respiro raggiungono il sistema limbico, la parte più antica del cervello, dove nascono emozioni e ricordi.
Una semplice goccia può trasformare l’atmosfera, aprire lo spazio interiore e guidarci verso una dimensione più consapevole e presente.
Come aiutano nella pratica
• Calmano la mente e favoriscono il rilassamento (lavanda, camomilla, incenso)
• Radicano e donano stabilità nelle posture più intense (vetiver, legno di cedro, patchouli)
• Rinnovano l’energia e sostengono il respiro (menta, eucalipto, arancio dolce)
• Aiutano a liberare emozioni
L’olio essenziale diventa un rituale sensoriale che amplifica la presenza, la dolcezza e il potere curativo della pratica.
Rallenta. Respira. Ricevi.

19/10/2025

Did you know that research suggests that deterioration of olfaction (sense of smell) precedes a decline in cognitive abilities? Indeed, olfactory loss is associated with significant losses of brain matter (gray and white) in humans. Loss of olfaction can even predict the progression of mild cognitive impairment to Alzheimer's disease.

Knowing the correlation between olfaction and cognition, researchers set out to investigate whether olfactory enrichment (exposure to fragrances) can improve memory in older adults (aged 60-85). Participants in the study were provided a diffuser and seven essential oils (rose, orange, eucalyptus, lemon, peppermint, rosemary, and lavender). They diffused each oil in a rotation--changing the oil they diffused daily--for two hours as they slept. This process was continued for six months.

The researchers found that aromatic molecules have privileged access to areas of the brain and pathways relevant to olfaction and memory, which may help normalize brain circuitry linked to memory. Remarkably, nightly diffusion improved cognition, memory, and neural functioning by 226%!
https://www.frontiersin.org/journals/neuroscience/articles/10.3389/fnins.2023.1200448/full

18/07/2025

🌼 Helichrysum — The Golden Healer of the Plant World

Let’s talk Phyto Medicine—not just healing, but harmonizing.
Plants aren’t guessing. They’re intelligent, synergistic systems pulsing with life force—source energy—just like you.

And when you work with a plant like Helichrysum, you’re tapping into something ancient, potent, and brilliantly complex.

✨ What Can Helichrysum Do for You?
Also known as Immortelle or Everlasting, this powerhouse oil supports healing on multiple dimensions—from cellular regeneration to deep nervous system relief.

Here’s why it’s a must-have in your botanical toolkit:

🧠 Headaches & Migraines? Yes.
Helichrysum improves circulation, reduces inflammation, and brings oxygen-rich blood to where your body needs it most. It’s been shown to reduce migraine pain by easing swelling and calming constriction in the blood vessels.

🦠 Pain Relief, Naturally
Its analgesic and anti-inflammatory properties are attributed to its rare phytochemical cocktail:

Phloroglucinols

Acetophenones

Flavonoids + pyrones

Sesquiterpenes + triterpenoids

Together, they offer pain relief that’s powerful yet gentle, without the side effects of synthetic alternatives.

🌬 Corticoid-Like Support (Without the Steroids)
Helichrysum mimics the anti-inflammatory effects of corticosteroids, inhibiting inflammation pathways (specifically the arachidonic acid cascade), and supporting the body in cooling excess heat—physically and energetically.

💫 Nervous System Love
Thanks to its antispasmodic action, Helichrysum soothes tightness, spasms, and tension that often lead to migraines, adrenal fatigue, and emotional holding patterns.

🌿 Why We Love It at Camp Wander
This oil is cellular magic.
It belongs in blends for:

Scar repair + skin trauma

Fascia work + massage

Migraine relief

Circulatory + lymphatic support

Nervous system resets

And soul-deep grounding

✔️ (precisely why we added Helichrysum to our NEW Whipped Tallow Cream)

✨ When you apply Helichrysum, you're not just soothing pain—
You're inviting in vitality, clarity, and energetic coherence.

It’s a golden thread in the fabric of healing.
Nature whispering, “You can begin again.”

🛒 Explore Helichrysum + healing blends:
👉 www.campwander.com

16/07/2025

Indirizzo

Fossano
12045

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