FisioPelvi - Fisioterapia per la Continenza e il Pavimento Pelvico

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FisioPelvi - Fisioterapia per la Continenza e il Pavimento Pelvico La fisioterapia per contrastare le perdite urinarie e/o fecali, il prolasso degli organi pelvici, il

La fisioterapia per il pavimento pelvico può essere definita come un insieme di tecniche specifiche, di tipo conservativo, che hanno come obiettivo la prevenzione e la correzione di molteplici disfunzioni. La fisioterapia è spesso considerata come il trattamento di prima scelta, per il suo carattere non invasivo, l’approccio globale alla persona, i risultati in termini di sollievo dai sintomi, la

possibilità di combinare la terapia con altri trattamenti, il basso rischio di effetti collaterali e la moderazione dei costi. E' rivolta a coloro la cui diagnosi è riferibile ad una alterazione del pavimento pelvico, ovvero donne, ma anche uomini, che in qualsiasi momento della loro vita, si trovano a soffrire di:
- perdite di urina,
- urgenza di urinare,
- perdita incontrollata di feci e gas intestinali,
- prolasso degli organi pelvici,
- tensione o dolore pelvico,
- esiti da parto,
- prima e/o dopo essere sottoposti ad un intervento di chirurgia pelvica.

26/03/2022
09/01/2020

Incontinenza a***e:
quando lo stimolo alla defecazione non si riesce a controllare
Per incontinenza a***e si intende la perdita involontaria di feci o gas o l'incapacità a trattenere il contenuto rettale per un tempo sufficiente a recarsi in un ambiente idoneo all'evacuazione.
Non esistono dati certi sulla prevalenza nella popolazione generale in Italia, tuttavia si stima che ne sia affetto circa il 2% della popolazione.
I pazienti (.) presentano una sintomatologia varia che va dalla perdita occasionale di aria alla perdita completa del contenuto intestinale.
Si distinguono due tipi fondamentali di incontinenza
- incontinenza fecale da urgenza: caratterizzata dall'impossibilità di rimandare l'evacuazione una volta avvertito lo stimolo, ... continua...

spesso sintomo di disfunzione dello sfintere a***e esterno;
- incontinenza fecale passiva: caratterizzata dalla perdita di gas, feci liquide o solide, tipicamente correlate ad un difetto dello sfintere a***e interno o a insufficiente chiusura dello sfintere a***e esterno dovuto a un prolasso rettale o a emorroidi di III-IV grado.
Le cause (.) sono molteplici e spesso originate da una combinazione di diversi fattori. (.)
Le più frequenti cause acquisite sono:
- le lesioni agli sfinteri anali, sia traumatiche sia secondarie ad interventi chirurgici nella zona ano-rettale, quali gli interventi per tumori, fistole, ragadi anali, emorroidi, prolassi e, in primo piano, le lesioni ostetriche. E' ormai accertato che il parto è il principale fattore predisponente nella donna che determina un'incidenza di incontinenza 8 volte maggiore rispetto all'uomo;
- un'alterata funzione intestinale, come per esempio in caso di malattie infiammatorie croniche dell'intestino o di malassorbimento;
- cause di origine neurologica come nei casi di ictus, di lesioni del midollo spinale o di neuropatia periferica del diabete.
La valutazione iniziale, è in genere effettuata dal medico di famiglia che, dopo un'accurata anamnesi ed un esame clinico (comprendente l'ispezione della zona a***e, la palpazione dell'addome, un breve esame neurologico e l'esplorazione rettale), potrà effettuare la gestione iniziale con modificazioni della dieta, regolarizzazione delle evacuazioni, farmaci anti-diarroici o irrigazione rettale o prescrivere alcune indagini diagnostiche (colonscopia) se sospetta una malattia organica.
Se il trattamento iniziale è inefficace il paziente potrà essere inviato ad uno specialista gastroenterologo, chirurgo colo-rettale e/o ad un team multidisciplinare (valutazione di secondo livello) che, dopo un'attenta rivalutazione dei sintomi, dell'esame obiettivo ed eventualmente strumentale (manometria ano-rettale, ecografia, rx defecografia, risonanza magnetica) definirà il successivo percorso terapeutico.
Il trattamento specialistico deve tener conto della complessità dei fattori che giocano un ruolo nella continenza ed essere in grado di adeguarsi secondo le necessità individuali e la fase rieducativa in atto, perseguendo gli obiettivi identificati in fase valutativa. In quest'ottica, il trattamento deve essere una vera rieducazione funzionale, in cui tutti gli strumenti concorrono secondo un piano terapeutico unitario, potenziandosi a vicenda.
Il trattamento specialistico iniziale è generalmente di tipo riabilitativo, volto ad educare il paziente a riconoscere i movimenti propri della muscolatura del pavimento pelvico. Lo scopo è quello di incrementare la forza contrattile e la resistenza della muscolatura striata prevenendo l'atrofia "ex non usu" degli sfinteri anali, attraverso esercizi personalizzati in base alla gravità del sintomo ed alle caratteristiche fisico-cliniche del paziente (.).
La fisioterapia, eseguita mediante elettrostimolazione dello sfintere esterno e biofeedback (impiegati in casi selezionati ) ottiene buoni risultati nei pazienti che hanno importanti difficoltà di percezione e consapevolezza del pavimento pelvico e in quelli (.) che presentano alterazioni della sensibilità.
Molto importante è inoltre identificare i problemi comportamentali che influiscono sulle alterazioni a carico del pavimento pelvico e, attraverso l'intervento educativo, adottare comportamenti idonei e alternativi al quelli scorretti. Il successo del trattamento dipende dalle capacità di apprendimento del soggetto e soprattutto dalla sua motivazione a cambiare le proprie abitudini comportamentali.
Se la terapia conservativa fallisce si passa al trattamento chirurgico, diversificato in base alle alterazioni anatomiche e funzionali e alle cause dell'incontinenza. (.)
Rimane ancora molto difficile la predittività sui risultati del trattamento. La conservazione della sensibilità discriminativa sul contenuto rettale, potrebbe costituire un fattore prognostico positivo; al contrario, il tempo trascorso dall'insorgenza del problema è verosimilmente un fattore prognostico negativo, per la difficoltà di influire su situazioni anatomiche o funzionali già strutturate.
L'efficacia delle metodiche riabilitative nell'incontinenza a***e è ormai dimostrata da numerose esperienze riportate in letteratura. Risultati positivi vengono riportati tra il 70% e l'80%, confortati dall'accurata selezione dei pazienti da sottoporre alla riabilitazione. Il trattamento riabilitativo ha riportato alla piena continenza il 90% dei pazienti con lesioni iatrogene, con incontinenza fecale dopo interventi colo-rettali, con sindrome del perineo discendente e neuropatie del pudendo.
Incontinenza a***e
Incontinenza fecale
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19/10/2019

dolore sessuale femminile
Dolore sessuale femminile
Il punto di vista del fisioterapista
Il dolore sessuale in relazione ad implicazioni ostetriche costituisce interesse e competenza del fisioterapista poiché è un sintomo che può essere correlato a disfunzione muscolare ed alle disabilità ad essa conseguente. Tale disfunzione riguarda principalmente il complesso muscolare del pavimento pelvico, e secondariamente, l'intero cingolo pelvico.

Risultano inoltre rilevanti eventuali comorbilità (coesistenza di più patologie diverse) associate alla disfunzione muscolare del pavimento pelvico, come sintomi urologici e colo-procotologici. Nel primo caso possono essere presenti sintomi da svuotamento vescicale, come la necessità di dover aspettare qualche istante ... continua...

prima di riuscire a mingere (attesa preminzionale), il bisogno di dover spingere con l'addome per iniziare, continuare o finire la minzione (utilizzo del torchio addominale), la presenza di un flusso urinario intermittente e non continuo; possono inoltre manifestarsi sintomi della fase di riempimento vescicale, come urgenza e frequenza urinaria.
Nel caso di sintomi colon-proctologici, può essere presente stipsi, che si manifesta con difficoltà all'espulsione anche in presenza di stimolo alla defecazione, necessità di defecare più volte durante il giorno, senso di incompleto svuotamento, defecazione insoddisfacente.

La condizione più frequente di dolore sessuale correlato all'ostetricia riguarda il periodo successivo al parto e si identifica con dispareunia, definita come "persistente o ricorrente dolore genitale durante i tentativi di penetrazione o durante la penetrazione completa vaginale nel rapporto sessuale" (Basson et Al. 2004) e conseguente vaginismo (disturbo sessuale che si manifesta sia a livello fisico-psicosomatico, sia a livello psicologico ed emotivo. Sul versante corporeo il disturbo consiste in una contrazione riflessa e involontaria dei muscoli del perineo, della v***a, dell'orifizio vaginale tale da impedire la penetrazione necessaria al coito e spesso anche durante l'esame ginecologico. Sul versante psicologico si riscontra un vissuto fobico e di evitamento nei confronti dell'atto penetrativo). La dispareunia insieme al vaginismo fa parte dei Sexual Pain Disorders, ossia quei disturbi dolorosi che compaiono durante l'attività sessuale. La dispareunia femminile non va assimilata alla vulvodinia, un disturbo che si manifesta anche in assenza di contatti sessuali.

Questi sintomi possono originare come esito di episiotomia o di lacerazione avvenuta durante il parto per via vaginale, oppure possono essere la conseguenza della secchezza vaginale presente durante il periodo di allattamento e dovuta ad alterazione ormonale. L'esito di episiotomia o lacerazione può determinare una cicatrice dolente e retratta, che coinvolge anche l'elevatore dell'ano; la seconda condizione invece può determinare dispareunia, alla quale può conseguire iperattività muscolare (che consiste in un aumento del tono di base) dello stesso muscolo e successivo vaginismo.
Possono influire negativamente nella condizione della sessualità della donna, alcune disfunzioni muscolo-scheletriche del cingolo pelvico. Esse possono generare dolore in questo distretto e sono rappresentate da lombalgia, instauratasi durante la gravidanza e che può permanere nel periodo successivo al parto, e da distasi della sinfisi pubica, evento pur raro, ma possibile come conseguenza del parto.
(...)

La fisioterapia costituisce una possibile opzione terapeutica per il dolore sessuale femminile correlato ad implicazioni ostetriche e sostenuto da disfunzione muscolare. Questa terapia è indirizzata alla risoluzione o diminuzione del dolore, attraverso il ripristino di corretti parametri muscolari e articolari e, conseguentemente, alla risoluzione delle disabilità presenti. Inoltre, in caso di comorbilità relativa a sintomi urologici e colo-proctologici, la fisioterapia è indirizzata anche al ripristino di corretti parametri comportamentali, che potrebbero, se non risolti, mantenere o peggiorare la condizione della paziente.
La fisioterapia si avvale di tecniche e strumenti che vengono diversamente utilizzati a seconda della condizione della paziente e del momento terapeutico; essi infatti si differenziano per modalità di utilizzo, indicazioni e controindicazioni, evidenza scientifica. All'interno di un processo di ragionamento clinico, la loro scelta è finalizzata anche a personalizzare ogni singolo trattamento terapeutico.
(.)

Fonte:
Bortolami A:Implicazioni ostetriche del dolore sessuale femminile, il punto di vista del fisioterapista.
Bortolami A: Il ruolo della fisioterapia nella cura del vaginismo.
Implicazioni ostetriche del dolore sessuale femminile
Il ruolo della fisioterapia nella cura del vaginismo
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19/10/2019

Defecazione Ostruita:
Defecazione ostruita
quale terapia?
Per defecazione ostruita si intende una defecazione difficoltosa, caratterizzata da:
- sensazione di ostacolo a***e all'evacuazione associata a svuotamento incompleto,
- sforzo defecatorio prolungato ed eccessivo,
- necessità di manovre manuali.

Tali sintomi aspecifici (ovvero riscontrabili in un ampio ventaglio di malattie anorettali), associati o meno ad una ridotta frequenza defecatoria, devono essere presenti, variamente combinati tra loro, in almeno il 25% degli atti defecatori per 3 mesi consecutivi per poter essere considerati indicativi di malattia.

La defecazione ostruita può essere provocata sia da cause funzionali (il muscolo elevatore ... continua...

dell'ano si contrae piuttosto che rilasciarsi), sia da cause organiche (patologie benigne e non). (.)

La presenza dei sintomi tipici da defecazione ostruita necessita di una valutazione specialistica coloproctologica al fine di individuare le cause e suggerire un adeguato trattamento terapeutico. (.)

In linea di massima, dopo l'insuccesso della terapia medico-conservativa (dieta ad alto residuo, lassativi, farmaci procinetici), il trattamento di prima linea della defecazione ostruita è la riabilitazione, finalizzata a ripristinare la normale sequenza defecatoria nella sincronia tra attività viscerali del retto-ano e attivazioni della muscolatura del pavimento pelvico.

In media un ciclo riabilitativo dura circa 4 mesi ed i risultati sono ottimi: nel 77% dei casi vi è un miglioramento decisivo e nel 20% circa i pazienti diventano asintomatici.

Soltanto dopo il suo fallimento o di fronte a casi con eclatanti patologie organiche è percorribile il sentiero della correzione chirurgica.
(.)
Defecazione ostruita a cura del Prof. Filippo Pucciani Dipartimento di Chirurgia e Medicina Traslazionale - Università di Firenze
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15/10/2017

Diastasi dei retti addominali post-parto quali esercizi?

INTRODUZIONE I principali problemi muscolari che compaiono nel post parto riguardano il dolore lombare, il dolore pelvico, una ridotta competenza della muscolatura addominale e la distasi dei muscoli retti dell'addome (RA). Spesso, ancora prima di ricorrere al trattamento riabilitativo, la donna esegue esercizi che apparentemente possono migliorare il problema: purtroppo, spesso l'attività fisica eseguita e/o suggerita non tiene conto delle peculiarità cui vanno incontro le strutture muscolo-scheletriche durante la gravidanza e quasi sempre non pone attenzione al perineo, indebolito e, per qualche settimana, non solo da non sottoporre a sforzo, ma da lasciare assolutamente a riposo. In particolare gli esercizi comunemente considerati favorevoli al recupero della competenza dei retti dell'addome possono presentare delle insidie che rischiano ulteriori compromissione dell'equilibrio delle pareti della cavità addominale e non il recupero della loro sinergica competenza.
ACCENNI DI ANATOMIA Il muscolo retto dell'addome appare come una spessa lamina che si estende dalla gabbia toracica alla pelvi. Descrivendo schematicamente le sue origini e le sue inserzioni, si posiziona tra la faccia esterna della quinta, sesta e settima cartilagine costale e dal processo xifoideo dello sterno al ramo superiore del p**e. Con la progressiva crescita del feto, il retto dell'addome materno incrementa la sua lunghezza in funzione dell'incremento delle dimensioni della cavità addominale; la linea alba progressivamente si allarga e i due muscoli, seguendo la progressione della convessità della parete addominale, si distanziano con la massima separazione a livello ombelicale. Questa distanza può variare tra 2 e 3 cm. sviluppandosi per una lunghezza tra 5 e 20 cm., fino a coinvolgere tutta la lunghezza del RA. Il suo incremento è comunemente noto come diastasi dei retti, considerata patologica quando, a livello ombelicale, è superiore a 2.7 cm.
L'esatta conoscenza dell'anatomia del muscolo RA, unitamente alla conoscenza dei meccanismi - del tutto fisiologici - di allargamento della linea alba e dell'"indebolimento" della parete addominale, consentono di evitare i grossolani errori commessi al fine di "allenare" il muscolo, spesso esclusivamente a scopo estetico. Tali errori non solo comportano spesso addirittura l'incremento della diastasi durante l'esecuzione dell'esercizio, ma anche l'incremento della pressione intraddominale, con ovvie conseguenze sul pavimento pelvico già debole.
L'approccio riabilitativo deve essere globale, posturale e con il coinvolgimento della respirazione, con reclutamento a partenza del perineo per il coinvolgimento della porzione "bassa" del muscolo trasverso, senza avvicinamento dei cingoli a garantire la posizione in allungamento del rachide: in questa posizione la muscolatura espiratoria consente una sorta di "ri-avvicinamento" fisiologico dei retti distanziati. Un analogo meccanismo potrebbe anche ipotizzarsi a vantaggio di un eventuale prolasso degli organi pelvici. (...)
È da sottolineare l'importanza della precocità dell'intervento nell'immediato post-parto ma prioritariamente da utilizzare anche a distanza ed indipendentemente dal parto.
Fonte: Diastasi dei retti addominali post-parto: esercizi sotto controllo ecografico - DONATELLA GIRAUDO - LAURA GAIER - GIANFRANCO LAMBERTI - BERNADETTE DE GASQUET - GIUSEPPE MASSAZZA

Indirizzo

Fossano
12045

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