09/01/2020
Incontinenza a***e:
quando lo stimolo alla defecazione non si riesce a controllare
Per incontinenza a***e si intende la perdita involontaria di feci o gas o l'incapacità a trattenere il contenuto rettale per un tempo sufficiente a recarsi in un ambiente idoneo all'evacuazione.
Non esistono dati certi sulla prevalenza nella popolazione generale in Italia, tuttavia si stima che ne sia affetto circa il 2% della popolazione.
I pazienti (.) presentano una sintomatologia varia che va dalla perdita occasionale di aria alla perdita completa del contenuto intestinale.
Si distinguono due tipi fondamentali di incontinenza
- incontinenza fecale da urgenza: caratterizzata dall'impossibilità di rimandare l'evacuazione una volta avvertito lo stimolo, ... continua...
spesso sintomo di disfunzione dello sfintere a***e esterno;
- incontinenza fecale passiva: caratterizzata dalla perdita di gas, feci liquide o solide, tipicamente correlate ad un difetto dello sfintere a***e interno o a insufficiente chiusura dello sfintere a***e esterno dovuto a un prolasso rettale o a emorroidi di III-IV grado.
Le cause (.) sono molteplici e spesso originate da una combinazione di diversi fattori. (.)
Le più frequenti cause acquisite sono:
- le lesioni agli sfinteri anali, sia traumatiche sia secondarie ad interventi chirurgici nella zona ano-rettale, quali gli interventi per tumori, fistole, ragadi anali, emorroidi, prolassi e, in primo piano, le lesioni ostetriche. E' ormai accertato che il parto è il principale fattore predisponente nella donna che determina un'incidenza di incontinenza 8 volte maggiore rispetto all'uomo;
- un'alterata funzione intestinale, come per esempio in caso di malattie infiammatorie croniche dell'intestino o di malassorbimento;
- cause di origine neurologica come nei casi di ictus, di lesioni del midollo spinale o di neuropatia periferica del diabete.
La valutazione iniziale, è in genere effettuata dal medico di famiglia che, dopo un'accurata anamnesi ed un esame clinico (comprendente l'ispezione della zona a***e, la palpazione dell'addome, un breve esame neurologico e l'esplorazione rettale), potrà effettuare la gestione iniziale con modificazioni della dieta, regolarizzazione delle evacuazioni, farmaci anti-diarroici o irrigazione rettale o prescrivere alcune indagini diagnostiche (colonscopia) se sospetta una malattia organica.
Se il trattamento iniziale è inefficace il paziente potrà essere inviato ad uno specialista gastroenterologo, chirurgo colo-rettale e/o ad un team multidisciplinare (valutazione di secondo livello) che, dopo un'attenta rivalutazione dei sintomi, dell'esame obiettivo ed eventualmente strumentale (manometria ano-rettale, ecografia, rx defecografia, risonanza magnetica) definirà il successivo percorso terapeutico.
Il trattamento specialistico deve tener conto della complessità dei fattori che giocano un ruolo nella continenza ed essere in grado di adeguarsi secondo le necessità individuali e la fase rieducativa in atto, perseguendo gli obiettivi identificati in fase valutativa. In quest'ottica, il trattamento deve essere una vera rieducazione funzionale, in cui tutti gli strumenti concorrono secondo un piano terapeutico unitario, potenziandosi a vicenda.
Il trattamento specialistico iniziale è generalmente di tipo riabilitativo, volto ad educare il paziente a riconoscere i movimenti propri della muscolatura del pavimento pelvico. Lo scopo è quello di incrementare la forza contrattile e la resistenza della muscolatura striata prevenendo l'atrofia "ex non usu" degli sfinteri anali, attraverso esercizi personalizzati in base alla gravità del sintomo ed alle caratteristiche fisico-cliniche del paziente (.).
La fisioterapia, eseguita mediante elettrostimolazione dello sfintere esterno e biofeedback (impiegati in casi selezionati ) ottiene buoni risultati nei pazienti che hanno importanti difficoltà di percezione e consapevolezza del pavimento pelvico e in quelli (.) che presentano alterazioni della sensibilità.
Molto importante è inoltre identificare i problemi comportamentali che influiscono sulle alterazioni a carico del pavimento pelvico e, attraverso l'intervento educativo, adottare comportamenti idonei e alternativi al quelli scorretti. Il successo del trattamento dipende dalle capacità di apprendimento del soggetto e soprattutto dalla sua motivazione a cambiare le proprie abitudini comportamentali.
Se la terapia conservativa fallisce si passa al trattamento chirurgico, diversificato in base alle alterazioni anatomiche e funzionali e alle cause dell'incontinenza. (.)
Rimane ancora molto difficile la predittività sui risultati del trattamento. La conservazione della sensibilità discriminativa sul contenuto rettale, potrebbe costituire un fattore prognostico positivo; al contrario, il tempo trascorso dall'insorgenza del problema è verosimilmente un fattore prognostico negativo, per la difficoltà di influire su situazioni anatomiche o funzionali già strutturate.
L'efficacia delle metodiche riabilitative nell'incontinenza a***e è ormai dimostrata da numerose esperienze riportate in letteratura. Risultati positivi vengono riportati tra il 70% e l'80%, confortati dall'accurata selezione dei pazienti da sottoporre alla riabilitazione. Il trattamento riabilitativo ha riportato alla piena continenza il 90% dei pazienti con lesioni iatrogene, con incontinenza fecale dopo interventi colo-rettali, con sindrome del perineo discendente e neuropatie del pudendo.
Incontinenza a***e
Incontinenza fecale
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