ReCrea Terapie Espressive

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Ci sono persone che parlano con tuttie non si sentono vicine a nessuno.Ridono. Rispondono. Fanno quello che devono fare....
11/06/2026

Ci sono persone che parlano con tutti
e non si sentono vicine a nessuno.

Ridono. Rispondono. Fanno quello che devono fare.
Ma dentro restano lontane.

Sentono una stanchezza che non viene dal lavoro.
Non viene dagli impegni o dalle cose da fare.

Viene dal trattenersi.
Dal non sentirsi davvero visti.
Dal portare tutto da soli per troppo tempo.

Il corpo lo sa.

Si tende.
Si protegge.
A volte si abitua persino a non cercare più il contatto.

Avvicinarsi fa paura.
Stare lontani fa male.

E così si rimane in una terra di mezzo:
con il desiderio di essere incontrati
e il timore di lasciarsi incontrare.

Ma sotto quella distanza,
spesso c'è ancora una parte viva che non ha smesso di cercare.

Una parte che desidera sentirsi al sicuro abbastanza
da poter essere sé stessa in presenza di qualcun altro.

Se riconosci questa sensazione, sul sito trovi uno spazio da cui iniziare.

https://recrea.it/giovani-adulti

Stai bene con quella persona.Ti fidi. Ti senti al sicuro.E poi, senza sapere perché, fai un passo indietro.Non è freddez...
26/05/2026

Stai bene con quella persona.
Ti fidi. Ti senti al sicuro.
E poi, senza sapere perché, fai un passo indietro.

Non è freddezza. Non è distanza voluta.
È qualcosa che il corpo decide prima che tu possa pensarci.

Il corpo ha una memoria lunga.
Sa quando aprirsi ha fatto male.
Sa quando tenere una distanza è servito a proteggersi.
Non sempre distingue il passato dal presente.

La domanda facile è:
perché mi chiudo proprio adesso?

La domanda più onesta è:
da quando stare vicino mi sembra rischioso?

Se senti che questa cosa ti riguarda, sul sito trovi i percorsi e le riflessioni da cui nasce il mio lavoro.
www.recrea.it

C'è un gesto che facciamo quando vogliamo mostrare qualcosa a qualcuno.Ci fermiamo.Allunghiamo la mano.Diciamo: guarda.È...
16/05/2026

C'è un gesto che facciamo quando vogliamo mostrare qualcosa a qualcuno.

Ci fermiamo.
Allunghiamo la mano.
Diciamo: guarda.

È un gesto piccolo.
Ma nel corpo è tutt'altro che piccolo.

Richiede di uscire da sé.
Di sentire che quello che portiamo può arrivare anche a un altro.
Di fidarsi che l'altro possa ricevere.

Quando questa capacità si interrompe — e a volte si interrompe, per mille motivi — non è solo un gesto che manca.

È il corpo che smette di esporsi.
Si ritira.
Si trattiene.
Impara, poco alla volta, a bastare a se stesso.

Eppure il desiderio di passare qualcosa — un'esperienza, un gesto, una storia — spesso resta.

Da qualche parte, sotto.

Nel nuovo articolo del blog parto da una scatola di fotografie — e da una domanda che, da lì, non mi ha più lasciato:

Sto creando, intorno a me, le condizioni perché qualcuno possa ricevere ciò che ho da passare?

🔗 Leggi l'articolo: https://recrea.it/cosa-resta-di-noi

C'è un cassetto, in molte case, pieno di cose a metà.Un manoscritto fermo al terzo capitolo.Una chitarra che non si suon...
08/05/2026

C'è un cassetto, in molte case, pieno di cose a metà.
Un manoscritto fermo al terzo capitolo.
Una chitarra che non si suona da anni.
Un progetto aperto sul computer che non ricordi nemmeno più cosa doveva diventare.

Non sono cose buttate lì.
Sono inizi che non hanno trovato continuità.

E la cosa strana è che, quando lo riapri, quel cassetto fa ancora male.
Ma non è nostalgia. È qualcosa di più fisico.
Una stretta al petto. Un respiro che si blocca.
Come se il corpo ricordasse — anche quando la mente ha imparato a non guardare più.

Abbiamo imparato a chiamarlo "mancanza di volontà".
Ma non è così.

È che il corpo, nel tempo, ha smesso di trovare lo spazio per sostenere ciò che amiamo.
Si contrae. Trattiene. Impara a fare a meno.

Eppure il desiderio è ancora lì.
Quasi sempre.

Nel nuovo articolo ho scritto di questo:
dei quattro modi in cui il corpo si blocca — e di come si può ricominciare a muovere ciò che è fermo.

👉 Leggi l'articolo completo qui: https://recrea.it/inizio-tante-cose-ma-non-riesco-a-portarle-avanti-perche

Ci sono cose che non fanno più male come prima.Eppure il corpo resta lì.Raccolto.Chiuso.Come se dovesse proteggersi anco...
17/04/2026

Ci sono cose che non fanno più male come prima.
Eppure il corpo resta lì.

Raccolto.
Chiuso.
Come se dovesse proteggersi ancora.

Le spalle si chiudono.
Il respiro si accorcia.
Il corpo si tiene stretto, anche quando non serve più.

Non è perché non hai capito.
Non è perché non hai lavorato su di te.

È che il corpo ha imparato così.
E ci mette più tempo a lasciare andare.

A volte, fare pace con il passato
non significa pensarci meglio.

Significa permettere al corpo
di smettere, piano piano, di restare lì dentro.

Ho scritto un articolo su questo.
Su cosa succede quando qualcosa, nel corpo, finalmente si scioglie.
https://recrea.it/il-corpo-che-fa-pace-

Auguri di Pasqua da ReCreaCi sono momenti della vitain cui non stiamo andando avanti.Stiamo attraversando.Attraversiamo ...
05/04/2026

Auguri di Pasqua da ReCrea

Ci sono momenti della vita
in cui non stiamo andando avanti.
Stiamo attraversando.

Attraversiamo una perdita,
un cambiamento,
una decisione,
una parte di noi che finisce
e una che ancora non conosciamo.

La Pasqua, in fondo, parla proprio di questo:
non di una vita senza ferite,
ma della possibilità che anche dalle ferite
possa nascere qualcosa di vivo.

Auguro a ciascuno
di avere tempo per i propri passaggi,
rispetto per i propri tempi,
e qualcuno accanto nei tratti di strada più difficili.

Buona Pasqua.
A chi sta iniziando,
a chi sta finendo,
a chi è nel mezzo
e ancora non sa bene dove sta andando.

A volte non è stanchezza.È che stai ancora portando qualcosa che non ha trovato posto.Pensiamo che per stare meglio dobb...
03/04/2026

A volte non è stanchezza.
È che stai ancora portando qualcosa che non ha trovato posto.

Pensiamo che per stare meglio dobbiamo capire di più, analizzare di più, spiegare meglio quello che è successo.
Ma la nostra storia non è solo nei pensieri. È nel corpo.

Nel modo in cui respiri.
Nel modo in cui ti irrigidisci.
Nel modo in cui ti trattieni.
Nel modo in cui ti avvicini o ti allontani dalle persone.
Nel modo in cui occupi spazio.
O nel modo in cui cerchi di non disturbare.

Per questo nelle terapie espressive usiamo il corpo, il movimento, le immagini, i materiali.

Perché alcune cose non si riescono a dire.
Ma si possono respirare.
Si possono muovere.
Si possono dare a un gesto, a un foglio, a un colore.
Si possono guardare da fuori.
Si possono attraversare.

Fare pace con la propria storia non è solo capire cosa è successo.
È sentire che quella storia, in qualche modo, può trovare un posto dentro di noi senza farci più guerra.

A volte il corpo non è stanco.
Sta rallentando perché qualcosa chiede di essere guardato.
Non per essere risolto.
Per trovare finalmente un posto.

La settimana prossima uscirà un nuovo articolo su quel momento della vita in cui non si guarda più solo avanti, ma si guarda indietro e si prova a tenere insieme la propria storia.

Intanto nel blog puoi leggere gli altri articoli sui passaggi della vita nella rubrica Tornare a sentire: https://recrea.it/blog-template?categories=crescita-e-autostima


Indirizzo

Via Cavour, 1
Francavilla Fontana
72021

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
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Telefono

+393667114190

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